Il partito dei politici

Si legge spesso o sente spesso parlare di “Partito dei Giudici”. Chi usa questa espressione vi include genericamente tutti coloro che reclamano l’indipendenza della magistratura dalla politica. Si tratta di uno di quei termini volutamente ambigui, perché lascia intendere che chi sposi questa posizione lo faccia per spirito corporativo e non per proprie convinzioni sul giusto rapporto tra politica e magistratura. Personalmente io rientro probabilmente tra i simpatizzanti del “Partito dei giudici” pur non essendo io un magistrato né avendo nessun parente o amico che faccia il giudice. A questo punto mi chiedo come vanno chiamati quindi gli aderenti al partito opposto, quello che manifesta riserve sull’equilibrio tra i poteri esistente oggi in Italia, tra i quali molti esplicitamente o meno ipotizzano un maggiore controllo della politica dell’operato della magistratura. Come si potrebbe chiamare questo partito se non “Partito dei Politici”?
A questo partito si è iscritto recentemente l’esponente democratico Luciano Violante dichiarando che in Italia i magistrati hanno troppo potere. C’è dell’ironia involontaria di chi ipotizza che dietro alle inchieste della magistratura delle ultime settimane ci sia una risposta alla frase di Violante, presuppongono evidentemente che si possa mettere in piedi un’inchiesta nel giro di una settimana. Mi pare molto più verosimile invece che quello di Violante sia stato un avvertimento verso i giudici agitando un possibile cambio di rotta del PD sulla magistratura se quello che si profilava fosse emerso, come è emerso.
Al di là  di questo, ciò che oggi mi domando è: c’è un effettivo eccesso di potere dei giudici in Italia? Siamo forse un paese nel quale i giudici fanno il comodo loro? Siamo un paese nel quale non ci sono contrappesi all’azione giudiziaria? Proviamo a vedere cosa succede all’estero. In Germania il cancelliere Kohl, l’uomo che aveva riunificato la Germania, fu spazzato via da un’inchiesta dal quale era stato appena sfiorato senza essere neppure rinviato a giudizio. In Spagna negli anni 90 il Primo Ministro Felipe Gonzalez fu travolto da una serie di scandali giudiziari. La classe politica francese è stata scossa due anni fa dallo scandalo Clearstream. Negli Stati Uniti il Governatore dell’Illinois è stato recentemente messo sotto accusa per la compravendita del posto lasciato libero in Senato da Obama. Insomma il fatto che la magistratura indaghi e condanni la politica è un fatto diffuso in tutte le grandi democrazie, senza che nessuno lo consideri un attentato allo Stato e che invochi una limitazione dell’azione giudiziaria. Perché proprio in Italia (secondo gli istituti specializzati di gran lunga il paese tra quelli più sviluppati più afflitto da fenomeni corruttivi) c’è l’esigenza di limitare lo spazio d’azione dei giudici?
L’impressione è che si tratti di un’esigenza di autoprotezione di un sistema politico che ha fatto della propria chiusura e della propria autoreferenzialità  la propria caratteristica unificante. Per molti questa chiusura, questa concezione della politica come un fortezza protetta e riparata da ogni interferenza esterna, è stata ed è giustificata dall’identificazione della politica con la stessa democrazia e l’esigenza di difenderla quindi da tentazioni autoritarie. La vocazione autoritaria degli italiani non è certo un’invenzione se è vero che ancora adesso l’estrema destra conta in Italia un 5-10% degli elettori ma questo rischio ha giustificato un atteggiamento morbosamente autoprotettivo della politica che è diventato ben più protezione dal democraticissimo controllo dei cittadini che da assalti autoritaristici.
Il rischio di involuzioni autoritarie è, a mio avviso, nonostante tutto molto minore del rischio di non evolvere ad uno stato moderno nel quale i sistemi di corruzione e malaffare siano l’eccezione e non la regola. In questi anni i mille guai giudiziari di Berlusconi hanno centrato il dibattito sulla giustizia sulla figura di questo personaggio, creando una sovrapposizione dello scontro tra “partito dei politici” e “partito dei giudici” con gli schieramenti di destra e sinistra. Con buona dose di ottimismo, mi auguro che la strumentalizzazione fatta dai media in queste settimane delle vicende giudiziare del PD sparigli questa sovrapposizione e faccia aprire gli occhi sul problema della corruzione politica anche a quella parte degli italiani che ha sostenuto in questi anni con convinzione la crociata di Berlusconi contro i giudici. Non è mai troppo tardi…

