Onore, rispetto e Juve battono Papi

Tra le tante meschine vicende di questi tempi quella dello speciale di Porta a Porta di Martedì sera si erge come punto più basso. Si sono riuniti intorno al caso, tutti in una volta sola, gli ingredienti preferiti dalla classe politica corrotta che Berlusconi rappresenta al meglio: l’occupazione del servizio pubblico (la maratona di tre ore), l’inganno (presentando falsamente la serata come celebrazione per la ricostruzione del terremoto), lo zittire voci sgradite (l’annullamento della puntata di Ballarò), il presentatore baciamanista, il contradditorio morbido, le proteste inascoltate dell’opposizione. Insomma come un bambino tra i suoi giocattoli.
Per una volta però è mancato un elemento che era quasi dato per scontato: il pubblico. I dati Auditel ci dicono che la trasmissione è stato un flop di ascolti: l’ha battuta nettamente la fiction “Onore e Rispetto” con Gabriel Garko e anche l’ispettore Coliandro l’ha incalzata. RAI 1 ha rischiato addirittura di essere sopravanzata da Sky che con Juve e Milan in Coppa Campioni ha fatto il pienone. Il titolo della fiction di Canale 5 “Onore e rispetto” tra l’altro deve esser stato un ulteriore colpo basso, dato il richiamo a un paio di quelli che si definivano un tempo valori e che il Premier credeva di avere finalmente cancellato dalle abitudini degli italiani.
Questo fiasco di audience sì che deve essere bruciato al Presidente del Consiglio. Ha sempre concepito il pubblico come una vasca nel quale, da una parte versi la propaganda, dall’altra esce il consenso. E’ vero che per aumentare la portata della propaganda bisogna farsi qualche nemico, ma alla fine chi se ne importa?
Ed invece anche la propaganda ha un troppopieno, anche il più instupidito dei telespettatori alla fine non ne può più di sentire i deliri di Papi su menzogne e catto-comunisti e preferisce vedere Amauri o Gabriel Garko piuttosto che il suo faccione rifatto. Alla fine la soluzione potrebbe essere la stessa usata da Tarantini: pagare il pubblico per guardarlo. Basteranno i suoi capitali? Chissà …

P.S. A proposito di occupazione di servizio pubblico anche Brunetta non scherza

Sep 16th, 2009

La stecca alla prima nota

Vi sarà  magari capitato di dover parlare in un contesto importante, di esservi preparati tutto il discorso quasi a memoria, di esser sicuri di voi, sebbene scossi da un velo di tensione, ma che vi succeda che nel momento in cui prendete la parola, dalla gola esce un suono stridulo e rauco e nulla più. Un colpo di tosse e tutto si risolve, ma per tutto il resto della vostra prolusione vi resta il dubbio che il pubblico vi abbia giudicato un coglione. Così la Juve ha esordito in Coppa Campioni con una stecca, con una vocina che non usciva, con un balbettìo che solo in parte si è placato nell’arco dell’incontro.
L’inizio era molto confuso con un Bordeaux veloce e pressante ed una Juve che faticava a non andare fuori giri al ritmo imposto dai francesi. Giovinco partiva bene, ben sostenuto da Iaquinta e Amauri, mentre Melo inanellava errori. Era però la difesa a traballare, soprattutto incapace di fronteggiare i calci piazzati e alla fine era tutta la squadra a patirne con un arretramento che isolava la Formica che si intristiva e spegneva. I due laterali faticavano sia ad appoggiare la manovra che a limitare i laterali bordolesi. Caceres in particolare non affondava mai il piede sull’acceleratore quasi temesse di non poter poi recuperare la sua posizione: il ragazzo avrà  talento ma al momento la sua condizione fisica è veramente ancora vacanziera.
Dopo questo confuso primo tempo la Juve ridiscendeva in campo con ritrovata baldanza, con un Giovinco che si risollevava dalla sua abulia della seconda metà  del primo tempo e le trame si sviluppavano di nuovo armoniose ma la difesa continuava a sbandare. Quando Vincenzone Iaquinta su un passaggio verticale di Cannavaro trafiggeva la porta francese pareva che la stecca potesse passare inosservata ma Amauri continuava il suo fatto personale con la buonasorte ed era invece Gigi a salvare la difesa la cui solidità  era stata ulteriormente precarizzata dallo spostamento di Caceres al centro, in seguito all’infortunio di Cannavaro. Purtroppo alla fine il Bordeaux il golletto lo trovava sul filo del fuorigioco e si chiudeva con una traversa di Marchisio e con un punto che non può fare piacere
Auguriamoci che la stecca sia solo stata l’effetto dell’umidità  dell’Olimpico. Forse è solo stata una serata di vacanza, forse il ritorno di Chiellini e Grygera migliorerà  le cose. Certo sarebbe imbarazzante scoprire che tanto talento là  in mezzo al campo sia vanificato da un difesa fragile e balbettante.
Un commento lo merita anche l’arbitro norvegese Ovrebo: ammonisce a casaccio, fischia o non fischia falli senza un apparente motivo, riesce nella stessa azione a non vedere un fuorigioco abissale di Iaquinta e poi un rigore sullo stesso Vincenzone. Il gol in fuorigioco (millimetrico) è decisamente il minore dei suoi errori e la serataccia di Martedì non è nulla in confronto di occasioni passate tra cui spiccano l’Italia-Romania degli ultimi europei e la semifinale Chelsea-Barcellona della scorsa Coppa dei Campioni. E tuttavia ogni volta ce lo ritroviamo a zampettare per il campo. Perché? Cosa ha fatto di male il calcio per doversi sorbire questo personaggio?

