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Come tante famiglie italiane anche la mia ha deciso di regalarsi un bel viaggio in un posto esotico finita (sperabilmente) la parte peggiore della pandemia. Quando mesi fa prendemmo questa decisione non ci aspettavamo che la parte di gran lunga più complessa di questa operazione fosse in realtà il rinnovo del passaporto di nostra figlia dodicenne. Eppure avevo letto da qualche parte che adesso il passaporto si poteva rinnovare online. Non è così ovviamente, ma sul sito della Polizia è presente uno strumento di prenotazione che dovrebbe consentire di snellire le code agli uffici preposti.
Così una sera dello scorso ottobre mi collegavo al sito di prenotazione per prenotare il mio appuntamento. Scoprivo però una cosa curiosa: fino a febbraio tutte le date prenotabili erano esaurite, da febbraio 2023 in avanti non erano disponibili alla prenotazione. E quindi? Che fare? In assenza di qualunque altra possibilità cercavo di ricorrere al sistema italiano più collaudato: andare di persona e chiedere. Mi sono recato quindi all’ufficio passaporti di Torino dove una signora molto gentile mi spiegava tutti i segreti della richiesta passaporto. Mi spiegava ad esempio che il sito prevede che le prenotazioni siano gestite solo per i successivi 5 mesi, il che significa che ogni giorno alle 9 vengono abilitate le prenotazioni per un giorno di lì a 5 mesi. Secondo la signora il sito viene preso d’assalto da chi conosce questo processo e entro 5 minuti i posti disponibili vengono esauriti. La stessa signora mi diceva però che ogni giorno, almeno in quell’ufficio, vengono gestite 32 richieste senza prenotazione, ma per farlo ovviamente bisogna presentarsi di fronte all’ufficio in grande anticipo perché spesso all’orario di apertura le persone in coda sono più di 32. Così, qualche settimana dopo, prendendoci ferie noi e prendendo una giornata di assenza da scuola (in un giorno senza verifiche) nostra figlia, ci presentiamo con garibaldina baldanza alle 6 del mattino di fronte all’ufficio passaporti che avrebbe aperto alle 9. Non siamo i primi, ci sono altre tre persone, una delle quali lavora per un’agenzia che svolge eroicamente queste pratiche per conto di altri. Nelle ore successive la coda si riempie, arriva persino un signore che propone di scrivere i nomi delle persone in coda su un foglio, in modo da non sbagliarsi e da permettere a chi abbia bisogno di assentarsi di non perdere il posto in coda. La mozione è approvata dal comitato di gestione improvvisatosi tra gli astanti e avrà un gran successo, tanto che durante la mattinata verrà perfino un impiegato dell’ufficio a sincerarsi, controllando sul foglio, se sta servendo le persone nel giusto ordine. Fatto sta che verso le 10.30 riusciamo a espletare le pratiche e a fare la meritata colazione. Non voglio fare il cittadino indignato e rancoroso, è stata un’esperienza costruttiva e tonificante. Certo, quando poi sento elencare i problemi del nostro paese e non trovo la burocrazia cervellotica al primo posto della lista resto sempre un po’ perplesso.
Tutto questo succedeva a novembre: adesso siamo in fiduciosa attesa del passaporto che dovrebbe arrivare a febbraio. Contiamo sulla puntualità dell’ufficio passaporti, anche se mi chiedo come mai ci vogliano tre mesi per stampare un passaporto. L’unica incogna rimasta è che avevamo lasciato come riferimento per la notifica della disponibilità del passaporto la mail di mia moglie. Provate un po’ a indovinare su quale provider si trova la sua casella…
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