Non è una fatalità

Se di fronte alla morte di un personaggio eccellente per mano di un malvivente, qualcuno parlasse di fatalità , sarebbe preso per folle, giustamente. Non meno folle però è parlare di fatalità  a proposito della morte di Andrea Pininfarina. Secondo le ricostruzioni dei testimoni l’imprenditore è stato investito nei pressi di Trofarello da un auto uscita da una strada laterale (Via Turati), la cui visibilità  era ostruita da un camion parcheggiato in coincidenza con l’incrocio. Al di là  del fatto che questa sia effettivamente la verità , mi chiedo: quante volte è capitato ad ognuno di noi di arrivare ad uno stop e, dovendo inserirsi, di trovarsi un furgone o un camion parcheggiato all’incrocio che ci ostruisce la visuale? E quante volte avanzando lentamente ci siamo sentiti come chi partecipa ad un giro di roulette russa, sperando che nessuno spunti proprio in quel momento, magari a tutta velocità , da quello spazio a noi invisibile?
Cosa ci vuole allora per arrivare a capire che chi parcheggia la macchina in quel modo è un mascalzone, non un poveretto da compatire se il vigile cattivo gli fa la multa? Quante volte ci dovremo sentir dire che “Sta lavorando, non pretenderai mica che perda quei 10 secondi e parcheggi il camion quindici metri più in là “? Quante volte ancora daremo più importanza a quei 10 secondi che alla vita umana altrui? Quante volte dovremo ancora sentire frasi tipo: “Invece che fare la multa a noi brava gente perché non se la prendono con gli zingari?” E quante volte vedremo questa brava gente causare incidenti e magari la morte di qualcuno, per il loro sprezzo delle regole e la loro mancanza di rispetto per gli altri?
Pensateci la prossima volta che vi sentirete solidali con la cittadinanza che invoca il suo diritto a passare con il rosso ai semafori o a parcheggiare l’auto sulle rotaie del tram.

Aug 8th, 2008

Calcio all’inglese

L’edizione di quest’anno del torneo organizzato a Londra dall’Arsenal, la Emirates cup, si è caratterizzato per il numero rilevanti di infortuni. La Juve è tornata a casa con Knezevic e Molinaro infortunati, ed anche se lo spavento iniziale è passato, probabilmente entrambi dovranno saltare il primo turno dei preliminari di Coppa Campioni. Peggio è andata al gioiello del Real Madrid Wesley Sneijder che dovrà  stare fermo per sei mesi.
E’ certo vero che una caratteristica generale delle partite amichevoli è la tendenza degli arbitri ad applicare a questi incontri in modo meno severo il regolamento e quindi la tendenza dei giocatori a portare i tackle in modo più spregiudicato, a ciò si somma però la tendenza storica degli arbitri inglesi a lasciar correre i falli meno gravi e le entrate, anche se pericolose, purché portate sulla palla.
Anch’io sono tra quelli che si dispiace che tackle splendidi come quelli con cui spesso ci delizia Momo vengano sanzionati con un fallo quando non con un’ammonizione, però bisogna ammettere che applicare il regolamento come si faceva vent’anni fa ai ritmi del calcio moderno diventa molto pericoloso. I fisici dei calciatori sono spremuti come limoni e la loro forza fisica, la loro velocità , è immensamente superiore a quella del calcio di vent’anni fa. Tutto questo rende estremamente vulnerabili le articolazioni ed espone a grossi rischi i calciatori. Questo ha spinto giustamente ad un progressivo aumento della severità  da parte degli arbitri, nel tentativo di dissuadere i giocatori dal portare tackle pericolosi. Forse sarebbe ora che anche gli arbitri britannici prendessero atto di ciò e si allineassero al resto del mondo. Altrimenti diventerà  sempre meno conveniente andare in tournee in Inghilterra, sempre che si trovi un altro paese in cui si riescano a riempire stadi enormi in pieno Agosto.

