Il logorio del silenzio

Nella tormenta che imperversa da settimane sulla Juventus c’è una grande presenza logorante ed opprimente: un silenzio tombale che ha ricoperto e ricopre tutti i principali fronti di malumore dell’ambiente bianconero.
Poche settimane orsono Blanc e Lippi sono andati a pranzo insieme. L’informazione ha subito ripreso la notizia dando per certo un ritorno del “Marcello nostro” alla guida della Squadra. Non una parola è stata spesa dalla società  per smentire la circostanza, tranne poche tiepide dichiarazioni di fiducia nei confronti di Ranieri che sembravano fatte apposta per avvalorare le tesi contrarie. C’è voluto Lippi stesso per smontare queste ipotesi e ridare un po’ di tranquillità  alla direzione tecnica, mentre la dirigenza non ha aggiunto altro.
Ci sono poi state le dichiarazioni di Buffon che ha esternato il suo malumore per la situazione attuale della squadra. Due anni fa, dopo aver riportato in A la Juve, Gigi aveva chiesto alla società  rassicurazioni sulle ambizioni della società . Ottenutele, aveva con grande entusiasmo rinnovato il contratto. Dopo due campagne acquisti fallimentari si sta domandando seriamente se la società  abbia davvero le ambizioni che millanta. Non ho sentito nessuna dichiarazione pubblica di rassicurazione in questo senso ed, a giudicare dallo sfogo di Domenica, non ritengo che ci sia stato nemmeno un chiarimento privato. Non so se Buffon sia ancora il miglior portiere al mondo ma sicuramente chi al mondo ha portieri paragonabili a Buffon non ha nessuna intenzione di cederli alla Juve e la perdita di Gigi sarebbe una perdita dal punto di vista tecnico incalcolabile, oltre che un colpo durissimo dal punto di vista simbolico ai sogni di riscatto del popolo bianconero.
Perfino sulla vicenda Cannavaro il profilo della società  è bassissimo. Personalmente non sono affatto entusiasta del ritorno di Cannavaro dal punto di vista tecnico, ma non trovo giusto crocifiggere in questo modo l’unico giocatore che nell’estate del 2006 difese la Juve, venendo minacciato di ritorsioni da parte dei colonelli che avevano preso possesso del calcio italiano in quei frangenti. Trovo incredibile che nessuno si sia sentito in dovere di difendere il giocatore di fronte alle proteste del pubblico.
Nel frattempo continua il tira e molla sul mercato. Dopo la telenovela di Xabi Alonso della scorsa estate si rischia lo stesso scempio per Diego quest’anno con continue offerte e rilanci snervanti. Se Pavel non cambierà  idea (Dio volesse!) sul fatto di lasciare il calcio e di fronte agli anni di Del Piero e agli infortuni continui di Mauro German la società  dovrà  investire massicciamente quest’estate per poter partire la prossima stagione almeno con qualche ambizione in più di quest’anno ma le premesse non ci sono e rischiamo di ritrovarci ad Agosto ancora più delusi di quanto non fossimo l’anno passato. Anche qui la società , che fino ad un mese fa annunciava grossi investimenti, pare balbettare, quasi ad avvalorare l’ipotesi che si sia deciso di chiudere i cordoni della borsa che già  non erano particolarmente larghi.
Al di là  delle abilità  personali, della competenza e del carisma dell’attuale dirigenza, sui quali è legittimo accampare dubbi ma che non sono l’unica spiegazione di tutto ciò, ho l’impressione che ci sia una filosofia del basso profilo, dello stare in disparte, del non apparire che alla fine non paga per nulla, in un contesto in cui la strada mediatica è così fondamentale. Anche la strategia di mercato sembra di puntare su molti giocatori navigati ma mai affermati che è la ricetta migliore per assemblare una squadra discreta ma perdente. Ho come l’impressione che, in contrapposizione all’arroganza e alla supponenza della gestione precedente, in contrapposizione all’immagine di forza e prepotenza che la Triade esprimeva si voglia mantenere un posizionamento mediatico, mite e dimesso, che rende simpatici magari, ma non aiuta in momenti come questo nei quali la società  dovrebbe far sentire fortemente la sua presenza.
Se contro il Milan non si interromperà , come è probabile, la sequenza negativa della Juve sarà  il caso che la società  faccia scelte importanti e decise, altrimenti la situazione rischia davvero di degenerare ed il famoso “progetto” rischia di concludersi per tutti con un fallimento che, per come è maturato, ha francamente dell’assurdo.