Dec 26th, 2008

Il giorno di Natale

In una società  che, nonostante l’accanirsi di Ratzinger, si sta, nei comportamenti, sempre più laicizzando, le feste religiose paiono ormai solo più un modo per allungare il finesettimana.
Il Natale fa, a mio avviso, eccezione in quanto conserva un suo senso, una sua specificità , anche in una sua visione puramente laica. Continua infatti ad essere un giorno nel quale ci si riunisce in famiglia, nel quale si sta in casa, nel quale si mangia lentamente, si accende il caminetto, si rallentano i ritmi esasperati della vita quotidiana. Sa un po’ di ritorno alle origini, ad una società  premoderna nella quale i tempi, i ritmi, le sensazioni erano diverse. Certo c’è il consumismo, la corsa sfrenata ai regali, ma nella giornata di Natale anche questa frenesia pare improvvisamente frenare, spegnersi, perché quello che conta è assaporare certe emozioni.
Ho l’impressione che anche in una società  futura nella quale il suo significato religioso sia ormai sfumato, il Natale rimarrà  una piacevole finestrella su un passato che non c’è più.
Nel frattempo Buon Natale a tutti.

Dec 24th, 2008

Brutto calcio

Quando calcavo i campi di Terza Categoria con la casacca d’arbitro non potevo non notare che alcune squadre erano solite avere uno strano, ed estremamente irritante, modo di comportarsi in campo. Dal primo minuto fino all’ultimo cercavano in tutti i modi di disturbarmi, di irritarmi, di influenzarmi con proteste continue, con mezze simulazioni, con provocazioni agli avversari. Si capiva rapidamente che il capitano non era stato scelto, come in altre squadre, in quanto il più carismatico ed il più adatto a rapportarsi con il Direttore di gara, ma piuttosto per poter parlare e polemizzare ininterrottamente per tutto l’incontro senza incorrere in sanzioni. Mi sono sempre chiesto se fossero semplicemente comportamenti istintivi che per influenza reciproca si diffondevano a tutta la compagine oppure se ciò facesse parte di una strategia concordata. Certamente la cosa curiosa e frustrante era che si trattava di cose piccole, che singolarmente era difficile punire senza essere accusati di eccessiva severità  ma che complessivamente creavano un clima di nervosismo in campo, che alla fine spesso sfociava in scontri anche tra i giocatori.
Sarà  come sarà  ma le squadre di Del Neri hanno la stessa insopprimibile tendenza, basti ricordarsi la gazzarra scatenata nell’incontro contro il Napoli per le decisioni apparentemente avverse dell’arbitro; tranne scoprire, riguardando le immagini televisive, che gli unici errori dell’arbitro erano stati a danno del Napoli. Di questa tendenza la brutta partita di Domenica scorsa contro la Juve è stata l’apoteosi.
