La scomparsa dei falsi amici
Quante volte avete sentito qualcuno pronunciare frasi come: “Sono molto confidente del successo di questo progetto”? In italiano in realtà l’aggettivo “confidente“, nel senso di fiducioso, era un’espressione più che altro letteraria finché qualcuno non ha scoperto che era il modo più comodo per tradurre l’aggettivo inglese “confident” e questa accezione è entrata nel linguaggio comune. Non è l’unico caso in realtà di parola il cui significato sia stato stravolto da chi traduce dall’inglese all’italiano con lo stessa scarsa propensione all’approfondimento linguistico dei traduttori maccheronici. Un altro caso esemplificativo è il termine “interview“. Il termine “interview” in inglese non è usato solo per definire un colloquio tra un giornalista ed un interlocutore ritenuto interessante ma anche per un dialogo tra qualcuno che è interessato ad una posizione all’interno di un’azienda ed un rappresentante dell’azienda stessa. Conseguentemente molti finiscono per usare la traduzione più semplice “intervista” anche nel secondo caso, per il quale in italiano si dovrebbe usare invece più correttamente l’espressione “colloquio“.
Qualche giorno fa sono stato ad un corso di innovazione, anzi innovation. Il formatore, anzi trainer, era davvero molto bravo ma afflitto da un’evidente allergia per le specificità della lingua italiana. Avevo già notato il suo frequente uso improprio di espressioni come quelle sopra citate, ma il fatto più rilevante accadeva quando iniziava un discorso sulle “attitudini di ognuno di noi” che stentavo davvero a comprendere. Alla fine spuntava fuori una slide con la parola “attitude” (che in inglese significa atteggiamento) e capivo che per comprendere il discorso da lui appena fatto, andava sostituita semplicemente la parola “attitudine” con la parola “atteggiamento“. Provavo a chiedergli conferma: “Scusi, intende dire atteggiamento?”. Lui mi guardava un po’ stupito e mi diceva: “Sì, sì. Atteggiamento, attitudine”. In sostanza non conosceva la differenza delle due parole, cosa singolare per una persona di cultura sufficiente a fare il formatore di quadri aziendali.
Alla fine pare proprio che nel frullatore linguistico nel quale ci muoviamo, all’interno della società globale, si tenda ad omogeneizzare significati e significanti e quindi le parole in lingue diverse che hanno un suono simile ma significati diversi, che chiamiamo simpaticamente falsi amici, tendono progressivamente a scomparire per trasformare le singole lingue sempre più in varianti dialettali della lingua guida. Non voglio cantare le lodi del come eravamo e negare che nel mondo del terzo millennio lo spazio per la molteplicità linguistica si ridurrà progressivamente. Però certo che i falsi amici erano così simpatici…
Un’altra sconfitta dello Stato
La vita riserva talvolta a qualcuno di noi delle vicende drammatiche quanto imprevedibili che ci tolgono una persona cara, la sicurezza, la salute. La cosa che purtroppo nel nostro paese troppo spesso accade è che di fronte a molte vicende come queste la domanda: “Perché?” che ognuno di noi si fa di fronte a questi eventi, rimanga senza una risposta. Qualcuno un giorno va in banca, la banca salta in aria e non si sa il perché, qualcun altro un giorno prende un aereo, l’aereo cade e non si sa perché, qualcun altro ancora va alla stazione, la stazione salta in aria e non si sa perché, qualcuno va a dormire in una scuola, improvvisamente lo svegliano un gruppo di delinquenti in uniforme che lo prendono a legnate e gli spaccano braccia e gambe e non si sa perché.
Il processo per l’assalto alla Scuola Diaz si è concluso nei giorni scorsi con la sentenza di primo grado. In sostanza ci sono state condanne (comunque lievi rispetto al massimo della pena prevista per quei reati) per i capi squadra che hanno diretto l’assalto, ci sono state condanne per coloro i quali avevano dichiarato manifestamente il falso, mentre vi è stata una generale assoluzione per i dirigenti che, pur essendo stati presenti alla carneficina, non sono stati ritenuti responsabili della stessa. Teniamo comunque presente che il processo già in partenza non era riuscito, pare soprattutto per la totale omertà all’interno della polizia, ad individuare le singole responsabilità dei delinquenti nei vari atti di violenza ma solo quelle di chi, avendo diretto l’assalto, se ne doveva necessariamente assumere la responsabilità . Nella sostanza le persone che hanno avuto danni permanenti non sapranno mai chi materialmente ha infierito su di loro, quale mano abbia abusato con sadica ferocia del loro corpo.
