Il mostro Internet

E’ sempre più evidente l’insofferenza che l’informazione tradizionale prova nei confronti di Internet. Siccome l’interesse corporativo in Italia viene prima anche dell’appartenenza politica, non stupisce che anche da sinistra si agiti lo spettro del mostro Internet che pure pare un assist a Berlusconi che annuncia leggi di regolamentazione di Internet.
Così mi spiego l’improbabile uscita di Michele Serra su La Repubblica di qualche giorno fa. La cosa parte da “Il Giornale”, quotidiano fuoriclasse della bufala, sul quale Antonio Signorini racconta che le figlie dell’esponente del PD Anna Finocchiaro vanno alla scuola privata, in contraddizione così la tradizione della sinistra di preferire la scuola pubblica. La notizia si rivela una bufala, anche se come avrete notato dal link, Il Giornale si è ben guardato dall’eliminarla dal suo sito. A quanto pare tra l’altro non si tratta nemmeno dell’unico errore contenuto nell’articolo.
Sta di fatto che una lettrice di La Repubblica, ignara della bufala, scrive a Michele Serra scandalizzata. Serra risponde, ben guardandosi dal verificare la veridicità  dell’affermazione, e facendola passare quindi per vera alimentando quindi la bufala, propagatasi ovviamente su Internet. Smascherata la fandonia Serra, ripercorrendo l’accaduto, sottolinea: “Ma quello che mi ha maggiormente colpito è scoprire che l’errore del Giornale ha centuplicato i suoi effetti grazie a internet”. Serra poi conclude che “fa pensare la velocità  con la quale le bufale galoppano in rete”.
E’ interessante come idea, quindi se io verso dei liquami in una falda acquifera e inquino tutta una città  la colpa non è mia ma è dell’acquedotto. Vi pare assurdo? Lo è ma è sempre meglio che ammettere la propria mancanza di professionalità , dato caratteristico di buona parte del giornalismo nostrano purtroppo. I tempi in cui un giornalista poteva raccontare balle senza controllo e senza creare polveroni sono lontani ma evdientemente Michele Serra li rimpiange molto. Stupidi quelli che leggendo una notizia su giornali notoriamente inaffidabili come Il Giornale e La Repubblica l’hanno data per buona, ma soprattutto mostruoso Internet che permette a chi pensa che una notizia sia vera di comunicarla anche ad altri in breve tempo. Per la serie: il medioevo che nostalgia!
La parte meno divertente della questione è che tutto lascia pensare che quando quando la nostra classe politica, dopo aver regolato altri conti in sospeso più urgenti, inizierà  a preparare un bavaglio per Internet, temo troverà  nella corporazione dei giornalisti parecchi più o meno insospettati alleati.

Dec 13th, 2008

La carrozza cinque

Nello scorso finesettimana mi sono servito delle Ferrovie dello Stato per un viaggio di andata e ritorno a Venezia. Da un po’ di tempo non facevo viaggi in treno di questa lunghezza e devo dire che ho notato alcuni cambiamenti nel servizio offerto da Trenitalia: carrozze rinnovate, display nei vagoni. Però alcuni tratti caratteristici rimangono.
Il viaggio da Torino a Milano era tranquillo ma al momento del cambio a Milano Centrale si capiva che sul Milano-Venezia c’era qualcosa che non andava: un certo trambusto, un numero davvero insolito di persone in piedi, nervosismo, parole grosse: che cosa era successo? A quanto pare si erano dimenticati una carrozza, esattamente la carrozza 5. Tutti quelli che avevano la prenotazione sulla carrozza 5 erano quindi rimasti in piedi. Alcuni avevano iniziato a discutere animatamente con quelli che avevano il loro stesso numero di posto nella carrozza 4 credendo che fosse la 5, altri inveivano contro Trenitalia, altri ancora si erano piazzati rassegnatamente in mezzo al corridoio senza però lasciar passare chi volesse transitare oltre. Solo dalle parti di Bergamo la situazione si ricomponeva definitivamente.
Passava un giorno e mezzo ed al momento del ritorno, alla partenza da Venezia Santa Lucia, ecco il misfatto: di nuovo mancava una carrozza ed a questo punto intuirete anche il numero, la carrozza 5. Dopo alcune discussioni anche qui si trovava una soluzione!
Infine si arrivava a Milano Centrale dove il treno avrebbe dovuto solo fare fermata per proseguire verso Torino ma, sorpresa, in prossimità  dell’arresto sul binario un annuncio avvertiva che il treno avrebbe fermato lì la sua corsa e coloro i quali avessero voluto proseguire avrebbero dovuto prendere un altro treno che li aspettava sul binario antistante. Per ovvia coerenza anche su questo treno mancava la carrozza 5, ma questa volta mancavano anche la 4 e la 3 ed i possessori dei posti corrispettivi apprendevano dal passaparola che in realtà  avrebbero dovuto accomodarsi nelle carrozze 10, 11 e 12.
In conclusione mi chiedo: che cosa c’è dietro questo sinistro rituale? Perché sempre la carrozza 5? E’ un numero magico o un numero maledetto? C’è una setta segreta formata interamente da ferrovieri che cospira per l’abolizione del numero 5? O forse è solo la consueta disorganizzazione delle Ferrovie dello Stato? Il mistero rimane…