Sep 15th, 2009

Giusto per vostra informazione

Avrei voluto raccontare quello che ho visto Sabato sera, e che mi è piaciuto molto, della seconda vittoria romana consecutiva della Juve: ad esempio della prova splendida di Marchisio, di come Giovinco ha cambiato la partita nel momento in cui l’uscita di Diego faceva temere il peggio, di come Melo sia ormai una presenza pesantissima in mezzo al campo, avrei voluto ma ho poco tempo per farlo.
Sfrutto quindi questo poco tempo a disposizione per riportare semplicemente il fotogramma dello “scontro” tra Cruz e Legrottaglie che ha indotto l’arbitro Gervasoni ad interrompere un’azione nell’area della Juventus, che il laziale Mauri aveva poi concluso calciando in rete. Non voglio commentare l’azione, lascio che voi visitatori di questo blog vi formiate autonomamente un vostro parere. Riporto la foto solo per vostra informazione, giusto per sapere che quando Emanuele Gamba su La Repubblica di Domenica raccontava che l’arbitro avrebbe, a suo parere, “inspiegabilmente annullato un gol di Mauri” considerava evidentemente la gamba protesa di Cruz verso Nicola di Bari un modo naturale di camminare tipico di “El Jardinero”. E’ giusto anche che sappiate che quando lo stesso giornalista sottolinea che l’arbitro “Ha un occhio di riguardo per la Juve, non solo quando annulla il gol di Mauri” fa esercizio di acume non comune, giacché il direttore di gara Gervasoni ha così bene dissimulato le sue intenzioni di favorire la Juventus, da ammonire durante l’incontro ben 4 giocatori della Juventus e nessuno della Lazio.
Valutate voi, ma sappiate che quando poi qualcuno si riferirà  con voi a “spintarelle” degli arbitri a favore della Juve si starà  riferendo a questo non a gol segnati in bagher o con mezza squadra in fuorigioco. Valutate bene perché quel qualcuno potrebbe essere chi non subisce rigori contro da ben 18 mesi.