C’è però sempre quella domanda che rimane: “Perché?”. Possibile che davvero decine se non centinaia di persone inizino ad infierire all’unisono su persone inermi con una violenza inaudita senza che nessuno li abbia indirizzati a farlo? Come per tutti gli altri perché, rimasti senza una risposta credibile, rimane il sospetto se non la ragionevole certezza che siamo di fronte all’ennesimo caso nel quale parti delle istituzioni sono pronte a negare ai cittadini il loro diritto alla giustizia, pur di proteggersi. La storia del nostro paese degli ultimi decenni presenta un ripetersi incessante di casi Dreyfuss all’italiana, ma pare che le nostre istituzioni non abbiano appreso ancora nessuna lezione. Lo Stato credibile è quello che dimostra di saper rispondere alle domande che i suoi cittadini gli fanno, è quello che è disposto a mettere in discussione sé stesso, è quello che è pronto a difendere i cittadini dalle parti devianti delle istituzioni, è quello che è in grado di rendersi conto che la funzione dello Stato è rappresentare i cittadini e non di rappresentare solo sè stesso. Lo Stato che si trincera dietro una difesa aprioristica e corporativa, lo Stato che pensa che negare la giustizia ai cittadini sia il modo migliore per tutelarsi è uno Stato che alimenta la sua principale debolezza, ovvero la sfiducia da parte dell’opinione pubblica, la diffusa concezione dello Stato come qualcosa di diverso e contrapposto rispetto ai cittadini.
Questa sentenza è alla fine solo l’ennesimo colpo alla credibilità del nostro paese e del rapporto tra Stato e cittadini. Il fatto poi che buona parte della nostra classe politica applauda la sentenza come una vittoria delle istituzioni dimostra quale concezione da ancien regime hanno costoro dello Stato e quanto quindi siano inadeguati a governare un paese.
I vizi del blogger
Giorni fa mi è capitata una mezza disavventura da internauta. Da un link sul blog di .mau. sono finito su un blog di tale blumfeld dove ho trovato un po’ di articoli le cui argomentazioni mi parevano piuttosto deboli. C’erano anche degli spunti interessanti ma affogavano nell’uso strumentale che l’autore del blog ne faceva per attaccare il tale personaggio o il tale schieramento politico. Tuttavia, nella mia perenne ricerca della risposta alla domanda che tutti ci facciamo “Perché ci sono persone che non la pensano come me?”, mi sono azzardato a far notare alcune debolezze di quanto raccontato; il risultato però è stata una serie di risposte di crescente aggressività verbale giunte fino alla minaccia dell’oscuramento di ulteriori miei commenti, il blocco generico dei commenti su uno degli interventi ed un modo di rivolgersi comunque piuttosto sgradevole. Lascio ai più curiosi l’approfondimento ed ai più maliziosi l’accostamento con le modalità di dialogo ormai imperante nella vita pubblica che consiste nel prendere a male parole chi la pensa diversamente da noi.
Volevo invece fare un paio di considerazioni che questa vicenda mi ha suggerito.
La prima considerazione è che quando si scrive su un blog va fatta sempre molta attenzione a non scrivere delle banalità . Da quando ho un blog mi sono reso conto che dico e sostengo banalità con molta più frequenza di quanto non credessi e la coda di miei interventi rimasti sempre in stato di bozza lo testimonia. Questo succede perché finché parli con amici o persone comunque piuttosto indulgenti nei tuoi confronti, riesci in genere a cavartela anche quando la tua mente genera idee piuttosto inconsistenti. Quando però immagini che quello che scrivi possa essere letto da chiunque navighi sul tuo sito, la circostanza ti impone di riflettere meglio su quello che fai onde non trovarti nell’imbarazzante situazione di sentirti far notare la banalità delle tue argomentazioni. Situazione nella quale per rispondere “Eh, sì. In effetti ho scritto una stronzata!” devi fare appello a tutta la tua onestà intellettuale.
