Qualcuno si incazza ancora

Domenica mattina, percorro in auto Via Torino a San Mauro Torinese. Un tamarro su una Smart sorpassa una Multipla che sta rallentando per fermarsi al semaforo rosso. All’ultimo la Smart rinuncia al proposito di bruciare il semaforo e taglia la strada alla Multipla. Mi aspettavo la solita rassegnazione, il solito mugugno muto, il solito sguardo che se ne va da un’altra parte pur di non compromettersi ed invece, sorpresa, il tizio sulla Multipla si incazza! Niente di eclatante o esageratamente scomposto, una clacsonata ed un agitare di braccia, ma quel tanto da ricordare al guidatore della Smart che quel comportamento non è socialmente accettato.
Dentro di me applaudo. Sì, applaudo, perché ritengo che chi abbia voglia ancora di stigmatizzare il comportamento di chi non rispetta le regole sia da apprezzare, chi abbia ancora voglia di esporsi, di cercarsi dei guai, chi non smette di desiderare una società  migliore di questa, meriti un applauso. Bravo!!

Nov 15th, 2009

La politica dei sondaggi

Ho trovato divertentissimo confrontare i due sondaggi usciti in questi giorni sul tema della giustizia. Uno commissionato da Il Giornale a Euromedia, l’altro commissionato da Ballarò a IPSOS. I risultati sono completamente diversi: il primo sondaggio racconta che il 55% degli italiani pensa che la magistratura sia addirittura “un sistema a orologeria che sceglie l’obiettivo da colpire“, mentre il secondo indica solo nel 24% quelli che sostengono che “esiste parte della magistratura orientata politicamente che persegue il premier per scopi politici“, mentre gli altri starebbero con la magistratura o evitano comunque le generalizzazioni. Non mi pronuncio su quale sia il più affidabile dei due, anche se il sondaggio di IPSOS ha il vantaggio di incrociare il dato con l’orientamento elettorale, mostrando se non altro che il campione è distribuito equamente sui diversi orientamenti politici. E’ però interessante come ormai il dibattito politico sfrutti i sondaggi non come elemento informativo ma come elemento di propaganda. Si manipolano i sondaggi per poi poter dire al dibattito di turno che “tutti sono con me” e legittimare quindi quello che si vuole fare. Non c’è ormai discussione nel quale non ci sia il politico di turno che agita un sondaggio, probabilmente farlocco, per legittimare le cose più ignobili. Alla base di tutto c’è la nostra pessima abitudine di spaventarci quando scopriamo che la nostra posizione è minoritaria, in quel processo che Elisabeth Noelle Neumann definiva : “La spirale del silenzio“.
Che i sondaggi siano spesso affetti da un certo grado di imprecisione doloso non è certo una novità , che questo grado di imprecisione ormai sia arrivato all’ordine del 200% fa parte della avanzato grado di schizofrenia della vita pubblica italiana contemporanea, nella quale la verità  dei fatti è un concetto ormai del tutto secondario.