Dec 11th, 2008

Frasi celebri

Ci sono frasi che segnano in modo inequivocabile un’epoca, in positivo o in negativo, come il segno della mentalità  imperante della sua classe dirigente. Credo che quando tra cinquant’anni gli storici cercheranno di rappresentare in una frase la sclerotizzazione, l’incacapità  progettuale, l’assenza di visione in prospettiva della classe politica italiana la riassumeranno nella frase pronunciata da Berlusconi oggi alla partenza del vertice europeo sul clima in cui l’Italia preannuncia il suo veto: “«assurdo parlare di emissioni quando c’è una crisi in atto: è come uno che ha la polmonite e pensa di farsi la messa in piega…» “.
L’idea che progettare il futuro sia un’attività  inutile in un momento di crisi, quanto farsi la messa in piega, la dice lunga sulla qualità  della nostra classe politica attuale. E’ l’espressione più sintetica di una classe politica che ha puntato così tanto sul populismo, sul soddisfacimente dell’emotività  della gente, da non essere più in grado di fare e pensare altro che quello che l’opinione pubblica pretende nell’immediato ed ha perso quella capacità  progettuale che ne giustifica l’esistenza.  L’unica domanda che ci possiamo ancora fare è come ne usciremo e sinceramente non ho nemmeno una vaga idea della risposta.

Dec 11th, 2008

Cortina fumogena

Accendo la televisione e passando da un canale all’altro noto che le facce che sfilano ad intrattenere il pubblico sul tema dello scontro tra le Procure di Salerno e Catanzaro siano quelle di vecchi volponi del calibro di Pomicino e Mastella (ovviamente in quanto simboli della classe politica vittima delle spietate Procure d’assalto). Questa semplice cosa già  denuncia il livello sul quale è condotta l’informazione circa questo episodio, ovvero quello tipico di chi non vedeva l’ora che succedesse qualcosa di spiacevole all’interno della magistratura per prendersi le proprie vendette e mettere spalle al muro chi si oppone ad una riduzione dell’autonomia dell’istituzione.
Al di là  di questo c’è qualcosa di estremamente del quale nessuno parla e cioè il merito della questione dello scontro. Le accuse di De Magistris sono vere? E’ vero che è stato boicottato e ostacolato? E’ vero che la Procura di Catanzaro ha tramato per affossare le sue inchieste? Nel caso in cui lo fosse sarebbe davvero un evento scandaloso, altro che la perquisizione di un magistrato! Si tratterebbe della dimostrazione di una rete di connivenza tra politica a magistratura tra le maglie della quale la giustizia non ha nessuna possibilità  di emergere.
Non dò per scontato che tutto ciò sia vero, ma vorrei che qualcuno di quelli che si affaccendano a parlare a sproposito di riforma della giustizia ci spiegassero perché non dobbiamo credere a De Magistris. Ovviamente né l’informazione, né la politica ha risposte convincenti e quindi ecco una bella cortina fumogena per evitare che i nostri sguardi si allunghino e i nostri dubbi si affollino sull’imbarazzante tema.