La seconda considerazione è che credo che la principale forma di perversione di chi ha un blog, dalla quale anch’io mi sono sentito qualche volta afflitto, sia il pensare al proprio blog come ad una forma di pulpito dal quale pronunciare le proprie prediche, come un manifesto delle proprie idee finalmente incontaminato da tesi che non ci piacciono o ci infastidiscono. In questo contesto non c’è nulla di peggio di chi sottolinei le contraddizioni alla base delle nostre convinzioni, di chi le smonti, che lo faccia con argomentazioni valide o meno, perché è come se smontasse o cercasse di smontare lo stesso pulpito dal quale parliamo, è come se macchiasse il nostro manifesto. Meglio ricordarsi sempre che un blog è comunque un luogo aperto in cui tutte le argomentazioni hanno cittadinanza e soprattutto che considerazioni aliene alle nostre convinzioni non sono per il nostro blog una macchia ma una ricchezza.
La nostra classe dirigente
La frequenza con la quale esponenti politici vengono coinvolti in inchieste e processi ha spesso suscitato l’indignazione di ampia parte dell’opinione pubblica. Il fatto che il nostro Presidente del Consiglio (che però se l’è cavata con il Lodo Alfano), così come svariati Presidenti di Regione, siano sotto inchiesta fa avvampare molti di noi. Niente in contrario, anzi la stessa indignazione è anche la mia e d’altra parte i politici sono pagati con i nostri soldi, rendendoci particolarmente odioso il fatto che sfruttino la situazione per delinquere. Tuttavia spesso ci dimentichiamo che la politica non è certo l’unico ambito della vita pubblica sul quale la magistratura abbia avuto spesso molto da ridire.
La nostra finanza si è costruita negli ultimi anni su banchieri come Fiorani, Consorte e altri, che hanno fatto la spola con le aule di tribunale. Il Presidente attuale del Consiglio di Sorveglianza di Mediobanca, una delle cariche più importanti della finanza italiana, è Cesare Geronzi che è giunto a questa carica pochi mesi dopo essere stato condannato per bancarotta nel crac Italcase ad un anno e otto mesi di reclusione.
Uno dei più grandi immobiliaristi italiani è quel Salvatore Ligresti i cui rapporti con la giustizia sono sempre stati ampi e continuativi con una condanna ai tempi di Tangentopoli, ma questo non gli ha impedito di entrare sia nel gruppo RCS che recentemente in CAI. Gli scandali nei quali è stata coinvolta la Impregilo SpA (il più grande gruppo italiano di costruzioni) sono innumerevoli (ultimo quello dei rifiuti a Napoli).
E’ però ancora più significativa l’intensità dei rapporti con la giustizia della famiglia della Presidentessa di Confindustria Emma Marcegaglia. Il padre, Steno Marcegaglia è stato condannato nel 2006 nell’ambito del processo Italcase (lo stesso di Geronzi, ma guarda…); invece il fratello Antonio ha patteggiato quest’anno 11 mesi di reclusione per le tangenti di Enipower. Recentemente anche i giudici svizzeri hanno messo sotto inchiesta la società della leader degli industriali per un giro di soldi transitati su conti alle Bahamas.
Come si fa, in tutta franchezza, a non chiedersi se può essere credibile una classe dirigente simile che entra e esce di galera come una massaia dal supermercato? Voi investireste in un paese diretto da un gruppo di personaggi simili?
Addio Atlantismo?
E’ interessante guardare come si muove il nostro governo nei giorni che seguono le elezioni americane.
