Errori gravi
Se il calcio è lo sport di cui tutti parlano pur essendo proporzionalmente pochi quelli che l’hanno praticato, ancor peggio va per gli arbitri di calcio, i cui errori tutti sono pronti a giudicare severamente senza aver mai tenuto in mano un fischietto. Sentendo parlare di errori gravi degli assistenti nella rilevazione del fuorigioco mi viene il dubbio che non a tutti sia chiaro che quelli che una volta venivano definiti guardalinee non hanno il fermo immagine e non hanno una riga colorata parallela alla linea di fondo che indica il corretto allineamento dei giocatori. Proprio per l’assenza della linea colorata, durante l’incontro gli assistenti si spostano continuamente lungo il campo per essere costantemente in perfetto allineamento con il difensore più arretrato e poter quindi valutare correttamente il fuorigioco.
Mi soffermo quindi sul caso del gol erroneamente convalidato alla Juventus a Bergamo nell’ultima giornata di Campionato prima di Natale, perché lo ritengo un caso scuola. Ho sentito descrivere questo come un errore grave sia da profani (e qui lo posso capire) che da addetti ai lavori (e qui rimango basito).
Riassumo lo svolgimento: Sissoko infila il pallone in uno spiraglio aperto nella difesa atalantina e Marchionni, che si trova vicino alla linea laterale, riceve il pallone che poi consegnerà a Del Piero per il gol dell’1 a 0. Il difensore atalantino più arretrato è Garics che si trova in mezzo al campo (è quello che poi cercherà inutilmente di anticipare Del Piero). La moviola de La Domenica Sportiva (di cui la foto è un fotogramma), con la solita striscia rossa, rileva che Marchionni è oltre la palla e quindi in fuorigico. Stando larghi direi che la distanza tra Marchionni e la striscia rossa è di mezzo metro. La distanza tra Marchionni e Garics è di almeno 30 metri. L’assistente Alessandroni è a meno di un metro e mezzo da Marchionni. Se tracciamo una linea immaginaria (nella foto è in blu) che va da Garics a Marchionni, ci rendiamo conto che quella linea è molto vicina, nella zona in cui opera Alessandroni, alla linea immaginaria (nella foto in verde) che passa sempre da Marchionni ma che è parallela alla linea rossa di Tombolini (moviolista de La Domenica Sportiva).
Una semplice proporzione ci permette agevolmente di concludere che la distanza dalla linea verde a quella blu, nella zona dove opera l’assistente, è di 2 centimetri e mezzo. Quindi anche considerando che Alessandroni abbia perfettamente sincronizzato la sua posizione con il momento esatto in cui parte il passaggio di Sissoko è sufficiente che un errore minimo nel suo posizionamento lungo il campo per vedere Marchionni in posizione regolare. E’ certamente un errore, ma giudicare grave un errore di due centimetri e mezzo mi pare francamente eccessivo.
Non si può nemmeno dire: “guardacaso però ha sbagliato a favore della Juve”, visto che 5 minuti prima lo stesso Alessandroni aveva fermato lo stesso Marchionni in una situazione quasi identica, in cui invece l’ala juventina era in posizione regolare.
Insomma ormai non si pretende più che la competenza sia un requisito per esprimersi pubblicamente su un argomento ma vorrei non lo diventasse l’incompetenza…
Togligli la macchina!
Ho trovato molto interessante il filmato sull’ennesima rissa che ha avuto come protagonista Sgarbi. L’episodio in sé non ha nulla di particolare fino al suo epilogo. Un ragazzo irrompe con un’amica dotata di telecamera ad un convegno ad Agrigento del quale Sgarbi era ospite, inizia ad inveire contro il personaggio in questione ricordando tra le altre cose i suoi precedenti penali, viene portato via con modi apparentemente nemmeno troppo bruschi, lui fa resistenza, forse anche un po’ di vittimismo, probabilmente cerca di creare il caso. Quello però che mi ha colpito è il fatto che Sgarbi ad un certo punto si alza, cerca, pur trattenuto, di avventarsi sui ragazzi e pronuncia una frase significativa, rivolgendosi credo al vigile che li accompagnava fuori: “Togligli la macchina!”. Si riferiva alla macchina da presa con cui la ragazza stava filmando il tutto.