Dec 10th, 2008

Questione Vinavil

Qualche giorno fa il Presidente del Consiglio ha confermato tutta la sua bravura nel rendersi ridicolo con un duro attacco sulla “Questione Morale” nei confronti del PD, non solo scordandosi dei propri guai con la giustizia ma anche di quelli del candidato Gianni Chiodi, al suo fianco sul palco, candidato dalla PdL alla presidenza della Regione Abruzzo pur essendo sotto processo e già  più volte citato su questo blog. Sicuramente all’interno di un panorama politico, e non solo politico, sconsolante sulla “Questione morale”, pochi possono dirsi immuni dal cancro della corruzione e dell’illegalità  ma non è certo il PD quello messo peggio, se non altro perché ha sempre evitato, ai suoi livelli istituzionali, di reagire alle inchieste con attacchi ai magistrati inquirenti o gridando al complotto.
C’è però un’altra questione che trovo comune a troppe realtà  all’interno del Partito Democratico per non sospettare che si tratti di una patologia: la questione “Vinavil” (termine che prendo da una dichiarazione recente del Sindaco Iervolino). Si tratta dell’abitudine di chiunque ricopra una carica a stare attaccato a quella carica qualunque cosa accada, qualunque fallimento incontri: politico, giudiziario o morale che sia. Il caso di Villari è divenuto un caso scuola ma non è poi così diverso da quello di Bassolino. Il Presidente della Regione Campania è stato indicato a torto o a ragione come il colpevole del disastro dei rifiuti. Si è dimesso? Si è fatto da parte? Assolutamente no. Ancora adesso nega le sue dimissioni e chiede udienza da Veltoni per spiegare, capire, soprattutto farsi un po’ di pubblicità .
Anche il caso di Domenici, per quanto comprenda il disagio dell’uomo che è stato accusato forse ingiustamente, sottolinea una personalizzazione della politica che poi è la causa scatenante dell’attaccamento morboso alla seggiola. C’è una crisi? Ci si fa da parte. Considerarsi la vittima di un intrigo, di una persecuzione è la spia di una visione della politica come professione e non come pubblico servizio. Il politico è e deve essere un servitore dello Stato, non può sentirsi defraudato se viene messo da parte, se gli interessi della collettività  lo costringono, pur innocente, a uscire di scena perché mettere gli interessi della collettività  di fronte ai propri fa parte integrante della sua deontologia professionale.
Che un operaio si incateni al cancello della fabbrica dalla quale è stato licenziato è uno sfogo comprensibile da parte di chi probabilmente non ha più prospettive, la stessa comprensione non riesco francemente a provarla per un Sindaco, un Presidente di Regione o un Deputato.

Dec 9th, 2008

La cicala e la formica

E’ successo. Incredibile a dirsi ma finalmente la Formica è scesa in campo dal primo minuto. C’è voluta un’ecatombe tra gli attaccanti della prima squadra, che ha promosso alla panchina perfino il giovanissimo catalano Iago Falqué, per vedere finalmente Seba sgambettare dall’inizio sul tappeto verde di Lecce. Ovviamente è stato decisivo, come lo era stato nella maggioranza delle pochissime precedenti esibizioni. Certo, non sarà  stato il faro del gioco bianco e nero, però la partita l’abbiamo vinta grazie a lui. Ovvio che non ha la qualità  di Del Piero né la continuità  di Pavel, ma l’inverno è lungo e se vogliamo sperare di poter arrivare alla fase decisiva della stagione, ovvero la prossima primavera, con le carte in regola per toglierci qualche soddisfazione, ho l’impressione che i nostri due eroi, che di primavere ne hanno parecchie, hanno bisogno di rifiatare di tanto in tanto ed un allenatore che sappia quello che fa non dovrebbe aver bisogno che glielo dicano i medici. A scusante di Ranieri mi viene il dubbio che il suo essere “cicala” possa essere motivato dalla pressione, francamente eccessiva, alla quale nelle settimane passate è stato sottoposto. I titoloni di Tuttosport che ne pretendono la cacciata ad ogni insuccesso rischiano di influire negativamente sulla sua gestione della squadra.

A proposito dell’inserimento di Giovinco ho trovato molto gustoso un momento de “La Domenica Sportiva” scorsa nel quale il solito Collovati ha sottolineato come Ranieri ha “fatto giocare Giovinco nel momento giusto”, come un bravo stratega che riserva la sua arma migliore per il momento giusto della battaglia. Forse nessuno gli aveva detto che la scelta di Ranieri non è stata motivata da acuta sagacia ma da necessità  visto che non c’era nessun altro attaccante, oltre ad Amauri, disponibile. O forse glielo avevano detto ma è sempre bello leccare un po’ il culo, no?

