La volpe ed il riccio

Mi è capitato di leggere l’apologo di Temistocle sulla volpe ed il riccio che è stato ripreso da Erasmo da Rotterdam nell'”Elogio della Follia” e poi da La Fontaine.
La storia racconta di una volpe caduta in un pantano dal quale non riusciva a liberarsi, affondando sempre più nel fango. Una nube di mosche la circondò e cominciò a succhiarne il sangue. Un riccio che passava di lì venne in suo soccorso e le disse che avrebbe ucciso le mosche con i suoi aculei ma la volpe lo fermò: “Queste mosche ormai sono sazie del mio sangue. Se le uccidi ne arriveranno altre più assetate, che ruberanno alle mie vene anche le ultime gocce di sangue.”. Temistocle cercò con queste parole di placare le proteste degli ateniesi contro l’amministrazione pubblica.
Leggendo il racconto mi è venuto spontaneo paragonarlo con la storia della politica italiana degli ultimi 15 anni. Abbiamo congedato una classe politica corrotta e sclerotizzata ma che aveva condotto il paese attraverso la guerra civile, la ricostruzione, gli anni di piombo, non potendo che acquisire un profondo rispetto per le istituzioni per la difesa delle quali avevano lottato, con pochi scrupoli e con molte concessioni alla morale ma avevano lottato. A quella classe politica decapitata ai tempi di Tangentopoli si è sostituita una classe politica altrettanto corrotta e con la stessa assenza di scrupoli ma senza nessun rispetto per le istituzioni viste solo come un mezzo piuttosto vetusto e spesso incomprensibile per il perseguimento del potere.
Non giungo a rimpiangere l’entusiasmo con cui salutai quel ricambio ma mai allora avrei pensato che gli eventi mi avrebbero portato a queste considerazioni.

Jul 30th, 2008

Continente India

Spesso mi capita di leggere profezie nelle quali viene preannunciato che la potenza emergente destinata a prendere le redini dell’economia mondiale nei prossimi decenni, più della Cina, sarà  l’India, principalmente perché l’India ha una struttura amministrativa e politica molto più moderna di quella cinese. Non so quanto ciò sia vero; so però che dell’India ancor più che della Cina, sappiamo veramente poco. Recentemente mi è capitato di sentir parlare di due personaggi attraverso i quali forse è possibile capire un po’ di più di questo paese.
Il primo è tale Narendra Modi esponente del partito Bharatiya Janata Party e Primo Ministro dello stato del Gujarat da sette anni. Da noi ci sono politici che durante i comizi invocano l’uso delle armi. Beh, pare che Narendra Modi sia giunto a presentarsi ad un comizio con un’arma: una spada, che ha brandito di fronte ai suoi ascoltatori. Comunque, al di là  di questioni folkloristiche, sulla figura di Modi grava il peso dei fatti violenti occorsi nel 2002. Successe allora che, in seguito ad un attentato ad un convoglio di fedeli induisti nella città  di Godhra, del quale furono accusati i musulmani, si scatenarono ovunque nello stato rappresaglie contro le minoranze musulmane, su cui la polizia non intervenne se non per spalleggiare gli attacchi, e che causarono un migliaio circa di morti. Modi era già  all’epoca Primo Ministro del Gujarat e la responsabilità  politica fu ricondotta a lui. A sei anni di distanza Modi è tuttora identificato come epicentro politico dello scontro tra induisui e musulmani ed espressione di un modo violento di fare politica, ma riscuote sempre un grande consenso popolare, anche per l’immagine di politico moralmente integgerrimo, cosa non comune in un mondo politico indiano nel quale la corruzione è molto diffusa. Si presenta come l’uomo del destino, come il suo sito internet testimonia, e si manifesta come difensore della cultura indù, a partire dal suo essere strettamente vegetariano.
L’altro personaggio è Kumari Mayawati, Prima Ministra dello stato di Uttar Pradesh ed esponente del Bahujan Samaj Party. La sua caratteristica è di essere una Dalit, altrimenti detta paria, ovvero fa parte di quella casta degli intoccabili per la quale sono tuttora previste una serie di leggi e consuetudini che altrove verrebbero considerate forme di apartheid. Il fatto che costei possa capeggiare un governo e quindi imporre la propria volontà  ai rappresentanti di ogni casta è una sorta di rivoluzione nella società  induista ed è considerato un enorme segno di rinnovamento. Nonostante anche a Mayawati siano riconosciute abbondanti tendenze megalomani (date pure un’occhiata al sito per credere) e nonostante qualche caso di corruzione mai ben chiarito è considerata in India la paladina dei diseredati.
Aggiungo, se volete, un paio di articoli trovati in giro per la rete. Uno dell’Indipendent su Mayawati, l’altro di BBC news su Modi. Per chi ne voglia sapere di più dell’India consiglio il blog di Manusha, interessante fonte di notizie.
In definitiva, andando dal nazionalismo religioso estremo dell’uno al desiderio di riscatto dei più umili dell’altra, quello che si può cogliere è che il grado di violenza e di corruzione diffuso nella società  indiana sia probabilmente molto elevato per un sistema democratico moderno. Mi rimane però la sensazione che ci sia davvero molto da scoprire nel Continente India.