May 5th, 2009

Gli appassionati dell’incrostazione

Anche a chi ne abbia una conoscenza appena superficiale salta subito agli occhi che uno dei dati più uniformi e costanti della nostra vita pubblica, e quindi anche di quella politica, è la tendenza alla lunga permanenza degli stessi personaggi al potere. Questo crea quello che alcuni definiscono l’incrostazione di potere, cioè una rete di relazioni fatta di favori e controfavori, di equilibri e controequilibri, che ingessa ed immobilizza la classe dirigente, che la porta a rispondere prima a queste relazioni che al proprio mandato e la rende quindi scleroticamente inerte. Questo fenomeno che ha attraversato tutta la storia della Repubblica Italiana ha avuto un momento di discontinuità  nel vuoto di potere che ha caratterizzato il periodo del crollo dei vecchi partiti che ha avuto luogo nei primi anni ’90. In questa fase, l’unica della storia repubblicana nella quale la politica italiana riuscì a rinnovarsi ed a spogliarsi delle sue “incrostazioni”, furono introdotte alcune riforme che probabilmente non avrebbero potuto vedere la luce né prima né dopo di allora. Una delle più importanti fu la riforma della legge elettorale per i comuni. Tale legge introdusse l’elezione diretta del sindaco, cosa che sparigliò gli equilibri di potere di apparati di partito mummificati, ma introdusse anche un limite di mandati del sindaco che non poteva essere eletto più di due volte consecutivamente. Era il primo esempio di limite ai mandati in Italia, limite che moltissime costituzioni moderne introducono a livello di governo nazionale ma che mai nell’Italia repubblicana era stato presente a nessun livello.
Chi non sia vissuto sulla luna sa quanto questo limite svecchiò improvvisamente la classe dirigente di molti piccoli comuni che, dopo anni vissuti sotto il giogo di piccole dittature de facto, riuscirono finalmente, sotto amministrazioni comunali rinnovate, a dare nuovo slancio al proprio tessuto sociale ed economico.
Da allora però una serie di fattori che sarebbe lungo ricostruire, hanno portato alla ricostituzione di un apparato politico chiuso ed autoreferenziale che sembra non desiderare altro che ricreare quell’incrostazione in modo ancor più oppressivo di quanto non accadesse prima del ’90. Un’accolita di parrucconi, in una sorta di Congresso di Vienna durato quindici anni, ha ricreato pezzo a pezzo la fortezza inespugnabile dall’alto della quale esercitare un potere senza controllo. Ogni istituzione o norma che si opponesse a quel disegno è stata oggetto in questi anni di lungo ed estenuante logoramento: la legge elettorale, la magistratura, l’informazione. Una delle vittime predestinate indicate da costoro è proprio il limite dei mandati del sindaco, che infatti in un editoriale sul Corriere di ieri Galli della Loggia attaccava definendolo pateticamente “l’assurdo limite ai bravi sindaci” con considerazioni di una profondità  intellettuale da carta dei cioccolatini, che sicuramente avrebbero trovato sponda in Chavez, in Bouteflika (presidente algerino), in Aliyev (presidente azero) ed in altri presidenti “illuminati” che in giro per il mondo eliminano i limiti di mandato per insediarsi a vita a capo dello Stato.
E così in Italia i tentativi di colpi di mano parlamentari per eliminare il limite dei due mandati sono stati numerosi in questi anni, l’ultimo poche settimane fa con un emendamento alla Camera, fortunatamente respinto. C’è perfino un sito che è stato creato per raccogliere i sostenitori dell’eliminazione del limite dei mandati. La cosa sconcertante che scopri sul sito è che molti sindaci, esauriti i due mandati, hanno pensato bene di ripresentarsi per un terzo mandato, visto che la legge non glielo vieta e, siccome l’intelligenza non è una virtù che tra gli elettori abbondi, sono stati anche eletti con il risultato che le elezioni sono state annullate, è nato un contenzioso con lo Stato con ovvio esborso di denaro da parte dei contribuenti: il tutto sull’altare della sete di potere di alcuni signori che non definisco qua per non rischiare la denuncia.
Al momento il limite resiste ma c’è da chiedersi fino a quando questo e altri fortilizi, resisteranno contro i tentativi di restaurazione, che ormai sono talmente diffusi da chiedersi se davvero la tendenza “incrostativa” è così connaturata al nostro tessuto sociale da essere pressoché ineluttabile.

