Pavel, ti voglio bene

Quando ieri pomeriggio Carrizo levava dalla porta il pallone dell’ultimo possibile gol di Pavel, giungeva il momento che avremmo voluto non giungesse mai, che avremmo voluto eternamente rimandato da un anno all’altro. Pavel usciva dal campo per l’ultima volta dopo tanti e tanti anni, che sembrano di più di quanti non siano realmente.

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Per il popolo della Juve quella zazzera bionda che oscillava per il campo era il segno di un fervore, di una grinta che riusciva a pervadere tutto lo stadio, tutto l’ambiente juventino. Era il segno che batteva un cuore grande sotto quella maglia bianca e nera, era il segno che ci sarebbe stato sempre qualcuno pronto a lottare per quei colori. L’uomo che ha pianto per un cartellino giallo, che ha pianto per una Coppa, ieri piangeva perché 25.000 persone si alzavano in piedi, gridavano il suo nome, si commuovevano e piangevano con lui. E quegli occhi dolci sapevano fare palpitare ancora, per l’ultima volta, la folla che lo ha amato come pochi giocatori che hanno vestito questa maglia. La forza, la compostezza, l’umiltà , la lealtà , la furia agonistica, l’umanità  di Pavel rimangono come punti di riferimento forse ineguagliati in un calcio sempre più cibernetico, sempre più fotogenico, sempre meno umano.
Noi juventini ci sentiremo tutti un po’ orfani senza quella rassicurante zazzera bionda, senza quelle corse a testa bassa, senza la furia ceca.
Addio Pavel, ti voglio bene

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Jun 1st, 2009

La rivoluzione di Brunetta

In queste settimane si è delineata la riforma della pubblica amministrazione di Brunetta. Non sto a dilungarmi in merito ma c’è un punto che ho trovato molto significativo, ovvero quelle delle pagelle dei dipendenti pubblici dalle quali dipenderanno aumenti e premi. E’ un criterio presente in molte aziende private quello di attribuire una “pagella” al dipendente e sulla base della valutazione il dipendente accede o meno ad aumenti ed incentivi: la cosa ha vantaggi (competitività  interna) e svantaggi (progressiva demotivazione di chi, nonostanze i suoi sforzi, non ce la fa proprio). Il punto qualificante però è stabilire chi compila la pagella, se cioè come sostengono alcuni deve essere il responsabile (approccio aziendale) o una commissione di nomina ministeriale (approccio politico). A quanto pare la decisione in merito non è ancora stata presa (o se è stata presa non sono riuscito a trovarne traccia) ma ovviamente da questa decisione, che magari per molti è un dettaglio, dipende in realtà  totalmente l’efficacia del provvedimento. Nel primo caso, quello di pagella compilata dal responsabile, il meccanismo sarebbe effettivamente meritocratico (con tutti i dubbi di cui sopra), nel secondo caso, quello di pagella politica, sarebbe l’ennesimo trucco per premiare raccomandati, cordatisti eccetera…
Vedremo, certo che l’impressione generale è che si stia facendo qualche passo indietro nell’obiettivo che era di Bassanini di portare la Pubblica Amministrazione ad essere nient’altro che una forma particolare di azienda e si stia invece riportando l’apparato pubblico sotto il controllo della politica. Se questa è una rivoluzione…