L’inizio era bello, veloce, scattante e l’Atalanta giocava anche bene, mettendoci alla frusta. Iniziava però quasi subito lo stillicidio delle proteste, delle tensioni, del nervosismo, con un paio di fuorigiochi chiamati all’Atalanta che generavano le prime proteste ed i primi nervosismi. L’assistente sbagliava poi fermando Marchionni lanciato verso la porta con una segnalazione rivelatasi poi del tutto errata, ma poi risbagliava lasciando andare lo stesso Marchionni che si trovava invece in fuorigioco e che lucidava il pallone per Del Piero che lo adagiava in porta per l’1 a 0. Le proteste veementi dei bergamaschi davano il via allo show di Doni che iniziava a recriminare su ogni rimessa laterale, su ogni singolo fischio del mediocre arbitro Farina. Il capitano atalantino alternava le proteste nei confronti della terna alle provocazioni nei confronti degli avversari. Gli capitava ad un certo punto di avere tra sé e la porta il solo Chiellini, allora scavalcava Giorgione con un pallonetto e si buttava a pesce puntando al fallo da ultimo uomo ed all’espulsione. Tra le simulazioni quella per far espellere l’avversario è certamente la più odiosa: in Terza Categoria sarebbe finita a botte, qui lo squallido Doni rimediava solo un meritatissimo cartellino giallo. Nel frattempo Nicola di Bari aveva arrotondato il punteggio con il risultato di rendere incessante il peregrinare di Del Neri a bordo campo, digrignando i denti in un mugugno contro l’arbitro ed i suoi parenti che assumeva le caratteristiche di un mantra.
Appena tornati dagli spogliatoi Vieri riapriva l’incontro, era però l’inizio di una ripresa ancora più brutta. Manfredini e De Ascentis tiravano a qualunque cosa si muovesse, il centrocampo della Juve sembrava incapace di sostenere la manovra, l’Atalanta manteneva l’iniziativa ma Manninger correva pochi rischi. Non trovando altra via per rendersi pericoloso Floccari andava a caccia del rigore, ma in modo piuttosto maldestro. All’ingresso in area veniva toccato sulla gamba destra da Marchionni, l’attaccante atalantino reagiva con un po’ di ritardo, metteva giù normalmente il piede destro colpito e poi incespicava con il piede sinistro. Maldestra la simulazione, penose le proteste. Poco dopo Amauri dava all’Atalanta il colpo della staffa e la partita diventava solo più una palestra della protesta e della provocazione. I nervi alla fine saltavano a Marchisio che di Doni non ne poteva proprio più. Succedeva che a distanza di pochi secondi lo stesso Marchisio, prima in contropiede veniva abbattuto da Manfredini con una raffica di mitra e, sebbene l’atalantino fosse già  ammonito, Farina faceva come se niente fosse; poi veniva ammonito per un fallo a centrocampo molto meno evidente. Quando a quel punto Doni rincorreva l’arbitro invocando l’espulsione, Marchisio non ne poteva e spiegava a Doni cosa ne pensasse di lui, che è poi quello che penso anch’io e molti altri. Provvidenziale arrivava il cambio e il ragazzo di Andezeno poteva sbollire sotto la doccia i suoi spiriti.
Finiva così: una partita brutta, giocata male dalla Juve, giocata peggio o non giocata dall’Atalanta. Unica nota positiva è il risultato, per il resto queste sono le partite che mi fanno un po’ rimpiangere di non avere dedicato altrimenti un’ora e mezza del mio tempo.

