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Nei giorni scorsi si sono tenute, come forse saprete, le elezioni presidenziali in Venezuela. I fatti sono abbastanza noti: le opposizioni avevano dovuto rinunciare alla candidatura della loro leader Maria Corina Machado, interdetta dai pubblico uffici da una sentenza connessa alle sue attività politiche, eppure si sono presentate alle elezioni con sondaggi che attribuìvano al loro candidato una ventina di punti di vantaggio rispetto al presidente in carica Nicolás Maduro. Le previsioni sono state confermate, nei seggi nei quali sono stati resi disponibili i dati del voto elettronico, con il candidato delle opposizioni Edmundo González Urrutia al 66%. Ciononostante la commissione elettorale, tra l’incredulità generale, ha annunciato la vittoria del presidente in carica Maduro, sulla base di dati non riscontrabili in nessun modo. A chi gli chiedeva di rendere disponibili tutti i verbali del voto elettronico Maduro ha risposto evangelicamente “beati quelli che crederanno senza aver visto“. Nei giorni successivi poi ci sono stati migliaia di arresti tra i manifestanti delle opposizioni, è stata limitata la libertà di informazione e il presidente del parlamento, vicino a Maduro, ha invocato l’arresto sia per Gonzalez che per la stessa Maria Machado che si sono resi irreperebili. 
Nel frattempo l’esercito ha prontamente dato il suo appoggio al colpo di stato. Insomma, sembra trattarsi della classica vicenda da democrazia autoritaria orchestrata da un personaggio che rientra nel novero dei classici dittatorelli sudamericani che prendono il potere facendosi scudo del proprio esercito. Al momento manca il genocidio per accostare Maduro ai vari Pinochet, Videla eccetera, ma l’assenza di un genocidio non dovrebbe essere un criterio di democrazia. Aggiungo, per completezza, che il programma del leader delle opposizioni Gonzalez Urrutia ha come parole d’ordine la cultura, l’istruzione e la sostenibilità ecologica, non mi pare quindi sia nulla di collocabile dalle parti dell’estrema destra, eppure Maduro definisce i suoi oppositori “fascisti”.
Tutti questi fatti, confermati dalla quasi totalità delle fonti indipendenti, cozzano con la descrizione degli eventi che danno le fonti di informazione italiana che si collocano nella sinistra radicale. Tralascio testate rossobrune varie, la cui fascinazione per i dittatori è tradizionale, ma dico: il Manifesto… una delle testate storiche della sinistra italiana, ha pubblicato un articolo dal quale parrebbe che chi si lamenta siano davvero solo rappresentanti di estrema destra rosiconi e che la democrazia venezuelana sia in buone mani. Nessun cenno alle prove dei brogli, nessun cenno agli arresti degli oppositori o alle spacconate di Maduro.
Devo dire che è sempre piuttosto sconsolante rendersi conto che, quando ci si lamenta dell’allergia nei confronti della democrazia che caratterizza molti di coloro che governano oggi il nostro paese, si rischia di ritrovarsi in realtà in compagnia di chi ha la stessa allergia e, rispetto a La Russa, ha probabilmente solo il busto di un altro dittatore sulla scrivania.
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