Dec 9th, 2008

Baciamo le mani a vossia

La reazione di Giulio Anselmi alle dichiarazioni intimidatorie del Presidente del Consiglio di due giorni si possono riassumere in questa espressione tipica della piaggeria italiana. Il direttore de La Stampa si è infatti ben guardato dal rispondere per le rime a Berlusconi che pure lo aveva invitato a cambiare mestiere, in realtà  si è ben guardato di rispondere tout. Unica traccia dell’accaduto si trovava ieri (3 Dicembre) in un corsivo piccolo piccolo apparso su La Stampa nel quale ci si rivolgeva ai lettori spiegando con un filo di voce che il giornale aveva solo voluto informare i suoi lettori. Pareva quasi scusarsi se, facendolo, facendo sommessamente il proprio mestiere (forse per non inimicarsi Murdoch?), aveva così irritato il nostro Presidente del Consiglio.
Siccome le scuse non bastavano, bisognava recuperare: e allora ecco la prima pagina de La Stampa di oggi. Un bel titolo grande grande che dice “Sky, l’UE da ragione al Premier”. Ragione su cosa? In cosa l’UE ha dato ragione al premier? Nel fatto che l’aliquota agevolata l’avesse decisa la sinistra? Che quell’aliquota fosse stata fatta per fare un favore a Murdoch? Che non era vero che quell’aliquota favorisse Mediaset? Berlusconi ha rilasciato nelle ultime ore una sequela di dichiarazioni false, imprecise o quantomeno inesatte, l’affermazione che l’UE ha dato ragione al Premier non è proprio falsa ma risulta quantomeno ambigua. Certo, Anselmi, poi scrive un altro corsivetto piccolo piccolo richiamando il conflitto di interessi ma intanto se guardo la prima pagina de La Busiarda ho l’impressione che abbia proprio ragione Berlusconi e che, come al solito, i sordidi mentitori siano i suoi oppositori.
Per quanto riguarda la versione Internet del giornale si può invece parlare di falso vero e proprio. Il titolo è infatti :”l’Ue si schiera con il governo: Iva al 20% o partirà  la procedura” . In realtà  in nessuna dichiarazione il portavoce UE Kovacs si esprime sull’aliquota dicendo semplicemente che si doveva armonizzare l’IVA per le varie forme di tv a pagamento, specificando che non c’era nessun obbligo di elevare tutte le aliquote al 20%.
Ottimo lavoro direttore, ha salvato capra e cavoli e soprattutto il didietro!

Dec 4th, 2008

Cambino mestiere!

Ve lo devo confessare: questa volta non riesco a dare torto al Presidente del Consiglio. Nel momento in cui invita i Direttori del Corriere della Sera (Paolo Mieli) e de La Stampa (Giulio Anselmi) a cambiare mestiere pare leggermi nel pensiero.
Intendiamoci, se ricoprissi la carica di Presidente del Consiglio non mi sognerei neppure di manifestare questo mio pensiero perché potrebbe essere facilmente interpretato come un tentativo di intimidire i giornalisti in questione, di mettere sul chi va là  chi voglia continuare ad esprimere opinioni diverse dalle sue; potrebbe essere interpretato come una manifestazione di isterica intolleranza per la libertà  di stampa, come un tentativo di imbavagliare ogni opinione a lui non favorevole, come l’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza dell’uomo a governare un paese democratico, della sua incapacità  a reagire a qualunque critica senza l’insulto, la delegittimazione, l’attacco personale ed intimidatorio. Potrebbe essere così interpretato anche perché non ci sono altre interpretazioni possibili se non una sua follia ormai incontrollabile. E non mi sembra proprio che questa sia la prima volta che i comportamenti di Berlusconi trasmettono tutto ciò a me ed a tanti altri italiani, e allora mi chiedo: possibile che mentre noi ci siamo stufati di ripetere la riprovazione per questo personaggio, per i suoi comportamenti, per la sua arroganza e per la sua incapacità  politica, dalle colonne de La Stampa o de Il Corriere per mesi abbiamo letto magnificare da firme come Panebianco, Ostellino o Minzolini le straordinarie capacità  strategiche dell’uomo, cavalcare le sue giuste lotte contro i magistrati impiccioni, contro l’opposizione non costruttiva, contro chiunque non gli dia ragione, non lo applauda, non lo incensi? Possibile che i Direttori di questi giornali non abbiano mai notato quello che tutti noi abbiamo notato mille volte? Lo capirei dal direttore di un giornale parrocchiale ma dai direttori di quotidiani come La Stampa o il Corriere, no. E’ troppo grave.
Ha ragione il Presidente del Consiglio: cambino mestiere! Il giornalista è il mestiere di chi attacca il potere, di chi lo sfida, di chi conduce con pertinacia il suo assalto al palazzo. Il giornalista che si riduce a cane da compagnia della politica diventa la parodia di sé stesso. Certo, passa un sacco di tempo a crogiolarsi nei salotti, rosicchiando l’osso che la politica gli butta di tanto in tanto. Ma poi gli capita, quando meno se lo aspetta, di finire come spesso finiscono i cani da compagnia, bastonati e abbandonati in mezzo ad una strada e costretti a cercarsi un altro padrone. Meglio cambiare mestiere che finire così, no?