Probabilmente è già di per sé significativo che l’incontro con Medvedev di Berlusconi, nel corso del quale è stata pronunciata la famosa frase su Obama, sia stato organizzato proprio in questi giorni. Forse lo è anche l’incontro con Lula di ieri. A parte le coincidenze l’impressione è che il crescente isolamento del nostro governo a livello europeo, sottolineato dallo scontro con Sarkozy sui temi dell’ambiente, e la svolta delle elezioni americane stia portando a cercare altrove alleanze ed appoggi. Molto significativa è soprattutto l’uscita di Frattini a proposito dei missili nell’Est Europa che sembra sconfessare totalmente la politica sinora condotta dall’amministrazione Bush. Questa dichiarazione formalizza una presa di distanza da ortodosse politiche atlantiche (cosa che, a questo livello, non avevano mai fatto nemmeno i governi di sinistra) già adombrate da certe farneticazioni del Presidente del Consiglio.
D’altronde girando per siti e blog con orientamenti di destra è sempre meno comune sentire dichiarazioni di fedeltà atlantica e sempre più diffuse sono le apologie del regime russo e la simpatia per Putin. Per chi come il sottoscritto da anni si augura una politica estera europea autonoma rispetto agli Stati Uniti è una discreta doccia fredda scoprire che ci sottraiamo al cappello americano per un rimedio che è difficile non considerare peggiore del male.
Qualcuno mi disse anni fa che per quanto arrogante fosse il dominio americano, ci era andata decisamente bene rispetto ai paesi che erano finiti sotto l’influenza russa. Chissà che presto non ci tocchi sperimentare sulla nostra pelle la veridicità di questa affermazione.
Coglionisti o strategisti?
Di fronte alle frequenti esibizioni internazionali poco dignitose di Berlusconi c’è solitamente un distinguersi tra due scuole di pensiero: gli strategisti e i coglionisti. I secondi sono quelli che sostengono che Berlusconi è un coglione che non si rende conto delle conseguenze delle affermazioni che fa. I primi invece sottolineano le profonde strategie che risiederebbero nelle uscite del nostro Premier come di altri uomini politici con abitudini simili.
Il problema secondo me sta nel mezzo. Berlusconi, come ogni politico, ha un suo canovaccio, una sua personalità comunicativa che lo porta a cercare di prendere sempre la scena indipendentemente dal fatto che abbia o meno argomenti per farlo. Ciò non significa che ogni uscita risponda singolarmente ad un grande disegno, ad una raffinata strategia, ma nel suo insieme uno scopo c’è: è quello dell’eterna visibilità , del protagonismo a tutti i costi. Nel momento in cui la scena era stata rubata dall’elezione di Obama e Veltroni finalmente riusciva a fare dichiarazioni che non fossero solo commenti all’operato del governo, sembrava a Berlusconi urgente riprendersi la scena. Non credo che ci abbia pensato più di 5 minuti a cosa dire, a come dirlo ed a tutte le conseguenze che avrebbe avuto. L’ha detto nella convinzione che questo avrebbe moltiplicato la visibilità sua e del suo governo ed ovviamente ha avuto ragione. Resta però da chiedersi a chi giovi questo genere di visibilità .
Per rispondere provo a spostare altrove il ragionamento, ovvero nella Polonia dei fratelli KaczyÅ„ski. Parliamoci chiaro: chi si ricorda chi fosse il Presidente della Polonia prima che arrivasse al potere Lech KaczyÅ„ski o il Primo Ministro prima di JarosÅ‚aw KaczyÅ„ski? L’immagine che avevamo della Polonia era di un paese di gente seria, laboriosa, ma era anche un paese piuttosto anonimo. Dall’avvento dei fratelli terribili la Polonia si è messa di traverso su tutto: dal Trattato di Lisbona al 20-20-20, dalle relazioni con la Russia alle accuse nei confronti della Germania, perfino alla proposta di riintroduzione della pena di morte, all’omofobia, ad una sorta di novello maccartismo e, guardacaso, proprio in questi giorni anche il Presidente Kaczynski ha causato un mezzo incidente diplomatico con Obama. Insomma: finalmente si parla della Polonia ma quasi sempre male. Probabilmente per una parte dell’opinione pubblica polacca il fatto che si parli della Polonia è una buona cosa, ma se dovessi scegliere dove andare a vivere o dove impiantare un’attività economica oggi molto più difficilmente di ieri penserei alla Polonia. Non mi stupirebbe di scoprire che la stessa visione sia prodotta all’estero dalle uscite di Berlusconi. Più visibilità , magari anche qualche sorriso indulgente nelle aree più becere delle opinioni pubbliche straniere, ma alla fine un’idea di paese fondamentalmente folcrostico e assolutamente inaffidabile.
