La compravendita

Che la risorsa preferita ormai dalla nostra classe politica sia la mazzetta è certezza da molto tempo. E’ sempre interessante però notare il livello di sdoganamento ormai totale di questa pratica che non molti anni fa era considerata inaccettabile.
Il capo del nostro governo sembra quindi non essersi per nulla vergognato a promettere pubblicamente mazzette a chi abbandonerà  il traditore Fini e non si è preoccupato di smentirlo quando è finito sui giornali (non su tutti i giornali perché qualcuno ci potrebbe ancora essere in giro che si scandalizza)

May 1st, 2010

L’ereditarietà della vittima

Mi ha colpito molto scoprire, tranne bufala sempre in agguato, che la donna assassinata nei pressi di Udine dal proprio marito era figlia di una donna che a sua volta era stata assassinata dal marito.
L’opzione del terribile destino è sempre la prima a venire in mente ma la seconda che mi sovviene, non meno dilaniante, è che ci sia anche nell’essere vittima una predisposizione. Non voglio farmi risucchiare dall’idea aberrante di una corresponsabilità : il carnefice resta carnefice e la vittima rimane vittima. E’ ipotizzabile però che nello stare al fianco di una persona che manifestamente denuncia squilibri nella sua personalità  e che magari ha atteggiamenti violenti e prevaricatori che preannunciano l’esito finale, ci sia una predisposizione. E’ anche possibile che in chi abbia nella propria storia personale un dramma familiare del genere, ci sia la voglia di esorcizzarlo, magari per dimostrare che lo si poteva evitare, che le laceranti passioni potevano essere tenute a bada, che l’amore poteva trionfare sull’aggressività , che questa volta andrà  diversamente.
In generale perché si tiene al proprio fianco una persona che denuncia squilibri? Penso sia perché ogni bacio pare una conquista, perché ogni abbraccio è un trionfo, ogni momento di tenerezza è un successo talmente grande da commuoversi e così ci si fa prendere in una spirale che di crisi in crisi, di riconciliazione in riconciliazione porta verso la tragedia. Non dico che la nostra esistenza debba scorrere liscia come una pallina su un tavolo da biliardo, non dico che si debba rifuggire da ogni fuga dalla tranquilla quotidianità , ma quando la ricerca di emozioni forti, di passioni laceranti, assume i tratti della dipendenza si abbandona il mondo dei sani e ci si ritrova in situazioni di crescente rischio. Certo, come l’alpinista che va in montagna consapevole del rischio di cadere in un crepaccio, anche l’amante che predilige situazioni difficili può anche decidere scientemente di affrontarle: l’importante è che sia consapevole dei rischi.

Apr 30th, 2010

L’attacco a Saviano finalmente spiegato

Mi chiedevo perché Berlusconi nelle scorse settimane si sia sentito in dovere di rivolgere un attacco frontale a Saviano ed al suo best seller Gomorra che denunciava la Camorra casalese. Perché mai – mi interrogavo – un Capo di Governo dovrebbe preoccuparsi di attaccare un testo di riconosciuta fama e considerato un testo sacro della lotta contro la Camorra?
Poi mi sono imbattuto nell’esito delle recenti elezioni regionali a Casal di Principe (81% alla coalizione che sosteneva il candidato PdL) ed ho capito tutto: era un debito di riconoscenza.

Apr 29th, 2010

Pressioni sull’arbitro

L’Inter si appresta a giocarsi la semifinale di ritorno della Coppa Campioni a Barcelona, dopo il successo per 3-1 dell’andata. Successo per metà  conquistato grazie ad una grande prestazione della squadra ed alla sagacia tattica di Mourinho, per metà  grazie ai regali dell’arbitro portoghese Benquerenà§a.
Siccome far l’asino che da del somaro al bue è sempre un’attività  popolarissima dalle nostre parti, nei giorni scorsi Moratti ha accusato il Barcelona di star facendo pressioni sull’arbitro De Bleeckere. Ci si chiederà  come faccia a sapere che ci sono queste pressioni in corso ma, viste le rivelazioni degli ultimi giorni, la risposta è fin troppo facile. Evidentemente ha provato per giorni a chiamare il direttore di gara continuando a trovare occupato…

