Gli arresti provvidenziali
Sabato scorso, proprio mentre l’eco dell’interrogatorio di Spatuzza riempiva i giornali ed a Roma il popolo del No-B day sfilava contro Berlusconi, due personaggi di nome Nicchi e Fidanzati venivano arrestati a Palermo.
I due signori in oggetto venivano immediatamente identificati come due primule rosse della Mafia sia dal procuratore antimafia Grasso che dal ministro degli Interni Maroni che ascriveva subito al governo il merito dell’impresa. Ne scaturivano una serie di commenti da parte di esponenti della maggioranza all’insegna del panegirico per quanto di irripetibile il governo ha fatto per combattere la criminalità organizzata ed alla faccia di chi parla di rapporti tra Berlusconi e la Mafia. La notizia scalzava dalle prime pagine il popolo viola e diventava l’ennesimo spot del governo.
E’ successo poi che nei giorni scorsi l’ex-vice questore di polizia Gioacchino Genchi ha dichiarato che gli arresti dei due latitanti erano in realtà tutt’altro che un colpo da KO inferto alla Mafia, perché si trattava di un boss malato l’uno ed uno isolato e prossimo a divenire collaboratore di giustizia l’altro. Ovviamente sono dichiarazioni tutte da verificare ma è evidente che dichiarazioni simili in un contesto normale avrebbero destato scandalo in tutto il paese ed avrebbero costretto le autorità a smentite e precisazioni, mentre nel sistema mediatico attuale la risonanza di queste parole è rimasta confinata alla blogosfera. C’è stato chi ha fatto notare che parrebbe che Il Giornale abbia pubblicato la notizia sul sito prima ancora che avvenisse l’arresto o chi ha notato addirittura che all’arresto Nicchi indossava una maglietta viola, spianando la strada all’accostamento, ripetuto ossessivamente nelle ore successive dagli esponenti del PdL, tra i mafiosi e quelli che Sabato manifestavano contro Berlusconi.
Al di là delle ipotesi più o meno fantasiose c’è un dubbio di fondo che mi assilla ed al quale non riesco a trovare risposta: se è vero che l’arresto è merito del governo, come ha chiaramente detto Maroni, quale atto del governo ha favorito l’arresto dei due boss? Non sono un esperto di indagini sulla Mafia ma mi risulta che sia la magistratura ad condurre le indagini e che la Polizia non faccia altro che attuare quanto disposto dalla magistratura, sulla base delle leggi dello Stato in vigore, e con il personale che gli è messo a disposizione dal Ministero degli Interni.
Può Maroni sostenere che il governo abbia introdotto nuovi leggi o regolamenti che abbiano favorito la cattura dei presunti boss? Direi di no, anzi molti criticano il governo per alcuni provvedimenti (vedi riforma delle intercettazioni) che complicherebbero il lavoro dei magistrati. Può Maroni sostenere che il governo abbia destinato più fondi alla Polizia per dare supporto alla magistratura nella sua lotta alla Mafia? Direi di no, anzi ci sono state proteste senza precedenti da parte delle forze di Polizia per i tagli del governo. Può Maroni sostenere che il governo ha sostenuto materialmente o moralmente l’opera della magistratura? La risposta credo sia superflua…
Dobbiamo quindi concludere che l’unico contributo che il governo ha dato alla cattura è stato di non ostacolare l’operato della Polizia con trasferimenti d’ufficio mirati o con soffiate fatte al momento giusto? Possiamo quindi concludere che il Governo ha dimostrato in quest’occasione di non collaborare continuativamente con la Mafia? Francamente un po’ pochino per poter vantare meriti…
Dove sta il problema?
Se il derby d’Italia, la partita dell’anno, la supersfida che dovrebbe esprimere il meglio del calcio italiano finisce in rissa dopo avere espresso davvero poco dal punto di vista tecnico di chi è la colpa? Sono sempre le tensioni che vengono dalla società ? E’ il pubblico becero ed ignorante? Oppure questa volta una parte delle responsabilità  ce l’hanno i milionari in mutande o quelli in paltò che si affaccendano sul campo erboso o nelle sue prospicienze? E che dire poi dei non milionari che categorizzano la realtà , che poi raccontano su giornali e tv, sempre e solo in base ad interessi di bottega ed al gradimento dei personaggi in mutande o paltò sopracitati? Anche loro c’entrano?