May 5th, 2009

Mignottocrazia e Asinocrazia

Mi è capitato di leggere un intervento sul blog di Gilioli che si riferiva ad un dibattito tra questi e due illustri parlamentari: il senatore Udc D’Alia ed la deputata Pdl Carlucci. Ho trovato il dibattito molto significativo perché presentava due elementi che caratterizzano peculiarmente la classe politica attuale: l’assoluta incompetenza ed il ricorso a presenze femminili avvenenti (anche se nel caso della Carlucci ci si riferisce ben più al suo passato che al suo presente).
Nel corso del dibattito il senatore D’Alia ammette indirettamente di non avere consultato alcun esperto della Rete prima di stilare il famoso emendamento che ha legato il suo nome alla possibilità  da parte del governo di ordinare agli Internet Provider l’oscuramento di siti Internet che non siano fisicamente sul territorio italiano. Parrebbe assurdo introdurre un provvedimento legislativo su un settore come quello di Internet senza fare ricorso a nessuna consulenza scientifica, ma se guardiamo bene all’approccio della nostra classe politica attuale questo non ci deve stupire, l’assoluta e pertinace incompetenza è ormai pressoché generalizzata.
Nella smania di inseguire gli umori della gente, della maggioranza, la classe politica che ci governa ha abolito quella che era una delle basi dello Stato moderno, ovvero il fatto che la scienza fosse il riferimento comune, ciò da cui discendeva l’autorità  di chi ci governava, similmente a quanto la religione era stato per la società  premoderna. Lo scienziato (di qualunque ramo) è oggi sempre più visto come un noioso portatore di concetti difficilmente comprensibili e quindi, in quanto tali, ritenuti inutili. Lo scontro aperto tra politica e università  che si è avuto in questi anni ne è la testimonianza.
Oggi la politica fa riferimento alle sensazioni delle persone, agli impulsi, alle paure: quelli sono i veri riferimenti della politica italiana di oggi, non a caso la Carlucci nel suo intervento sfodera subito un riferimento ai siti pedofili. La scienza è ormai nel dimenticatoio e i consiglieri del politico di oggi sono curatori di immagine, sondaggisti, non certo esperti della materia sulla quale si interviene.
Con lo svilupparsi di questo approccio, che mi viene da definire “asinocrazia”, è sempre meno necessario avere politici che dimostrino la propria competenza ma il politico è sempre più un istrione il cui compito è colpire l’immaginario collettivo con la parola giusta, con la provocazione giusta o anche, perché no, con il fascino. Il passo successivo è quello che Paolo Guzzanti chiama “mignottocrazia“: partendo dal presupposto che il personaggio del politico è divenuto ormai un perfetto ignorante ed incompetente, perché non presentarlo, anziché come un signore in doppiopetto, come una scollacciata showgirl? Non è più ignorante di un D’Alia e almeno ha una presenza decisamente migliore.
In definitiva siamo giunti ad un punto di degenerazione paradossale ma, proprio in quanto paradossale, ormai completamente inarrestabile, anche perché non pare che l’opinione pubblica dia alcun segnale di risveglio e quindi di svolta. Il clima da basso impero che caratterizza queste ultime settimane della politica italiana, con storie goderecce di relazioni con minorenni, non è che il completamento del quadro. Aver lasciato a perfetti incapaci ed incompetenti il timone di un paese ha come ovvia conseguenza la prospettiva quasi certa di andarsi a schiantare. Tutto sta a capire come e quando arriverà  lo schianto e quali conseguenze avrà .

May 4th, 2009

Benedetto terremoto

Anche il Santo Pontefice ha trovato il suo momento di facile gloria visitando l’Abruzzo. E’ bastata una fugace apparizione a L’Aquila del Papa per fare esultare l’Osservatore Romano con le parole che hanno riempito le agenzie di stampa: Sfatato il mito di un ‘Papa freddo‘”.
Al di là  del facile gioco di parole del titolo di questo intervento, non critico più di tanto il papa, che ha fatto quanto richiesto ad una personalità  come quella che incarna, quello che trovo invece deprecabile è lo stuolo di lacché travestiti da giornalisti, al quale l’Osservatore Romano si è iscritto, che in queste settimane hanno fatto a gara a spellarsi le mani dagli applausi e ad inventarsi nuovi panegirici, per elogiare gli esponenti politici, e non, che hanno pensato bene di visitare la zona del sisma anziché passare la Pasqua in vacanza in Sardegna. Credo sia stato soprattutto questo che ha ingenerato un’inflazione nauseante di visite, di foto, di esibizione di sé stessi come supereroi e del terremoto come un trofeo da sfoggiare che ha trasformato la tragedia in un’occasione di autopubblicità  e autocelebrazione, che ha dato al dramma dei contorni farseschi che trovo offendano i tanti che hanno davvero sofferto e soffrono ancora.
Come possiamo allora criticare l’uomo politico che si avventura tra le macerie col caschetto quando sa che perfino quei giornali che solitamente non lo sostengono lo elogeranno come fosse un santo, anziché individuarne la vanità  e considerare l’inopportunità  della sua azione? Cosa fareste voi al posto suo? Probabilmente io farei lo stesso.