E’ alla fine uno dei tanti aspetti di quel modo di fare politica, che si definisce normalmente populista, che essenzialmente significa inseguire gli umori dell’elettorato anziché esserne la guida; che è poi l’idea che il fine della politica sia solo la conservazione del potere e mai il maggior prestigio del paese.
L’informazione oggi (terza parte)
Continuo la sequenza di interventi sul giornalismo italiano guardando un po’ a come fanno gli altri. Ringrazio Blindwolf per avermi fatto notare quanto dichiarato da Scherer, il giornalista di Bloomberg che era stato preso a male parole dal nostro Presidente del Consiglio per una domanda sulla vicenda “Obama”. Scherer ha infatti dichiarato: “Aver fatto incazzare Berlusconi per me è un onore: negli Stati Uniti il giornalismo è critica del potere, o meglio dell’abuso del potere. Il fatto che Berlusconi si sia alterato vuol dire che io, come giornalista, ho fatto il mio lavoro“.
Sarebbe una frase da far leggere ai giornalisti italiani, quelli che pensano che la riverenza sia una parte fondamentale del lavoro giornalistico e che, quando gli scappa una frase un po’ maliziosa, sono pronti a chiedere subito scusa in ginocchio.
Il calcio dopo Calciopoli
Ho trovato singolare l’indifferenza dei mezzi di informazione e degli addetti ai lavori nei confronti delle vicende del signore di Modena che la settimana scorsa è stato preso a sassate in testa da un gruppo di tifosi del Bologna, rimanendo per parecchie ore in coma e rischiando di allungare la sequenza delle vittime del nostro Campionato di calcio. Forse è un caso o forse no che l’episodio sia stato in tutti i modi celato e sminuito, e che anche chi in altre occasioni ha chiesto la sospensione del Campionato non si sia nemmeno preoccupato di dare notizia del fatto che il signore di Modena fosse fuori pericolo. Sicuramente è da settimane che va in scena la rappresentazione di un Campionato aperto e democratico nel quale l’Udinese ed il Napoli si contendono la testa della classifica e tutto questo, secondo molti pareri espressi in questi giorni, grazie a Calciopoli che ha estromesso dal Calcio il suo cancro e ha riconsegnato il calcio alla sua essenza più vera. Forse avrebbe rovinato la festa l’ennesimo episodio di violenza, l’ennesima vittima del mondo corrotto delle società calcistiche e dei loro rapporti ambigui con le tifoserie violente. Anche questo però probabilmente dopo Calciopoli, secondo l’opinione comune, non esiste più ed è meglio oscurarlo. A qualcuno potrebbe anche venire in mente che è una strana coincidenza il fatto che anche questa vicenda, come quelle che portarono alla morte di Gabriele Sandri e di Matteo Bagnaresi, sia nata da un’aggressione deliberata su tifosi juventini, non in grado di reagire. Forse speculare, come si è fatto, sul vittimismo delle tifoserie calcistiche non è stata un’azione così intelligente ma magari si tratta di casualità , sulle quali sto qui a dilungarmi solo per pruriginosa malizia.
