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Nei giorni scorsi mi è capitato di sbirciare sui social le reazioni alla morte di Aleksej Naval’nyj e, su account che si segnalano per la propria empatia verso il popolo di Gaza o verso i migranti (in altre parole di apparenti simpatie per la sinistra radicale) notavo riferimenti alle posizioni nazionaliste che Naval’nyj ebbe in gioventù come fossero recenti, improbabili paragoni della vicenda con quella di Assange o addirittura con quella di Barghouti, in sostanza un generale rispecchiamento della più becera propaganda del regime di Putin, come d’alta parte ho notato molte volte in passato in contesti simili. Ora, questi sono spesso gli stessi individui che si indignano quando si vedono folle che fanno il saluto romano, quando Larussa fa una delle sue battute ambigue sulla Festa della Liberazione, quando Vannacci si scaglia contro la comunità LGBT. Francamente mi è difficile trovare casi più evidenti di dissonanza cognitiva.
Non mi dimenticherei che quando parliamo del regime instaurato in Russia da Vladimir Putin parliamo di quanto di più vicino al fascismo ci sia nel mondo contemporaneo: un regime autoritario, in cui l’opposizione è repressa con il carcere o con omicidi mirati, la cui retorica si fonda sul militarismo, sull’imperialismo, sul maschilismo, sul razzismo, sulla repressione di tutte le minoranze. E allora che senso ha da una parte indignarsi per il saluto romano mentre si fa da megafono ad un regime fascista? Che senso ha inorridire di fronte a chi difende alcuni aspetti di un’ideologia mentre si sostiene nei fatti chi la pone in essere?
Personalmente trovo disturbante e inquietante che ci sia chi utilizza simboli e rituali di regimi autoritari del passato, trovo frustrante che ci sia chi ancora ha dubbi sui principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione e dai trattati sui diritti dell’uomo, ma trovo che tutto ciò sia enormemente meno preoccupante e pericoloso di chi si trasforma in propagandista di regimi autoritari contemporanei, ancor più se sono regimi che minacciano ogni giorno in modo diretto la nostra democrazia e il nostro modello di vita.
Aggiornamento: Nelle ultime ore una ragazza italiana che vive in Russia, sconosciuta fino a ieri, è finita al TG1 perché ha dichiarato pubblicamente il proprio amore per la Russia e la propria stima per Putin e quasi contemporaneamente La Repubblica ha dedicato quasi un’intera pagina del numero odierno ad una lettera aperta dell’ambasciatore russo che enumerava frottole tipiche della propaganda putiniana senza una risposta o un factchecking. Sono tutte cose che mi preoccupano di più di qualche esaltato che tiene in casa il busto di Mussolini.
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