Dec 23rd, 2008

E’ un paese per vecchi

Leggo che il Presidente del Consiglio ha di nuovo trovato modo di prendersi le prime pagine dei giornali riproponendo un suo vecchio cavallo di battaglia: il presidenzialismo. Faccio presente che nel 2006 gli italiani hanno già  respinto una proposta di modifica costituzionale che tra le cose più reclamizzate voleva appunto trasformare in senso presidenziale la carica di Primo Ministro, assegnandogli poteri comparabili a quelli che nei sistemi presidenziali ha il Presidente della Repubblica. A Berlusconi la batosta di allora non è bastata per rinunciare alla sua convinzione profonda che in Italia il problema sia la mancanza di decisionismo e non la cronica chiusura su sé stessa della classe dirigente. Chiunque esiterebbe a riproporre un cammino che lo ha portato alla più grossa batosta della sua carriera politica, ma bisogna comprendere la persona per capire questo atteggiamento. Si tratta di un uomo anziano, ha 72 anni e ha le caratteristiche che spesso hanno le persone anziane, ovvero ricorrere sempre agli stessi tormentoni: la sinistra menzognera, l’opposizione che non collabora, le toghe rosse, io ce la farei ma sono gli altri che non mi lasciano fare, ed anche il presidenzialismo come la soluzione che gli permetterebbe finalmente di fare come dice lui. Ripete le stesse cose da anni, con gli stessi toni, gli stessi giochetti mediatici che ormai ci sono solo diventati noiosi. Somiglia a quei vecchietti al bar che raccontano sempre la stessa barzelletta e poi se la ridono.
Ma come si spiega allora che un uomo così venga ancora votato? Perché siamo un popolo vecchio, un popolo che come i vecchi non sa cambiare prospettiva, non sa guardare avanti, non sa svoltare, un popolo che a sentire raccontare la stessa barzelletta continua a ridere come se la sentisse per la prima volta.
Leggevo un interessante volumetto edito da “Il Mulino” dal titolo “Il ritorno di Berlusconi“. Ho trovato impressionante il dato per il quale le persone di più di 75 anni hanno votato alle scorse elezioni per il 55% per la PdL (non contando quindi la Lega). Si pensi che invece tra i giovani al di sotto dei 24 anni la PdL non arriva nemmeno al 30%. Insomma, parafrasando i fratelli Cohen: l’Italia è sempre più un paese per vecchi.

Dec 22nd, 2008

Il ritorno della Lista Unica

Nel Febbraio del 1928 il Gran Consiglio del Fascismo approvava una riforma della legge elettorale che introduceva il concetto della Lista Unica. Si trattava di una lista composta da 400 candidati all’elezione parlamentare, compilata dallo stesso Gran Consiglio. L’elettore aveva solo la possibilità  di approvare o respingere l’intera lista senza alcuna alternativa.

Ieri passeggiavo per il centro di Torino e mi sono fermato al banchetto del PdL in Piazza Castello, incuriosito da quanto avevo sentito dire circa l’iniziativa in corso da parte del partito di Berlusconi: le cosiddette primarie per la scelta dei delegati al congresso nazionale della PdL del Marzo 2009. Ho chiesto informazioni su come funzionava e mi hanno fatto vedere un prestampato con una lista di candidati ed, in cima, un quadratino su cui apporre la crocetta di fianco alla scritta: “Approvo la lista”. Chiedevo a quel punto come avrei potuto fare se non fossi stato d’accordo con la lista, l’addetto mi mostrava un altro prestampato con l’intestazione “Non approvo la lista” ed una serie di righe vuote sulle quali indicare quali fossero le persone che intendevo candidare in luogo di quelle scelte dal partito. Come a dire che non c’era una lista alternativa. Tra l’altro, a differenza delle primarie del PD, in questo caso per votare eri obbligato ad iscriverti al partito. Chiedevo infatti all’addetto: “Quindi per votare ci si deve prima iscrivere al partito?”. Lui mi rispondeva: “Sì. Se no poi votano tutti. Magari anche quegli altri…”.  Immaginavo di far parte, nella sua testa, appunto di “quegli altri”.
Questo meccanismo assomiglia davvero troppo alla Lista Unica fascista perché la cosa possa suonare solo casuale. Una possibile interpretazione è che chi ha avuto quest’idea abbia trovato geniale la soluzione introdotta dal fascismo ed abbia deciso di riproporla. L’altra possibile interpretazione è invece che chi ha ideato questa soluzione non sapesse affatto dell’esistenza della Lista Unica, ma semplicemente la stessa cultura, come spesso accade, ha generato gli stessi frutti. Trovo quest’ultima interpretazione la più probabile ma niente affatto la più auspicabile, perché non fa che confermare il fatto che negli 80 anni passati la nostra cultura democratica ha fatto ben pochi passi avanti.