Intanto in un articolo su Repubblica di qualche giorno fa Michele Serra, uno dei feddayn della Calciopoli purificatrice, bolla come adoratori della slealtà coloro i quali avanzano l’ipotesi che Moggi fosse un capro espiatorio. Io mi limito a registrare come tutto, ma proprio tutto, il resto del calcio sia rimasto quello che era, senza eccezioni. L’unico epurato è stato Moggi (oltre a Giraudo) e le capacità che avrebbe avuto Moggi, da solo, di condizionare e corrompere, tutto il mondo del calcio è degna davvero di una serie dei fumetti Marvel. Chi si accorga che la realtà , anche se calcistica, non è comunque un fumetto, si può permettere di pensarla diversamente, magari ricordandosi di come l’anno passato un Campionato stravinto dalla Roma è stato invece assegnato ad altri. Probabilmente però Michele Serra pensa ancora che, come scrisse tempo fa del Campionato dopo-Calciopoli “la questione arbitrale consta soprattutto di un caotico (e illeggibile) cumulo di errori sparsi a pioggia quasi ovunque. L’ esatto rovesciamento delle precedenti trame”… L’idea che prima il calcio italiano fosse manovrato come una marionetta dai fili di Moggi ed oggi invece sia libero come una farfalla mi pare suggestiva ma evidentemente gode ancora di vasto credito. Probabilmente è la stessa idea di chi ci spiegò che Craxi incarnava il male assoluto e mandando in galera lui l’Italia sarebbe stata finalmente pulita. Poi è arrivato Berlusconi guardacaso…
Intanto le prime udienze del processo Calciopoli hanno visto l’esibizione di grande competenza dei PM che, in particolare nella persona di Narducci, hanno tenuto a precisare che “i fatti sostengono che non e’ vero che tutti i dirigenti delle societa’ calcistiche chiamavano Bergamo Pairetto, Mazzini e Lanese. Gli unici a parlare con questi personaggi erano Moggi, Giraudo, Foti, Lotito, Andrea e Diego Della Valle”. I casi sono due: o le telefonate tra Facchetti e Pairetto che tutti i giornali hanno riportato sono false oppure il PM Narducci non legge i giornali. Dove starà la verità ? Mah…
Un’atmosfera soffocante
Nelle ultime settimane la situazione democratica del nostro paese appera in una fase di vertiginosa degenerazione. Si è iniziato con l’atteggiamento progressivamente sempre più sprezzante da parte della maggioranza ne confronti del dissenso, con le vette raggiunte nel celebre “Non me ne frega niente” nei confronti delle aperture delle opposizioni o con l’invito a Veltroni di “andarsi a riposare” dopo la manifestazione del 25 Ottobre. Nel frattempo arrivava l’intimidatorio “avviso ai naviganti” nei confronti degli studenti che protestavano, giusto poche ore dopo che, su Libero, Renato Farina, alias codice Betulla, aveva invitato la polizia a colpire gli studenti a “calci nelle parti molli” (chissà se prima ha sentito il Sismi anche stavolta?), mentre la Gelmini continuava a minimizzare l’entità della protesta e Cossiga irrompeva incintando la polizia a mandare gli studenti “all’ospedale”.
Poi giungevano i fatti di Piazza Navona ma soprattutto la inaccettabile ricostruzione sugli scontri (qui la prima parte, qui la seconda parte) del governo, ma ancor più della stampa filogovernativa che appariva tutta intenta ad assolvere il Blocco Studentesco, nonostante i suoi aderenti si siano presentati in piazza armati di bastoni, ed addossare la responsabilità degli scontri ai soli movimenti di sinistra antagonista ed ai collettivi. E’ difficile ritenere sia un caso che proprio la sera dopo gli esponenti di Blocco Studentesco si siano sentiti liberi di fare irruzione presso la sede della RAI per intimidire gli autori della trasmissione “Chi l’ha visto” che avevano diffuso un filmato del primo assalto in Piazza Navona, nel quale sono mostrati i volti di alcuni delinquenti. Dulcis in fundo, giungeva la notizia che Licio Gelli sarebbe stato l’opinionista di una trasmissione televisiva di un network minore.
La situazione europea non è certo più rosea dopo l’esito delle elezioni in Austria al quale ha fatto seguito l’articolo pubblicato dal Frankfurter Allgemeine, nel quale tale il noto giornalista tedesco Heinz Fischer andava all’attacco di Napolitano e del suo discorso anti-fascista di El-Alamein, dando l’impressione che in Germania ci sia chi non è affatto contento di come sia finita la Seconda Guerra Mondiale.