Jul 28th, 2008

Il congresso di Rifondazione

Il congresso di Rifondazione è secondo me interessante dal punto di vista storico perché dimostra come i movimenti politici abbiano una tendenza straordinaria ad ignorare gli eventi ed i processi storici (volontariamente o involontariamente) ed a proseguire come se nulla fosse. In quest’ottica ben si inserisce l’intervento di Bertinotti che per prima cosa ha rimarcato il fallimento del tentativo di unificare la sinistra, come se di fronte al fallimento della rianimazione di un cadavere si concludesse che è stato un errore cercare di rianimarlo. La realtà  è che l’attuale sinistra radicale poteva attrarre ancora l’elettorato solo in quanto sfumatura più sociale dello schieramento Unionista. Nel momento in cui si è ritrovata a dover formulare una proposta politica autonoma si è manifestata come totalmente inadeguata a farlo.
Perché questo? Il problema, a mio parere, non sta solo in un radicalismo che mal si concilia con il governo di un paese, non sta solo in un’ambiguità  tra il chiamarsi “comunista” ed il proporsi al governo di un paese capitalista, non sta solo nel non voler chiarire se lavoro o capitale siano due categorie che hanno uguale dignità  o se il lavoro viene sempre prima del capitale nelle priorità  della sinistra. Credo che il problema principale stia in un’ambiguità  non oggettiva ma che soggettivamente percepisce come tale una gran parte dell’elettorato.
Nel mondo che sta ormai alle nostre spalle il principale elemento che gli elettori si aspettavano dalla politica era una difesa della propria categoria all’interno della scala sociale. Quindi lo spartiacque tra gli schieramenti politici seguiva la linea di demarcazione delle categorie sociali ed il diverso atteggiamento che le diverse forze politiche avevano riguardo ai diritti di tali categorie, e quindi riguardo alla redistribuzione, all’erogazione di servizi pubblici, ai diritti sindacali. Negli ultimi due decenni gli effetti di una serie di fenomeni storici hanno scompaginato questo quadro portando una serie di trasformazioni difficilmente reversibili nel nostro modo di vivere che rappresentano un trauma, grave, per la maggior parte dei cittadini, quanto se non di più di una perdita di posizione della propria categoria sociale. Riassumendo questi fenomeni in tre concetti-guida sto parlando della globalizzazione, dell’immigrazione, dell’integrazione europea. La globalizzazione ha portato a mercati più concorrenziali nei quali si compete con paesi senza diritti e senza garanzie sindacali e questo sta riducendo anche da noi diritti e garanzie oltre a creare un efficientismo che finisce con l’abbassare comunque la qualità  della vita. L’immigrazione ci porta a dover convivere con persone provenienti da culture diverse con abitudini e ritmi diversi e soprattutto concorrenti terribili sul mercato del lavoro poco qualificato. L’integrazione europea ci porta a dover ridurre via via la nostra specificità  culturale per armonizzarci con il resto dell’Europa anche in considerazione del fatto che, pur essendo tra i padri fondatori dell’Unione Europea, siamo tra i paesi più eterogenei al resto d’Europa, ed i temi della giustizia, sui quali siamo continuamente tenuti sulla graticola europea, ne sono solo un esempio.
Tutto questo ha portato una gran massa di cittadini a vedere in queste trasformazioni la principale preoccupazione e quindi la principale fonte di domande alla quale la politica deve rispondere. Nell’idea di costoro queste trasformazioni, che pure hanno cause ed origini diverse, sembrano obbedire ad un’unica logica, ad un unico fronte che spesso i cittadini confondono vedendo l’immigrazione come causa della precarizzazione del lavoro o l’Europa come causa della perdita di diritti. E’ quindi su questo unico fronte che i cittadini si rivolgono per avere rassicurazioni. Per questo i due principali schieramenti politici nel nostro paese si sono disassati rispetto alla consueta contrapposizione sociale tra destra e sinistra per contrapporsi sul tipo di risposta a queste domande. I “popolisti” si sono lentamente orientati su un fronte di resistenza al cambiamento: protezionismo contro la globalizzazione, misure restrittive sull’immigrazione, ostilità  o comunque inazione sull’integrazione europea. I democratici al contrario si impegnano a dare risposte rassicuranti su questi temi: “il cambiamento deve andare avanti ma noi lo sapremo governare”. Il cittadino comprende le due risposte chiare e coerenti e sceglie quella che lo convice di più.
La sinistra, radicale e non radicale, rimane invece a metà  del guado, ferma sulla difesa della categoria dei meno abbienti che però nel frattempo ha smesso di essere una categoria ed è un insieme eterogeneo che comprende chi è povero e dà  la colpa ai padroni, chi è povero e dà  la colpa agli immigrati e soprattutto chi dà  la colpa a tutti e due. Su questo, Bertinotti dice che l’operaio che vota Lega ha delle attese e che la sinistra deve disgregare quelle attese. Vero, ma le attese che ha sul tema del lavoro potrebbero non essere scorporabili da quelle che ha sul tema dell’immigrazione. Ed a quel punto ti troverai a spiegare all’operaio che vota la Lega che l’immigrazione porta ricchezza culturale e anche sostanziale ma, nel frattempo, devi anche spiegargli che se oggi non approvi un piano di risanamento di Alitalia che prevede 5000 esuberi, domani ne dovrai approvare uno da 10.000, se oggi non approvi l’accordo sul Welfare probabilmente domani ne avrai uno peggiore (come vediamo in queste ore) e così via.
In definitiva ho la sensazione che in questa fase storica del nostro paese, e non solo del nostro paese, la nicchia biologica della sinistra, così come siamo abituati a concepirla, si stia erodendo e le soluzioni per fermare l’erosione dovranno essere molto ma molto creative per essere efficaci ed al momento quello che si vede è: Ferrero eletto nuovo segretario di Rifondazione, Diliberto che invoca l’unità  dei comunisti, i verdi in cui l’uomo che vuole portare una ventata di innovazione è Boato, i socialisti che si interrogano se sia il momento per un ripensamento sul craxismo; sostanzialmente il deserto.
E’ un epoca storica che si chiude? Non lo so ma il dubbio è legittimo.