Siamo arrivati a Juve-Inter dopo due settimane di polemiche furiose contro i tifosi beceri e villani che hanno lanciato ingiurie prima violente e poi razziste nei confronti dell’attaccante interista Balotelli. Come ho già scritto condivido ogni condanna per simili manifestazioni ma quando quello che accade ogni settimana senza scatenare alcun commento finisce improvvisamente sulle prime pagine dei giornali il sospetto che l’indignazione non sia genuina ci scappa, specie se pochi giorni dopo la stessa cosa, con altri protagonisti, succede di nuovo senza alcuna traccia sulle stesse prime pagine. A giudicare da quanto si leggeva sui giornali ci dovevamo preparare Sabato sera ad un’arena esplosiva, una bolgia dantesca piena di tifosi grondanti livore.
Mi pareva di avere sbagliato stadio quando alle 20.15 entravo all’Olimpico sentendo attorno a me i consueti canti e vedendo i consueti colori, ma non scorgendo neanche l’ombra di cori razzisti, e perfino gli insulti e violenze verbali venivano indirizzati con parsimonia insolita per un incontro simile. Anche l’immancabile dileggio nei confronti dei tifosi rivali era decisamente sotto i livelli normali ed i fischi per l’Inter che si allenava sul campo parevano attutiti rispetto alle passate stagioni.
L’incontro iniziava e non pareva nemmeno fosse Juve-Inter, sia fuori del campo che in campo, per la compostezza del pubblico e dei giocatori. La Juve partiva bene e, mentre ancora si stavano diradando i fumogeni, una sponda di Amauri portava Momo al tiro quasi a colpo sicuro, Samuel lo buttava giù in piena area e sembrava proprio rigore ma Saccani non lo vedeva, così come non lo avrebbero visto alcune trasmissioni televisive convenzionate probabilmente con la Pirelli. Poco dopo lo stesso Saccani compensava ignorando una strattonata di Cannavaro allo stesso Samuel così come di lì a poco avrebbe sorvolato su trattenute a Del Piero e Chiellini nell’area nerazzurra. Al di là di queste schermaglie, la Juve aggrediva con veemenza un’Inter che pareva molto circospetta e che riusciva a graffiare solo con qualche fuga di Eto’o. Diego giostrava bene, Grosso e Caceres erano efficaci e Sissoko e Marchisio facevano argine in modo mirabile. Perfino Melo pareva rifiorito rispetto alle ultime prestazioni avvizzite. Il gol arrivava allorché Samuel abbatteva da tergo Del Piero sulla fascia destra. Sulla punizione di Diego lo spiovente diventava una carambola da flipper che, per ultimo, Lucio indirizzava in porta. Mourinho dimostrava la suo consueta sportività e fair play inveendo contro l’arbitro reo di avere fischiato la punizione, per il quale a ruoli invertiti il bullo portoghese avrebbe chiesto probabilmente l’ammonizione. Saccani lo mandava a mangiare i calamari. C’era appena il tempo di illudersi che la vittoria fosse a portata di mano e Stankovic, su un’innocua punizione da trequarti, si travestiva abilmente da zolla d’erba sfuggendo così alla vista delle difesa juventina. Il serbo così poteva prendere la mira e crossare liberamente proprio sulla testa di Eto’o che faceva già 1 a 1. La Juve però non si perdeva d’animo, continuava a controllare il centrocampo e qualche patema a Julio Cesar lo creava ma al riposo si arrivava ancora in pareggio.
Mentre si attendeva che la partita ricominciasse dopo l’intervallo, dalla curva Scirea si sollevava di nuovo un tenue coro “Se saltelli muore Balotelli“, il resto del pubblico juventino fischiava vigorosamente dimostrando di aver imparato la lezione: succedesse sempre così…
Alla ripresa del gioco poco era cambiato: l’Inter sempre guardinga provava a far male con la velocità delle sue punte, ma la Juve, che con Marchisio e Momo era padrona del centrocampo, rovesciava con velocità ed efficacia il fronte di gioco. Era proprio il duo Ma-mo che si avventava su Julio Cesar di lì a poco: Momo mandava a terra il portiere con un fendente dal limite, Claudio prendeva il rimbalzio, con un doppio dribbling evitava Samuel e Lucio e con un colpo sotto mandava KO l’Inter. La capolista di lì alla fine avrebbe combinato davvero poco, l’unico momento pericoloso si verificava a metà del tempo quando Milito, che già aveva abbozzato un mezzo tuffo poco prima entrava in area sulla sinistra. Gridavo a Caceres che lo seguiva: “Occhio che si buttaaaa!“, Martin non mi sentiva ed entrava in scivolata, Milito non aspettava di meglio e cercava ostinatamente il piede dell’avversario: chissà se Saccani notava l’innaturalità del movimento di Milito o compensava ancora: sta di fatto che l’Inter era tutta qui.