May 31st, 2009

29 Maggio

Ore 16: dopo una breve gita ad Anversa, l’autobus ci riporta in albergo a Mechelen. Carichiamo quelli che erano rimasti lì e partiamo verso lo stadio. Sul pullman ci vengono dati i biglietti della partita. Faccio notare a mio padre una stranezza: il settore indicato sembrerebbbe posizionato nella stessa curva nella quale i giornali collocavano i tifosi inglesi. Probabilmente i giornali sbagliavano…
Ore 17: arriviamo allo Stadio. Non sembra di essere nel Nord Europa. Lo stadio è una struttura fatiscente, scalcinata e arrugginita. Il recinto esterno è costituito da un reticolato ossidato e bucherellato ovunque e la zona interna al recinto è piena di erbacce, come fosse abbandonata da anni. Non c’è nemmeno un cartello ad indicarci il settore e solo seguendo il flusso di chi si era informato col passaparola arriviamo di fronte ad un ingresso sul quale si intuisce che un tempo vi fosse scritto: “Settore X-Y-Z”. In breve siamo dentro ma c’è qualcosa che non va: attorno a noi ci sono troppe facce e bandiere inglesi per tranquillizzarci. Capiamo che il nostro settore non è quello ma bensì quello al di là  della rete da pollaio che divide in due la curva. I più rapidi scavalcano la rete. Diceva De Andrè: “Si sa che gli sbirri e i carabinieri spesso al loro dovere vengono meno” aggiungerei io “tranne che quando sarebbe opportuno farlo” e infatti una gendarme belga, dotata di cane al seguito, dimostrando un quoziente intellettivo rasoterra, blocca tutti gli altri votandoci al linciaggio. Mio padre nel suo discreto francese spiega alla gendarme la situazione: che cioè non ci è più possibile rientrare perché ci hanno già  strappato i biglietti e che non ci è nemmeno possibile vedere la partita lì per ovvi motivi. La gendarme è comprensiva e simpatetica quanto un parchimetro rotto. Decidiamo di uscire comunque, avremmo poi deciso come fare. Troviamo un serpentone formatosi nel frattempo che decidiamo essere la coda del nostro settore e ci posizioniamo lì.
Ore 18.30: dopo circa un’ora di coda arriviamo all’ingresso che è una porticina larga quanto una persona. C’è una fortissima compressione, il serpentone si fa piccolo per entrare in quella porticina e alla fine si entra trascinati dalla folla. Lo strappatore di biglietti ne controlla uno ogni tanto. Io e mio padre lo ignoriamo e siamo dentro. Il settore Z è strapieno. Anche all’interno lo stadio è completamente in rovina. Le gradinate in cemento sono ovunque rotte e crepate. Siamo stipati come bestie al macello, tanto che il tizio francese o belga di fianco a me mi spintona ogni volta che si gira. Il tifo organizzato bianconero è nell’altra curva, attorno a noi famiglie, gruppi di signori di mezza età : apparentemente i gruppi delle agenzie turistiche.
Ore 19: Una comparsata delle squadre in campo ha scatenato i primi cori e la prima adrenalina. Guardiamo con crescente preoccupazione al settore inglese che sembra in ebollizione.
Ore 19.15