Nov 13th, 2009

La forza delle immagini

Due vicende come quella di Stefano Cucchi e quella dell’omicidio di Napoli hanno un indubbio elemento comune: l’impatto che nelle vicende hanno avuto le immagini.
Da un lato la famiglia di Stefano Cucchi ha deciso, pur nel comprensibile dolore ed orrore, di diffondere le foto del ragazzo orribilmente martoriato. Facile immaginare che se il corpo martoriato di Stefano Cucchi fosse stato solo raccontato dai suoi cari, se l’omicidio di Napoli fosse stato solo raccontato dalle cronache, magari corredato dall’identikit dell’assassino, difficilmente le due vicende avrebbero avuto la risonanza che hanno avuto e gli effetti che hanno determinato.
I mass media, che ignorarono a lungo la vicenda Aldrovandi, hanno puntato immediatamente i riflettori coinvolgendo il governo e le istituzioni nella vicenda in modo irresistibile. Allo stesso modo l’invadenza mediatica del filmato del quartiere Sanità Â ha così scosso l’opinione pubblica da portare ad identificare il colpevole, cosa in genere rarissima.
Tutto ciò ci dice quale straordinario effetto emotivo possano generare poche immagini sgranate che nessun racconto, nessun reportage, potrà  mai sviluppare. Tra quelli che se ne sono resi conto vi è chi ha avanzato qualche riserva sull’opportunità  di rendere pubbliche certe immagini. In particolare il Ministro Maroni ha criticato la Procura di Napoli per avere messo in circolazione le immagini. Che viene in mente ad un Ministro degli Interni di criticare un mezzo che ha consentito di arrestare un’omicida? Che cosa spaventa Maroni? Forse spaventa il Ministro degli Interni l’idea che la diffusione di immagini oggi dell’agguato camorrista, domani delle immagini del festino di un uomo politico può alla fine colpire dove Maroni non vorrebbe?
E’ possibile ma forse il problema è più sottile. La Lega deve il suo successo alla sua capacità  di cavalcare le emozioni dell’opinioni pubblica ma per cavalcare bene bisogna tenere in mano le redini. Attraverso l’alleanza con Berlusconi la Lega è riuscita finalmente ad avere le redini in mano e non a caso da allora ha iniziato la sua ascesa. L’idea che dopo avere tanto sofferto per reggerle, quelle redini possano invece essere liberate da un qualunque magistrato o addirittura da qualunque privato cittadino deve essere inaccettabile per Maroni ed i suoi. Riusciranno costoro a mandare indietro le lancette della storia? Riusciranno a controllare il sistema mediatico prima che il sistema mediatico che non controllano li spazzi via? Come in una storia avvincente siamo tutti curiosi di scoprire come andrà  a finire. Meno avvincente è pensare ai danni che costoro faranno prima che la storia sveli il suo finale.

Nov 12th, 2009

Due Rocchi vedono meglio di uno

La settimana calcistica che, quando è impegnata la nazionale spesso si svuota di argomenti da prima pagina, continua ad essere dominata dal dibattito sull’arbitraggio di Domenica sera di Rocchi in Inter-Roma. Il direttore di gara mi era parso già  in pessima serata nella sua esibizione all’Olimpico la scorsa settimana ma questo non ha impedito di sceglierlo per un incontro dal punto di vista arbitrale delicato come Inter-Roma. Per chi non sia al corrente, la delicatezza dell’incontro sta nei precedenti Inter-Roma degli ultimi due campionati nei quali le decisioni arbitrali avevano pesantemente favorito l’Inter permettendo ai nerazzurri, in svantaggio, di recuperare un insperato pareggio. Due anni fa il romanista Mexes fu espulso da Rosetti con una decisione decisamente severa, l’anno scorso Rizzoli concesse un rigore all’Inter considerando fallo una simulazione di Balotelli che sarebbe stata individuata anche da un arbitro esordiente. Sembra incredibile ma quest’anno il film si è ripetuto: con la Roma in vantaggio il nerazzurro Muntari, già  ammonito, ha rifilato un calcione al romanista Menez sotto gli occhi dell’arbitro senza che Rocchi intervenisse. A questo si sono sommate una serie di scorrettezze dei giocatori dell’Inter sui quali Rocchi ha sorvolato fino a spingere il tecnico romanista Ranieri, solitamente pacatissimo nei confronti degli arbitri, a formulare un durissimo atto d’accusa nei confronti dell’arbitro e degli avversari.
Non va dimenticato che Rocchi era l’arbitro di quel Parma-Inter che nel Maggio 2008 consentì all’Inter di conquistare il suo sedicesimo scudetto (nel conteggio ufficiale) vincendo 2-0 e bruciando la Roma sul traguardo, anche per merito del direttore di gara che si voltò dall’altra per non vedere il fallo da ultimo uomo di Materazzi su Budan che avrebbe lasciato l’Inter in 10 quando l’incontro era ancora sullo 0-0.
Sta di fatto che sulla direzione di Rocchi di Inter-Roma si sono poi succedute le solite discussioni ma quello sui cui mi concentrerei è, come di consueto, la copertura mediatica. Mi ha colpito in particolare Fabrizio Bocca che su La Repubblica ci spiegava: “Che Rocchi […] abbia influito direttamente e in maniera clamorosa sul risultato si direbbe proprio di no. Nessun fallo da espulsione contestato, nessun fallo da rigore discusso, nessun gol dato o non dato su fuorigioco che non fosse una decisione giusta.“. Quindi il mancato allontanamento di Muntari, insieme a quello di Motta, pur evidenziati entrambi da giornali e trasmissioni sportive, per Bocca sono già  dimenticati.
Questo in definitiva è il nodo. Possiamo fare tutto il possibile per rendere gli arbitri più bravi, più allenati, più esperti possibile. Possiamo vietare telefonate, SIM svizzere, cene, incontri. Possiamo rendere il mondo arbitrale più trasparente, più limpido, più indipendente possibile. Fintanto però che un arbitro sarà  crocifisso o assolto dalla stampa del Lunedì a seconda di quale squadra si sia giovata del suo errore, la sua decisione nei casi dubbi non sarà  mai serena e la vecchia teoria per la quale gli errori si distribuiscono equamente ed alla fine vantaggi e svantaggi si compensano, continuerà  ad essere disattesa, come accaduto in modo evidente negli ultimi campionati.