Dec 21st, 2008

Di nuovo Trenitalia

A distanza di pochi giorni da una precedente trasferta a Venezia, già  narrata su questo blog, Trenitalia mi ha di nuovo offerto i suoi servigi. E’ curioso che periodicamente i dirigenti di Trenitalia siano ospiti di trasmissioni RAI (l’ultima volta ho sentito qualche settimana fa l’AD di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, ospite di Radio Anch’io) dalle quali ci raccontano che le Ferrovie dello Stato offrono un servizio di ottima qualità . Poi mi capita di prendere treni diversi su tratte diverse ma il pessimo servizio è la costante. Questa sera dovevo tornare da Ivrea a Torino ed ho preso il locale delle 16.57 per Chivasso per poi cambiare e prendere l’Interregionale per Torino. Pur essendo partito da Ivrea solo con un paio di minuti di ritardo il treno accumulava più di 20 minuti di ritardo: non male su un tragitto di 40 minuti. Ero convinto di aver perso l’interregionale ma, sorpresa, viaggiava con un ritardo di mezzora. Arrivavo in ritardo all’appuntamento ma pazienza, fortunatamente siamo in Italia.
Rimane una constatazione: se il servizio offerto dalle Ferrovie Dello Stato è ottimo sempre, tranne quando le utilizzo io, significa che il problema sono io. In questo caso mi sentirei di proporre alle FS di fornirmi un mezzo di trasporto alternativo, tipo un auto privata con autista oppure un elicottero. Costerebbe un po’ ma finalmente azzereremmo i disservizi delle FS. O no?

Dec 18th, 2008

Apparatodipendenza

La parabola del Partito Democratico pare ricordare tanto quei filmetti o originali televisivi strappalacrime in cui c’è il ragazzo tossicodipendente che smette, trova un lavoro, si fidanza con una brava ragazza, sembra rinato, tirato a lucido come un giovane di buona famiglia, il lieto fine pare cosa fatta, ma alla prima crisi rieccolo finire a bucarsi di nuovo, fino alla tragedia finale.
Allo stesso modo il PD aveva iniziato bene: un processo trasparente, elezioni primarie per designare la struttura organizzativa. Pareva sincera la volontà  di far respirare un’aria nuova ai suoi sostenitori, di avere un partito con una connotazione profondamente democratica che superi la logica storica dei partiti italiani, chiusi in sé stessi, in logiche incomprensibili, in strategie solo funzionali all’emergere di questa o quella cordata ma non certo all’imporsi di un’idea e tantomeno delle istanze degli elettori. Solo le facce parevano molto simili alle solite ma un sistema fortemente democratico pareva il miglior modo per sostituirle, per erodere il muro che circonda la nostra politica. La mancata organizzazione delle primarie per decidere le liste delle elezioni politiche è stato un primo passo indietro: non c’è stato tempo, dicono alcuni. Ho francamente qualche dubbio in merito e soprattutto non ho dubbi sul fatto che una scelta del genere avrebbe almeno mitigato la disfatta elettorale. Da allora in poi le primarie sono diventate sempre meno un metodo democratico e sempre più un vestito bello con il quale si adorna una scelta già  fatta. Non che non si siano svolte più primarie, anzi abbiamo assistito recentemente alle primarie per il sindaco di Bologna, ma finché la primaria non viene adottata come sistematico mezzo per eleggere le cariche, per decidere i candidati, per far vivere di democrazia il partito diventano solo un plebiscito bonapartista che presto stuferà  anche i suoi più affezionati sostenitori.
In realtà  nel frattempo l’attenzione è ritornata sugli apparati, sulle cordate, sulle correnti, che tra veti incrociati, congiure di palazzo puntualmente smentite, pizzini ed abboccamenti, sono tornati a derubare la base della politica per richiuderla a doppia mandata nella cassaforte, lontana dagli sguardi indiscreti dell’opinione pubblica. All’indomani dell’elezione di Obama tutti si sono chiesti se ci sia in Italia un Obama. Non ho sentito nessuno chiedersi se in Italia un Obama sarebbe mai stato eletto, se uno degli “apparati”che domina la nostra politica si sarebbe mai spogliato del proprio potere per rimetterlo in discussione nelle mani di un autentico innovatore.
Personalmente sono convinto che in Italia un Obama ce l’abbiamo. Forse anche più di uno. Ci sono, sono sicuro che ci sono. Sono chiusi nello sgabuzzino di una sezione del Partito Democratico oppure nella stiva della barca di D’Alema, oppure nel confessionale della parrocchia di Rutelli. Ce la faremo a tirarli fuori? Ce la faranno le inchieste giudiziarie? Ce la faranno le sconfitte elettorali? Difficile essere ottimisti, davvero difficile.