Succedevano però due cose che val la pena di raccontare. La prima si verificava quando Gigi smanacciava un pallone ingannatore oltre il fondo: Saccani concedeva rimessa dal fondo ma Gigi non ci stava, ammetteva il tocco e Saccani, dopo aver stretto la mano al portierone, rettificava. La seconda aveva luogo invece quando entrava in campo l’oggetto delle polemiche di cui sopra: Balotelli. L’attaccante si muoveva come in una rappresentazione nella quale avesse deciso di dare ragione ai suoi più villani e beceri detrattori. Il suo primo intervento in assoluto era un pestone, probabilmente involontario, a Caceres: fatto sta che il ragazzo si guardava bene dal chiedere scusa ed invitava perentoriamente l’avversario a rialzarsi. Andava diversamente quando pochi minuti dopo Melo, pizzicato da dietro da Balotelli, decideva di rifilargli una gomitata: il brasiliano sbagliava mira ed il suo gomito incocciava nel braccio di Balotelli, ma il giocatore nerazzurro crollava a terra lo stesso, tenendosi il volto come se fosse stato sfigurato da una cieca violenza. Iniziava un parapiglia di cui approfittava Chivu per tirare una testata a Sissoko e Buffon per arrabbiarsi con Thiago Motta per motivi non ben chiariti.
Quando Saccani poneva fine alla corrida la gioia del popolo bianconero era piena più dell’adrenalina della rissa che del desiderio di rilancio di una squadra in crisi.
Avrei voluto alla fine trovare nei mezzi di informazione qualche parola di condanna di Mourinho, che ha esagitato gli animi in campo con un atteggiamento grottescamente fuori luogo, dopo aver provato inutilmente a surriscaldare il clima in settimana. Avrei voluto una parola di condanna per la sceneggiata di Balotelli, le cui esibizioni in campo sembrano obbedire ad una rappresentazione di tutto il peggio della scorrettezza e dell’arroganza, proprio come coloro i quali sono poi pronti a difenderlo in tutte le sedi. Avrei voluto che fosse raccontato con maggiore spazio ed enfasi il bel gesto di Gigi del regalare il calcio d’angolo, che è stato invece descritto come una sorta di momento di follia. Avrei voluto che qualcuno alla fine scrivesse che questa volta la parte sana e gioiosa del contesto in cui si è giocato è stata quella che si trovava sugli spalti e quella più isterica, malata e sclerotizzata è stata quella che stava nel recinto di gioco. Fintanto però che chi dovrebbe raccontare tutto ciò sarà prono alle esigenze di quelli che stanno nel recinto di gioco o in tribuna d’onore questi miei desideri non si realizzeranno mai.
No-B day a Torino
Per coloro che abitano dalle parti di Torino che non hanno potuto partecipare alla manifestazione a Roma, ma vorrebbero comunque esserci, segnalo la manifestazione gemella a Torino, con appuntamento domani alle 14 in Piazza Castello, sulla quale potete trovare qui maggiori informazioni.
A cosa serve andare in piazza?
Da qualche giorno su questo blog campeggia il logo della manifestazione di Sabato No-B day. A questo proposito si sente spesso in queste ore fare questa domanda. A che cosa serve andare in piazza Sabato?
Tra quelli che la fanno ci sono certamente gli appassionati del divano, quelli che non si smuoverebbero nemmeno se fossero certi che andare in piazza cambierebbe davvero le cose e che anzi sono infastiditi da chi va in piazza instillando sensi di colpa che rischiano di turbare il pisolino del Sabato pomeriggio. C’è però anche chi è legittimamente stufo di andare in piazza: sentirsi tanti, sentirsi forti, sentire di stare facendo qualcosa di importante, per il futuro del proprio paese, dei propri figli, tornare a casa e rendersi conto che il paese non se n’è nemmeno accorto. E’ dura, è dura sperarci ancora, sperare che andare in piazza non sia solo una passeggiata in centro.