Nov 11th, 2009

Come cambiano i tempi

La settimana scorsa (Martedì 3 Novembre) a Ballarò si è affrontato finalmente un tema interessante. In un breve intervallo degli ormai stucchevoli vaneggiamenti degli esponenti della maggioranza sulle toghe rosse, si è affrontato il dilemma dei gasdotti, probabilmente a causa dell’improvvisa visita che Berlusconi aveva reso al suo amico Putin, per parlare, pare, proprio di ciò.
Per chi non conosca la vicenda vi sono due grandi progetti di gasdotto in fase di discussione in Europa e Medio Oriente. Il primo si chiama Nabucco, è sponsorizzato dagli Stati Uniti e porterebbe gas dall’Azerbaigian all’Europa senza toccare il territorio russo; il secondo si chiama South Stream, è fortemente voluto dalla Russia e porterebbe energia al Sud Europa dall’Asia Centrale attraversando il territorio russo. Oggi la principale via di approvvigionamento del gas per l’Europa è il gasdotto che attraversa l’Ucraina e che, a più riprese, è stato nel passato oggetto di blocchi da parte del governo russo.
Inutile dire che per un’economia come quella russa, tutta basata sulla rendita proveniente dalle esportazioni di energia, la battaglia sui flussi di distribuzione è decisiva, se la perdessero i russi rischierebbero di arrivare al tracollo in una situazione che è già  di tensione tra chi vorrebbe riformare il sistema economico russo e chi vorrebbe mantenerlo così com’è; d’altronde molti governi europei considerano essenzialmente inaffidabile il governo russo ed un doppio canale russo rischierebbe solo di esporre maggiormente quei governi a ricatti (ad esempio: chiudo il gasdotto ucraino per ritorsione contro uno dei paesi che se ne serve, ma tengo aperto quello sud per limitare la perdita economica). Per gli Stati Uniti Nabucco è poi soprattutto probabilmente un’occasione per fare affari con paesi che gli americani vorrebbero definitivamente sganciare dalla sfera di influenza russa. Mentre la battaglia diplomatica infuria, complicata dalla crisi in Iran, vi segnalo questo botta e risposta sul sito di Limes che ho trovato molto interessante, così come questo articolo.
Un’altra cosa però molto interessante è stata l’evoluzione del dibattito di Ballarò di Martedì 3 Novembre (il dibattito è alla fine del filmato): è chiaramente emerso che da un lato il rappresentante delle opposizioni Enrico Letta sosteneva la tesi americana, mentre dall’altra il fronte vicino alla maggioranza di governo, il Ministro Brambilla ed il giornalista di Libero Bechis, sponsorizzavano invece il progetto russo. Come sono cambiati i tempi… Vi ricordate quando, ancora ai tempi della guerra in Iraq, si invocava l’obbligo morale di sostenere gli amici americani? Vi ricordate nel Novembre 2001 la destra in piazza con le bandiere americane? Oggi andrebbero con le bandiere russe probabilmente.
Mi colpisce sempre notare come la descrizione della naturalezza con la quale l’opinione pubblica accettava in 1984 di George Orwell il cambio delle alleanze internazionali strette dal proprio governo, quello che nel libro veniva definito doublethink, corrisponda spesso con la naturalezza con la quale l’opinione pubblica italiana accetta questi strani cambi in corsa.