Apr 28th, 2010

Un somarello come Presidente

zaia.jpg
Se sull’intelligenza del nuovo Presidente del Piemonte Cota il giudizio è ancora sospeso, della cultura del nuovo Presidente del Veneto possiamo già  iniziare a farci un’idea.
In occasione della Festa Nazionale del 25 Aprile ha voluto puntualizzare che quelli dell’Associazione Nazionale Partigiani sono come “I Vietcong nella giungla a cui non hanno spiegato che la guerra è finita“. Non sono riuscito a trovare alcuna menzione di vietcong nella giungla che non sapevano che la guerra fosse finita. E’ invece vero che ci furono alcuni combattenti giapponesi della seconda guerra mondiale che rimasero per anni e anni asserragliati nelle loro posizioni dopo la fine del conflitto. Il caso più ecclatante fu un soldato che abbandonò la sua postazione, rassegnandosi al fatto che guerra era finita, solo nel ’74. Possiamo ipotizzare che il Presidente Zaia si sia confuso perché in quegli anni si combatteva anche la guerra in Vietnam? Chissà … D’altronde se Renzo Bossi si fa vanto di non esser mai stato a Sud di Roma, sarebbe forse disdicevole per Zaia mostrare disinvoltura nel distinguere il Vietnam dal Giappone.
Se sulla geografia e storia asiatica il Presidente è debole, anche sulla storia nazionale non eccelle. In un altro tentativo di addentrarsi sui temi della Liberazione se l’è presa con Bella Ciao: “Mi spiace che ci siano polemiche su questa canzone, che è stata scritta nel 1951, se non sbaglio sei anni dopo la fine della guerra“. In realtà  Bella Ciao, come tutte le canzoni popolari, ha un’origine piuttosto incerta (alcuni la fanno risalire ad un vecchio motivo yiddish altri addirittura ad un motivo del Cinquecento) ma secondo le ricostruzioni storiche esisteva certamente in un testo simile a quello che conosciamo durante la guerra partigiana, anche se naturalmente nessuno l’aveva pubblicata. Il 1951 è invece l’anno in cui, secondo quanto sostenuto da lui stesso, tale Vasco Scansani scrisse, ispirandosi alla melodia di Bella Ciao, la versione del motivo che divenne un canto diffuso tra le mondine (stessa melodia ma testo diverso) e da cui a lungo si pensò (erroneamente, se è vera la versione di Scansani) che fosse derivata la Bella Ciao partigiana.
Come al solito, sarebbe bastato al Presidente Zaia giusto un minimo di maggiore approfondimento per non dire fesserie, ma perché perdere il tempo ad approfondire, perché sforzarsi di evitare di dire stupidaggini, quando probabilmente i più non si accorgerebbero della differenza?
Ricordo un’intervista di una quindicina di anni fa a Giovanni Spadolini che fu Presidente del Consiglio all’inizio degli anni ottanta, nella quale l’uomo politico diceva più o meno (cito a memoria): “Nella mia libreria ho più di diecimila libri ed è una minima parte di quelli che ho letto“. Chissà  quanti libri ha Zaia nella sua libreria, o meglio, chissà  se ce l’ha la libreria…

Apr 28th, 2010

Ma quante coincidenze!

damato.jpgIl Campionato di calcio di quest’anno sembra affetto da una sovrabbondanza di coincidenze. Un primo fatto curioso è che l’arbitro Damato, che personalmente tutte le volte che ho visto arbitrare ho trovato incerto, impacciato e approssimativo (anche in tempi non sospetti), sia diventato l’uomo da spendere per i match più complicati, oscurando arbitri di riconosciuto valore internazionale. Viene in particolare chiamato ad arbitrare un Inter-Juve delicatissima e dopo mezzora lascia la Juve in 10 suscitando l’ira furibonda dell’ambiente juventino, solitamente non avvezzo a queste reazioni. In genere gli arbitri che suscitino un tal putiferio, a ragione o torto che sia, vengono tenuti prudenzialmente lontani da incontri critici ed invece non solo Damato non viene messo a riposo ma addirittura, ad una sola settimana di distanza Damato va ad arbitrare la Roma in un match che potrebbe lanciarla verso uno scudetto, scudetto che l’Inter fino a poche settimane fa credeva già  suo. Il risultato è che combina sviste paurose ad errori tecnici da arbitro di Terza Categoria creando una mezza rivolta nell’ambiente romanista. Ieri infine si scopre che Damato si è nel passato professato tifoso interista, che non è un buon motivo per favorire i nerazzurri, ma sarebbe un buon motivo per non destinarlo ad incontri che decidano le sorti dello scudetto in favore dell’Inter.
La grancassa dei media colorati (non solo nel senso del colore della carta) ci sta già  spiegando che sono solo coincidenze e che non bisogna più guardare al calcio con sospetto perché, una volta cacciato il grande corruttore Moggi, il sistema calcio è pulito e al di sopra di ogni sospetto. Però tutte queste coincidenze stonano sempre più con questa narrazione dei fatti che da anni ci viene propinata da quasi tutte le testate sportive e non.
Alla fine non so se condizionavano i Campionati più le telefonate di Moggi o quelle di Moratti, non so se era più aiutata da fattori esterni la Juve di ieri o l’Inter di oggi, non so se la sudditanza psicologica premiava più l’uno o più l’altro; constato però che nell’epoca in cui Moggi regnava qualche scudetto per gli altri rimaneva pure, nel regno di Moratti invece pare che gli altri debbano accontentarsi, se va bene, della Coppa Italia.

