La vita è bella!
Scusate ma in due giorni ho preso il primo 30 e lode della mia vita, Obama è diventato presidente e la Juve ha vinto al Bernabeu. Sono troppo emozionato per scrivere!!! Devo prendere fiato. Ci sentiamo presto…
![]() |
Il sangue dei vinti ed il fascino dei vincitori
E’ approdata al cinema la battaglia di Giampaolo Pansa per dare visibilità ai delitti che dopo la fine della guerra civile furono commessi da partigiani o generici anti-fascisti nei confronti di chi aveva sostenuto una parte diversa. Ci sono certamente alcune cose da ricordare al riguardo: l’Italia fu considerata uno dei paesi dal dopoguerra più pacifico tra quelli devastati dal conflitto. In Germania quasi due milioni di civili morirono durante le espulsioni da parte dei paesi che i nazisti avevano occupato. In Francia con la liberazione del paese iniziarono le persecuzioni nei confronti di coloro i quali avevano collaborato con i tedeschi o col governo fantoccio della Repubblica di Vichy ed anche i processi istituzionali portarono alla condanna a morte di oltre 7000 persone. Non parliamo di ciò che non successe in Jugoslavia o nei paesi dell’Europa orientale.
Tuttavia, per quanto i fatti di cui ci riferisce Pansa, in quel contesto storico dominato dalla violenza e dalle ritorsioni, siano storicamente poco rilevanti, sono convinto dell’importanza di non stendere veli su nessun lato della storia e saluto sempre con favore chi si occupi anche di aspetti considerati marginali. Molti storici e testimoni hanno avanzato dubbi sulle ricostruzioni di Pansa ma anche questo fa parte del mestiere di storico.
C’è però una domanda che mi frulla per la testa ed alla quale non riesco a trovare risposta: perché ad un uomo di 75 anni, che per una vita si è occupato di vicende politiche, ha scritto libri di attualità ma anche di ricostruzione storica, viene in mente di affrontare improvvisamente un argomento che non aveva mai affrontato prima? E’ una combinazione che questo accada proprio quando il partito che raccolse l’eredità storica dei perseguitati di allora e che per 50 anni è rimasto isolato entra nel governo occupando ministeri chiave?
In questi 50 anni Pansa era in Italia ed i documenti sui quali ha basato la sua analisi non si sono materializzati negli ultimi anni. Perché solo ora l’attempato giornalista decide che è il momento di fare luce su quelle verità ? Come fare a non collegare la proposizione cinematografica de “Il sangue dei vinti” alle recenti dichiarazioni di La Russa sulla Repubblica di Salò con le polemiche che ne sono seguite? Perché una persona dotata del minimo senso critico dovrebbe non nutrire sospetti su quest’improvvisa conversione? Se qualcuno riesce ad illuminarmi gli sarei davvero grato.
Qui Radio Londra
Che la storia spesso si ripeta è cosa detta già mille volte. Però ci sorprende sempre un po’ vedere che spesso le risposte agli stessi eventi sono le stesse, nonostante la storia ci abbia detto che erano quelle sbagliate. Un po’ come la vecchia gag del tizio che continua a chiedere il gelato al pistacchio anche se il gelataio gli ha detto che non ce l’ha.
Mentre la crisi finanziaria sta inchiodando la classe dirigente alle sue colpe, da questa parte dell’oceano le forze conservatrici sembrano prendere il sopravvento. Italia, Francia e Germania sono già governate da coalizioni conservatrici ma anche in Spagna e Gran Bretagna le coalizioni progressiste non sembrano destinate a superare indenni le prossime elezioni. In più, forze manifestamente estremiste si fanno largo al grido della xenofobia e dell’anti-parlamentarismo e l’indulgenza del governo italiano verso queste manifestazioni sta rendendo nel nostro paese l’aria irrespirabile. Ciò ha molti punti in comune con ciò che accadeva in Europa in coincidenza con la crisi del ’29. L’Italia era già governata dalle forze fasciste, in Germania si stava imponendo il potere di Hitler, in altri paesi forze che si richiamavano alla conservazione se non al nazifascismo guadagnavano consensi. La risposta che allora venne dall’America fu completamente diversa, una grande risposta democratica, una grande risposta del paese nel suo insieme, nella fiducia che la forza degli americani risollevasse dal basso il paese. Oggi di nuovo la risposta che l’America dà alla crisi è completamente opposta rispetto a quella becera e barbara di noi europei, è una risposta all’insegna di quanto di più innovativo e rivoluzionario ci sia: la prima candidatura di un uomo di colore alla presidenza americana, cosa che rappresenta, ben al di là della capacità e dei programmi di Obama, un simbolo straordinario per tutto il mondo. Io che sono cresciuto con l’america muscolare di Reagan, con l’america arrogante del Cermis, con l’America che non firma trattati internazionali, con l’America della pena di morte, con l’America della guerra preventiva mi ritrovo qui a guardare, insieme a tanti altri, l’orizzonte nella speranza che oggi, come ai tempi di Roosevelt, dalle terre che stanno dall’altra parte dell’oceano arrivi a noi un segnale di speranza. E così siamo qui a contare i giorni che mancano alle elezioni scrivendo sui nostri blog con la stessa fremente speranza, con la quale un tempo ascoltavamo in segreto Radio Londra.