Jul 27th, 2008

Prime impressioni estive

Dopo l’interlocutoria amichevole persa con il Piacenza e soprattutto quella vinta con il Brondby qualcosa si può già  dire sulla Juventus di quest’anno. Sull’attacco non c’è molto da commentare, se non che la personalità  di Fausto Rossi fa davvero impressione: lui e Pasquato sono una coppia con ottime prospettive. Per il resto Amauri sembra soprattutto molto efficace (più di Trezeguet) a partecipare alla manovra e questo può renderlo utile a compensare i momenti di latitanza della manovra che spesso hanno caratterizzato la scorsa stagione. A centrocampo Ekdal appare chiaramente ancora un po’ timido ma ben dotato tecnicamente e con buona capacità  di distribuire il gioco; sembra profilarsi un buon acquisto anche se mi pare per caratteristiche molto simile a Marchisio. In difesa il duo Mellberg-Legrottaglie è da rivedere, ho visto svarioni che non mi sono piaciuti. Molinaro pare invece già  in ottima condizione, servirà  molto per una buona partenza nella nuova stagione.
Concludendo le note positive non mancano, un centrocampista che dia dinamismo e che sia propenso a fornire l’ultimo passaggio invece manca, al momento. Speriamo nella Formica ma facciamoci poche illusioni, per favore.

Jul 25th, 2008

Scusate la pubblicità …

Mi trovo a dover far pubblicità  ad una nota compagnia aerea ma purtroppo la situazione è quella che è… Guardate un po’ qui.