Nov 11th, 2009

Lo strano processo

Dei tanti processi che riempiono le cronache italiane ce n’è uno che invece passa quasi inosservato: quello di Napoli sul cosiddetto scandalo di Calciopoli. Chi si ricordi il clamore che il processo sportivo aveva suscitato in Italia non può che meravigliarsi di come il processo penale sia invece del tutto ignorato dai media.
Il dibattimento si sta dipanando tra le deposizioni dei testi dell’accusa che fino ad ora non hanno propriamente rivelato misteri insospettabili. Si è arrivati al paradosso della richiesta di ricusazione del giudice da parte dell’accusa. Di solito la ricusazione è una tattica dilatoria adottata dalle difese per arrivare alla prescrizione del reato, il fatto che in questo caso alla prescrizione ci vogliano arrivare i Pubblici Ministeri è sicuramente paradossale, ma è probabilmente il segno di un processo per il quale il prevedibile verdetto di assoluzione fa parecchia paura, nel timore che qualcuno possa mettere quantomeno in discussione le condanne pronunciate a furor di popolo da un tribunale improvvisato e di parte, nell’estate del 2006.
Negli ultimi giorni però il processo ha fatto di nuovo parlare di sé e su repubblica.it, così come su altre testate giornalistiche, è apparso notizia della testimonianza del ex-Segretario CAN (Commissione Arbitri Nazionale) Manfredi Martino. Il titolo su repubblica.it era “Sorteggio truccato un colpo di tosse e l’arbitro cambiava” e si riferiva a presunti aggiustamenti del sorteggio che aveva designato l’arbitro di Milan-Juventus decisivo per l’esito del Campionato 2004-05, attuati attraverso un colpo di tosse emesso al momento giusto dal designatore Bergamo ad indicare quale fosse la pallina giusta da sorteggiare. Quello che sorprende è che, come ricordato dal blog di Oliviero Beha, una sentenza del tribunale di Roma nel 2007 smentiva che il sorteggio arbitrale fosse mai stato truccato, del resto lo stesso Martino non aveva mai reso prima la stessa testimonianza e questo colpo di tosse di Bergamo è un elemento del tutto nuovo. Ascoltando l’interrogatorio (trovate l’elemento in oggetto intorno al minuto 53), in realtà , le cose sono molto meno chiare ed anzi il teste è messo in seria difficoltà  dalle richieste di chiarimento della giudice Casoria. Nell’articolo di repubblica.it viene ipotizzato che i “colpi di tosse” fossero naturalmente finalizzati a favorire la Juventus ma trascura di ricordare alcune cose, ovvero che l’arbitro selezionato per quell’incontro fu poi Pierluigi Collina che non è stato certo individuato come un arbitro vicino a Moggi. Intanto Collina era stato “chiacchierato” quell’anno stesso per aver firmato un contratto pubblicitario con la OPEL (sponsor del Milan), dalle inchieste di Calciopoli è emerso che lo stesso arbitro aveva organizzato poche settimane prima dell’incontro una cena segreta con l’Amministratore Delegato del Milan Galliani che però, a differenza delle cene di Moggi con Pairetto, non è stata considerata un tentativo di corruzione visto che Galliani era anche presidente della Lega Calcio (uno dei tanti vantaggi dei conflitti di interesse). Sempre dalle inchieste emerge infine che quella designazione non era assolutamente sgradita al Milan, come testimonia la famosa telefonata intercettata dell’addetto agli arbitri del Milan Leonardo Meani che dichiara trionfante i suoi meriti nella designazione della terna arbitrale per quell’incontro. Collina tra l’altro, in un’amnesia collettiva di tutto quanto sopra ricordato, tornò da trionfatore nel post-Calciopoli assumendo il ruolo di designatore come simbolo del calcio postmoggiano. Se di sorteggio truccato si può parlare quindi non fu certo per favorire la Juventus.
La strana copertura data dalla stampa a questi interrogatori è stata denunciata anche da Oliviero Beha al TG3 di qualche sera fa, ricordando l’inchiostro sprecato dai giornali per sottolineare il “colpo di tosse” e lo scarso spazio dato invece alla parte di testimonianza di Martino in cui si affermava che Carraro aveva fatto pressioni perché ci fosse un occhio di riguardo verso Lazio e Fiorentina. Aggiungo anche come sia stato ignorata l’ammissione del Martino di aver spesso discusso con Meani la designazione della terna arbitrale per gli incontri del Milan e di aver avuto notizia di taluni favoritismi concessi dagli arbitri dell’entourage di Pairetto alle squadre di Garrone e Zamparini a causa di interessi economici convergenti con quelli dei due presidenti.
Che significato ha tutto ciò? Giornali e altre fonti di informazione vogliono evitare che si diffonda nell’opinione pubblica il dubbio che la verità  di Calciopoli non fosse proprio quella che ci hanno raccontato? Oppure si tratta solo della solita superficialità ? Come sempre rifuggo dalla spiegazione complottista e mi viene più facile dire che molti di quelli che scrivono sono gli stessi che hanno stilato a suo tempo il teorema di Calciopoli, ripetendolo all’infinito come un Mantra, e vien sempre più facile confermare quello di cui sei già  convinto che provare a metterlo in discussione.