Non posso dire di non condividere l’idea di molti che questo paese sia in uno stato di encefalogramma piatto. A questo proposito è esemplare il raffronto che vi invito a fare tra due sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani rilevati a distanza di circa un anno dallo stesso istituto di sondaggi: il primo ad Ottobre del 2008, il secondo nelle settimane scorse. Si direbbe che siano stati fatti a distanza di poche settimane: il PDL perde poco più di 2 punti percentuali, che vengono quasi completamente compensati dalla crescita della Lega e dal Polo dell’Autonomia, il PD guadagna appena lo 0,1% che è compensato da un calo dello 0,2% dell’Italia dei Valori. In sostanza in un anno l’opinione pubblica italiana non si è spostata di un palmo. Eppure si tratta di un anno in cui è successo di tutto: si è scatenata la più grande crisi economica dal ’29 in avanti, con centinaia di migliaia di persone finite in cassa integrazione o rimaste senza lavoro, che altrove ha suscitato cataclismi politici; c’è stata l’elezione del primo Presidente di colore negli Stati Uniti; c’è stata la crisi del PD a Napoli, l’arresto del Presidente Del Turco, le dimissioni di Veltroni, la segreteria Franceschini, le primarie che hanno dato il successo a Bersani; c’è stata la privatizzazione dell’Alitalia, i tagli alla scuola e alle Università , la condanna de facto di Berlusconi per il processo Mills messa in congelatore dal Lodo Alfano, lo scandalo delle squillo a Palazzo Grazioli, le accuse di Mafia al Premier, lo scontro crescente tra Berlusconi e Fini, la condanna diffusa dell’opinione pubblica internazionale per gli attacchi di Berlusconi alla stampa.
Come ha reagito il paese a tutto ciò? Ha mandato al diavolo il PD scosso dalle sue divisioni, devastato dalle inchieste dopo essersi posto come paladino della questione morale? Ha sfiduciato il Premier Berlusconi, incapace di tenere assieme la sua maggioranza, privo di ogni scrupolo e rispetto per le regole sia nel pubblico che nel suo privato, impegnato solo ad evitare che i tanti scheletri nei suoi armadi facciano capolino? Si è stufato degli eterni no Di Pietro? Si è indignato delle sparate della Lega? Nulla di tutto questo: calma piatta nella testa degli italiani che non sembrano nemmeno esser stati sfiorati da questi avvenimenti che avrebbero sconvolto anche l’opinione pubblica intellettualmente più pigra.
C’è ancora quindi qualche speranza che miracolosamente qualcosa si muova, che qualcosa succeda in questo paese che lo risvegli dalla sua catalessi? Non lo so. Anch’io ho l’impressione di star praticando una sorta di accanimento terapeutico su un cadavere. Purtroppo però questo è il mio paese e ci sono troppo affezionato per posare a terra il defibrillatore e rassegnarmi a consegnarlo ad una cricca di malfattori. Perciò ci proverò ancora una volta, come tanti, tantissimi spero.
Il mondo visto da una BMW nera
“Pronto? Sì, senti per stasera va bene. Io arrivo solo un po’ in ritardo
[Ma ‘sto stronzo si leva? Ma sa guidare?]
Devo ancora passare ad Ivrea per vedere quel cliente, sì…
[Ah, cazzo mi aveva detto di mandargli un sms!]
Sì, scusa dicevi?…
[A-r-r-i-v-o-Â -t-r-a- -u-n- -q-u-a-r-t-o- -d-‘-o-r-a… Invia…]
Sì, tieni tu buoni i tedeschi che io arrivo…
[Ma che cazzo vuole ‘sto figlio di troia che suona il clacson?].
Come si chiama il posto? Che cazzo ne so, non mi ricordo. Aspetta che ho nel cassettino il biglietto da visita…
[Dimmi tu se devo arrivare in ritardo per ‘sti coglioni che viaggiano in mezzo alla strada…]
Eppure mi pareva fosse qui…
[Cazzo anche il camion ci voleva!]
Aspetta che forse è sul sedile dietro
[Va beh, lo passo sotto il cavalcavia, chi se ne frega?]
Sì, era qui, l’ho trovato…
[Che cazzo ha fatto quello?]
…………
No, scusa c’era un coglione che è andato fuori strada, vabbé cazzi suoi… Sì ti dicevo, l’indirizzo è….”