Ben sappiamo del resto che la simpatia crescente per il manganello è in realtà simpatia per il bastone di comando, comunque esso sia fatto, e ben sappiamo che, se Obama dovesse vincere, ritroveremo molti di quelli che oggi strizzano l’occhio alla barbarie, proprio come accadde nel ’45, al nostro fianco a sventolare la bandiera a stelle e strisce.
Che bel compleanno!
Sabato la nostra Gà¶ba compiva 111 anni. Un bel numero, e come nelle migliori feste di Compleanno con bei numeri ci si prepara bene, si mette l’abito migliore, si dà il meglio di sé, nella speranza che la festeggiata gradisca e direi che ha gradito ed abbiamo gradito anche noi lo spettacolo di Sabato sera, uno dei più belli offerti dalla Juve negli ultimi anni.
Iniziava subito bene la Squadra, con movimenti efficaci del centrocampo in cui perfino Tiago cercava la posizione e si muoveva senza palla. Pavel era come di consueto immenso e Marchionni andava fuori giri meno spesso del solito. Perfino Molinaro sembrava essersi sbarazzato della sua deleteria frenesia. Un azione eccezionale tra Marchionni, Del Piero, Sissoko e Grygera portava il ceco davanti a Doni ma Juan rovinava la festa con un prodigioso recupero. Rischiavano altrettanto di rovinare la festa: prima Giorgione che deviava sul palo un cross, poi Cristian che si faceva uccellare da un gioco di prestigio di Taddei che però sprecava; in definitiva la difesa ci ricordava che quando il centrocampo rifiata sono subito dolori. Poco dopo Doni confermava che le aspettative che il suo nome aveva creato nella festa juventina erano mal riposte e salvava sulla testata di Giorgione. Succedeva poi che, sul classico calcio piazzato, il Capitano spedisse un pallone ad elica nell’aria festaiola dell’Olimpico e che qual pallone andasse a planare proprio dove la coreografia aveva previsto, portando avanti i colori bianchieneri. Poco ci mancava che ancora Alex bissasse poco dopo con un colpetto birichino ma ci voleva un’altra azione dalle perfette geometrie all’inizio del secondo tempo per portare Marchionni ad una conclusione all’altezza delle sue capacità così raramente sfruttate. In questa straordinaria serata succedeva anche che Amauri svolazzasse nell’aria come una libellula ma Doni salvava di nuovo la Roma dalla disfatta.
La partita finiva quindi con il sollievo di chi sente di essere uscito dalla bufera. La bufera forse però finirà quando finiranno anche gli infortuni e l’uscita claudicante di Zdenek ci dice che non è ancora il momento di spiegare di nuovo le vele.
Buon compleanno Gà¶ba!
Bentornato tra noi
Nell’indifferenza dei mezzi di informazione si è risvegliato dal coma il signore di Modena che l’altra sera è stato preso a sassate in testa da un gruppo di tifosi del Bologna. Non voglio aggiungere altro che scriverò a parte. Qui mi limito a congratularmi perché almeno una volta una brutta, bruttissima, vicenda forse si è conclusa bene.
Manifestazioni
Personalmente penso che le manifestazioni abbiano un’importanza fondamentale per la vita democratica, perché rappresentano il palesare il proprio punto di vista in modo forte e quindi molto diverso da quelle del semplice sondaggio d’opinione. Chi partecipa ad una manifestazione non risponde, magari distrattamente, ad una domanda; non partecipa ad una consultazione perché lo considera un suo dovere. Chi partecipa ad una manifestazione dimostra una disponibilità ad impegnarsi, dimostra quanto un tema, una battaglia politica gli stia a cuore, dimostra quanta determinazione ha nel voler cambiare il proprio paese, nel dire che quello che chi è al governo fa, non gli piace e lo considera un errore. Se le persone non si prendessero il proprio diritto di manifestare quello in cui credono, la democrazia perderebbe la gran parte della sua forza, si trasformerebbe nella dittatura del 51%, perderebbe quel patrimonio, quella ricchezza di visione e di punti di vista, che è la ricchezza della democrazia stessa.