Jul 25th, 2008

Crimini collettivi

“L’assistente Pigozzi prese l’anulare e il medio della mano del ragazzo e iniziò a divaricarli sempre più forte, finché tra le grida disumane del giovane, non arrivò a spaccargli le ossa lacerandogli perfino la carne tra le due dita. Il ragazzo svenne”.
Non si tratta di un racconto tratto da un campo di prigionia in Cile, né di un passo di American Psycho. Si tratta della ricostruzione processuale, non smentita dalla difesa, di uno dei tanti atti di sadica violenza occorsi a Bolzaneto durante le manifestazioni di protesta contro il G8. Leggendo questo ed altri racconti di violenza fisica e morale riferiti a quei terribili e folli giorni mi rendo ancor più conto di quanto orribili siano stati quegli eventi per tutto il nostro paese. Pensare che si abusi fisicamente di persone in stato di fermo (la cui innocenza non è un’aggravante perché non sarebbe un’attenuante la colpevolezza) non nell’immediatezza di una convulsa azione tesa a ristabilire l’ordine, ma nella tranquillità  di in una caserma distante dai fatti e da parte di persone che nulla avevano a che fare con gli scontri, trasforma un abuso della forza in un atto di semplice sadismo, che avrebbe annoverato gli autori tra gli psicotici violenti se improvvisamente in quei giorni non fosse sorto da ogni parte del paese, Ministri come semplici cittadini, un esercito di avvocati difensori di costoro. E proprio qui sta il fatto più grave, a parer mio: ovvero che una parte del nostro paese abbia scambiato una questione puramente criminale per questione politica o corporativa ed ha preso le difese di un gruppo di aguzzini mentalmente disturbati, rendendosi complici delle nefandezze paranoiche di costoro. Possibile che il nostro bisogno patologico di appartenenenza ci abbia portato a difendere un branco di sadici maniaci solo perché avevano una connotazione politica e svolgevano una certa professione?
Un pazzo criminale è un pazzo criminale, anche se fa il nostro stesso mestiere, ha le nostre stesse preferenze politiche, o comunque appartiene allo stesso nostro gruppo. A giudicare dagli eventi di questi giorni anche in Serbia l’hanno capito. Noi non ancora… Anche perché nel frattempo il Pigozzi, l’emulo di Hannibal Lecter di cui sopra, ha avuto tre anni e due mesi di galera. Tra sconti ed indulti probabilmente non farà  neanche un giorno di detenzione, e magari sarà  anche riintegrato in servizio, libero di compiere presto altri atti come quelli descritti. Tanto più che dei tanti che hanno moralmente spalleggiato lui e gli altri come lui, ho sentito pochi fare almeno autocritica.

Jul 24th, 2008

Articolo di Zagrebelski su La Repubblica

Ho trovato molto interessante questo articolo di Zagrebelsky su La Repubblica di Martedì 22 Luglio. Il tema è il complesso legame tra legalità  e legittimità  e come il deficit italiano dell’una sia conseguenza del deficit dell’altra. Se vi va, buona lettura…

Jul 24th, 2008

Non poteva che non sapere

Dopo lunghi mesi è giunta alla chiusura delle indagini l’inchiesta sulle intercettazioni in Telecom. La conclusione è quella che già  si annunciava. L’ex-carabiniere Tavaroli, responsabile della sicurezza di Telecom e grande accusato per lo scandalo delle intercettazioni, aveva fatto tutto di propria iniziativa. Aveva quindi trasformato il sistema di intercettazione di Telecom, dedicato teoricamente a supportare le inchieste della procura, in un sistema di compravendita di intercettazioni senza che il resto dell’azienda ne avesse il minimo sentore.
Ci sono certo alcuni fatti curiosi in questo modo di raccontare la vicenda. Come già  scritto su questo blog, secondo le testimonianze dell’inchiesta, esisteva in Telecom un meccanismo clandestino e fuorilegge per il quale, se la procura avesse messo sotto intercettazione il telefono di un manager Telecom, compreso Tronchetti-Provera, Tavaroli ne sarebbe stato avvertito immediatamente. Viene da chiedersi perché Tavaroli avrebbe fatto realizzare un simile marchingegno di sua spontanea volontà  senza nemmeno informarne i beneficiari. Inoltre è stato confermato dall’inchiesta che tra le utenze intercettate c’erano aziende di telecomunicazioni concorrenti di Telecom (Vodafone, H3G, Fastweb), così come Luciano Moggi (concorrente in quanto Carlo Buora, amministratore delegato di Telecom all’epoca, era anche vice-Presidente dell’Inter). Perché Tavaroli si preoccupava di raccogliere informazioni che sarebbero stati utili ai suoi capi senza poi diffonderle? Era una sua iniziativa o qualcuno glielo chiedeva?
In definitiva i dubbi sono tanti, rafforzati dal fatto che mentre la procura solleva da ogni addebito Tronchetti-Provera ed i suoi stretti collaboratori, il processo va avanti sulle pagine dei giornali, di Repubblica in particolare, che pubblica una serie di interviste a Tavaroli, dal quale emerge un quadro che non pare affatto in armonia con le conclusioni della Procura.
Sembra proprio che per la magistratura italiana il vecchio teorema del “Non poteva non sapere”, a forza di spallate ricevute dalla classe politica, sia diventato il teorema del “Non poteva che non sapere”. L’ipotesi che chi è capo di un’azienda non possa non sapere che all’interno della stessa azienda si compiono con regolarità  reati gravissimi, che una volta alcuni PM avevano vanamente provato a considerare realistica, oggi è diventata ufficialmente peregrina.
Quelle procure che un tempo non esitarono ad arrestare o inquisire Gardini, De Benedetti, Romiti, fanno oggi un passo indietro, si muovono con prudenza e circospezione. Quale che sia la verità  dell’inchiesta su Telecom rimane l’impressione, avvalorata da questa vicenda, che la denigrazione sistematica della magistratura, che in questi anni ha compiuto una parte della classe politica, ha lasciato dietro di sé le sue macerie, e sotto le macerie è rimasta una magistratura timida e paurosa di mettere il naso in cose più grandi di lei. Da ciò si capisce anche come quella parte della classe politica abbia potuto prosperare in questo paese: grazie all’alleanza preziosa di buona parte del resto della classe dirigente italiana che alla fine mirava alla stessa intoccabilità .