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Sep 14th, 2009

Il misero conquistatore

Oggi il Presidente del Consiglio ha, come tante altre volte, fatto fare grasse risate a mezzo mondo con il consueto spettacolo di cabaret, mistificazione e minacce a metà  tra l’avvertimento mafioso e la maledizione. Non starò qui a riportare le uscite più indegne, non starò a sottolineare quante volte io abbia sussultato di indignazione ascoltando la becera rappresentazione inscenata durante la conferenza stampa seguita all’incontro con Zapatero; lascio ai più autolesionisti la visione e l’ascolto.
Nonostante il callo fatto a queste commediole patetiche c’è anche ancora qualcosa però che riesce a colpirmi. Va bene infatti negare gli addebiti, attaccare i giornali, prendersela con questo e quello, sbandierare i sondaggi: tutte cose odiose alle quali ormai abbiamo fatto l’abitudine.
C’è però un momento nel suo sproloquio in cui si vede l’uomo in tutta la sua miseria, come illuminato da un ideale occhio di bue ed è quando denota ciò che davvero lo ha irritato di questa vicenda: ovvero il fatto che si sia saputo che uno come lui ha dovuto pagare per soddisfare le sue voglie sessuali.
E allora quando spiega (lo trovate nel filmato al 6:30) che tutto ciò non è vero e che non ha mai pagato per una prestazione sessuale (cosa tra l’altro confermata dai verbali visto che pagava Tarantini) ci chiarisce anche il perché. Non è che non l’ha mai fatto per il degrado che questo possa significare per l’altra persona o per non sentirsi complice di un’attività  che considera inaccettabile o magari perché Santa Madre Chiesa lo vieta o ancora per rispetto nei confronti delle sue ex-mogli o ex-compagne. No, la spiegazione è la seguente: “Da chi ama conquistare, la gioia e la soddisfazione più bella è la conquista. Se paghi che soddisfazione ci può essere?“. L’unica ragione quindi per non essersi mai rivolto a prostitute è che queste non riuscirebbero a soddisfare il suo narcisismo.
Ho l’impressione che più quest’uomo si sente sotto assedio e più si rinchiude in quel suo ruolo di interprete del peggio di noi, di fiero esploratore del pozzo nero della nostra coscienza collettiva. Si rinchiude in quel ruolo come un condottiero che nel momento di difficoltà  si contorna dei suoi uomini più fidati. Il problema è che più si rinchiude in quel suo ruolo e più lo legittima agli occhi dell’opinione pubblica e non si stenta a vedere già Â ora gli effetti di ciò attorno a noi. 