Apr 29th, 2009

Il mio professore di filosofia

Uno dei professori del Liceo che ricordo più nitidamente è quello che mi ha insegnato storia e filosofia nel triennio. Aveva una quarantina d’anni ma ne dimostrava almeno una quindicina di più, aveva occhiali spessissimi e indossava quasi sempre la stessa giacca. Come docente non era granché anche se a quell’età  non avevo certo il senso critico così sviluppato da farmi un’idea precisa in merito; tuttavia il fatto stesso che solo successivamente mi resi conto del perché il professore di filosofia insegnasse anche storia mi suggerisce l’ipotesi che non fosse bravissimo, almeno a fare i collegamenti tra le due materie. Quello che però ricordo con nitidezza era quanto si alterasse quando, a fronte di un suo richiamo verso uno studente che chiacchierava o comunque disturbava la lezione, il ragazzo replicasse con qualcosa del tipo: “Ma come? Tutti disturbano la lezione e Lei riprende solo me?”. Il principio che non si stancava di ripetere era che ognuno di noi è responsabile esclusivamente di quanto fa indipendentemente da quanto succede attorno a lui; un comportamento scorretto, secondo lui, non diventa in nessun caso corretto solo perché tutti lo attuano, ed il fatto che sia un comportamento diffuso non ne riduce in nessun modo la gravità  e quindi la ferma condanna.
Ho portato con me quel principio negli anni che seguirono accorgendomi di quanto fosse calpestato attorno a me. In particolare ne fece scempio, ai tempi di Mani Pulite, una classe dirigente corrotta, pronta ad autoassolversi quando, presa con le mani nella marmellata, reagiva al grido di: “Ho rubato? Beh, sì, ma d’altra parte rubavano tutti…”. Era un’affermazione che ritenevo inaccettabile anche se mi accorsi che né Mani Pulite né la condanna di alcuni mariuoli cambiarono alcunché del costume della società  italiana che poi si affidò a chi ne sapeva e ne sa meglio interpretare le pieghe.
Negli anni che chiusero il decennio scorso iniziarono, nel calcio italiano, a succedersi alcuni avvenimenti che da questo punto di vista rivestirono per me un grosso significato. Dapprima scoppiò il cosiddetto scandalo del doping. Si scoprì che la Juventus aveva utilizzato farmaci in modo spropositato. Non si trattava in realtà  di sostanze illecite o dopanti, al di là  dell’accusa abbastanza inconsistente di uso di EPO, ma semplici farmaci come quelli che ognuno ha nel suo cassetto, tipo Voltaren o altri antiinfiammatori, integratori come la Creatina e così via. Tutte cose lecite se usate per curarsi che però venivano invece utilizzate in modo massiccio ed improprio per migliorare le prestazioni atletiche. Giusta la condanna etica e giusta la censura nei confronti dei dirigenti e del medico sociale che avevano avallato tutto ciò. Rimaneva però il fatto che secondo i dati del CONI, presentati dalla difesa al processo e mai smentiti, la Juventus non era né la prima né tra le prime squadre per utilizzo di farmaci. Di fronte a questa tesi difensiva, ricordo ancora le polemiche furenti della stampa, con argomentazioni simili a quelle care al mio professore di filosofia. Sia come sia nessun’altra procura, oltre a quella di Torino (che inquisì anche il Toro con minori risvolti mediatici), indagò sulla questione che, chiuso il processo alla Juventus, cadde nel dimenticatoio e chissà  se oggi qualcuno monitora l’utilizzo di farmaci da parte delle squadre di calcio… Sta di fatto che il processo si concluse con la prescrizione del reato connesso all’uso eccessivo di farmaci, ma il tutto rimase una sorta di marchio di infamia su quella squadra.