Dec 17th, 2008

Tamarrizzazione

Sono in piedi fermo ad un angolo di strada in Centro di Torino. Ad un certo punto si ferma un tizio che molla la macchina sulle strisce per andare a comprare le sigarette dal tabaccaio. Non ha l’aria del classico tizio che molla la macchina in mezzo all’incrocio per andare a prendere le sigarette: faccia da ragazzo di buona famiglia, occhiali, cappottino blu. E pur tuttavia scendendo fa una cosa che mi lascia basito: lascia il motore acceso. Rendendomi conto della situazione chiedo cortesemente alla ragazza rimasta in auto di spegnere il motore ma lei mi fa un cenno del tipo: “Ah, io non tocco mica. Chiedi a lui”. Quando il tizio esce gli dico, con la massima calma e con il tono più conciliante possibile: “La prossima volta che fermi la macchina, per favore, spegni il motore. Mi hai fatto respirare per due minuti il tuo scappamento.“. Queste sono le situazioni nelle quali le persone si esibiscono nelle risposte più disarmanti ed in effetti il tizio replica: “Con tutte le macchine che girano proprio con me te la devi prendere?“. Gli rispondo ovviamente che per andare in giro hai bisogno di avere il motore acceso, ma sei stai fermo no. Il tizio bofonchia qualcosa di poco carino e risale in macchina.
Ognuno ha le sue giornate no e magari il tizio era in una di quelle giornate in cui non ce la fai proprio a dire cose tipo: “Ah, scusa. Non ci ho pensato”. Però mi ha fatto riflettere aver visto un comportamento tipico da tamarro addosso ad un classico rappresentante della classe media. Ho l’impressione che il processo di tamarrizzazione del ceto medio stia avanzando a grandi passi.