Nov 10th, 2009

Benvenuti in Europa

In questi giorni, dopo lunga sofferenza, si è finalmente completato l’iter di approvazione del Trattato di Lisbona. Il Trattato è indubbiamente un compromesso, ritenuto da molti insufficiente; altri invece lamentano il fatto che sia meno garantista per alcuni aspetti rispetto a molte Costituzioni nazionali, ma anche qui la necessità  di trovare un compromesso tra i diversi testi costituzionali non poteva generare un testo troppo avanzato. In ogni caso qualche passo avanti si è fatto: intanto si sono abbandonati finalmente quei meccanismi di unanimità  che hanno spesso bloccato la capacità  decisionale delle istituzioni europee; inoltre per la prima volta l’Europa avrà  un capo del governo stabile, riconosciuto come tale, ed un vero Ministro degli Esteri, colmando la lacuna storica evidenziata a suo tempo da Kissinger: “Quando voglio parlare con l’Europa non so mai bene che numero chiamare“.
Neanche a farlo apposta in questi stessi giorni la Corte Europea di Strasburgo ha accolto il ricorso di un cittadina italiana di origine finlandese che aveva contestato l’esibizione nelle scuole italiane dei crocifissi decretandone l’illiceità  e scatenando in Italia furenti polemiche. La nostra classe politica ha quasi unanimemente preso le distanze dalla sentenza. Il solo Ferrero ha condiviso la decisione di Strasburgo, mentre perfino Vendola l’ha commentata con cautela. Apoteosi dell’acrobazia è stata quella del neoinsediato Bersani che ha chiarito il suo pensiero: “Il crocifisso è un’antica tradizione che non offende nessuno”. A me pare che sia offensivo nei confronti del crocifisso, e di chi crede in esso, liquidarlo come “antica tradizione”, ma questo fa parte di una classe politica che vuole intercettare le idee dei tanti non credenti che riconoscono nel cattolicesimo un senso identitario che hanno una gran paura di perdere. Inutile riferire le solite espressioni di cattivo gusto venute dagli esponenti della maggioranza di Berlusconi.
Quello però che è davvero curioso è la abissale differenza tra l’unanimità  della classe politica ed i punti di vista piuttosto divisi dell’opinione pubblica, così come rappresentata dai sondaggi. Si va da Sky, che nei suoi sondaggi sul tema ci dice che i favorevoli alla sentenza risultino essere il 27%, fino al 55% dei favorevoli sul Corriere. Ovviamente i sondaggi online hanno un valore del tutto relativo ma credo che il punto sia, come spesso accade sui temi etici, che da un lato c’è un elettorato cattolico fortemente motivato e dall’altra un elettorato debolmente laico piuttosto agnostico e magari, come ricorda Bersani, anche un po’ restio ad abbandonare simboli tradizionali. Sostenere le tesi dei primi non offende i secondi e quindi è una linea sposata dalla parte più miope della nostra classe politica (ammesso che esista una parte non miope).
Quello di cui spesso non ci rendiamo conto è che entrare in Europa non è gratis, implica aprirsi a chi non conosce e non condivide quelle tradizioni, quelle consuetudini che da noi hanno progressivamente smesso il proprio significato originario per acquisirne uno legato all’abitudine ad un senso identitario che fatichiamo a trovare altrove.
In altri paesi non sono abituati ad uno Stato che promette nella propria Costituzione di essere equidistante dalle diverse religioni e poi mette dei simboli religiosi nelle scuole statali, non sono abituati ai politici che si ergono in pubblico ad integerrimi difensori della morale e poi nel privato si dedicano alla dissoluzione più sfrontata. Se vogliamo condividere con costoro istituzioni, giustizia, costituzione, dobbiamo accettare di ridiscutere le nostre abitudini, le nostre tradizioni e magari rivederle alla luce di valori comuni che dovremo trovare con i coinquilini della Casa Europa.
Chi ce lo fa fare? – si potrebbe chiedere qualcuno. Intanto la convenienza: il Governo italiano continua a farsi bello del sorpasso operato alla Gran Bretagna, ma se la nostra economia non è stata spazzata via dalla crisi come quelle dei paesi extra-Euro, tra i quali appunto la Gran Bretagna, non lo dobbiamo certo a Tremonti ma lo dobbiamo alla valuta europea tanto bistrattata nel passato. Al di la di ciò poi ci sono le trasformazioni di un mondo che sta riducendo le distanze e rendendo più labili i confini e che non ci aspetta nelle nostre esitazioni, nella nostra difficoltà  di abbandonare ciò a cui eravamo abituati. In ogni parte del mondo si stanno formando strutture sovranazionali di crescente potere, se l’Europa si dovesse arrestare resterà  un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro e così resterà  l’Italia se nell’Europa non si saprà  integrare.
Da un lato quindi coloro i quali credono davvero in Dio dovranno accettare che quello in cui credono è diverso da quello in cui credono gli altri e se vogliono vivere con gli altri devono accontentarsi di tenere dentro di sè ciò in cui credono, cosa più che sufficiente se vi credono davvero. Quelli poi che non credono in Dio dovranno accettare il fatto che la storia ha la pessima abitudine di cancellare tradizioni e consuetudini, la sfortuna di questa generazione è semplicemente che oggi la storia è più veloce di ieri e ci rende più difficile adeguarci.