Sgarbi è un personaggio di cui parlo malvolentieri perché ho la sensazione che parlarne sia solo funzionale alla sua visibilità e per quanto se ne parli male non se ne può parlare peggio di quanto lui stesso non faccia di sé. Tuttavia quella sua rabbia contro la macchina da presa l’ho trovata molto significativa. Egli fa parte di quei rappresentanti della nostra classe dirigente che si sentono intangibili e dall’alto della propria intangibilità spesso paiono divertirsi a fare tutte le possibili porcate convinti che non ne risponderanno mai.
Un filmatino che potrebbe finire sulla Rete in cui un ragazzo ricorda a Sgarbi i suoi precedenti penali diventa uno smacco, un preoccupante segno di tangibilità e a questo si deve la sua reazione rabbiosa. Rabbia che naturalmente si incanala sulla più genuina arroganza, giungendo fino ad ordinare ad un funzionario pubblico di sequestrare un mezzo tecnico ad un privato cittadino (siamo ai limiti del reato?). Insomma in breve abbiamo un degno campionario della miseria della nostra classe dirigente.
Il Tg2 di Craxi, che nostalgia…
Ve lo ricordate il Tg2 dei tempi di Craxi? Penso rappresenti tuttora una grande scuola per i boiardi della RAI circa il modo migliore per fare propaganda mantenendo un profilo rigorosamente istituzionale. Non mancava mai l’inaugurazione del monumento, la conferenza sul tema d’attualità , l’approfondimento su un tema oggetto di dibattito, ed improvvisamente spuntava l’esponente socialista che dava il suo punto di vista che specificava quello che il PSI e Craxi avevano fatto in merito.
Poi sono venuti altri modelli, quello del Tg3 in cui la visione di parte si declina non con l’immagine del leader, non con la propaganda fine a sé stessa, ma con il toccare argomenti di solito marginalizzati altrove, quello dei telegiornali Mediaset che si dividono tra i bollettini di palazzo tipo Tg4 oppure i bollettini della paura e della rassicurazione tipo TG5 e soprattutto Studio Aperto. Ultimamente però la RAI ha riscoperto nei due telegiornali governativi, Tg1 e Tg2, quel vecchio modello di successo dei tempi di Craxi. Fateci caso ma ad ogni edizione dei due telegiornali, esaurita la sezione politica, con uno spazio dedicato in parti più o meno uguali ai due schieramenti, inizia una fase intermedia nella quale trova sempre spazio un servizio “civetta”. Lo chiamo così perché all’apparenza sembra un innocuo ed imparziale servizio su un tema generale. Magari un reportage sull’ambiente, ed ecco la Prestigiacomo che spiega quanto il governo sta lavorando per l’ambiente anche se i cattivoni dell’UE ci criticano. Oppure un servizio sul problema delle ragazze madri e spunta la Carfagna che ci spiega quali idee favolose ha in merito. O ancora un resoconto su una conferenza sull’attività museale, ma come non sentire alla fine qualche puntualizzazione di Bondi?
E’ stato splendido sul Tg2 di qualche settimana fa il servizio sull’epidemia della carne suina. Si stava parlando in generale di quello che è successo e del panico suscitato, ma ecco improvvisamente il ministro Zaia, che salta fuori indossando un camice bianco e fingendosi intento a controllare lui stesso le carni. Il ministro si distoglie dai suoi controlli e ci rassicura sul fatto che le carni in Italia sono perfettamente controllate e quindi possiamo stare tranquilli. Certo, poi se le controlla lui…
Insomma è bello vedere che ogni tanto la riscoperta della tradizione ha grande successo. Meno male che ci sono direttori come Mauro Mazza e Gianni Riotta che sanno ancora ispirarsi ai grandi del passato.