Dec 16th, 2008

Una pioggia purificatrice

Quando si assiste ad un incontro come quello della Juve di ieri sera, gli occhi brillano di una gioia senza freno, le emozioni stillano torrenziali più dell’acqua che è caduta sullo Stadio Olimpico. Quanto accadeva non aveva nulla di atteso: le magliette bianche e nere attraversavano il terreno di gioco come bagliori che illuminavano la notte, come un esercito che travolgeva un baluardo ormai indifendibile. Tutto questo mi figuravo mentre la pioggia cadeva e i Nostri prendevano a pallate il malcapitato portiere Abbiati.
Era iniziata con il Milan che pareva volere sbaragliare il campo, con un pressing feroce a centrocampo che metteva in difficoltà  i nostri i quali faticavano parecchio a mettersi in moto. Tuttavia bastava una rovesciata di Amauri ed un colpo di testa di Mellberg, entrambi di poco fuori, perché la corazzata milanista inziasse a scricchiolare dimostrando che aveva già  esaurito il meglio di sé. La Juve arrivava in area di rigore con una facilità  spaventosa ed il Milan pareva un bambino spaurito. Così arrivava il gol con Maldini che franava su Del Piero, e Rizzoli, in serata opaca, ad indicare con molte incertezze (forse per un dubbio di fuorigioco) il rigore, dimenticandosi che Del Piero aveva tutta l’aria di essere anche ultimo uomo. Il rigore di Alex spolverava l’incrocio dei pali e l’1 a 0 era già  fatto. Sull’unica distrazione della nostra difesa Ambrosini si presentava davanti a Manninger pronto a pareggiare ma sbagliava l’impatto della palla. Poco dopo Del Piero subiva forse un fallo in fase di disimpegno sulla trequarti difensiva; tutti attendevano il fischio di Rizzoli che non arrivava, arrivava invece Ronaldinho che trovava Pato in mezzo all’area ed era 1 a 1. La serata però non sembrava provare nessuna benevolenza per il Milan: non facevano nemmeno in tempo a gioire che Giorgione aveva già  gonfiato la porta avversaria riportandoci in vantaggio. Di lì in poi c’eravamo solo più noi in campo e Abbiati diventava un bersaglio come l’orso del Luna Park. Si salvava per miracolo ma solo finché Paolino De Ceglie non lanciava un pallone in mezzo all’area sul quale l’uomo di Carapicuiba sfoderava tutta la sua apertura alare per sfondare la porta con un colpo di testa che faceva paura. Il Capitano faceva ancora in tempo a buttare alle ortiche il 4 a 1 e ci si andava a riposare. Giorgione di riposarsi però non ne aveva voglia e dopo 10 minuti era di nuovo in campo mentre gli altri erano ancora alle prese col tè caldo.
Si riiniziava da dove si era finito: La Juve arava il campo con un Marchisio superlativo, nelle chiusure ma anche nella distribuzione del gioco e nelle rifiniture, mentre si capiva perché Amauri ha un nome al plurale: in effetti sembravano tre o quattro e tutti bravissimi. Il Milan si sedeva a bordo campo ad applaudire. Rizzoli, come già  nel primo tempo su un fallo di Grygera, doveva fare esercizio di discreta miopia per non concedere un secondo rigore alla Juve mentre Abbiati passava altri minuti di terrore. Succedeva però che su un tiro di Ambrosini Giorgione, per troppa generosità , deviava alle spalle di Manninger e così il Milan si ritrovava di nuovo vicino. Ma veniva il momento di Zambrotta che dopo una serata di fischi e figuracce entrava in netto ritardo su De Ceglie e se ne andava sotto la doccia senza nemmeno più voltarsi. E così toccava di nuovo a lui: Amauri che decideva di non averci ancora stupito abbastanza e dopo un triangolo con Momo, prima stoppava di testa poi si svitava una gamba di nascostro per colpire a rete (perché con la gamba attaccata al bacino quel gol lì non lo si può fare) ed era il quarto gol. Di lì alla fine c’era tempo per un palo di Alex ed un gol sbagliato da Iaquinta, ma soprattutto per assaporare la gioia di una serata indimenticabile.
Si tornava a casa con l’incredulità  di chi ha assistito ad un’impresa memorabile. Non so quanto durerà , forse solo lo spazio di una serata di pioggia purificatrice, ma finché la Juve sarà  così ci sarà  davvero da divertirsi.

Dec 15th, 2008

Conflitti di interesse

Parlavo con dei conoscenti giorni fa della questione dell’innalzamento dell’IVA a Sky e mi è venuto questo parallelo: “E’ come se dessero da arbitrare Juve-Inter a Del Piero. Ci fosse un rigore per la Juve, fosse anche grosso come una casa, si griderebbe allo scandalo. E’ evidente. E’ necessario sempre e comunque avere un arbitro al di sopra dei sospetti“.
Poi mi è venuto in mente che la Corte che ha condannato la Juve alla Serie B era stata interamente nominata da un dirigente dell’Inter e mi sono reso conto che in Italia il conflitto di interesse ce l’abbiamo nel DNA. Temo non ci sia nulla da fare…

Dec 14th, 2008
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