Nel frattempo era venuta fuori anche la questione arbitri, sollevata da alcuni episodi controversi dei quali la Juventus usufruì nell’arco di un decennio. Erano episodi che allora furono considerati autentici scandali ma che a confronto di talune sequele di errori avvenuti negli ultimi due campionati paiono adesso davvero ridicoli. Alla fine però saltò fuori tutta una serie di intercettazioni telefoniche che ci fecero scoprire che i dirigenti della Juve telefonavano con una certa continuità  ai designatori arbitrali. Certo, non lo facevano per combinare le partite, per avere rigori o altre decisioni arbitrali favorevoli. Lo facevano per avere gli arbitri migliori per sé, per ricusare gli arbitri che non piacevano, per “tenersi buoni” i dirigenti arbitrali, Erano certo comportamenti che da decenni i giornalisti più inseriti attribuivano ai vari dirigenti di società  senza sollevare scandalo, ma si trattava comunque di pratiche sicuramente poco eleganti e poco trasparenti, complessivamente censurabili ed io per primo ne condivisi la riprovazione. Anche questa volta però scoprimmo che anche i dirigenti di altre società  (Milan, Fiorentina, Lazio) facevano la stessa cosa e anche meglio di quelli juventini, al punto da imporre l’arbitro e i guardalinee del Milan-Juve decisivo del Campionato. Ed anche altre squadre erano tirate in ballo dalle telefonate o dalle dichiarazioni dei designatori arbitrali stessi (Sampdoria, Inter, Roma…). Alla fine alle prime vennero inflitte modeste penalizzazioni, le seconde non vennero nemmeno indagate, la Juventus invece venne retrocessa in B con ulteriori nove punti di penalizzazione e le vennero revocati due scudetti stravinti sul campo. Anche in quell’occasione mi sentivo dire che il calcio andava moralizzato e la Juventus era sì un capro espiatorio, ma era un sacrificio da compiere per un calcio più trasparente e più pulito. Ancora una volta le parole del mio professore riecheggiavano nella mia mente.
Arriviamo ai giorni nostri ed alla questione del tifo razzista. Da tempo ormai nelle curve si annidano l’estremismo politico di destra, il razzismo, l’intolleranza. L’atteggiamento nei confronti delle frange che assumono atteggiamenti discriminatori nei confronti di giocatori di colore è stato giustamente fermo da parte dell’establishment calcistico e, devo dire, anche con qualche risultato: trovo ad esempio che i buuh razzisti che sento indirizzare oggi a Sissoko siano davvero pochi in confronto a quando giocava Edgar Davids o prima ancora Julio Cesar. Tuttavia l’esplodere del fenomeno Balotelli con i suoi atteggiamenti bulleschi ed irridenti ha scatenato il peggio dei cori da curva e purtroppo il pubblico della Juve non ha fatto eccezione. Succede quindi quello che è successo tante altre volte: salve di cori razzisti nei confronti del ragazzo. La reazione dell’establishment questa volta però, a differenza delle occasioni passate, è stata vibrante: condanne, attacchi, addirittura la prima pagina dell’Unità  di Martedì 21 era quasi interamente occupata da una foto dello stadio Olimpico. Inutile anche questa volta cercare di difendersi ricordando che cori analoghi nei confronti di Balotelli erano risuonati in altri stadi. Anche questa volta il mio professore di filosofia fa scuola e ci teniamo la stangata della partita a porte chiuse senza fiatare, perché fiatare significherebbe sminuire i rischi del fenomeno, stare dalla parte sbagliata.
Insomma, dopo essermi preso del dopato e del ladro mi mancava ancora di sentirmi dare del razzista ed invece è arrivata anche questa.
Adesso però mi viene un dubbio: non è che in realtà  il mio professore di filosofia, da dietro quei suoi spessissimi occhiali, semplicemente non vedeva e capiva nulla di quanto accadeva in classe e quando intravedeva qualcosa sparava subito a zero sul colpevole? Non è che il suo principio di responsabilità  personale era anche, e soprattutto, un’alibi per sé stesso, per coprire la sua incapacità  di gestire la classe, di essere equo nei suoi richiami, di frenare tempestivamente la nostra irrequietezza, prima che la situazione di generale indisciplina facesse percepire ogni richiamo come ingiusto ed iniquo? Gli stessi dubbi mi vengono ora nel giudicare la classe dirigente, sportiva e non, giudiziaria, politica e mediatica, per come ha gestito e gestisce casi come quelli citati ed in generale per come gestisce il rapporto con i cittadini di questo paese.
C’è però una differenza fondamentale: la nostra classe dirigente, a differenza del mio professore di filosofia del Liceo, ci vede benissimo.