Dec 3rd, 2008

Ma che succede in Thailandia?

Da mesi sentiamo parlare di una misteriosa sedizione contro il governo thailandese ma, così come il sottoscritto, molti si saranno, immagino, chiesti perché mai migliaia di persone da mesi sono mobilitate per ribellarsi ad un governo che era stato eletto nemmeno un anno fa. Che cosa vorranno mai questi signori vestiti di giallo che occupano aeroporti ed edifici pubblici? Perché oggi esultano perché la Corte Costituzionale ha cancellato il partito al governo, il Partito del Potere Popolare?
Da quello che ho capito i signori in giallo sostengono l’Alleanza Popolare per la Democrazia (PAD), un gruppo politico apparso sulla scena del paese intorno alla metà  di questo decennio, quando al governo della Thailandia c’era il riccone Thaksin Shinawatra ed il PAD iniziò una forte opera di opposizione contro la corruzione dell’apparato di Shinawatra. Quando un colpo di stato militare, nel Settembre 2006, depose tale governo il PAD si sciolse, i militari sospesero la costituzione e solo nel Dicembre 2007, anche su pressioni della comunità  internazionale, si sono tenute nuove elezioni con la vittoria del Partito del Potere Popolare di Samak Sundaravej. Ma dopo pochi mesi di governo il PAD ha ripreso fiato iniziando una serie di manifestazioni di piazza che sono poi dilagate fino all’occupazione del palazzo del governo e degli aeroporti. Nel frattempo il Primo Ministro Sundaravej è stato deposto dalla Corte Costituzionale per avere tenuto un programma televisivo di cucina (avete letto bene, pare che in Thailandia sia vietato per il capo del governo) e sostituito da Somchai Wongsawat. Si arriva infine alla notizia di oggi della cancellazione dei partiti di governo per presunta corruzione elettorale. La cosa però apparentemente non porterà  a nuove elezioni perché i deputati sono confluiti in altri raggruppamenti politici.
Se la protesta ha fatto molto rumore e molti proseliti la proposta del PAD non è altrettanto nota: quello che pare chiaro è che la critica del movimento non sia solo contro il governo ma contro la democrazia rappresentativa come sistema di governo. Quello che il PAD propone è sostanzialmente un sistema corporativo nel quale il parlamento sia eletto solo in parte in base al diritto di cittadinanza ed in parte invece sia nominato da rappresentanze corporative. Per questo il PAD è paragonato da molti al Partito Fascista italiano. Il leader del partito è tra l’altro tale Sondhi Limthongkul, proprietario di un giornale e di un popolare canale televisivo, tanto per rimanere in argomento nostrano.
Forse il paragone con il fascismo è azzardato ma sicuramente mi è abbastanza chiaro che l’idea del movimento che difende il popolo oppresso dai politici corrotta, che qualcuno ha accreditato, è piuttosto lontana dalla realtà . La sedizione può ricordare semmai l’assedio dell’Assemblea Nazionale a Parigi da parte delle ligues nel Febbraio del 1934. E questo mi porta a fare una considerazione: ho l’impressione che spesso tendiamo a proiettare sugli altri popoli la nostra storia allo stadio al quale è giunta all’interno della nostra realtà . Guardando alla nostra politica malata in una classe di governo sempre più arroccata nella sua fortezza e in un’opinione pubblica che sempre meno si preoccupa di controllarne l’operato, pensiamo che chi assalti quella fortezza non possa che fare bene. Non è detto però che altrove le categorie siano le stesse e che chi assalti il palazzo della politica non possa fare più danni di chi lo occupava prima.
Molti popoli dell’Estremo Oriente stanno vivendo il contraccolpo per una rapida industrializzazione e per una democratizzazione vissuta più nel desiderio di scimmiottare l’occidente che come una consolidata presa di coscienza del cittadino del suo diritto e dovere di essere parte nelle scelte della società . Di qui nasce forse questo caotico protagonismo popolare. Il cammino di autoconsapevolezza dell’individuo del potere essere regista del suo futuro è lungo ed accidentato, con molte sfumature diverse in diverse culture, ma alla fine è un cammino che è diventato comune a tutti gli uomini su questa Terra. Su questo cammino spesso troviamo anche chi manovra il nostro desiderio di protagonismo, ma fa parte del gioco. L’importante è desiderare di essere protagonista.
Devo ammettere quindi che mi sono molto più simpatici i giovinotti thailandesi vestiti di giallo che occupano l’aeroporto, probabilmente manovrati da un leader pseudofascista, che i tanti figuri in grigio che camminano per le strade del nostro paese, rigorosamente a testa bassa, ripetendo il mantra che “tanto sono tutti uguali”, che “tanto non cambia nulla”. Se non viviamo più nelle caverne è grazie ai primi, fosse per i secondi cammineremmo ancora a quattro zampe.