Attrattive di Salisburgo
E’ superfluo dirlo ma se andate a Salisburgo ciò che davvero non si può perdere è la fortezza di Hohensalzburg, sia per l’atmosfera al suo interno che per la sua struttura, ma soprattutto per la sua posizione che la rende davvero unica. Vista poi sotto la neve ha un fascino incredibile. Mi pareva solo che la macchina organizzativa asburgica non fosse così oliata come nella tradizione, ma magari perché era il Primo dell’anno.
La Wohnhaus (casa di abitazione) di Mozart non è imperdibile ma è comunque interessante, per la precisa ricostruzione delle ambientazioni dell’epoca e della storia familiare del musicista. La Geburthaus (casa natale) invece è poco di più di una mostra che prenda spunto da Mozart, in molti aspetti anche di dubbio gusto: ad esempio nell’esposizione di una ciocca di capelli che gli stessi allestitori della mostra ammettevano non potere attribuire con certezza a Mozart. Se la mostra fosse stata altrove l’avrei definita una boiata pazzesca ma essendo a Salisburgo mi sono dovuto limitare a storcere il naso per non offendere l’aleggiante spirito di Wolfgang.
Splendide invece molte chiese, tra tutte direi il Duomo e la Kollegienkirche, bellissimi barocchi a mio avviso, e la gotico-romanica Franziskanerkirche.
Scusate poi la pubblicità , ma devo dire che per gli amanti della birra dedica una visita il Brau Welt. Interessante il complesso, il museo ma anche l’ottima gastronomia.
Fatevi anche un giro sulla collina di Kapuzinerberg, anche qui il panorama vale la passeggiata.
Capodanno asburgico
Un consiglio: se andate a passare il Capodanno da qualche parte e non sapete dove cenare, prenotate prima di partire. Il non averlo fatto ci ha costretto ad un giro vorticoso il 31 mattina per trovare posto da qualche parte per la cena di San Silvestro. Alla fine abbiamo cenato allo Stiffskeller dove avremmo dovuto assistere ad un concerto di musica mozartiana in diretta. In realtà sono arrivate due fanciulle armata, l’una di chitarra, l’altra di uno strumento che credo si chiami Dulcimer che hanno suonato per una diecina di minuti. Il posto però era bellissimo e la sala era scavata nella roccia della collina di Mà¶nchsberg.
E’ stato poi davvero emozionante il brindisi sulla piazzetta di Kapitel Platz, con i fuochi d’artificio che illuminavano la fortezza di Hohensalzburg e con la gente che festeggiava insieme il nuovo anno.
Dopo i brindisi c’è stata anche l’occasione per scoprire quanto siano tamarri anche i ragazzini austriaci e quanto l’uso di fuochi d’artificio sia poco controllato anche da queste parti.
Buon anno a tutti
Salisburgo
Salisburgo è una città bellissima, con un fitto bosco di campanili a punta, con un dedalo di viuzze e passaggi interni attraverso corti che sembrano delle piazze e piazze che sembrano delle corti. Il tutto dominato dai due colli di Kapuzinerberg e di Mà¶nchsberg che tengono la città come stretta tra due guanciali. Sul secondo colle poi domina la Fortezza di Hohensalzburg che domina la città con una maestosità straordinaria.
L’unico problema contingente è che fa maledettamente freddo ma a questo eravamo discretamente preparati. Un’altra particolarità è la presenza in quantità spropositata di italiani, anche questo però è sopportabile.
Il segreto della colonna
Vi è mai capitato di rimanere per lunghi minuti fermi in coda sull’autostrada, chiedendovi con preoccupazione che genere di incidente pazzesco deve essere capitato? A me era capitato molte volte prima di oggi. Puntualmente poi si ripartiva, passavo vicino al luogo dell’incidente (che immaginavo essere tale solo per qualche addetto al servizio dell’autostrada che era rimasto sul posto) ma non vedevo quasi nulla tranne magari un paio di catarinfrangenti rotti. Mi rimaneva il dubbio che ci fosse davvero stato un incidente, piuttosto che qualche altro motivo inspiegabile di interruzione del traffico.