Nov 7th, 2009

La rivoluzione mancata

Quando ad inizio Ottobre è stato completato lo spegnimento dei canali tv analogici per un qualche meccanismo di redistribuzione delle frequenze a San Mauro i canali Mediaset erano spariti dal digitale terrestre. Scorrendo i canali si passava, con la mia meraviglia, da Rai Tre a La7 senza incontrare ostacolo.
Una speranza si è aperta, una luce si è accesa. Passando davanti al giornalaio al mattino mi pareva che fossero di più le persone che compravano il quotidiano; guardando fuori dalla finestra alla sera mi pareva che fossero di meno le case da cui proveniva la luce blu dei teleschermi; osservando le persone dal panettiere mi pareva già  che cominciasse a serpeggiare il dubbio, che Cartesio stesse mettendo radici, che il libero pensiero avesse riallacciato contatti in città . Dopo decenni di giunte palazzinare che avevano proceduto al sacco della collina sanmaurese un’era nuova sembrava iniziare e le voci di un nuovo piano regolatore che trasformerà  il verde che sta ai piedi della Basilica di Superga in una grande tavolata di cemento si dissolvevano…
Ieri sera ho risintonizzato la tv ed ecco riapparire le reti Mediaset.
Va beh, è stato bello sognare…

Nov 6th, 2009

Ventiquattro processi!