: Parte il primo bengala, basso, ad altezza d’uomo, per colpire. Rimaniamo sbigottiti, si levano proteste e fischi ma dopo pochi secondi parte un secondo razzo e poi un terzo e poi altri ad intervalli regolari. Non sembra più solo la stupidità  di un singolo, inizia a serpeggiare la paura, ci si inizia a sentire come bersagli. Passano pochi minuti e la rete da pollaio di cui sopra viene divelta. I primi inglesi scavalcano ed attaccano il settore italiano, inizia la mattanza. Come pervasi da una follia omicida quelli iniziano a menare fendenti a chi incontrano, a raccogliere i calcinacci che si staccano dalle gradinate ed a lanciarle sulla folla inerme, uno di quei calcinacci spacca la testa di un tizio di fianco a mio padre che quando si gira vedo macchiato del sangue di costui. La folla arretra, si crea una ressa insostenibile, mi sento comprimere il petto. Non capisco dove stiamo andando ma non c’è modo di fare scelte. Poi improvvisamente la ressa si alleggerisce, è successo qualcosa, non so che cosa. Gli inglesi sono sempre là  anche se pare che l’assalto si sia fermato, ma mi accorgo che qualcuno ha superato le transenne per cercare salvezza nel campo di gioco dove è accolto con il manganello da altri gendarmi che il destino non ha dotato di facoltà  intellettive. Penso ci sia modo di seguirli, urlo a mio padre che si può scendere e scendo di qualche gradino verso il basso. No…… Rimango impietrito, attonito. Davanti a me c’è una distesa di corpi, non ci posso credere, non ci voglio credere. Mentre piovono ancora bottigliette un ragazzo sta facendo il massaggio cardiaco ad un ragazza. Vorrei piangere, vorrei urlare, vorrei fare qualcosa ma è dannatamente troppo tardi. Digrigno i denti. “Vorrei ammazzarli tutti quei cazzo di inglesi, ammazzarli tutti, cazzzo!!!”. Puoi leggere e guardare tutto ciò che vuoi sulla guerra ma solo quando ci affondi dentro, solo quando vedi accanto a te dei corpi cadere, capisci quando è facile reagire alla violenza con violenza, quanto è facile farsi trascinare nella spirale. Dalle mie spalle sento la voce di mio padre. “C’è l’uscita, c’è l’uscita. E’ libera”. Quella porticina, da cui pochi minuti prima erano entrate le persone che erano lì distese, adesso è là , libera, non c’è nessun maledetto inglese tra noi ed essa. Urlo a mio padre: “E’ morta della gente. E’ morta”. Mio padre mi trascina via, sento che qualcuno dietro di noi è stato ancora colpito da qualcosa. Imbocchiamo la porticina, siamo fuori. Fuori però c’è ancora il recinto e l’uscita è davanti al settore inglese, ma fortunatamente quella vecchia recinzione arrugginita è piena di buche, forziamo una di quelle e siamo fuori. Andando verso il parcheggio degli autobus incontriamo una famiglia inglese, padre, madre e figlio. Ho una rabbia folle dentro di me che non riesco a controllare e la faccia mi si contrae in una smorfia che da quel giorno accompagna tutti i miei momenti di grande rabbia. Il bambino mi guarda spaventato. Chissà  se quel bambino si è mai domandato perché avessi quella faccia quel giorno…
Ore 20.15: Siamo al parcheggio degli autobus e cerchiamo di capire cosa è successo, perché, come. Vediamo arrivare piano piano gli altri della comitiva. Intanto la radio e la televisione diffondono le prime notizie.
Ore 22: L’autobus si avvia verso Mechelen. Non ci sono tutti. Facciamo il conto di chi manca come chi conta i suoi caduti.
Ore 23: Arriviamo in albergo. Qualcuno accende la televisione. Stanno giocando. Guardo come fossero fantasmi gli eroi per i quali eravamo venuti fin quassù, eravamo venuti pensando a tante cose ma mai alla morte. Ricordo ancora gli occhi spiritati di Tacconi in un ricordo liquido come quello di un incubo.
Ore 24: Usciamo a mangiare qualcosa. Una signora belga, dalla finestra, in un ottimo italiano, ci esprime solidarietà . Mi commuovo. Solo e soltanto in quel momento mi sembra di essere tornato sulla terra che conoscevo.