Aug 7th, 2008

Sicurezza oggi

Vi congedate dagli amici davanti al ristorante alla fine di una serata e vi avviate verso l’auto. Vi rendete conto che la strada dove avete parcheggiato è pochissimo illuminata e con un’ansia crescente la percorrete, con il pensiero rivolto alle notizie di cronaca nera di cui erano piene le pagine del giornale che avete sfogliato al mattino. Il tizio dal volto straniero che intravedete nell’oscurità  vi gela il sangue. Ha una mano in tasca: potrebbe benissimo nascondere un coltello. Cambiate lato della strada per accertarvi delle sue intenzioni. Prosegue diritto: siete salvi!! Salite finalmente in macchina tirando un grosso sospiro di sollievo.
Ironia della sorte: voi non ve ne rendete conto ma i rischi veri cominciate a correrli proprio in quel momento!

L’ennesima statistica uscita sull’argomento sicurezza ha infatti confermato quello che si sapeva alla nausea, anche se la maggior parte delle persone fa finta di ignorarlo, ovvero che l’Italia è un paese più sicuro della media per quanto riguarda la criminalità  e meno sicuro della media sulle strade ed anche sul lavoro. Le morti legate ad episodi criminali in Italia sono molte meno che in tutti gli altri paesi europei e Roma è tra le capitali più sicure da questo punto di vista, mentre i rischi che corriamo sulle strade e sul lavoro sono maggiori che all’estero.
Che somma se ne può trarre? Forse che un governo che avesse un progetto per il paese e non si limitasse ad inseguire gli umori del popolo, non sapendo proprio cosa farsene dei militari, li manderebbe a presidiare il rispetto codice della strada o delle norme antiinfortunistiche anziché i “punti sensibili”. Purtroppo il nostro paese è pieno di persone che quando prendono una multa per aver compiuto una manovra spericolata in auto o per violazione della 626, dicono dei vigili: “Perché invece di prendersela con me che sono bravo e bello non se la prendono con gli spacciatori?”. Il risultato è questo, e non poteva essere altro.

Aug 6th, 2008

Dal Tibet

Sono passati quasi 5 mesi dalla rivolta del Tibet e si continua a non sapere pressoché nulla di quanto sia accaduto e stia accadendo lassù. Le uniche notizie che giungono sono riportate da telefonate fatte a privati cittadini, che comunque temono sempre di essere intercettati e quindi si esprimono con grande prudenza, oppure sono i racconti dei pochissimi profughi che sono giunti a Dharamsala negli ultimi tempi. Questi pochi racconti ci dicono di altre rivolte soffocate in modo sempre più violento, di arresti indiscriminati a parenti ed amici di chi si sia rifugiato all’estero, di misure restrittive per i monaci. 
Pare tra l’altro che il nuovo governo del vicino Nepal, democraticamente eletto, sia ancora più filocinese del precedente, quindi nessuna collaborazione è in arrivo da quel fronte.
Le uniche novità  certe vengono dai negoziati tra governo tibetano in esilio e cinesi nell’ambito dei quali i tibetani hanno intenzione di presentare un piano per l’autonomia della regione, ma i cinesi non sembrano particolarmente propensi al negoziato.
Sono in corso iniziative come quella di cui dà  conto questo volantino.
Assisi-Pechino
Nel frattempo in altra parte della Cina sta divampando la rivolta degli Uiguri. Lo XinJiang, regione nella quale si sono avuti negli ultimi giorni rivolte ed attentati, è popolato per il 45% da uiguri e fu occupato da Mao nel 1949, nello stesso periodo in cui invase il Tibet (1951).
Ho l’impressione che la Cina stia affrontando null’altro che lo stesso problema coloniale che le altre potenze si trovarono ad affrontare a metà  del ventesimo secolo. Anche in questo ambito la pretesa del goveno cinese di rappresentare un punto di singolarità  della storia continua a sembrarmi un po’ grottesca e foriera di grossi guai per quell’area del mondo, ma tant’è…
Devo dire che sono stato molto combattuto perché i giochi olimpici sono un evento che mi appassiona come pochi ma non posso pensare di assistere ad un evento per la buona riuscita del quale innocenti vengono arrestati o uccisi. Non ho proprio lo stomaco per farlo, per cui nelle prossime settimane con molti rimpianti ignorerò l’evento. In fondo non è difficile, si tratta di tenere spenta quella scatola che campeggia nel mio salotto. Lo faccio già  spesso…