Chissà se se ne è accorto, chissà se il giorno dopo ha letto le notizie, chissà se ha saputo che la guidatrice dell’auto che lo ha evitato è spirata all’ospedale di Ivrea poche ore dopo, chissà se è cosciente di essere considerato un miserabile assassino che non ha neanche la dignità di costituirsi, chissà se si rende conto conto che il passo tra essere solo un idiota e diventare un mostro è sottilissimo, sottile come quello tra tornare a casa un Giovedì sera e non tornarci mai più, chissà se adesso giace nella più nera disperazione, se medita di suicidarsi, di chiudersi in un convento, o se pensa che non è un problema suo, se pensa che il mondo è fatto per i BMW e non per le Lancia Y e che se uno non lo capisce tanto vale… Non so, non so far altro che provare ad immaginare cosa può succedere nella mente di un persona.
La mente umana è un crogiolo nel quale i peggiori mostri che ci si riesca ad immaginare possono essere forgiati in un attimo, tutto per giustificarci, per assolverci, per trovarci un posto nell’universo, per permetterci di sopravvivere alle nostre paure, alle nostre paranoie, alla vita, cosa che purtroppo a qualcuno non è stato concesso.
Il Rubicone del PD
La settimana scorsa Luciano Violante, vecchio personaggio politico riesumato recentemente da Bersani come responsabile delle riforme (quasi a voler a tutti i costi dare ragione a chi dice che il PD con Bersani è tornato indietro di dieci anni) si è esibito a Ballarò in un numero di alto equilibrismo per confermare, senza affermare, che l’orientamento all’interno del PD è di sdoganare il principio secondo il quale è accettabile che la classe politica crei dei meccanismi di autoprotezione dalle inchieste della magistratura, tesi che con altrettanto equilibrismo lo stesso Violante ha riproposto nella risposta apparsa su La Stampa ad un duro editoriale di Barbara Spinelli di qualche giorno prima. Ricordo per i meno attenti che Violante è colui che aveva candidamente ammesso in Parlamento un accordo di non aggressione con Berlusconi sulle questioni televisive ed imprenditoriali, ed è anche colui che nel pieno delle polemiche sulle inchieste di Napoli aveva affermato che in Italia i magistrati hanno troppo potere.Â
A distanza di pochi giorni anche Enrico Letta si è pronunciato sul tema ammettendo il principio che Berlusconi non si limiti a difendersi “nel processo” ma anche “dal processo”. Molti hanno interpretato questa dichiarazione come una primo passo verso l’apertura del PD ad un intervento legislativo concordato a favore di Berlusconi per cancellare definitivamente la spada di Damocle delle sue malefatte passate ed archiviare l’epoca dello scontro con la magistratura. Sembra l’ideale continuazione di quanto espresso in un recente fondo di Galli della Loggia di cui avevo scritto poco tempo fa. Non ci tengo a ripetere quanto già scritto allora, ovvero che un paese che accetta nella sua totalità come un destino ineluttabile il fatto che il capo del Governo sia un malfattore è un paese senza speranza. Mi pare però interessante chiedersi perché un partito come il Partito Democratico, la maggior parte dei cui elettori non gradirebbe certo un colpo di spugna sui processi del Premier, sia tentato da una simile soluzione.
L’impressione che mi danno questi pareri è che riflettano un pensiero che ormai è pensiero unico nella destra e che raccoglie molti consensi anche nelle file del PD, ovvero che la corruzione politica è un dato connaturato alla struttura sociale del nostro paese e che quindi incaponirsi a combatterla sia una battaglia contro i mulini a vento. Di fronte alla prospettiva di portare un colpo decisivo alla possibilità di indagine della magistratura, magari mascherandosi dietro alla necessità di dare governabilità del paese, questa parte del PD si trova di fronte ad un ideale Rubicone. Varcando la riva di questo Rubicone il PD tornerebbe ad un modello politico da Prima Repubblica, ad una classe politica protetta dallo sguardo indiscreto dei cittadini, dal controllo di legalità della magistratura. Sarebbe probabilmente un ruolo di opposizione imperituro perché una buona parte degli elettori progressisti migrerebbero verso altri movimenti per chissà quanto tempo, ma sarebbe un’opposizione garantita da inchieste, processi e giudici troppo impiccioni.
Che dire? Forse hanno ragione loro, forse davvero stiamo combattendo contro i mulini a vento, forse quel paese che sogniamo non esiste e meglio sarebbe un governo corrotto ma stabile che una politica scossa periodicamente da inchieste e processi. Ma non avrei forse nemmeno creato mai questo blog se non fossi abituato a pensare ed a sognare un mondo migliore.