Apr 27th, 2009

Festa convenzionata

Dopo tanti anni per la prima volta il Presidente del Consiglio ha scoperto che esiste la Festa della Liberazione, ha scoperta che non è la Festa della Sinistra, non è la ricorrenza della nascita di Marx o della morte di Stalin, ma è ed è sempre stata la Festa di chi crede, in Italia, nella democrazia e di chi crede che la vittoria contro il totalitarismo sia stata una benedizione. Per la prima volta dalla sua discesa in campo Berlusconi ha partecipato ad una celebrazione per la Liberazione, cosa che è sempre stata normale per i vari Presidenti del Consiglio che si sono avvicendati alla carica prima del ’94.
Non posso che esser contento di questa svolta e del fatto che per la prima volta Berlusconi dimostri di essere il capo del governo del paese e non il leader di una fazione. Credo sia stata importante in questa svolta l’atteggiamento che Fini ha avuto negli ultimi mesi, cercando di completare il traghettamento di quella destra che lo segue verso una chiara accettazione del modello democratico ed un chiaro ripudio del passato totalitario.
Purtroppo però Berlusconi è quello che è ed alla fine ha voluto mettere il suo marchio su questi avvenimenti. Poteva del resto celebrare una festa che avevano inventato altri? Poteva non metterci del suo? E allora ha deciso di cambiare il nome alla festa e quale nome migliore per la Festa Nazionale che quello del suo partito? “Festa del Popolo della Libertà ” gli deve essere però alla fine parso eccessivo, in fondo ci sono ancora altri partiti, tipo la Lega o l’MPA, e allora limitiamoci a “Festa della Libertà “, l’importante è che sia chiaro a tutti che la Festa l’ha inventata lui.

Apr 26th, 2009

Il crollo

Che non tutti vedessero, come me, nella sfida contro la Lazio di Mercoledì la partita dell’anno lo avevo capito al momento di entrare all’Olimpico nel notare gli ampi spazi vuoti e nel frastuono del nutrito drappello dei tifosi laziali che copriva il tifo bianconero. Eppure era l’ultima e, detto tra noi, anche l’unica possibilità  di terminare questa grigia stagione con un trofeo. Una sorta di contentino per la sete di vittoria che anima il tifo juventino nella fase storica attuale, in cui ambire a trofei più prestigiosi pare illusorio. L’indizio più nefasto della sottovalutazione della serata me lo dava però l’altoparlante annunciando che Del Piero, Nedved e Camoranesi si sarebbero seduti in panchina. Difficile dire cosa si muovesse nella testa di Ranieri nel momento in cui aveva escogitato la formazione ma l’esclusione dei tre, insieme a quella di Chiellini, Legrottaglie e Molinaro pareva davvero essere una sottovalutazione clamorosa dell’avversario laziale.
E invece l’avversario laziale c’era e ben poco arrendevole. Anzi si riversava in avanti nei primi minuti dando l’impressione di essere, più della Juve, la squadra che doveva recuperare. Il pubblico osservava sbigottito una Juve sonnolenta subire a centrocampo la Lazio, riuscire con difficoltà  ad allargare il gioco sulle fasce dove Marchionni, quasi a rigirare il coltello nella piaga dell’esclusione di Camoranesi, viveva una delle sue serate peggiori della stagione. Giovinco svariava sul fronte offensivo ma senza la rapidità  di altre serate ed i puntuali lanci di Tiago verso Vincenzo rimanevano l’unica risorsa della squadra. Dopo la mezzora il peggio pareva passato e la Juve cominciava a farsi viva dalle parti di Muslera. Era il giovincello con la testa a pannocchia Ariaudo che cacciava alta l’occasione per un gol che avrebbe fatto riempire pagine e pagine della sua storia ed invece poco dopo faceva parlare di sé per un “vai tu vado io” con Mellberg che consentiva a Zarate di concludere a rete tutto solo dalla lunetta dell’area di rigore. L’argentino era bravissimo ma ha già  mostrato troppe volte questi colpi per non attribuire il gol principalmente all’inerzia della difesa bianconera.
La Juve andava al riposo sotto di un gol e con un pubblico che, inferocito, chiedeva di rimettere in campo la squadra titolare. L’arbitro Rizzoli si segnalava solo per il suo modo di ammonire. Evidentemente alla lezione su “come si ammonisce” era stato assente oppure aveva ecceduto con il valium, sta di fatto che le sue due ammonizioni del primo tempo erano al rallentatore e generavano il solito commento accusatorio che si spreca in questi casi: “ammonizione a richiesta”.
Al ritorno in campo spuntavano la coda di Camoranesi e la Zazzera bionda di Pavel, testimoniando impietosamente che Ranieri avesse sbagliato formazione nella prima frazione. Spiaceva per Seba che non aveva demeritato e per il quale invece la sostituzione pareva una bocciatura. La Juve A era però un’altra cosa e la Lazio finalmente sembrava in difficoltà  di fronte alle folate di Camoranesi e Nedved. In un raro momento di alleggerimento però Kolarov faceva partire un tiraccio con poche pretese, Grygera lo toccava con lo stinco e alzava una palombella assurda. Gigi si estendeva in tutta la sua lunghezza e con un intervento da Mister Fantastic sfiorava il pallone che sbatteva contro il palo, ma la serata era una di quelle che vanno così ed il pallone prendeva la direzione della rete. La disperazione portava avanti la Juve che chiudeva la Lazio nella sua area, dove ne succedevano di tutte prima che Del Piero, appena entrato al posto di Enzo, infilasse l’1-2. L’assedio continuava e quando Nedved colpiva di testa tutto solo la partita poteva riaprirsi ma il palo questa volta non era favorevole a Madama. Accadeva infine che Camoranesi contrastasse un pallone a Kolarov: forse Camoranesi involontariamente agganciava l’avversario o forse Kolarov si buttava. Il fischio di Rizzoli indispettiva Camoranesi che si sforzava di calmarsi ma quando l’arbitro, non capendoci nulla, lo ammoniva, Mauro si indispettiva e lanciava il pallone verso il direttore di gara che lo mandava a farsi un giro. La partita finiva qui e anche la stagione della Juve.
Il pubblico adesso vuole la testa di Ranieri. Non so quanto la rinuncia a Ranieri gioverebbe alla causa. Sicuramente quest’annata lascia molte cose da chiarire: i tanti infortuni, le tante incertezze difensive, l’utilizzo incerto di Giovinco. Alla fine però, se riguardo a quello che pensavo ad Agosto, mi rendo conto che quello che è accaduto è più o meno quello che ci si aspettava allora, dopo una campagna acquisti che non sarebbe stata fallimentare solo se Poulsen di fosse rivelato un giocatore diverso da quello che ci aspettavamo fosse. Adesso speriamo soltanto che la lezione sia stata appresa e la lezione è che per ambire al meglio bisogna dotarsi del meglio, non solo in fatto di allenatori.