Nel viaggio di andata per passare il Capodanno a Salisburgo abbiamo avuto l’insolita esperienza di essere proprio i primi della fila. Quelli a cui viene detto “Alt!” e che poi possono godersi in prima fila tutte le operazioni di rimozione delle auto che, nella fattispecie, avevano avuto un semplicissimo tamponamento, apparentemente indolore per i passeggeri.
Ora, eravamo nel tratto tra Verona ed il Brennero, c’erano quindi due corsie più la corsia di emergenza e le macchine incidentate erano una dietro all’altra sulla corsia di sorpasso. E’ vero che per caricare le auto sul carro attrezzi serviva un po’ di spazio di azione, ma sarebbe stato sufficiente far transitare le auto per un breve tratto sulla corsia di emergenza per poter far defluire le auto senza bloccare il traffico già congestionato del pre-Capodanno. Certo, serviva un minimo di sforzo ed un minimo di iniziativa, ma proprio un minimo.
Non cesserò mai di meravigliarmi di come le persone siano così gelose del valore del proprio tempo e così profondamente irrispettose del valore del tempo altrui anche quando, come in questo caso, si tratta del tempo di centinaia e centinaia di persone in coda dietro di noi.
Il declino della Germania
C’erano una volta i prodotti tedeschi in cui funzionava tutto, erano impeccabili, non sbagliavano un colpo. Altri tempi…
A Natale mi è capitato di configurare la cornice digitale Agfa regalata alla Zia. Al momento di configurare la lingua mi sono trovato con una serie di opzioni quali: inglese, italiano, tedesco, francese, spagnolo, lucidatura, svedese… Ehi, un momento, lucidatura? Sì. Tra le lingue selezionabili c’era appunto la “lucidatura”.
Qual’è l’arcano? Selezionando come lingua l’inglese comprendo: nella stessa posizione appare infatti magicamente “polish” che in effetti significa lucidatura ma anche polacco.
Che dire? Forse gli interpreti (quelli in carne e ossa) hanno ancora qualche valore aggiunto rispetto ai traduttori automatici…
Un fatto gravissimo
Il segretario del PD Walter Veltroni ha definito così quanto accaduto al sindaco di Pescara D’Alfonso, arrestato e poi rilasciato dopo pochi giorni dopo che si era dimesso dalla carica. In realtà D’Alfonso è stato rilasciato, secondo la motivazione della Procura, perché essendosi dimesso non sussisteva più la possibilità di inquinare le prove grazie alla sua carica elettiva. L’avventato commento di Veltroni insieme ai nuovi attacchi alla magistratura di Violante a cui si è unito anche Cacciari hanno completato il percorso verso la completa berlusconizzazione del Partito Democratico che, questo sì, è un fatto gravissimo. Veltroni aveva a lungo bordeggiato lungo i lidi pericolosi di un dialogo con il PdL che sapeva troppo di omologazione per non preoccupare. Rimaneva ancora la questione morale a segnare un solco tra i due schieramenti: Veltroni alle elezioni di Aprile aveva annunciato che non avrebbe candidato inquisiti, anche se poi qualche eccezione era stata fatta. Le risposte imbarazzate del PdL avevano lasciato intendere che qualche differenza c’era ancora tra i due schieramenti, che c’era ancora speranza per chi spera in un paese migliore. Poi dopo la sconfitta elettorale la presa di distanza sempre più marcata da Di Pietro ha cominciato a far nascere qualche dubbio.