Ce l’hanno fatta!
Dopo solo quattro giorni oggi la RAI è riuscita finalmente a rimuovere dal sito l’immagine in cui simpaticamente alcuni personaggi tra i quali Moggi, Capello, il Presidente Onorario della Juve Grande Stevens e l’attuale Sindaco di Torino Chiamparino venivano apostrofati attraverso un significativo nome file: 433x3251259087446565merde.jpg. Niente male…
Il gioco dei numeri
Pochi giorni fa il Ministro della Giustizia Alfano è andato in Parlamento a raccontare che solo l’1% dei processi verrano cancellati dal ddl “salvaberlusconi” (alias processo breve). Pochi giorni dopo l’ANM ha spiegato che nelle procure più sovraccariche i processi “a rischio” sono intorno al 50% e comunque anche nelle procure più efficienti si rischia la cancellazione del 10% dei processi. Oggi Alfano è ritornato sul tema precisando che l’1% era riferito all’insieme dei procedimenti penali comprese quindi le semplici inchieste non ancora approdate a rinvio a giudizio insieme con i processi in grado di giudizio diversi dal primo. Se ci si riferisce ai soli processi al primo grado di giudizio (a cui si applicherebbe la nuova legge), secondo il Guardasigilli, si arriva al 9% del totale che comincia ad essere più vicino al dato dell’ANM.
Va poi considerato che sembra che Alfano abbia conteggiato solo i processi che oggi sono già Â innegabilmente oltre i nuovi termini di prescrizione e che quindi sarebbero prescritti il giorno stesso in cui il ddl entri in vigore, mentre l’ANM invece ha stimato quali sono i processi attualmente in corso che hanno realistiche chance di non concludersi in futuro entro i nuovi stringentissimi tempi e quindi di vedere i propri reati prescritti, questo anche in considerazione dell’aggravio di lavoro legato ai molti casi in cui i processi includono reati che rientrano nel ddl ed altri che non vi rientrano, cosa che richiede lo sdoppiamento dei processi e l’attribuzione del troncone “sopravvissuto” ad un magistrato diverso da quello precedente. Visto che ad oggi non è previsto alcun piano per rendere più rapidi i processi è abbastanza chiaro che il dato fornito dall’ANM era realistico, mentre quello fornito da Alfano era del tutto inattendibile oltreché fuorviante.
Non pretendo che l’opinione pubblica conosca l’ammontare dei processi in corso e la loro durata, ma c’era una semplice considerazione di fondo che rendeva i dati del Ministero assolutamente incomprensibili al di là delle successive precisazioni: se davvero infatti in Italia i processi il cui primo grado di giudizio dura più di due anni fossero percentualmente così pochi, ne dovremmo concludere che chi sostiene che la giustizia italiana è lenta per non dire paralizzata ha semplicemente le traveggole.
Non c’era bisogno quindi di un esperto per concludere che i dati del Ministero erano del tutto fasulli. Troverei quindi incredibile che ci siano voluti 10 giorni perché il Ministro si sia reso conto dell’assoluta incoerenza interna dei dati e abbia ritenuto di dare almeno qualche spiegazione; lo troverei incredibile se non per il fatto che ho sentito da pochissimi fare le semplicissime considerazioni da me sopra esposte.
Non smette mai di sorprendermi l’infima considerazione che la nostra classe politica ha dei cittadini di questo paese. Non smetto però di essere assillato dal dubbio che abbiano perfettamente ragione loro.
Razzismo e indignazione a chiamata
Venerdì scorso su l’Unità è comparso il titolo in prima pagina “Stronzi” facente riferimento ai tifosi della Juventus che, prima dell’incontro di Coppa dei Campioni di Bordeaux, hanno intonato cori razzisti nei confronti del giocatore dell’Inter Balotelli. Visto che questo argomento torna in prima pagina dell’Unità mesi dopo un altra prima pagina che si riferiva sempre ai tifosi della Juve in termini poco lusinghieri, alcuni interrogativi sorgono legittimamente. Qual è il rapporto tra tifo da stadio e razzismo? E’ un problema che interessa solo la tifoseria della Juventus o tutto il calcio italiano? E’ una coincidenza che entrambe le vicende siano nate dalla pubblica denuncia di alti esponenti dell’Inter, principale rivale sportiva della Juventus?