In ricordo di
Rocco Acerra
Bruno Balli
Alfons Bos
Giancarlo Bruschera
Andrea Casula
Giovanni Casula
Nino Cerrullo
Willy Chielens
Giuseppina Conti
Dirk Daenecky
Dionisio Fabbro
Jaques Franà§ois
Eugenio Gagliano
Francesco Galli
Giancarlo Gonnelli
Alberto Guarini
Giovacchino Landini
Roberto Lorentini
Barbara Lusci
Franco Martelli
Loris Messore
Gianni Mastrolaco
Sergio Bastino Mazzino
Luciano Rocco Papaluca
Luigi Pidone
Benito Pistolato
Patrick Radcliffe
Domenico Ragazzi
Antonio Ragnanese
Claude Robert
Mario Ronchi
Domenico Russo
Tarcisio Salvi
Gianfranco Sarto
Amedeo Giuseppe Spolaore
Mario Spanu
Tarcisio Venturin
Jean Michel Walla
Claudio Zavaroni

May 28th, 2009

Il Corriere della Bufala

Mi ha colpito questa notizia riportata da .mau. a proposito di una bufala scoperta su Il Corriere della Sera da parte del giornalista che aveva erroneamente assimilato il sito wikileaks a wikipedia e che sorprendentemente è stata poi corretta. Questo mi ha ricordato almeno tre episodi buffi a proposito di bufale.
Il primo si riferisce a quando La Repubblica, ma anche altri quotidiani online, pubblicarono la notizia che, sulla base dell’esito un referendum, l’Arizona aveva designato lo spagnolo come lingua ufficiale dello stato. La notizia era una bufala: si era effettivamente votato un referendum ma per designare l’inglese e non lo spagnolo come lingua ufficiale dello stato, cosa che fino a quel momento nessuno si era mai preoccupato di ufficializzare. La bufala era stata probabilmente originata da una articolo della riforma votata che consentiva alle istituzioni dello stato di pubblicare, esclusivamente in presenza di emergenze civili o per scopi turistici, documenti scritti anche in lingue diverse dall’inglese (non necessariamente lo spagnolo). Scrissi una lettera di rettifica a Repubblica ma, nonostante i miei sforzi, la bufala rimase sul sito di Repubblica ancora a lungo.
Il secondo avvenne quando scrissi a La Stampa lamentandomi della faziosità  di un articolo pubblicato sul sito online a firma di tale Roberto Condio. Il giornalista mi rispose personalmente in modo perentorio ed arrogante, sostenendo che non dovevo attribuire arbitrariamente la paternità  di articoli a qualcuno e che “la firma R.C. corrispondeva a Redazione Calcio e non a lui”. Gli rimandai la pagina dell’articolo in oggetto che avevo salvato in locale, evidenziandogli che l’articolo era firmato con il suo nome e cognome per esteso e gli aggiunsi qualche commento sulla sua maleducazione. Non mi rispose più, ma sul sito dall’articolo era stata rimossa la firma.
L’ultimo episodio invece l’ha sperimentato mio padre a cui capitò di mandare una lettera al quotidiano cittadino di Varese, La Prealpina, per smentire una notizia locale errata da esso pubblicata. Il direttore stesso gli rispose ringraziandolo per la rettifica ma spiegandogli che non l’avrebbe pubblicata, perché “Se dovessimo pubblicare tutte le rettifiche che ci arrivano non finiremmo più”. Credo che quest’ultimo esempio parli da solo.

May 27th, 2009

Il giorno di Ciro

E’ andata che meglio non ci si poteva aspettare, la prima solare giornata di panchina per il nostro Ciro. Forse non poteva andare diversamente perché due mesi senza vittorie, nemmeno in Coppa Italia, per la Juve sono davvero una cosa che sfida tutte le leggi della fisica. Però fa piacere scoprire che anche la Dea Bendata consideri Ferrara un uomo simpatico e degno della massima considerazione e rispetto, anche se alla fine dovesse essergli preferito chi abbia più esperienza di lui nel condurre una squadra di Serie A.
Il pomeriggio iniziava bene con una squadra veloce e spigliata che riusciva a far correre molto il pallone e riusciva a far correre Mauro German che trovava quegli spazi che da un po’ sembravano a lui preclusi. Lo spavento però ce lo faceva prendere Paolino De Ceglie quando, su uno spiovente probabilmente destinato alle manone di Gigi, pensava bene di tirar giù Calaiò. Damato valutava che non fosse chiara opportunità  e limitava al giallo la punizione per l’incosciente laterale valutando probabilmente bene, ma il dramma avrebbe potuto concretizzarsi di nuovo, così come drammatica, sulla punizione conseguente, era la parabola di Calaiò che piallava la parte superiore della traversa. Il Siena però si esauriva qui e dopo un gol divorato da Enzo arrivava il momento del Capitano. Era come se avesse deciso lui che era giunto il momento di tornare a gonfiare la porta per far felice il suo amico Ciro ed ecco una traiettoria madrilena finire in fondo alla porta senese.
Il tempo di bere un sorso e la Juve straripava: dapprima Alex si mangiava un altro gol e poi lo stesso forniva a Marchisio una pallina da biliardo sul quale il biondino imbucava il terzo gol stagionale. Niente male per il nostro che, dopo un periodo di appannamento, sembra tornato il tenace centrale che aveva nei mesi scorsi sopperito alla lunga assenza fisica e alla lunghissima assenza tecnica di Poulsen.
Nel secondo tempo la squadra prendeva il sole rintuzzando senza troppi affanni gli sprazzi del Siena, soprattutto grazie al rientro sontuoso di Chiellini. Era ancora il Capitano poi a improvvisare una sfida uno contro uno, un po’ come all’oratorio da bambini, con il portiere Curci. La prima volta Curci gli rubava il pallone, la seconda volta no ed era il 3 a 0.
Diffidate di chi vi racconta che il cambio dell’allenatore giovi ad una squadra, al limite non la danneggia. Non credo che con Ranieri in panchina sarebbe andata diversamente, ma se devo scegliere, preferisco che gli onori di questo successo, che ci consegna l’accesso matematico alla fase a girone di Coppa Campioni, siano andati a Ciro a cui vogliamo sempre tanto bene.