Dec 2nd, 2008

Povera Sky

Fa quasi sorridere il goffo prodigarsi con il quale Berlusconi è subito sceso in campo a difendere il provvedimento del governo per il raddoppio dell’Iva gravante sui contratti di abbonamenti di Sky. Il Presidente del Consiglio preso, come dicono a Roma, “con il sorcio in bocca” si è lanciato in una penosa difesa del provvedimento: ha cercato di spiegare che anche Mediaset sarà  danneggiata (è vero solo per quel esiguo sottinsieme di utenti del digitale terrestre che hanno l’abbonamento anziché la prepagata) e che non è vero niente e che è colpa della sinistra e così via, ma la coda del sorcio ancora gli spuntava dalla bocca. Il Presidente del Consiglio ha anche raccontato un po’ di fesserie sull’origine dell’attuale aliquota smentite prontamente dall’Amministratore Delegato di Sky. Ormai la nostra classe dirigente è talmente abituata ad un’opinione pubblica che se le beve tutte che non ha più nessun ritegno nel negare l’evidenza o nel raccontare fandonie. D’altronde anche per quella parte dell’opinione pubblica che non se le beve tutte l’uso personale della cosa pubblica è divenuto costume talmente consolidato in Italia, non solo nello schieramento politico di Berlusconi, che per certe cose non ci si indigna nemmeno più. Come scandalizzarsi se Berlusconi, in un momento così critico del paese, usa la sua carica per concedere regali alla ditta di famiglia, quando contemporaneamente Villari brandisce la RAI come fosse un balocco regalatogli dalla Mamma?
Con tutto ciò la catena di solidarietà  per la povera Sky tartassata dal governo francamente non mi commuove. Sky ha potuto creare nel 2003, con la complicità  del governo allora in carica (guardacaso un altro governo Berlusconi), un monopolio della pay tv satellitare, dall’alto del quale ha potuto poi imporre al mercato uno standard proprietario che ha costretto migliaia di telespettatori a buttar via i propri decoder cancellando il mercato italiano del prodotto. Sky si è poi segnalata per un’arroganza imbarazzante nei confronti dei suoi abbonati (dei quali faccio parte) con una sequenza di azioni censurabili e un record di denunce da parte delle associazioni di consumatori.
Per quanto trovi farsesco l’operato dell’attuale governo trovo piuttosto preoccupante che un’azienda possa, da sola, montare una campagna mediatica come quella in corso contro un provvedimento di un governo grazie alla propria posizione mediatica. Ho l’impressione che, se la stessa cosa non è successa all’epoca dell’abolizione del costo di ricarica per gli operatori di telefonia mobile, non è perché qui c’è il conflitto di interesse ma perché Sky opera in un settore come l’informazione e per di più in sostanziale monopolio. Questo teoricamente dovrebbe ricordarci quanto è delicato il settore dei media e quanto dovremmo vigilare affinché non si formino concentrazioni come appunto quella di Sky. Purtroppo chi dovrebbe vigilare ed invece avvalò la fusione tra Tele+ e Stream che portò alla nascita di Sky, ha costruito sull’oligopolio la sua carriera e noi l’abbiamo votato ben consapevoli di tutto ciò. Il fatto che ciò gli si ritorca contro non è una grande consolazione.
Non guarderei quindi con troppo entusiasmo questo confronto tra monopolisti d’assalto, nel quale chi è già  sicuro di perdere siamo noi cittadini che pagheremo di più la televisione e che peraltro ce lo siamo pienamente meritati.

Dec 1st, 2008
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