Aug 5th, 2008

Patente per cani

Premetto che i cani sono gli animali che amo di più e se avessi di nuovo una casa con giardino ne prenderei sicuramente uno. Un cane tuttavia è un animale e come qualunque animale va allevato e nutrito in armonia con il suo modo di essere, che bisogna conoscere prima di decidere di tenerne uno in casa: sia per la sua stessa protezione e sia per la protezione degli altri.
Ieri, durante la consueta corsa della Domenica mattina al Parco del Meisino, mi sono improvvisamente ritrovato davanti un cane di grossa taglia, probabilmente un alano. Non ho fatto in tempo a fermarmi e, mentre correvo, il cane si è alzato per raggiungere il mio braccio destro con il muso ed ho sentito la sua lingua sulla pelle. Non aveva un atteggiamento aggressivo e immagino che si sarebbe limitato a giocare senza farmi alcun male. Mi ha però stupito l’atteggiamento del padrone che sopraggiungeva in bicicletta e che, con un filo di voce, gli ha detto “Ma sei scemo?”. Che comando è: “Ma sei scemo?”? Può un cane orientare il suo comportamento sulla base del comando “Ma sei scemo?” per di più rivolto in modo vago ed in tono quasi scherzoso?
Qualche volta ho l’impressione che prima di prendere un cane, specialmente di taglia simile bisognerebbe fare un corso ed avere un regolare patentino. E’ un animale che bisogna saper controllare, bisogna sapere quali rischi corre e quali rischi fa correre. Probabilmente varrebbe la pena di obbligare i padroni a prendere coscienza di ciò prima di prendersi una simile responsabilità .

Aug 4th, 2008

E’ un ragazzo vivace…

Quante volte un’insegnante italiana si è ritrovata davanti a genitori che, di fronte al racconto degli atti più riprovevoli commessi dal figlio, replicavano con frasi come “E’ un ragazzo vivace…”, “Si deve pur far rispettare..:”, “Lei non lo capisce” eccetera.
Siccome siamo tutti un po’ mamme non stupisce che di fronte al solito articolo fustigatorio di un giornale inglese nei confronti della maleducazione degli italiani si sia levato un coro di indignazione da parte della gran parte dei giornalisti italiani, tutti pronti a correre in difesa dell’italiano medio, povero bimbo ingiustamente criticato da una maestra d’oltremanica.
Certo, a questa orgia apologetica ha aiutato il riferimento finale, canzonatorio nei confronti della nostra scelta in fatto di capo del governo. Dire infatti, come ha fatto Parris, che in sostanza gli inglesi non si sarebbero mai fatti buggerare da Berlusconi, ha sicuramente mobilitato la parte più lacché del giornalismo italico (e dico “parte lacchè” già  facendo l’azzardata ipotesi che esista anche una parte non lacchè), e questo benché le prese in giro a proposito del capo del nostro governo siano un’esperienza talmente quotidiana, incontrando persone che vivono all’estero, da non farci nemmeno più caso. Tuttavia ho trovato grottesca la risposta di Carlo Rossella a tutta pagina su La Stampa, in cui prendeva le difese dell’italiano medio incompreso e contrattaccava sottolineando le manchevolezze degli inglesi.
Da un personaggio come Rossella non mi aspetterei grandi dimostrazioni di intelligenza, ma leggendo l’articolo mi sono reso conto che davvero peggior difesa del nostro paese non si può fare. Il Rossella infatti zittiva il Parris facendogli notare che la cucina inglese è pessima e che l’eleganza nel vestire di noi italiani è una vetta irraggiungibile per i poveri albionici. Insomma, letto da terzi, l’articolo suonava: “Noi italiani siamo talmente superficiali che ci basta essere eleganti e mangiare bene per sentirci superiori a chicchesia”. Davvero un bel quadro del nostro paese!
Difficile sarebbe replicare se un interlocutore inglese ci facesse notare che la Mafia e la Camorra in Inghilterra non ci sono o se ci sono è perché le abbiamo esportate noi, che le Reggi Razziali sono state introdotte in Italia e non in Inghilterra, e che gli inglesi hanno inventato una cosa che dopo secoli ancora in Italia facciamo una terribile fatica ad interiorizzare, la democrazia moderna. Ma sarebbe comunque una discussione inutile e sterile, di quelle buone giusto per tirare tardi la sera.
L’unica cosa che val la pena di dire, a mio avviso, sullo scambio in oggetto è che testimonia quanto in Italia sono diffuse la mancanza assoluta di senso autocritico ed una straordinaria ed ostinata superficialità .