May 25th, 2009

Ciro e la RAI

Come scritto sopra, ieri è stato il giorno di Ciro. Lo è stato per tutti tranne che per il commentatore RAI di 90′ Minuto Mario Mattioli. Per Mattioli infatti l’episodio centrale della partita Siena-Juve non è stato l’esordio di Ferrara, non è stata nemmeno la doppietta più assist di Del Piero; per Mattioli l’episodio saliente è stata la mancata espulsione di De Ceglie all’inizio della partita. Infatti il nostro Mattioli ha esordito nel collegamento del 90′ minuto individuando l’episodio del fallo su Calaiò come quello centrale della partita, parlando di fallo sull’ultimo uomo e quindi di espulsione evidente. Il nostro ha poi chiuso la sua cronaca ipotizzando che l’arbito Damato non abbia voluto intenzionalmente “rovinare la festa alla Juve”.
L’episodio in realtà  è di interpretazione piuttosto complessa: spesso molti cronisti, con poca dimistichezza con il regolamento, come evidentemente Mattioli, si riferiscono impropriamente al “fallo da ultimo uomo”. La regola parla in realtà  (pag.121) di “evidente opportunità  di segnare una rete” e perché l’opportunità  sia evidente non è sufficiente che non ci siano giocatori tra sé e la porta, tranne il portiere, ma “il calciatore deve essere in possesso della pallone o deve poterlo controllare facilmente”(pag.146). Nella fattispecie, sul cross di Galloppa, Calaiò si proietta verso il pallone e viene trattenuto da De Ceglie ma la palla finisce tra le mani di Buffon. Per ritenere passibile di espulsione il fallo di De Ceglie è necessario quindi supporre che Calaiò sarebbe riuscito a raggiungere il pallone, prima che se ne impossessasse Buffon, a controllarlo facilmente ed a batterlo quindi in porta. Tutte supposizioni che si possono fare, ma abbastanza complesse da non rendere inverosimile l’ipotesi che l’arbitro abbia deciso in modo corretto, come ipotizzato del resto da Tombolini a “La Domenica Sportiva” e soprattutto da rendere paranoica l’idea che l’arbitro abbia così deciso solo per strizzare l’occhio alla Juve.
Combinazione vuole tra l’altro che lo stesso De Ceglie fosse stato protagonista la settimana scorsa di uno degli errori arbitrali più clamorosi che si ricordino, essendo stato letteralmente travolto con tutto il corpo dal portiere dell’Atalanta Consigli uscito a vuoto, senza che l’arbitro Ayroldi si facesse minimamente tentare dalla concessione del rigore.
Ritornando al nostro inviato Rai la domanda alla fine è la solita: incompetenza o partigianeria? Il punto è che l’una e l’altra prerogativa vanno sempre a braccetto. Sono la diffusa incompetenza ed il diffuso disinteresse verso la competenza che consentono di rimescolare la carte e di volgere o stravolgere la realtà  in base alle proprie esigenze. Questa è la realtà  del giornalismo italiano di oggi, perché proprio il calcio e proprio il nostro Mattioli dovrebbero fare eccezione?