Sep 10th, 2009

Rivoluzione in Wikipedia, anzi no

Pochi giorni fa è apparso su La Stampa un articolo nel quale veniva spiegato che il mondo di Wikipedia sta addirittura vacillando. Secondo l’autore dell’articolo, Mattia Feltri (figlio di Vittorio), è in corso una svolta nell’approccio tradizionalmente libertario di Wikipedia. E’ proprio così? L’argomento era stato trattato giorni prima dal New York Times presentando la questione in termini significativamente diversi.
Quello che realmente accade è che da circa un anno la versione in lingua tedesca di Wikipedia si è dotata di un livello di controllo in più su tutte le pagine che vengono pubblicate. Quando una pagina viene creata e modificata, prima di essere pubblicata, deve passare al vaglio di un cosiddetto “revisore”. Il revisore altri non è che un contributore regolare di Wikipedia (laddove il requisito di regolarità  è determinato dal numero di interventi di modifica effettuati sul sito da quell’utente). Fintanto che la modifica ad una pagina non è stata “gesichtete” (traducibile in “esaminata”) da un revisore essa non può essere visibile ai lettori e chi si colleghi vedrà  solamente il contenuto dell’ultima versione di quella stessa pagina che sia stata “esaminata” da un “revisore”. Va specificato che il revisore non ha altro compito che quello di verificare evidenti distorsioni dell’articolo o eliminazioni arbitrarie di parti preesistenti dell’articolo, non è invece compito del revisore verificare la correttezza dei contenuti dell’articolo.
Vi è poi un’altra proposta in discussione che invece introdurrebbe un processo di “approvazione” (prà¼fen) dell’articolo. In questo caso l’approvatore dovrebbe avere un compito molto più esteso: ovvero di verificare che l’articolo non includa affermazioni false né significative omissioni. Ciò significa che l'”approvatore” dovrebbe avere un ruolo di “esperto” e questo ha bloccato al momento la proposta in quanto è molto difficile l’individuazione di una figura di “esperto”. Wikipedia è una comunità  con uno spirito fortemente democratico basato su un ricorso sistematico a forme di democrazia diretta. In un  contesto simile è spesso difficile decidere chi è esperto di un tema e chi no, giacché le persone chiamate ad eleggere l’esperto in genere esperti non sono.
Nella versione in inglese di Wikipedia invece è stata iniziata la sperimentazione del primo tipo controllo, ovvero la revisione formale della pagina da parte di un utilizzatore, ma questo si applica solo a quelle pagine che sono oggetto di particolari discussioni come la biografia di un personaggio controverso, un conflitto militare in corso, e così via. Da un certo punto di vista non si tratta di una limitazione ma di una funzionalità  in più rispetto all’oggi, visto che attualmente in situazioni simili si faceva addirittura ricorso al blocco delle modifiche alla pagina.
E’ vero che quanto già  fatto sulla Wikipedia tedesca è un passo importante e lo sarebbe soprattutto quello che dovesse portare all’adozione del meccanismo degli approvatori, ma siamo ben lontani dalla svolta della quale parla l’articolo de La Stampa.
Nel suo pezzo tra l’altro il rampollo di casa Feltri confonde i due meccanismi di cui sopra, dando per acquisito sulla Wikipedia in tedesca ed in fase di estensione sulla Wikipedia in inglese il meccanismo di approvazione che è invece ancora in discussione sulla prima e non è stato nemmeno in preso in considerazione sulla seconda. Sbaglia anche quando afferma che sia una novità  il fatto di avere utilizzatori di serie A e serie B: già  ieri esistevano su Wikipedia gerarchie di utilizzatori “anziani” che hanno abilitazioni che altri non hanno, per non parlare degli stessi amministratori. 
Qualcuno potrebbe obiettare che non è facile destreggiarsi tra i complicati meccanismi di Wikipedia, ma perché allora il giornalista del New York Times Graham Cohen riporta invece correttamente i fatti? E’ poi così difficile collegarsi a Wikipedia e cercare di approfondire ciò che si è sentito al bar, prima di scrivere cose errate? D’accordo le tradizioni familiari, ma non sarebbe male ogni tanto dare qualche notizia che non sia una patacca.
Aggiungo un paio di altre annotazioni sull’articolo de La Stampa. La prima è che riportare come un difetto di Wikipedia la possibilità  sperimentata da un giornalista de L’Espresso di creare una pagina con la biografia di un poeta inesistente senza che nessuno se ne accorga, mi pare voglia dire non aver capito il contesto. Feltri non lo sa ma quello che racconta si definisce nel contesto di Wikipedia un atto di vandalismo, proprio perché chi lo compie, esattamente come chi dà  fuoco ad un cassonetto, lo fa proprio per dimostrare di poterlo fare senza essere preso. E’ una sfida al sistema, in questo caso il sistema di Wikipedia, che non dimostra altro che ignoranza delle sue regole.
La seconda annotazione riguarda la frase attribuita al professor Gianpiero Lotito: “Io devo sapere se la biografia di Bartali l’ha scritta un tifoso di Coppi”. Anche qui la comprensione del contesto in cui si muove Wikipedia è evidentemente bassissima e le parole dette a casaccio. Wikipedia è una fonte di sapere secondaria, ovvero deve limitarsi a riferire i fatti come da altri spiegati, analizzati o verificati. E lo è esattamente come una qualunque enciclopedia cartacea le cui voci in genere non sono firmate né tantomeno corredate da biografia o curriculum vitae dell’autore. Spero tra l’altro di non fare cosa sgradita all’utente Biopresto se linko la sua replica alla citazione nell’articolo. Citare qualcuno in un giornale a diffusione nazionale senza dargli diritto di replica mi pare un atto estremamente scorretto, ma in questo caso ritengo non si tratti di scorrettezza da di mera ignoranza.
Concludo con una proposta: perché anche La Stampa non si dota di un manipolo di esperti approvatori? Ho l’impressione che ne abbia molto più bisogno di Wikipedia anche perché a differenza di Wikipedia la Stampa costa 1 Euro, anzi adesso 1 Euro e 20.