In questo contesto l’elezione di Obama è arrivata come la rottura delle uova nel paniere ed ha creato malcelato disagio nella maggioranza italiana, manifestatosi prima con il mandare avanti il solito Gasparri a fare la parte dello scemo del villaggio con le farneticanti dichiarazioni circa Obama e Al Qaeda, poi con il solito raffinato umorismo di Berlusconi che non ha mancato di segnalare l’Italia, come di consueto, come la corte dei miracoli dell’Europa, con insulti rivolti agli esponenti dell’opposizione e perfino ad un reporter americano in un crescendo di atteggiamenti da bettola, che dimostra solo l’inadeguatezza della nostra classe politica a condurre un paese. Mi ha colpito molto comunque il fatto che il TG2 delle 20.30 di Mercoledì abbia sostenuto che “tutti nella maggioranza hanno espresso soddisfazione per l’elezione di Obama”, fingendo di ignorare le dichiarazioni di Gasparri. Quando la stampa smette di limitarsi a non dire la verità ma inizia a mentire spudoratamente vuol dire che il livello della pressione è salito.
Non meno preoccupanti sono gli striscioni fascisti contro Alemanno apparsi a Roma: testimoniano che ciò che prima si sobilla poi non si controlla.
Siamo in un periodo di grossa crisi, di grande incertezza ed in questi periodi il passato esercita sempre più fascino del futuro. Ma è verso il futuro che stiamo andando ed è un futuro migliore che possiamo e dobbiamo costruire. Per costruire il futuro, come per costruire qualunque cosa, bisogna però prima immaginarcelo e l’immaginazione oggi sembra sempre più una rarità .
Si vive per queste emozioni
Mercoledì sera il nostro Capitano commentava così, con un po’ di commozione, la serata di Real-Juve. Ha ragione, è proprio così: sono emozioni limpide, cristalline ed eterne. Non c’è il rischio che il tempo le scolori, renda l’emozione di ieri la delusione dell’oggi, comunque vada la doppietta di Del Piero c’è, e tra 20 anni si parlerà ancora con entusiasmo di quella volta che la Juve ha vinto al Bernabeu e chi non c’era invidierà chi c’era e ha potuto vedere questo evento. Per questo forse il calcio è il rifugio dei nostri cuori che troppe disillusioni hanno fiaccato.
L’incontro iniziava subito con il Real proiettato in avanti, eppure quando mettevamo il naso dalle parti di Casillas facevamo paura alle merengues. Poi giungeva il Capitano che si incuneava nella difesa madridista e con una frustata mancina spolverava l’angolino. Non ci si poteva credere, la Juve in vantaggio, ma era ancora lunga… Subito dopo Sergio Ramos si faceva molti amici juventini colpendo con la ciabatta un pallone che aveva già scritto sopra “gol” e che invece scappava via beffardo. Il Real ferito si dibatteva con rabbia ma anche noi facevamo male quando capitava. Drenthe costringeva Mellberg a ricorrere ai superpoteri ma alla fine Olof conteneva più che validamente l’olandese mentre Van Nistelrooy ci faceva correre qualche spavento ma poi andava spegnendosi.
Quando poi Momo decideva di ignorare la zazzera bionda di Pavel per andare a cercare un fallo dal limite volando sulla gamba di Cannavaro, pareva che avesse fiutato che il piedino di Alex era pronto. Il Capitano prendeva la mira e scoccava una freccia avvelenata che si conficcava di nuovo al centro del bersaglio. Non ci ripoteva credere, 2 a 0. I minuti alla fine scorrevano al rallentatore, la nostra area si trasformava in una piscina nel quale i madridisti si esibivano ma l’arbitro non cedeva alla tentazione ed alla fine per poco Alex non faceva anche il terzo. E poi era finita. Che bello! Appena ripreso dalla sbornia per la vittoria arrivava la matematica certezza della qualificazione agli ottavi.
Due anni fa eravamo ultimi in Serie B ed oggi siamo negli ottavi di Coppa dei Campioni. Non ci sono parole. C’è solo una grande emozione che ancora fa fatica a trasformarsi in parola.