Cominciamo dalla prima domanda. Provo a scorrere nella mia memoria di appassionato di calcio per ripercorrere la storia che inizia con il nascere, all’inizio degli anni 90, di forme di razzismo nella società italiana che rapidamente si diffondono al calcio. In quell’epoca si diffonde l’uso del cosiddetto buuu razzista, una sorta di verso della scimmia fatto per insultare i giocatori di colore, ma nascono anche le prime manifestazioni di razzismo nei confronti dei napoletani o dei giocatori balcanici considerati tutti “zingari“. Per giocatori all’epoca molto popolari e che da juventino conosco e ricordo bene, come Edgar Davids o Liliam Thuram era diventata una triste consuetudine essere accompagnato da questi cori orrendi su tutti i campi di Serie A. L’introduzione di norme severe contro questi comportamenti a partire dal Febbraio 2000 ridusse il verificarsi di tali manifestazioni anche se il sanzionamento solo saltuario dei comportamenti illeciti è sempre rimasta una falla nella lotta contro il fenomeno. Ricordo un Verona-Juventus del Campionato 2006-07 nel quale il difensore centrale juventino francese Boumsong fu subissato per tutto l’incontro di cori razzisti dei tifosi locali ma alla fine dell’incontro ad essere multata fu la Juventus per lancio di petardi. Degna di essere ricordata fu anche la presa di posizione dei giocatori del Treviso che nel Maggio 2001 scesero in campo col volto colorato di nero per difendere il giocatore Omolade, contestato da tifosi razzisti.
Complessivamente comunque le manifestazioni di questo genere sono diventate nel tempo più limitate e soprattutto, fortunatamente, hanno smesso di essere riti collettivi e pressoché inconsapevoli per circoscriversi a frange ideologicamente razziste, purtroppo presenti, ancorché minoritarie, all’interno delle curve. Nel frattempo giocatori come Liverani e Matteo Ferrari avevano indossato la maglia della Nazionale suscitando sì qualche manifestazione ostile, ma aiutando a superare anche questo tabù.
Proprio quando il problema razzismo sembrava diventato più episodico è arrivato il fenomeno Balotelli, giocatore di cui tutti, compreso il suo allenatore, ammettono il carattere molto aspro e che è riuscito ad inimicarsi rapidamente tutte le curve avversarie. Difficile affermare con certezza che questa avversione sia del tutto estranea al colore della sua pelle ma difficile anche negare che molti altri giocatori nel passato avevano avuto lo stesso destino pur essendo di tutt’altre origini. In occasione dell’incontro Juve-Inter dello scorso Campionato l’attaccante colpì, dopo pochi minuti di gioco, lontano dallo sguardo dell’arbitro, il difensore avversario Legrottaglie. Di lì iniziò una contestazione particolarmente feroce, certamente non mitigata dall’atteggiamento in campo del giocatore, che determinò una sanzione nei confronti della Juventus mai utilizzata prima in situazioni simili, ovvero la disputa di un incontro a porte chiuse. Per chiarire il contesto, la maggior parte delle contestazioni consistettero in fischi o insulti, solo in alcuni casi, con una partecipazione comunque molto ridotta, vi furono cori esplicitamente razzisti: “Negro di m…a, sei solo un negro di m…a“. E qui provo a rispondere alla seconda domanda, spiegando che le contestazioni dei tifosi juventini a Balotelli non sono un caso isolato ma un ritornello di quasi tutte le esibizioni del giocatore. Buon’ultima proprio quella di Sabato 21 scorso a Bologna nella quale ai ripetuti cori razzisti del pubblico di Bologna Balotelli ha reagito invitando, con il gesto dell’indice posato sul naso, i tifosi felsinei a tacere allorché ha realizzato il gol della vittoria interista. Specifico che in quell’occasione nessun provvedimento è stato preso nei confronti del Bologna. Nel frattempo manifestazioni di razzismo si sono verificate anche a danno di altri giocatori, il milanista Seedorf a Roma contro la Lazio e l’altro attaccante interista Eto’o a Cagliari. Anche in questo caso non ci sono state né mobilitazioni dell’opinione pubblica, né sanzioni contro le squadre in oggetto. Né sanzioni ci furono quando nel Maggio di quest’anno i cori razzisti degli stessi tifosi del Bologna nei confronti del giocatore del Chievo Luciano portarono l’arbitro a sospendere addirittura l’incontro.