Sep 9th, 2009

Quanto costano gli sms

Questa mattina alla radio ho avuto occasione di sentire un breve momento della trasmissione radiofonica Ultime da Babele. Era ospite tra gli altri Sandro Veronesi, autore in particolare del “Caos Calmo” reso celebre dalla trasposizione cinematografica di Nanni Moretti. Lo scrittore ha pensato bene di svelare una notizia clamorosa, ovvero che gli sms agli operatori telefonici non costano nulla e quindi il fatto di farli pagare ai clienti si configuri come una specie di truffa.
Credevo fosse ormai acquisito il concetto alla base dell’economia di scambio che il prezzo di una merce nasca dalla dinamica tra domanda e offerta e non corrisponda necessariamente al costo di produzione ma non è questo ciò su cui volevo soffermarmi. Vorrei invece argomentare sull’affermazione secondo la quale gli sms non costerebbero nulla ad una compagnia telefonica, affermazione che, dall’alto della mia decennale militanza in una compagnia telefonica, ho ragione di ritenere assolutamente falsa.
Il principale motivo della percezione del costo irrilevante degli SMS viene probabilmente dal fatto che gli SMS transitano nella rete di accesso (cioè la rete che va dal telefono alla più vicina centrale) sul cosiddetto canale di segnalazione, quello che in termini meno gergali potremmo chiamare canale di servizio, che viene usato anche per far transitare le informazioni necessarie alla messa in piedi e rilascio della connessione in fonia oltre che per l’erogazione di servizi quali l’avviso di chiamata, l’invio di toni o le notifiche che appaiono talvolta sul display. Solitamente, a livello di rete di accesso, il collo di bottiglia è rappresentato dalla disponibiltà  di risorse per la fonia e quindi, da questo punto di vista, potremmo dire che oggi mandare SMS non costa nulla all’operatore ma solo perché l’uso delle risorse radio per gli SMS inviati è relativamente scarsa rispetto a quello per le chiamate in fonia. Se le tariffe degli SMS fossero così basse da aumentare esponenzialmente la quantità  di SMS inviati, l’operatore si troverebbe a dover ridimensionare la rete di accesso per permetterne la gestione, cosa che in piccolo probabilmente molti di voi avranno sperimentato provando ad inviare un SMS durante l’intervallo di una partita di calcio, durante un concerto o durante un ingorgo stradale. Allo stesso modo si potrebbe dire che all’operatore telefonico le chiamate notturne non costano nulla visto che dimensiona la rete sul traffico diurno, sicuramente più intenso.
Oltre alla voce di costo appena descritta ve ne sono poi altre, molto più definite e chiaramente associate all’SMS. Avrete ad esempio notato che il recapito dell’SMS può non essere istantaneo. Se infatti il destinatario del messaggio ha il telefono spento il messaggio viene depositato su un sistema ad hoc che si chiama SMS Center che ritenta poi periodicamente l’invio. Questo sistema è piuttosto costoso, sia in termini di acquisto che di manutenzione, ed il costo sale all’aumentare degli sms che gli utenti si scambiano.
Dovete inoltre sapere che la strada che separa la più centrale più vicina al mittente o al destinatario del messaggio e l’SMS center è percorsa dal messaggio su una rete che si chiama solitamente backbone, dorsale o rete di transito. La maggior parte degli operatori ha una rete dedicata al trasporto degli SMS e quindi sia i costi delle linee che dei dispostivi di commutazione sono costi dedicati agli SMS e quindi dipendenti strettamente dal numero di SMS scambiati.
In ultimo, nel caso in cui il destinatario dell’SMS non sia un utente della rete che lo ha originato, la rete originante dovrà  corrispondere a quella che consegna il messaggio un costo di interconnessione.
Con tutto questo non aspettatevi naturalmente che la differenza tra il costo medio di un SMS al pubblico e quello che costa all’operatore sia impercettibile, tutt’altro… Tuttavia prima di fare affermazioni inesatte in diretta a Radio Uno sarebbe forse il caso di informarsi meglio. Lo chiediamo ai giornalisti, ma anche chi giornalista non è dovrebbe forse argomentare con maggiore conoscenza dei fatti.

Sep 7th, 2009

Chi sta peggio di noi?