May 25th, 2009

Finalmente la devozione come merito

Se qualcuno ha dubbi sul fatto che la profonda devozione non venga oggi debitamente ricompensata, è tempo che si ricreda. Da anni Augusto Minzolini si presenta ai lettori de La Stampa con puntuali elogi, panegirici, roboanti esaltazioni della classe del capo del nostro governo ed ecco che puntualmente la sua costanza viene premiata con la direzione del TG1.
La carriera di Minzolini era iniziata in politica e, come per tutti i Berlusconiani di incrollabile fede, nel Partito Comunista, dalla cui federazione giovanile era stato espulso nel 1976. In quegli anni era stato, pare, perfino comparsa in un paio di film di Nanni Moretti.
Negli anni ’90 si era poi cimentato come cronista parlamentare dove si era così ben distinto da meritare il conio di un neologismo a lui dedicato “minzolinismo” che indicava l’abitudine dei giornalisti, e sua in particolare, di riferire dichiarazioni informali di uomini politici senza verificarne l’attendibilità .
Nel passato più vicino Minzolini ha saputo comprendere prima e meglio di altri come il mestiere del giornalista di oggi sia cambiato e sia quindi soprattutto, in quest’epoca, importante saper parlare degli uomini politici in modo positivo, se non entusiastico o trionfale: questo per suscitare finalmente nei cittadini quello spirito di ammirazione e deferenza necessario per il buon funzionamento della cosa pubblica.
Questo blog ebbe già  a citare un suo pezzo pregiato: era l’Ottobre del 2008 e l’Italia usciva con le ossa rotte dal vertice sul clima dove era rimasta isolata nella sua opposizione al trattato 20-20-20, trovando un accordo solo con alcuni paesi dell’est che però chiedevano una revisione del trattato che avrebbe svantaggiato anche l’Italia, e dove per di più aveva di fatto rinnegato gli accordi siglati da Prodi esponendo il nostro paese all’ennesima figuraccia. C’era bisogno di rintuzzare lo smacco e allora Minzolini si inventava un pezzo che elogiava la capacità  strategica di “Papi Silvio” ed il suo “protagonismo a tutto campo”.

“E’ proprio in una Ue in cerca di un nuovo baricentro che il dinamismo e il pragmatismo del Cavaliere si esaltano: il centrosinistra ha sempre avuto un approccio ideologico all’Europa che lo ha portato spesso a sottovalutare gli interessi nazionali sull’altare dell’Europa; il credo di Berlusconi è l’esatto contrario, la Ue è un mezzo per difendere e magari valorizzare gli interessi del nostro paese.”

Poi c’è stato il terremoto in Abruzzo ed ecco Minzolini scrivere su Berlusconi parole toccanti che rifulgono nelle pagine della storia del servilismo:

«…c’è il premier-ingegnere che spiega le tecniche anti-sismiche giapponesi. C’è il premier-generale: “Blinderemo la citta’ con l’esercito”. Il premier-prete che si commuove di fronte all’anziana signora che lo invoca (…) E il premier-psicologo che risponde alla corrispondente della tv tedesca che giudica «fuori luogo» una sua frase di ieri (…): “Non lo è. Dovevamo riavviare ieri i ragazzini al sorriso, all’ottimismo, al gioco”. Le solite polemiche. Ma il premier-mille mestieri e’ convinto di aver ragione”.

Ma anche sul caso Veronica-Noemi Minzolini ha levato alta la sua lingua, pardon, la sua voce, esibendosi in uno sproloquio spettacolare su La7 del tipo:
“La signora Berlusconi da un certo punto di vista proprio perché non vai a vedere le situazioni, ce ne sono tantissime nel mondo politico, è inutile perché altrimenti andiamo avanti per giorni e basta! Perché adesso questa ipocrisia dà  pure fastidio e allora non è quella perché quella è una situazione che riguarda una coppia, dei coniugi, ha un meccanismo che c’è una causa da una parte e dall’altra parte ci sono anche delle reazioni emotive. (…) A questo punto io ho come interesse di responsabilità  perché come abbiamo mandato in giro l’immagine di un paese di merda durante il periodo di Tangentopoli però contemporaneamente ci siamo fatti male da soli quello che succede sui giornali di tutto il mondo non è una cosa che ci aiuta…”

Chi sia ancora curioso e voglia leggere altri pezzi da 90 del nostro Augusto può trovarne qui a bizzeffe oppure può contemplare questo filmato che mostra l’incontro del nostro con il suo maestro.
Insomma finalmente nell’apparato dello Stato una candidatura decisa su base puramente meritocratica! Dubitate forse? Scusate, eccellere nel saper leccare le terga non è forse un merito?