I più turbolenti recenti sviluppi delle inchieste giudiziarie sulla politica stanno costituendo una sorta di spartiacque. C’era la possibilità di segnalare la distinzione del PD rispetto allo schieramento di maggioranza, prendendo le distanze dalle circostanze dell’inchiesta, chiedendo a chi era stato coinvolto di farsi da parte, manifestando fiducia nella giustizia e rincrescimento nei confronti degli elettori, sbanderiando il nuovo codice etico che dovrebbe essere approvato a Gennaio. Invece ecco partire le prime bordate verso la magistratura, ecco crescere il drappello degli iscritti al “partito dei politici”, ecco levarsi le prime voci dissenzienti, a sollevare distinguo, a subodorare complotti, fino alla dichiarazione finale del Segretario. Cosa resta quindi delle speranze suscitate dal progetto del Partito Democratico? Al momento nulla. Oggi il PD è ridotto ad un clone del PdL, disprezzato a sinistra e ridicolizzato a destra. L’impressione è che la classe dirigente del partito non riesca a comprendere che se è vero che in Italia c’è una buona parte dell’opinione pubblica che crede che la corruzione politica sia un’invenzione dei giudici, che giudica con preoccupazione svolte troppo decise, politiche troppo audaci, è vero che si tratta dell’opinione pubblica che già vota per Berlusconi e non ha nessuna intenzione di cambiare voto. Gli altri si sentono degli emarginati ai quali non rimane che rifugiarsi nell’Italia dei Valori che è un partito basato sul personalismo di Di Pietro e su un’organizzazione da partito ottocentesco, ma che ha l’unico pregio di ascoltare un’opinione pubblica verso la quale il PD pare essere sempre più sordo.
Facebook e la “compagnia”
“Il colore del grano” era forse l’unico blog in tutta Internet nel quale non era ancora comparso un parere su Facebook ed ho deciso di rimediare oggi, che siamo in clima di disimpegno vacanziero.Â
Probabilmente il motivo di questa carenza è che faccio fatica a condividere i sentimenti intensi che questo portale suscita nelle persone. Qualche tempo fa ho deciso di attivare un utente su Facebook, dopodiché ho avuto piacere a ritrovarvi persone che non sentivo da un po’, ho avuto piacere a trovare un altro modo per colloquiare con le persone che conosco, mi ci collego una volta ogni tanto principalmente per leggere la posta (ma perche poi non scriversi via e-mail?). Mi capita di ricevere proposte di fare giochi o altre cose che non ho tempo di approfondire e tutto finisce lì. Né mi entusiasma né mi da fastidio. Faccio fatica a comprendere chi se ne disiscrive, chi ne parli in toni sprezzanti, ma per contro non ci passerei mai le mie giornate e probabilmente mi ci collegherò sempre di meno col passare del tempo.
L’impressione che ne ho è che sia la riproposizione internautica della “compagnia”. Cioè quell’insieme di persone che si ritrovano sempre nello stesso luogo ed hanno proprio nel luogo di ritrovo comune ciò che li unisce: un angolo di strada, una piazza, un locale che diventa un microcosmo nel quale scambiarsi emozioni, stati d’animo, impressioni, nel quale progettare la giornata o la serata, nel quale fare nuove amicizie, nel quale creare un proprio contesto sociale. Contesto sociale che non corrisponde necessariamente a quello degli amici (definiti come quelli sui quali si conta, con i quali ci si confida, eccetera) ma è solo un contesto di riferimento nel quale muoversi e nel quale riconoscersi. Solitamente gli amici fanno parte della “compagnia” ma non necessariamente e comunque oltre agli amici nella “compagnia” ci sono anche persone che ci sono indifferenti o addirittura antipatiche. Anch’io ho avuto nel mio passato i miei spazi di “compagnia” ed è normale sia così. Facebook assomiglia tanto a questo nella sua versione virtuale con tutti i deficit che la virtualizzazione dei rapporti sociali comporta ma a cui, temo, dovremo fare il callo.
In sostanza non credo faccia male alla salute, anzi è una buona palestra nella quale allenarsi alle relazioni sociali della società virtuale.