Aug 4th, 2008

Di cosa essere orgogliosi?

Come forse sapete il capo del governo israeliano ha annunciato le sue dimissioni a causa del suo coinvolgimento in alcune vicende giudiziarie. Il Primo Ministro si è dichiarato estraneo ma ha deciso ugualmente di abbandonare la carica. Lo ha fatto specificando che “Sono orgoglioso di vivere in un paese in cui il primo ministro può essere messo sotto inchiesta”. Come tutti sapete questo orgoglio ci è stato negato per legge poche settimane fa, ma non credo che le vicende di casa nostra abbiano tanta risonanza in Israele da ipotizzare che quello di Olmert fosse un riferimento al Lodo Alfano.
Ho l’impressione che quello di Olmert sia stato invece un tentativo ben riuscito di restituire fiducia nelle istituzioni ai cittadini del suo paese ricordando che in tutti i paesi del mondo un magistrato può raccogliere elementi sufficienti per raccogliere dei sospetti attorno ad un’alta carica dello stato. Solo però in alcun paesi del mondo esiste la maturità  istituzionale per accettare ciò e quindi evitare sia i bavagli alla magistratura da parte della classe politica, che le reazioni scompostamente giustizialiste dell’opinione pubblica.
Ho il sospetto che le stesse parole non avrebbero riscosso la stessa popolarità  in Italia o forse non sarebbero state nemmeno comprese. Perché questo? Perché invece in Italia la politica si sente addirittura autorizzata a chiudere la porta in faccia a chi la indaga?
Mi viene da dire che quelli ai quali Olmert si rivolgeva sono quella parte dell’opinione pubblica che si sente orgogliosa di vivere in un paese dotato di una democrazia moderna, nella quale quindi davvero la legge sia uguale per tutti, nella quale chi ricopra una carica istituzionale è un cittadino come tutti gli altri, non un essere superiore designato dal divino e perciò intoccabile, e nella quale il coinvolgimento di una carica istituzionale in un’inchiesta è solo un incidente di percorso che porta al limite alle dimissioni dello stesso e non un terremoto politico. Disgraziatamente in Italia coloro i quali hanno quest’idea sono ancora una piccola minoranza. Per la maggior parte di noi, i privilegi di chi governa sono considerati un’ineluttabile regola del potere e chi stabilisca per legge questo genere di privilegi non fa altro che prenderne atto, nello sforzo di preservare il quieto vivere. Per la maggioranza degli italiani non c’è niente di strano nel fatto che Mastella rimanga deluso perché nessuno ha solidarizzato con lui e faccia cadere un governo o che Berlusconi decida di cambiare la legge per non essere processato. Potrebbe sembrare semplice prendere atto che esiste un altro modello di convivenza civile, decisamente più efficiente del nostro nel mondo attuale; ma per raggiungerlo è necessario accettare dei cambiamenti rispetto al nostro modo di vivere e per questo molti di noi preferiscono rimanere immersi in quella culturale baronale che ci affligge.
Nel frattempo di cosa possiamo essere orgogliosi? Non saprei… Forse del fatto che nonostante questo pesante fardello il nostro paese ancora stia in piedi. In fondo è come correre sempre una corsa ad handicap…