May 25th, 2009

Watchmen

Come spesso accade per i film che generano un dibattito, Watchmen mi aveva decisamente incuriosito, non per il fumetto dal quale è tratto che non conoscevo, ma per un paio di interventi in merito letti in rete: l’uno su nearatree che ha ovviamente scatenato accese discussioni, l’altro più riflessivo su Leonardo. Alla fine ho visto il film per farmi un’idea anch’io e devo smentire sia l’uno, che lo giudica un film osceno, che l’altro, che ritiene che il film ha poche probabilità  di piacere ai non appassionati di fumetti. Non mi ritengo affatto un appassionato di fumetti eppure ho trovato la trama decisamente godibile ma anche interessante nell’offrire un’immagine diversa del supereroe, non come giustiziere dei più deboli, ma come difensore degli interessi del potere, come cavaliere pronto ad offrirsi al proprio sovrano per portarne in alto il nome. Immagine che, a ben pensarci, è presente in modo più sfumato e forse inconsapevole anche in molti fumetti classici e d’altronde riproduce la fenomenologia dell’eroe civile (intendo quello senza superpoteri) che finisce per l’essere fondamentalmente una faccia rassicurante dietro al quale il potere si maschera per mantenere il proprio consenso.
Per quanto riguarda l’esibizione di violenza della quale lo accusava nearatree devo dire che non sono un appassionato di film d’azione o splatter, ma non mi è parso che Watchmen possa vantare particolari primati di esibizione di violenza. Per il resto ovviamente, non conoscendo il fumetto, di Watchmen non sono in grado di apprezzarne i discostamenti dall’impianto originale o quanto invece la sceneggiatura sia solo la pedissequa riproposizione in video del fumetto ma i personaggi mi parevano discretamente caratterizzati e ho trovato molto accattivanti alcune sequenze cinematografiche, in particolare la sigla iniziale sulle note di “The times they are a-changing” che secondo me vale da sola la visione del film.

May 24th, 2009

Zeru tituli

Ve lo ricordate come nacque l’espressione “Zeru Tituli” che in questi giorni ha campeggiato in vari forme e deformazioni su tutti i giornali sportivi e non?
Si era all’indomani di Inter-Roma: sul più bello l’arbitro Rizzoli si era inventato di sana pianta un rigore che aveva consentito all’Inter di pareggiare l’incontro e la Roma si era infuriata, anche e soprattutto in ricordo degli ossessivi favori arbitrali che avevano fatto svanire l’anno passato le speranze di scudetto romanista. Alle dichiarazioni furenti dell’ambiente giallorosso aveva fatto poi sponda il sarcasmo proveniente dall’ambiente del Milan, che poche settimane prima si era vista battere dall’Inter con un gol di Adriano segnato in bagher, e da quello della Juventus, che allora era ancora la più autorevole inseguitrice. Il giorno seguente Mourinho in un lungo sproloquio, pronunciato durante una conferenza stampa, contrattaccò, riversando ogni genere di contumelie contro tutto e tutti e profetizzando che alla fine del Campionato Roma, Juve e Milan si sarebbero ritrovati senza nessun successo all’attivo (“Zeru tituli” appunto). Il fair play non è certo da tutti ed una caduta di stile ci sta, Mourinho ha certamente un caratteraccio e ci si sarebbe potuti dimenticare di questo brutto episodio.
Ma nell’Italia di oggi i vizi sono diventati virtù: l’arroganza è diventata sintomo di forza, la presunzione di sicurezza in sé stesso, il disprezzo del rivale di talento. E allora ecco che nel momento in cui l’Inter festeggia il successo in Campionato, la frase “Zeru tituli” diventa per i media quasi un manifesto da esibire, un modello esemplare per lo sportivo di oggi, che è davvero grande solo se dimostra disprezzo per l’avversario e se lo irride quando perde. Poco importa che il successo sia giunto al termine di una stagione caratterizzata da una disastrosa partecipazione alla Coppa dei Campioni, dall’essere stata strapazzata dalla Sampdoria in Coppa Italia, e che lo scudetto è stato, a quanto i numeri ci dicono, soprattutto aiutato da troppi favori arbitrali. Questi particolari verranno opportunamente oscurati dalla stampa, naturalmente compiacente, come d’altronde tutta la stampa nostrana verso chiunque abbia un po’ di potere.
Ah, mentre tutto ciò accade sento una dichiarazione del nostro Presidente del Consiglio nella quale annuncia che “l’opposizione è praticamente annullata come dimostreranno le prossime elezioni”. Come a dire: “PD? Zeru Tituli”…