Nei giorni scorsi il Ministro dell’Economia Tremonti, commentando i dati che sono arrivati da Eurostat circa la crescita economica nell’area europea, ha affermato Stiamo molto meglio di tanti altri“. La domanda che questa affermazione mi ha suggerito è naturalmente: “Chi sono e quanti sono questi altri?”, giusto per non scoprire poi che la consolazione di Tremonti fosse una consolazione magrissima. Ho cercato allora la risposta nel testo originale dei dati di Eurostat che è disponibile online.
I dati riguardano il Prodotto Interno Lordo del secondo quarto 2009 ed in particolare la sua variazione sia rispetto al secondo quarto 2008, sia rispetto al primo quarto 2009. Il dato più significativo è naturalmente quello rispetto al primo quarto 2008 visto che dovrebbe essere al netto di effetti di stagionalità . L’Italia ha segnato una decrescita del PIL ben del 6,0 %. E’ vero: non siamo gli ultimi. Degli altri 19 paesi per i quali sono disponibili i dati, ben 7 hanno valori peggiori dei nostri, li elenco: Svezia, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Romania, Slovenia. Se si eccettuano quindi i paesi dell’Europa Est (tra i quali comunque Polonia e Slovacchia ci sopravanzano) solo la Svezia ha fatto peggio di noi. E’ pur vero che tra le economie occidentali di pari grandezza solo Francia e Spagna ci sopravanzano nettamente mentre Germania e Regno Unito ci sono avanti di pochi punti decimali, ma è anche vero che la Germania nell’ultimo quarto è tornata ad avere un PIL in crescita, noi invece siamo ancora in calo.
In definitiva il messaggio che Tremonti ci manda è che dobbiamo essere contenti di non essere gli ultimi gli ultimi dell’Europa occidentale. Difficile trovarlo un messaggio positivo, specialmente per chi si ricorda quando ci illudevamo di essere la quinta potenza mondiale.
Devo dire che ultimamente è ossessivo il riferimento delle fonti governativo all’idea che “Non siamo gli ultimi”, “Poteva andare peggio”, “Altri stanno peggio di noi”: lo stesso tono aveva un’intervista a Brunetta sentita oggi su Sky. Complessivamente la strategia mediatica della nostra classe politica di governo sembra tendere a far percepire come accettabile una posizione di retroguardia, per non dire di fanalino di coda europeo che ieri sarebbe stata inaccettabile e fonte di preoccupazione se non di allarme. Certo, è una strana strategia strana da parte di chi poi afferma che il declino dell’Italia non esiste. L’impressione che Tremonti, così come il resto del nostro governo, trasmettono è in realtà  di essere più che convinti che l’Italia è in declino, di non avere alcuna idea di come arrestarlo e soprattutto di preoccuparsi unicamente di far sì che l’opinione pubblica non se ne accorga.

Sep 4th, 2009

Fini censurato al TG1?

Da quando si è insediato al TG1 Augusto Minzolini mi è capitato molto raramente di guardare questo telegiornale, non perché non sia interessante, ma semplicemente perché quando decido di guardare il telegiornale lo faccio per informarmi e non per studi sociologici sulla contiguità  patologica tra media e politica. Questa sera però per puro caso non mi è sfuggita una chicca del Minzolini: l’ennesima bacchettata di Fini a Berlusconi, a proposito del fuoco di fila di querele contro giornali e giornalisiti, è stata bellamente oscurata dal TG1. Questa la frase di Fini come riportata dal Corriere: «Farò il grillo parlante ma dico a tutti “fermiamoci un attimo”, perchè la china è pericolosa e brutta. La qualità  del dibattito che si può alimentare può essere molto più alta di quello che si vede quotidianamente. Se ogni occasione diventa il pretesto o il giustificato motivo per delle randellate verbali, delle querele, delle campagne di denigrazione, alla fine diventa un’ordalia, una reiterazione, una specie di Orazi contro Curiazi a cui l’opinione pubblica non si appassiona». Questo invece il testo come riportato dal TG1 (nel TG lo trovate al 10:20): «Nel nostro paese da un po’ di tempo non si polemizza più tra portatori di idee ma si cerca di demolire la persona, siamo in presenza di un vero e proprio killeraggio delle persone: fermiamoci perché così si va verso una brutta china».
Noterete che dal TG1 la parola querele è sparita: forse è solo un caso che così non si capisca che l’attacco non è solo contro le polemiche tra i giornali ma anche contro Berlusconi stesso? Chissà … O forse magari si scopre che Fini ce l’aveva con Materazzi?