Così ripeteva il Ministro Angelino Alfano a proposito della presunta persecuzione giudiziaria a danno di Silvio Berlusconi durante la puntata di Ballarò della settimana passata (minuto 5:30 del filmato): “Ventiquattro processi!”, come a dire che un numero così alto di processi contro una stessa persona non può che essere spiegato con una persecuzione ordita da un unico regista occulto, anche considerando che magistrati e procure delle diverse inchieste sono spesso differenti.
So di ripercorrere quanto già  fatto da altri, ma sono andato a recuperare gli elementi di questi presunti ventiquattro processi per capire se davvero si può parlare di persecuzione e quali elementi abbia, a parte il numero, il Guardasigilli per fare questa pesantissima asserzione.
Iniziamo col dire che il numero è errato. Probabilmente il Ministro o qualche suo collaboratore, fa confusione tra processi e inchieste. E’ vero che le inchieste su Berlusconi complessive sono state 24. Di questi però i processi celebrati o in corso contro il Premier sono in realtà  solo 13; le altre 11 sono inchieste che in 10 casi sono state archiviate prima di arrivare ad un processo mentre nell’ultimo caso (l’inchiesta su Mediatrade) non si è ancora arrivati ad un rinvio a giudizio.
Per quanto riguarda i 13 processi va subito detto che il primo, quello sulla P2, si è celebrato prima della discesa in campo di Berlusconi. Qualcuno potrebbe obiettare che il fatto che 12 dei 13 processi siano stati istruiti dopo l’ingresso in politica sia significativo dell’aggressione politica nei confronti di Berlusconi, ma costui si dimenticherebbe come e quanto sono cambiate le cose nel funzionamento della giustizia italiana dal 1992 in poi e quanto inchieste sul mondo degli affari siano diventate all’ordine del giorno. E’ significativo ad esempio come destò più scandalo nel ’92 l’arresto di un oscuro uomo dell’apparato socialista come Mario Chiesa di quanto non ne abbiano destato recentemente l’arresto del Presidente di sinistra della regione Abruzzo Del Turco o la condanna in primo grado per mafia del Presidente di destra della regione Sicilia Cuffaro. L’unico modo per decidere se davvero c’è stata persecuzione è esaminare come sono andate le cose in questi 12 processi, anzi 11, perché in realtà  uno degli altri processi è quello di Telecinco che è stato celebrato in Spagna e di cui non può certo essere accusata la magistratura italiana.
Degli 11 processi restanti ricorderei che 4 hanno generato in realtà  sentenze non di assoluzione nel merito, ma di “non doversi procedere”: tre di essi per prescrizione del reato, uno per intervenuta amnistia. Il più celebre è quello del Lodo Mondadori nel quale Berlusconi fu riconosciuto colpevole sì, ma di corruzione semplice e non corruzione in atti giudiziari come per il suo avvocato Previti, la qual cosa fu considerata una “scappatoia” per evitare la condanna, visto che in tal modo scattò la prescrizione per Berlusconi per il reato in oggetto. In tre gradi di giudizio fu comunque confermata la colpevolezza dell’imputato. Le altre due prescrizioni scattarono per il processo All Iberian 1 (cioè il troncone del processo riguardante il finanziamento illecito al PSI) e per il caso di falso in bilancio nell’ambito dell’acquisto da parte del Milan del calciatore Lentini dal Torino. Nel primo caso la prescrizione era scattata quando era in corso il processo di secondo grado, dopo che Berlusconi era stato condannato in primo grado; nel secondo caso la prescrizione scattò ancora in fase di primo grado in quanto la maggioranza guidata da Berlusconi stesso aveva, con la riforma del diritto societario, ridotto i termini di prescrizione per quel reato a soli 3 anni. L’intervenuta amnistia riguarda invece il processo per falso in bilancio legato all’acquisto dei terreni di Macherio. Per tale processo Berlusconi fu assolto solo per tre dei quattro capi di imputazione per il quarto, falso in bilancio, fu riconosciuto colpevole ma non fu condannato grazie all’amnistia del ’92, essendo il reato stato commesso precedentemente a quella data.
Rimangono 7 processi da chiarire. In 2 casi l’assoluzione è stata motivata perché “il fatto non costituisce più reato”, questo a causa delle variazioni di legge legate alla riforma del diritto societario, introdotta da Berlusconi nel 2001 pochi mesi dopo essere andato al governo: trattasi del secondo troncone (quello del falso in bilancio) del processo All-Iberian, e del secondo troncone del processo SME (sempre falso in bilancio).
Le uniche tre assoluzioni nel merito sono state pronunciate: con formula dubitativa nel processo sui fondi neri di Medusa ed in quello sulla Guardia di Finanza, con formula piena sul solo primo troncone del processo SME. Possono quindi essere considerati questi processi persecutori? Lo escluderei visto che, nei primi due degli alti dirigenti Fininvest (Carlo Bernasconi, Salvatore Sciascia e Alfedo Zuccotti) sono stati condannati in via definitiva, mentre nel processo SME-1 il ben noto avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, è stato condannato in primo grado ed in appello, prima che la Cassazione spostasse a Perugia la competenza del processo annullandone la sentenza.
Gli ultimi due processi sono quelli in corso. Il primo è quello sui diritti televisivi che si appoggia sulle testimonianze di alcuni alti dirigenti Fininvest. L’altro processo è quello per la corruzione dell’avvocato inglese Mills, sospeso per gli addebiti a Berlusconi a causa del Lodo Alfano, ma continuato per Mills con due diversi gradi di giudizio che hanno confermato la tesi dell’accusa e quindi indirettamente la colpevolezza di Berlusconi.
Rimangono da esaminare le 11 inchieste. Una di queste, quella su traffico di droga è stata anch’essa istruita e archiviata ben prima che Berlusconi entrasse in politica. Due sono state fermate da variazioni “interessate” di legge che hanno portato alla scadenza anticipata dei termini di prescrizione  e quindi all’archiviazione delle inchieste sul Consolidato Fininvest e sui Bilanci Fininvest 1988-92. Quattro sono inchieste minori aperte per atto dovuto e poi rapidamente archiviate (corruzione dei senatori della maggioranza Prodi, voli di stato, diffamazione, stragi di mafia del 1992).  Due inchieste sono state istruite ed archiviate dalla Procura di Roma (tangenti pay tv e spartizione pubblicitaria). Vi è poi ancora un’inchiesta istruita a Palermo per concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso, non del tutto visionaria visto che in quell’ambito il fido Marcello Dell’Utri è stato condannato a 9 anni di reclusione. Infine vi è l’inchiesta ancora in corso su Mediatrade per la quale sapremo a breve se vi sarà  rinvio a giudizio.
In definitiva non vi è un caso che sia uno in cui si possa dire che l’impianto processuale fosse fittizio, pretestuoso o sproporzionato e nel quale si possa quindi ipotizzare un intento persecutorio. Davvero un po’ poco per giustificare che un Ministro della Giustizia si pronunci in modo così categorico.
Ventiquattro inchieste sono sì molte, ma purtroppo appaiono tutte del tutto motivate. Quello di Alfano diventa quindi un terribile autogol, perché il numero esorbitante diventa, non già  un atto d’accusa per la magistratura, ma piuttosto un atto d’accusa per la politica e per il paese tutto che sceglie un personaggio simile per farsi rappresentare.