Soprattutto per queste ragioni, Venerdì sera il treno speciale per Roma mi ha visto tra i suoi passeggeri. E’ stata come sempre un’esperienza bella, al di là delle motivazioni. Il viaggio nella notte, l’arrivo in città , la prima colazione, la visita alle Terme di Caracalla lì vicine, poi l’avvicinamento a Piazza dei Partigiani, il corteo, il Circo Massimo. L’emozione di vedere una distesa immensa piena di gente e di colori. I discorsi, tra i quali quello di Veltroni.
Devo dire che mi sono piaciute certe scelte, come il portare sul palco un imprenditore e poi un funzionario di polizia, come il suonare ed il cantare insieme l’inno nazionale che è il segno che oggi molti, come me, sentono il bisogno di rinnovare certi stereotipi e di ricordarsi che in fondo chi si impegna in una manifestazione come quella di Sabato non lo fa per una fazione politica ma per regalare a tutti un paese migliore che è di tutti, anche di quelli che se ne stanno sempre a casa.
Certo che un paese migliore si costruisce anche con il civismo dei piccoli atti e mi sarebbe piaciuto che, a chi ha applaudito un minuto prima chi chiedeva un paese civile, fosse venuto in mente subito dopo di raccogliere il giornale sul quale si era accomodato e portarlo fino al più vicino cestino.
Abruzzo paradossale
Il paradosso è ormai una condizione normale della vicende politiche italiane. Oggi il turno di sforare abbondantemente i limiti della ragionevolezza tocca alla vicenda della giunta regionale dell’Abruzzo, dove ci si appresta alle elezioni regionali. Come i più sanno la giunta regionale abruzzese di centro-sinistra era stata travolta dallo scandalo delle tangenti della Sanità che aveva portato all’arresto del Presidente Del Turco. Naturalmente la PdL ha comunque espresso la massima solidarietà verso il leader della coalizione di centro-sinistra perché comunque è meglio un comunista che un magistrato, tuttavia un po’ di soddisfazione per avere per una volta lasciato ad altri la nomea di partito del malaffare l’avranno certamente provata in casa popolista.
Sta di fatto insomma che la PdL avrebbe avuto la straordinaria possibilità di presentarsi, per una volta, solo una, come la coalizione pulita, contrapposta alla corrotta coalizione di governo travolta dagli scandali. Si trattava forse però di una sensazione che dava le vertigini ai vertici popolisti. Per questo motivo probabilmente, quando si è trattato di scegliere il candidato da presentare agli elettori come l’uomo del rilancio, ce n’è stato uno che aveva una particolarità che lo ha subito segnalato come un degno candidato: un processo a carico per lo scandalo della discarica La Torre di Teramo e la prima udienza in programma proprio tre giorni prima delle elezioni. Non poteva esserci candidato più adatto: la PdL lo ha subito scelto: Giovanni Chiodi. Ricordatevi di questo nome, probabilmente sarà anche eletto. Anche se, lo ricordo, il fatto che sia eletto dipende da noi elettori, non dalla PdL.
Travaglio e l’Italia dei lacché e dei cattivi
Chi ne ha parlato finora l’ha fatto per festeggiare ma Marco Travaglio è stato condannato a 8 mesi di reclusione per diffamazione nei confronti del vecchio amico del Presidente del Consiglio Previti. Faccio veramente fatica a riconoscere nell’articolo in oggetto che è qui riportato alcunché di diffamatorio visto che l’unico riferimento a Previti è in un virgolettato ma non mi voglio soffermare tanto sulla condanna.
Mi vorrei invece concentrare su chi ha appunto commentato con compiacimento la notizia, probabilmente nella convinzione che il castigamatti della corruzione politica abbia chiuso qui la sua carriera di guastafeste. Non è un modo nuovo di pensare: ogni qual volta in Italia qualcuno si erge a castigatore dei costumi della classe dirigente ecco nascere un esercito di lacché, pronto a cercare di smascherare il finto moralista. L’obiettivo è chiaro: una volta dimostrato che l’assoluta innocenza non è di questo mondo sarà anche dimostrato che nessuno è colpevole e che soprattutto non lo è il proprio notabile di riferimento.