Sep 2nd, 2009

La maledizione

Il mondo del calcio non è fatto certo da gentiluomini: simulazioni, scorrettezze, provocazioni, bassezze di ogni genere sono il pane quotidiano di ogni calciatore. C’è una cosa però che la deontologia calcistica rifiuta decisamente: l’irrisione dell’avversario; anche dopo l’incontro più teso il calciatore vittorioso spesso non manca di rincuorare con una pacca sulla spalla l’avversario sconfitto. Sarà  per quello che gli dei del calcio si alterarono molto quando nell’ormai lontano Febbraio 2004 Francesco Totti, al termine dell’incontro vinto dalla Roma 4-0, indirizzò all’avversario Tudor una serie di gesti che si può riassumere verbalmente in: “Ne hai prese quattro, quindi muto e a casa!”. Sarà  quel che sarà  ma da allora ogni volta che in Campionato la Juve si presenta all’Olimpico sono dolori per la Roma che solo una volta su cinque è riuscita a rimediare un pareggio, per il resto solo sconfitte spesso anche piuttosto sonore.
Questa volta la partita era avvolta, per quanto riguarda il mondo a strisce bianche e nere, in una cortina di incertezza. C’era una squadra rinnovata non solo nell’organico ma anche nello schieramento in campo che aveva lasciato qualche dubbio contro il Chievo e che attendeva una conferma, c’era un avversario assillato dal rischio di una seconda sconfitta, c’era l’Inter, che aveva sbaragliato il giorno prima il Milan, ed alla quale ci si sentiva di dover dare una risposta.
La partita cominciava con molte tensioni, soprattutto da parte giallorossa, che Rocchi non sapeva governare. Perrotta faceva male subito a Diego e poco dopo Marchisio consumava la vendetta su Totti. Solo in ritardo Rocchi puniva infrazioni più veniali di Tiago e De Rossi con il cartellino giallo ma ormai l’adrenalina era salita troppo e quando Perrotta abbatteva da dietro ancora Diego il brasilianino si arrabbiava: a quel punto Rocchi, che non aveva battuto ciglio sul fallo, ammoniva Diego e anche Perrotta, ammettendo con quest’ultimo cartellino implicitamente il suo errore nel non averlo ammonito prima e anche la sua pochezza. Nel frattempo la Juve aveva preso possesso del centrocampo e le trame di Diego trovavano buona collaborazione nella coppia Amauri e Iaquinta, entrambi in gran spolvero. Rimaneva la carenza già  conclamata dei laterali e se Grygera a destra è in fase offensiva una lacuna già  nota, Paolino De Ceglie rimaneva molto al di sotto delle aspettative. Che la Juve fosse prossima a prendere il volo sembrava chiaro ma a farle schiudere le ali ci pensava Diego quando rubava il pallone a Cassetti, si involava verso la porta giallorossa resistendo alla spallata di Riise ed infine schiaffeggiava il pallone con l’esterno piede pilotandolo là  dove nessuno può arrivare. La Roma reagiva solo aumentando il proprio nervosismo già  oltre il livello di guardia, oltre che la confusione di Rocchi, e sembrava che tutto andasse per il meglio per la causa zebrata ma improvvisamente c’era un fallo sulla trequarti, Melo e Perrotta si beccavano, tutti seguivano appassionatamente la scena tranne De Rossi che prendeva la palla e la schiaffava bello bello all’incrocio dei pali lasciando a Gigi solo la possibilità  di invocare divinità  varie. La mazzata avrebbe potuto anche essere doppia se il portierone non avesse fatto sbollire subito la rabbia e lanciato la sua ragnatela per fermare Totti che, sfruttando un paio di voragini apertesi contemporaneamente nella nostra difesa, era rimasto libero di correre felice verso la porta.
Andare a prendere un caffé sul mancato 1 a 2 dopo aver sfoderato un primo tempo come questo lasciava ai nostri molti rimpianti e molte preoccupazioni ricordando il crollo fisico della Domenica precedente contro il Chievo. In effetti il secondo tempo proponeva un’altra Roma ma la Juve non cedeva. Era ancora Diego a condurre ma Melo saliva, anche per il ritmo più blando, e Mauro German, entrato al posto di Marchisio, trasportava palloni con una facilità  estrema. Dopo una volata infruttuosa di Iaquinta verso la porta avversaria ed un tiraccio di Amauri respinto, era alla fine Diego a liberare una spingarda, appena entrato in area, che faceva saltare in aria il malcapitato Julio Sergio. L’assalto finale romanista apriva crepacci nella difesa capitolina ottimi per il contropiede: in uno di questi Felipe si infilava e sparava un altro colpo di cannone che faceva 3 a 1.
Bello… Bello il primo tempo, bello Diego, bello il gioco, bello Ciro. Bello anche che la società  abbia valutato che si poteva ancora fare qualcosa in più e con Grosso l’ha fatto. Adesso tocca davvero al campo,