Jul 22nd, 2008

Telegiornali-spot

Capita spesso, guardando i telegiornali della RAI (specialmente in periodo estivo), di imbattersi in reportage che hanno tutte le caratteristiche di inserzioni pubblicitarie. Tuttavia ci sono circostanze nelle quali il camuffamento dello spot riesce davvero male, ed in questa casistica rientra sicuramente il Tg1 delle 13.30 di Sabato 19 Luglio. Tra il consueto servizio-spot di promozione turistica, che andava questa volta alle nostrane Valli di Lanzo, ed il consueto servizio-spot di promozione musicale da parte di Vincenzo Mollica, è andata in onda un’inserzione pubblicitaria che definire servizio giornalistico sarebbe veramente troppo sul “gioco dell’estate” che secondo la voce narrante soppianterà  volano e tamburello sulle spiagge nostrane.
Il gioco veniva ripetutamente mostrato in primo piano, in modo che, pur non mostrando la marca, sia molto facile individuarlo in un negozio. C’era una profusione di lodi per l’intelligenza e le doti del gioco e poi, nel gran finale, veniva spiegato che il gioco era anche ottimo per attaccare bottone con le ragazze ed il servizio si chiudeva con una ricostruzione di un possibile approccio ad una fanciulla che prendeva il sole sulla sdraio, fatto con un uso geniale del balocco in oggetto (il ragazzo fingeva di tirarlo per errore addosso alla bagnante per poi chiederne con gentilezza la restituzione).
Se la RAI arriva a questi punti mi chiedo se abbia ancora senso tenere la pubblicità  fuori dalla porta dei telegiornali, per farla entrare in questo modo truffaldino dalla finestra.

Jul 21st, 2008

La casa del sonno

Quando nel 2002 andai in vacanza in Argentina lessi tutto d’un fiato, nel viaggio di ritorno, “La banda dei brocchi” di Jonathan Coe. Sarà  anche in ricordo di questo evento che mi è venuto in mente di infilare nello zaino, al momento di partire per il Canada, un altro libro dello stesso autore: “La casa del sonno“.
Penso che se mi trovassi tra le mani un libro di Coe senza saperne l’autore, mi basterebbero poche pagine di lettura per riconoscerne la firma. Questo per un paio di motivi: in primis l’ossessivo ricorso a cambi di scena, a flashback, a strutturare la narrazione in modo non sequenziale, e poi la capacità  di coinvolgere il lettore emotivamente in modo quasi coercitivo in una trama dalla quale è poi difficilissimo staccarsi, anche solo per mangiare la colazione offerta da KLM. Vero è che proprio questa riconoscibilità  rende i libri di Coe molto simili l’uno all’altro e questo è certo il suo limite, ma se vi trovate a dover passare un lungo periodo fermi (tipo volo intercontinentale) e siete convinti che vi annoierete molto, un libro di Coe probabilmente fa per voi. Inutile dire che anche la “Casa del Sonno” è stato da me letteralmente divorato nelle 9 ore di viaggio di ritorno dal Canada.

Jul 20th, 2008
« Previous Page — Next Page »

Emergenza Sudan MSF

Emergenza Sudan Medici senza Frontiere

Recent entries

Archives

Categories

Miscellaneous Pages

My favourite places

Feed on RSS

Meta