Apr 26th, 2009

Igiene oggi

I lettori più affezionati di questo blog già  sapranno che ho passato la recente Pasquetta a Genova, ed in particolare mi sono recato all’Acquario. Durante una pausa della visita, stavamo mangiando una fetta di focaccia nella zona caffé, quando è giunto un ragazzo a cambiare i sacchetti del bidoncino della spazzatura.
Per prima cosa il bidoncino era concepito assolutamente male: pur essendo molto grande strozzava il sacchetto, infilato al suo interno, per cui, pur essendo il sacchetto quasi vuoto, la spazzatura era già  abbondantemente debordata.
In secondo luogo il bidoncino conteneva tre buche: una per la carta, la seconda per la plastica, la terza per le lattine. Non c’è bisogno di dire che, in nome della raccolta differenziata, l’addetto ha estratto i tre sacchetti e li ha messi insieme in un unico grande sacchettone.
Soprattutto però la cosa che mi ha lasciato allibito è che il ragazzo non era minimamente dotato di guanti ed ha raccolto tranquillamente, con le proprie mani nude, la spazzatura caduta fuori dal bidone, compresa la carta con la quale altri si erano puliti mani, bocca e altro. Può darsi che non sia un problema di norme igieniche disattese dalla struttura, ma che fosse il ragazzo, pur dotato di guanti, a non volerli usare per comodità  sua e sprezzo del pericolo. Sia come sia è il genere di spettacolo che ti proietta indietro di venti anni e forse più.

Apr 24th, 2009

Razzismo e superficialità

Un paio di elementi di contorno alla vicenda dei cori di Balotelli che vale la pena di raccontare.