Sep 1st, 2009

Domande diffamatorie

Come ben saprete nei giorni scorsi gli avvocati di Berlusconi hanno denunciato la Repubblica per diffamazione. Fin qui non c’è nulla di strano ahimè, tranne scoprire che la motivazione non sono affermazioni incaute, o affermazioni caute ma non confermate, o affermazioni confermate ma non provate, o affermazioni provate ma non ammesse. Il punto è che non si tratta proprio di affermazioni ma di domande, le famose 10 domande, nell’ultima versione, tutte regolarmente corredate di punto interrogativo. Può una domanda essere diffamatoria? Rifacendomi alla definizione di Wikipedia la diffamazione consiste in una generica offesa della reputazione altrui. Mi chiedo allora: può una domanda offendere la reputazione? Si era sempre detto: “Chiedere è lecito, rispondere è cortesia”.
Il tema potrebbe prestarsi a discussioni infinite e magari stimolanti, ma al di là  dell’evidente contorsionismo giuridico che arriva a far dire all’avvocato Ghedini che “Il lettore è indotto a pensare che la proposizione formulata non sia interrogativa, bensì affermativa”, la domanda che mi pongo è un’altra: “Come nasce questo mostro giuridico? Come è possibile che ci sia chi chiede risarcimento per diffamazione relativamente a delle domande?”.
Anche in paesi con una tradizione democratica non britannica è consuetudine che il giornalista di fronte al politico non esiti a fare domande imbarazzanti e maliziose, che facciano riferimento a presunti scandali che lo abbiano coinvolto, a conoscenze imbarazzanti, a promesse non mantenute e così via. Come è possibile che in Italia si arrivi ad ipotizzare che ciò non solo non costituisca il lavoro del giornalista ma che sia addirittura reato?
L’Italia ha purtroppo abituato i suoi politici a domande facili, ad interviste pilotate, a risposte precotte; non parlo solo del Presidente del Consiglio, che da anni si permette di apparire in televisione solo in contesti di assenza di contradditorio e possibilmente nello studio del devotissimo Vespa, ma parlo della maggioranza della classe politica, che magari si scorna al suo interno in liti su temi possibilmente non compromettenti, ma che è ben poco abituata a trovare nei giornalisti contradditori che non siano assolutamente accomodanti.
Il punto credo sia che non solo la giustizia, ma anche la nostra mente, nel classificare ciò che è lecito e ciò che non è lecito fare, opera per precedenti e per analogie. Per questo quando un comportamento diventa desueto è poi molto più semplice spacciarlo per deviato e quindi illecito. Per questo ritengo che se oggi c’è un personaggio come Ghedini che cerca di limitare la libertà  di stampa, una grave, gravissima responsabilità  è di quei tanti giornalisti-tappetino che la libertà  di stampa non l’hanno mai voluta esercitare.

Aug 31st, 2009
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