May 21st, 2009

La beffa inglese

Sembra esserci un’occulta regia nello scenografico modo nel quale si sono sovrapposte le vicende dello scandalo britannico sui rimborsi spese gonfiati ai parlamentari e la pubblicazione delle motivazioni della sentenza del processo contro l’avvocato Mills (inglese pure lui!).
Dall’Italia osserviamo quasi con stupore l’indignazione di un paese contro un gruppo di parlamentari, rei di avere presentato rimborsi spese gonfiati, di avere chiesto rimborso per cassette pornografiche, letame ma soprattutto per la ristrutturazione di casa propria. Apparentemente non c’è niente di illegale, ma c’è una forzatura della regolamentazione vigente che ha portato ad uno scandalo di dimensioni storiche che ha già  causato le dimissioni dello speaker della Camera dei Comuni (l’equivalente del Presidente della Camera italiano) , non perché fosse tra i responsabili di abusi, ma semplicemente perché si ritenuteva lui stesso responsabile del mancato controllo. Questo fatto è ritenuto sufficiente ad preannunciare, nel Regno Unito, per le elezioni di Giugno, un voto di protesta dilagante sia contro i laburisti che contro i conservatori.
In questi stessi giorni le motivazioni della sentenza Mills sono state pubblicate e qualcuno in più si è reso conto che questa volta le prove a carico del Premier erano schiaccianti e che per scampare alla condanna il Lodo Alfano era davvero l’unica possibilità  a disposizione di Berlusconi. Dopodiché è nato il solito vomitevole balletto, con la maggioranza pronta a difendere “Papi Silvio”, lui che si scaglia contro i giudici (rei evidentemente solo di non avere tappato la bocca a Mills allorché confessò di essersi fatto corrompere), l’opposizione divisa tra chi chiede le sue dimissioni e chi ritiene che l’attacco a Berlusconi su temi giudiziari non paghi dal punto di vista elettorale e nel frattempo il mondo ci vede sempre più come un paese ostaggio di una classe politica corrotta fino al midollo con ovvie conseguenze sulla nostra economia.
Insomma, da un lato un popolo che si infuria per una cassetta porno e dall’altro un altro popolo che rimane indifferente di fronte ad una bustarella di 600.000 dollari, da una parte politici che si dimettono per mancato controllo sulle note spese e dall’altro politici che non si dimettono di fronte a condanne per mafia. A chi ha, come noi, la disavventura di ritrovarsi da questa parte non resta che abbassare lo sguardo, sperare che il prossimo straniero con cui parleremo ci risparmi le solite battute sarcastiche e naturalmente consolarci ricordando che la nostra cucina, i nostri stilisti ed il nostro patrimonio di beni culturali non hanno eguali al mondo.
Eppure lo so che da qualche parte, dal parrucchiere, sul treno o magari anche su Internet, troverò qualcuno che mi dirà : “Hai visto? Dicono tanto dell’Italia ma hai visto cosa è successo in Inghilerra?”. Lo so che succederà  e so che la mia reazione d’istinto sarebbe rabbiosa ma invece devo essere benevolo, perché per qualcuno prendere coscienza della propria miseria è un davvero peso troppo grande per non cercare soluzioni diverse.

May 21st, 2009
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