Arriviamo a Domenica scorsa quando durante Juventus-Udinese per due volte dagli spalti dello stadio si leva il coro: “Se saltelli muore Balotelli“, come in preparazione allo Juve-Inter della settimana prossima. Il coro è la riproposizione del coro “Se saltelli muore Lucarelli“, altro giocatore particolarmente inviso alle curve avversarie. La cosa ha sollevato l’indignazione di chi probabilmente non è mai stato in uno stadio di Serie A e non ha mai udito le cose inudibili che i tifosi delle curve sono soliti pronunciare. Per dare un’idea al recente Fiorentina-Liverpool molti tifosi viola, gemellati con quelli del Liverpool, si sono presentati con magliette del Liverpool recanti il numero 39 preceduto da un segno meno a ricordare con folle e macabra ironia le 39 persone morte allo stadio Heysel prima di Juventus-Liverpool. Ovviamente non ci furono sanzioni né stigmatizzazioni della cosa. Allo stesso modo è delirante usanza da parte delle varie curve ricordare ai tifosi del Torino Superga, a quelli del Napoli il colera o il Vesuvio e altre amenità simili. Di qui la sensazione di iniquità e la rabbia con cui molti tifosi juventini hanno reagito alla richiesta da parte di un’ampia fetta dei media di una pesante sanzione nei confronti della Juventus, la cui società ha intrapreso lodevoli iniziative per combattere il razzismo. La reazione è stata quella di Bordeaux, con alcune frange di tifosi che hanno ripetuto i cori della Domenica precedente ai quali questa volta si sono uniti cori chiaramente razzisti: “Non ci sono negri italiani“.
Da quanto sinora scritto ciò che non si comprende è perché media che solitamente ignorano il problema, improvvisamente scendono in campo con titoli ad effetto e richieste di pene draconiane. La risposta è difficile darla con certezza ma, per ipotizzarne una, può giovare tornare al terzo quesito iniziale. Quello che infatti accomuna le due prime pagine de L’Unità è il fatto che siano state “chiamate” da prese di posizione dell’entourage interista. Fu infatti Moratti, Presidente dell’Inter, a dare fuoco alle polveri ad Aprile che portarono alla partita a porte chiuse affermando il giorno dopo Juventus-Inter che se fosse stato allo Stadio avrebbe chiesto il ritiro della squadra. E’ stato invece questa volta Mourinho, allenatore dell’Inter, a chiedere esplicitamente la squalifica del campo della Juventus, pur non prevista dai regolamenti federali per cori non razzisti, avviando una polemica che ha soffiato sulle ceneri, accesesi poi a Bordeaux. Non ho idea se la sensibilità della stampa alle esigenze di casa Inter sia così forte o è stato solo un effetto domino ma la coincidenza è davvero curiosa.
Concludendo non voglio in nessun modo sottovalutare il fenomeno del razzismo di cui purtroppo questo blog parla fin troppo spesso: ho l’impressione però che non si dia un grande contributo a combatterlo prestandosi a strumentalizzazioni legate a pretattiche calcistiche. Mi farebbe quindi estremo piacere che si continuasse in questa campagna, con la stessa durezza e coerenza, ma i precedenti mi inducono a temere che, spenti i riflettori su Juve-Inter, si spegneranno anche quelli sul razzismo ed i razzisti così come i violenti da stadio riprenderanno ad intonare indistrubati i loro cori.
Professionalità RAI
Sul forum più frequentato dai tifosi juventini, vecchiasignora.com è apparsa questa interessante notizia. Sul sito di RAISPORT è stata infatti trovata un’immagine in formato jpeg raffigurante alcuni personaggi, tra i quali i tre ex-dirigenti bianconeri soprannominati la Triade (Moggi, Giraudo e Bettega), l’ex-allenatore Fabio Capello, il Presidente onorario della Società Franzo Grande Stevens ed il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino. La cosa interessante è che il file ha simpaticamente nome: 433×3251259087446565merde.jpg. Non so bene come un’immagine con quel nome possa essere apparsa sul sito della RAI, non necessariamente c’è stata malizia, può essere stato anche solo qualche download malaccorto.
Quello che però è impressionante testimonianza dell’allergia che in RAI hanno per le tecnologie, è che la notizia sia uscita ieri sera e per tutt’oggi l’immagine sia rimasta sul sito.