Aug 4th, 2008

La strage che si ripete

C’è una data che più di ogni altra mobilita l’indignazione dell’opinione pubblica e la vergogna di essere figli di questo paese, il 2 Agosto. Sono passati 28 anni da quando una bomba sventrava la stazione di Bologna e con lei polverizzava 85 passanti che si erano trovati nel posto sbagliato. 13 anni fa si giunse con fatica immane ad una condanna per gli esecutori materiali della strage, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti (cui poi si aggiungerà  Luigi Ciavardini) che ovviamente, pur essendo pluricondannati all’ergastolo sono già  da quasi 10 anni in libertà . Sull’opera incessante di depistaggi operata dai servizi segreti si pronunciò la giustizia condannando Licio Gelli, oltre a numerosi esponenti del SISMI tra i quali l’ex-direttore Federigo Mannucci Benincasa, ma sui motivi per cui qualcuno si preoccupò di sviare le indagini, cosa che lasciava spazio ad ogni ipotesi possibile di coinvolgimenti ad alti livelli nella strage, nulla assurse a verità  processuale e nulla a tutt’oggi si può dire. Molti dubbi rimangono anche sul fatto che effettivamente i condannati siano stati gli esecutori materiali della strage o non siano piuttosto stati dei qualunque criminali incalliti consegnati all’ennesima condanna da chi voleva coprire responsabilità  altrui. Almeno però si ritenne che la sete di giustizia dell’opinione pubblica dovesse essere in qualche modo soddisfatta e dei personaggi infimi come la Mambro e Fioravanti allungarono il proprio curriculum di pluriassassini.
Oggi c’è chi sta spingendo per riaprire il caso. Sete di giustizia? Bisogno di verità ? Nulla di tutto questo purtroppo. La richiesta di un gruppo di parlamentari al ministro Alfano di riaprire il caso sembra proprio invece far riferimento a quel patologico senso di appartenenza ad uno schieramento politico che rende motivo di fastidio il fatto che un atto efferato sia stato attribuito ad esponenti di quello stesso schieramento, come se questo diventasse motivo di ripensamento delle proprie convinzioni ideologiche. E quale migliore alternativa da fornire alle indagini che una bella pista islamica? Così nella richiesta al Ministro Alfano i parlamentari di sopra hanno risfoderato una vecchia, quanto apparentemente fantasiosa, responsabilità  della resistenza palestinese, facendo sponda ai deliri dell’ex-presidente della Repubblica Cossiga.
Non mi stupisco più di nulla e non mi stupirei se Alfano accogliesse questi inviti ma ho l’impressione che non sia nemmeno una questione politica, sia una questione psichiatrica. Forse l’unica soluzione sarà  attribuire la strage all’opera dei marziani e non se ne parlerà  più.
E mentre nelle menti malate di costoro si agitano battaglie ideologiche sulle vite spezzate, quelle vite continuano a spezzarsi perché il loro supplizio non pare aver aperto nemmeno una piccola breccia nella testa delle persone.

Aug 2nd, 2008

La censura del gol

Si era già  intravisto qualcosa agli Europei austro-svizzeri ma Martedì al Trofeo TIM per la prima volta in vita mia mi è capitato di assistere allo stadio ad un incontro di calcio, mentre i tabelloni mostravano la diretta della partita. Erano decenni che la elementare possibilità  di rivedere il replay delle azioni sul tabellone veniva negata agli spettatori presenti allo stadio per questioni, credo, di diritti tv. Spero che quanto visto al triangolare Juve-Milan-Inter si riproponga anche in futuro, onde non trattare come degli spettatori di categoria inferiore quelli che hanno ancora voglia di mettersi in coda al botteghino per vedere la partita allo stadio anziché in tv.
Il fatto che questo tabù sia caduto ha però un’evidente ricaduta sulla questione arbitrale. La possibilità  che il pubblico e addirittura i giocatori rivedano gli episodi contestati in tempo reale rende ancora più obbligatoria nel prossimo futuro l’opzione moviola in campo. L’anno scorso siamo arrivati all’assurdo che con la moviola in campo, lo scorso Campionato sarebbe stato archiviato come un torneo dominato dalla Roma, ed invece lo scudetto è andato ad altri. Eppure la paura di cambiare ancora ci induce a rinviare qualunque innovazione.
Come spesso succede alle forme di conservazione più anacronistiche anche questa finisce col determinare situazioni che hanno del ridicolo. Così Martedì sera, quando durante Inter-Milan un colpo di testa di Dacourt veniva smanacciato da Abbiati a cavallo della linea di porta e tutti si giravano verso il tabellone per vedere il replay, le immagini venivano immediatamente e misteriosamente oscurate. Visto che la stessa cosa ricapitava anche in altri casi simili, ne deduco che ci doveva essere un addetto alla censura incaricato, come per le olimpiadi di Pechino, di valutare in diretta cosa mostrare e cosa no ed oscurare quindi gli episodi potenzialmente contestati. Devo dire che l’idea che vengano censurate le immagini di un sospetto gol mi pare abbastanza divertente.