Nov 5th, 2009

E io non mi dimetto

Per lunghi mesi abbiamo sentito dibattere illustri opinionisti, pronti a spiegarci perché il Presidente del Consiglio avesse dovuto permanere nella sua carica o dimettersi, in seguito agli scandali a sfondo sessuale che l’hanno coinvolto e di cui tutto il mondo ha parlato. Non si può nemmeno dire che sia un tema nuovo perché anche quando, come è spesso accaduto, il Premier si era trovato di fronte ad inchieste giudiziarie trovandosi al governo del paese, si era discusso sull’opportunità  che abbandonasse la sua carica. Nelle ultime settimane è arrivato anche lo scandalo Marrazzo e le conseguenti dimissioni del Presidente del Lazio; e allora riecco le polemiche di chi dice: “Marrazzo si è dimesso. Allora deve farlo anche Berlusconi“. E qui di nuovo gli altri a rispondere che non è la stessa cosa, perfino distinti in diverse scuole di pensiero. Alcuni che sostengono che non è la stessa cosa perché Marrazzo ha ceduto ad un ricatto ed invece Berlusconi no, ma allora – sostengono altri – Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi quando si è scoperto che la sua famiglia aveva pagato perché non fossero rese pubbliche le foto scattate dai paparazzi di Corona a sua figlia. Altri ancora sostengono che andare con una prostituta di sesso femminile va bene, di sesso incerto, no. I più sfrontati sostengono che la carica di capo del governo nazionale è diversa da quella di governo regionale e qui davvero siamo all’arrampicamento sugli specchi più clamoroso.

Non ce l’avremmo davvero fatta a sopportare queste discussioni infinite. Meno male che qualche giorno fa Berlusconi ha finalmente posto fine a tutte queste polemiche chiarendo bene le cose. Anche se fosse condannato per corruzione, forse la più grave delle colpe per un uomo politico, il popolare Papi ha promesso che non si dimetterebbe. Preferirebbe costringere il paese a vedere la vergogna di un carcerato a capo del suo governo che passare la mano a chi sia più adeguato di lui a governare. Berlusconi ci ha confermato quindi che è incollato alla sua sedia, al suo potere di cui non sa fare a meno e se ne scollerà  solo, forse, quando lo manderanno via.
Mi dispiace un po’ per quel nutrito stuolo di opinionisti che non avranno più argomenti, che non potranno più spiegarci cos’è il senso dello Stato, il decoro o quanto è importante la stabilità , il volere dei cittadini eccetera. Berlusconi ci ha finalmente spiegato che fa le cose perché sì e non fa le cose perché no, che fa semplicemente, come sempre ha fatto, il comodo suo. Spero che gli opinionisti di cui sopra abbiano quindi finalmente recepito il messaggio che il concetto di dimissioni e Berlusconi sono poli che si respingono e che solo una stolida ostinazione o un’assenza di altri argomenti, può portare a discorrere ancora di un possibile accostamento tra i due.

Nov 4th, 2009
« Previous PageNext Page »

Emergenza Sudan MSF

Emergenza Sudan Medici senza Frontiere

Recent entries

Archives

Categories

Miscellaneous Pages

My favourite places

Feed on RSS

Meta