Martedì sera Maurizio Crozza ha aperto con il suo consueto monologo la puntata di Ballarò. Nell’ironizzare sulla tipologia delle torture utilizzate a Guantanamo, Crozza ipotizzava quali potrebbero essere le torture compiute in Italia, l’ultima delle quali era travestire il malcapitato da extracomunitario e andare in curva con i tifosi della Juventus. Quello che mi ha colpito è il riferirsi in senso generico ai tifosi della Juventus, quando poteva semplicemente riferirsi a quelli che avevano pronunciato i cori all’Olimpico o in uno degli altri stadi dove purtroppo ciò accade spesso. Capisco che Crozza sia un comico e che facesse satira, ma la satira serve a far passare le verità  che altrimenti non si potrebbero pronunciare e la verità  che è passata è che il solo fatto di amare una squadra di calcio può essere un indizio di qualcosa di così abietto come il razzismo. Bisogna essere certo profondamente ignoranti per pensare che coloro i quali appartengono ad uno stesso ceppo etnico siano accomunati da vizi comuni, ma anche pensare la stessa cosa di tutti coloro i quali tifano per una stessa squadra di calcio richiede un QI decisamente molto basso.

Questa mattina su un articolo di rainews.it campeggiava il titolo: “Ancora cori razzisti contro Balotelli”. La cosa mi ha sorpreso molto perché ieri sera ero allo stadio e, pur essendo stato piuttosto attento ai cori che giungevano dalla curva, non avevo sentito alcun coro razzista. In realtà  l’articolo nel suo interno raccontava che c’erano stati solamente dei cosiddetti “insulti calcistici” (termine poco decodificabile invero) e che addirittura erano stati esposti striscioni antirazzismo. Su Tuttosport.com invece chiarivano quasi le esatte parole rivolte a Balotelli, testimoniando quindi che non avevano sfondo razzista.
La cosa che mi ha colpito però è che entrambi gli articoli denominavano in modo sbagliato le curve affiancando alla curva Scirea una presunta curva Filadelfia, che in realtà  è il vecchio nome che l’attuale Curva Scirea aveva ai tempi del lo “Stadio Comunale”. Trovando strano il doppio errore ho cercato meglio ed ho scoperto che la comune fonte errata era l’agenzia dell’ANSA dalla quale avevano attinto entrambe le fonti di informazione. Semplicemente il titolista di RAINEWS ha pensato bene di inventarsi i cori razzisti per rendere più “attraente” l’articolo. Non è certo una novità  che le fonti di informazione si limitino a fare copia-incolla dalle agenzie cambiando qualche particolare ma ho trovato davvero inaccettabile il “ritocco” di RAINEWS. Evidentemente anche il razzismo è ormai diventata una notizia “scoop” ed il cinismo di qualche giornalista RAI ha fatto il resto.

Ah, che bello se chi ha una platea così ampia e tratta di temi così delicati si rendesse conto della responsabilità  che ha e agisse di conseguenza!

Apr 23rd, 2009

Populisti d’adozione

A proposito del referendum sulla legge elettorale ho sentito la seguente dichiarazione: “E’ scandaloso che ci si lamenti che non si faccia il referendum, proprio mentre ci sono i problemi della crisi e del terremoto”. Pare una di quelle dichiarazioni di puro distillato di populismo che portano all’ovvia conseguenza che secondo l’autore, oltre che non svolgere il referendum, forse sarebbe meglio sospendere anche le elezioni e le costose istituzioni democratiche. Da chi verrà  questa affermazione? Calderoli? Gasparri? Alessandra Mussolini? No. La dichiarazione l’ha rilasciata Paolo Ferrero, leader di Rifondazione, denunciando tutto il disorientamento di una classe dirigente della sinistra radicale che ormai sembra aver perso qualunque riferimento culturale e sembra limitarsi ad annaspare alla ricerca di consenso. Scopro inoltre che il Riformista, così come alcune cellule del PD, invitano gli elettori ad andare al mare. La questione circa la costituzionalità  dell’invito a non votare è stata ed è controversa, lo è meno la constatazione che si tratta di un espediente furbesco per sottrarre agli elettori il diritto ad esprimersi, diritto che un partito che si ispiri ad un modello di democrazia evoluta dovrebbe sostenere a spada tratta.
La realtà  è che ormai nel grande omogeneizzato della politica il raggiro è ormai visto come l’unico strumento che funziona ed il motto populista come l’unico modo per raccogliere consensi. Così la politica tutta scivola sempre più lontano da un progetto di paese, un’idea di futuro, che possa stare in piedi e possa dare prospettive anche a chi riesca a guardare un po’ oltre il proprio naso.

Apr 23rd, 2009
« Previous PageNext Page »

Emergenza Sudan MSF

Emergenza Sudan Medici senza Frontiere

Recent entries

Archives

Categories

Miscellaneous Pages

My favourite places

Feed on RSS

Meta