Aug 1st, 2008

Il triangolo no

L’estate non spegne gli ardori del popolo bianconero che ieri sera ha gremito l’Olimpico, con il contributo del sottoscritto, per la prima uscita cittadina della Juve. Dopo la convincente vittoria di Dortmund si trattava di affrontare Inter e Milan con la solita formula del triangolare. Ranieri riproponeva la formula Juve A e Juve B, schierando con il Milan e l’Inter sostanzialmente due squadre completamente diverse con poche eccezioni.
L’inizio con Juve e Milan proponeva le emozioni maggiori della serata. Il Milan passava subito in vantaggio con uno sberlone da fuori di Seedorf, la reazione della Juve era quasi istantanea ed in pochi minuti Trezeguet e Marchionni impallinavano Kalac. Mentre lo stadio gremito accoglieva l’ingresso dell’Inter con le consuete bordate di fischi la squadra arretrava progressivamente a difesa del risultato anche se la forma di Pavel metteva sempre in ansia la retroguardia rossonera. Il Milan sembrava non far male più di tanto ma proprio in chiusura un’altra stoccata di Seedorf gelava lo stadio e la formula rimandava tutto ai calci di rigore. Trezeguet regalava il pallone alla mamma in tribuna e Tiago la regalava a Kalac permettendo al Milan di ottenere il punto in più, spettante secondo la formula a chi vinceva ai rigori.
Era la volta di Juve-Inter che il pubblico bianconero accoglieva con una calma inaspettata. Una capocciata nei primi minuti tra Vieira e Amauri privava il vernissage dell’attaccante brasiliano, il più atteso. La Juve comunque prendeva possesso del campo con Faustino Rossi che faceva impazzire Maicon e Ekdal che recuperava un pallone dopo l’altro. A metà  tempo Iaquinta fuggiva sul filo del fuorigioco e fulminava Julio Cesar. La Juve continuava ad insistere ed il raddoppio sembrava a portata di mano ma non giungeva. Giungeva invece un grosso rischio quando Adriano colpiva di testa sottoporta, ma altro ci vuole per superare Gigi. In attesa del fischio finale Del Piero spediva una punizione sull’interno del palo e la serata finiva lì. Finiva lì perché nell’ultima sfida Inter e Milan manifestavano la precarietà  della loro condizione dando origine a quarantacinque minuti da vacanza di pura noia per il pubblico, che ripetutamente si spazientiva con le due squadre. Alla fine il Milan vinceva di nuovo ai rigori e per motivi non meglio chiariti vinceva il torneo.
Concludendo una buona prova per la Juve, senza dimenticare però il diverso grado di preparazione fisica delle squadre in campo che giustifica la supremazia mostrata sia sul Milan che sull’Inter.
Un’annotazione generale va alla formula del triangolare: piuttosto stucchevole per i tempi lunghissimi di intervallo tra partita e partita e per la difficoltà  di vivere la partita sui 45 minuti. Forse una semplice partita amichevole avrebbe lasciato emozioni più durature nel cuore dei 25.000 dell’Olimpico.

Jul 31st, 2008
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