Nella vicenda in questione ho sentito molti pareri ma il più delirante è quello espresso nell’editoriale de “Il Tempo” nel quale si parla dei sostenitori di Travaglio come di “una piccola borghesia incattivita che non vuole niente ma che, come su una piazza di Teheran, vorrebbe assistere all’esecuzione di quelli che non gli piacciono“. Immagino che Peppino Caldarola, autore del pezzo, mi includerebbe in quella borghesia incattivita per la mia incurabile tendenza ad indignarmi di fronte all’impunità di cui gode la classe dirigente italiana. Ma in fondo non mi sento di biasimarlo. Ha ragione: in un paese come il nostro in cui nessuno paga per i propri sbagli, bisogna essere veramente cattivi per pretendere che l’unico a pagare sia un politico, come ad esempio il sottosegretario Cosentino, solo perché magari coinvolto in una storia di Camorra. Non credete?
Un altro Sabato senza divano
Anche questo Sabato il mio divano, del quale ho già parlato su questo blog, rimarrà da solo. Questa volta resterà da sola anche la mia amata Gà¶ba che dovrà giocarsi il derby senza di me (con l’attuale carenza di centrocampisti magari avrei fatto comodo a Ranieri). Andrò infatti a Roma alla manifestazione del PD, anche se temo di condividere con il partito di Veltroni solo il giudizio negativo sull’attuale governo. Tra l’altro credo ci sia già chi ipotizza che il fatto di avere organizzato la manifestazione il giorno del derby di Torino altro non è che l’ennesimo attacco dell’apparato democratico al sindaco Chiamparino. Mah…
Pare che le adesioni da Torino alla manifestazione siano state molte di più del previsto e che quindi i treni speciali siano già pieni da giorni. Può quindi succedere, come è successo a me, che una stressatissima addetta rispondendo probabilmente alla duecentesima telefonata di chi si stupisce che non ci siano già più posti, lo mandi a stendere e lo insulti. Può succedere anche questo a chi intraprende l’oscura strada dell’opposizione… In ogni caso alla fine il posto l’ho trovato perché, PDL o PD, siamo pur sempre in Italia.
Se per caso siete alla ricerca degli ultimi posti sui treni speciali o avete voglia di farvi insultare trovate i numeri da chiamare, per il Piemonte, qui.
Buona fortuna
Il papà di Giovanna
Quando vai a vedere un film di cui si è fatto un gran parlare, per la storia profonda e toccante e per la straordinaria interpretazione di Silvio Orlando ti aspetti di vedere una pellicola almeno apprezzabile. Ne esci senza aver smentito nessuno dei due assunti. La storia è veramente bella e toccante e Orlando è straordinario nella sua interpretazione, in più altrettanto straordinaria è Alba Rohrwacher e nemmeno Francesca Neri è disprezzabile. Eppure esci dal cinema con la sensazione che, con tutte queste ottime premesse, il film sia pur tuttavia deplorevole.
L’ultima volta che avevo visto un film di Pupi Avati risaliva a “I cavalieri che fecero l’impresa” ed il tempo che ho lasciato passare non era casuale, vista l’assoluta pochezza del valore di quel film. Sono passati 7 anni ma direi che non è cambiato molto. Quel che sorprende è il credito di cui gode ancora il regista bolognese pur continuando a fare film di qualità infima.
La trama de “Il papa di Giovanna” è frammentata da troppe scene messe lì apparentemente a casaccio, il flusso narrativo ha molti buchi e molte divagazioni inspiegabili. Inoltre, regia a parte, troppi ruoli di secondo piano hanno una qualità recitativa scadente e certamente il simpatico Ezio Greggio, messo in un ruolo fondamentale del film, appare davvero una scelta puramente promozionale.
In definitiva ci sono molti registi validi in Italia e molti attori bravi. Perché un produttore con un bel soggetto e con tre attori d’eccezione va poi a scavare così in basso? Solo una questione di budget? Possibile che un Greggio costi così poco? Mah…
Rimane comunque immutato l’apprezzamento per il soggetto del film, per la profondità con la quale affronta il tema la difficoltà di non caricare una figlia dell’onere dei conflitti del rapporto di coppia dei genitori che è il tema, a mio avviso, attorno al quale ruota la vicenda. Poteva venirne davvero un bel film. Peccato…