Apr 27th, 2010

Cari sudditi pezzenti

berlusconi_ostia-300x216.jpgCari sudditi pezzenti, avete visto? Io sono un libertino che se ne frega della fedeltà  coniugale, ho fatto abortire mia moglie Veronica e ho violato mille altre regole cattoliche eppure io posso permettermi, pur divorziato, di andare a far la comunione mentre voi no“.
Leggo questo sottotitolo nell’episodio che ha visto protagonista il Presidente del Consiglio accostatosi alla Comunione in occasione della messa a suffragio di Raimondo Vianello. C’è chi ha polemizzato con il prete che glielo ha concesso, c’è chi ha criticato il silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, ma non mi pare che questo paese pulluli di eroi e questa non era certo una delle occasioni in cui sia più urgente trovarne. Quello che invece trovo interessante è che il Premier si sia sentito in dovere di trasgredire anche ad una regola di Santa Madre Chiesa, le cui regole sono forse tra le poche la cui trasgressione pubblica è ancora un tabù per l’italiano medio. L’episodio potrebbe anche essere interpretato come uno sgarbo a quell’autorità  ecclesiastica che in fondo è la minaccia più seria all’autoritarismo di Berlusconi ma io ho l’impressione che la lettura più valida sia un’altra.
Il Presidente del Consiglio deve una buona parte della sua popolarità  al suo spregio per leggi e regole, spegio che condivide con buona parte degli italiani. Per quei tanti italiani che con lui condividono questo sentimento ma che non possono permettersi di metterlo in pratica, Berlusconi rappresenta quasi un eroe, una proiezione di quello che vorrebbero essere ed il fatto che questa volta si sia fatto beffe perfino del Sacramento più importante della Chiesa Cattolica non è che un ulteriore merito. Mi immagino il frequentatore medio del Bar Sport medio che dice:”Ha cagato in testa pure al Papa. Che mito che è!
Lo so: c’è sempre quell’altra fetta di cittadini di questa Repubblica che considera questo e altri atteggiamenti del Premier miserabili e che si sente insultata dalla sua arroganza e protervia, ma è sempre una minoranza, non dimentichiamocelo.

Apr 26th, 2010

Il potere delle virgolette sulla verità

carraro_zoom.jpgQualche giorno fa la pagina principale del sito de “La Stampa” presentava il seguente titolo così: “Carraro: nel dubbio contro la Juve”. Il titolo si riferiva all’intercettazione del processo su Calciopoli nella quale il Presidente della Federazione Calcio Carraro, alla vigilia di Inter-Juventus, catechizzava il designatore Bergamo su come l’arbitro sorteggiato (Rodomonti) avrebbe dovuto comportarsi durante l’incontro. Il testo esatto è: “Che non faccia errori a favore della Juventus per carità “. Dalla conversazione si evince che Carraro non vuole di per sé favorire l’Inter ma è preoccupato dal fatto che il sistema mediatico, già  allora prono alle milanesi, in caso di errori a favore della Juve potesse insorgere attaccando la Federazione nell’imminenza delle elezioni. Un arbitro di calcio, dalla terza categoria alla Serie A, si trova però molto spesso, durante l’incontro, a dover decidere in condizioni di elevata incertezza, perché non ha visto, perché si tratta di un caso regolamentare controverso o per tanti altri motivi. Invitare un arbitro a non commettere errori a favore di una squadra ha il sicuro effetto di favorire l’altra ed infatti Rodomonti favorirà  l’Inter sorvolando su un fallo da ultimo uomo di Toldo su Zalayeta che sul 2-0, con l’Inter in 10, avrebbe chiuso l’incontro, che invece l’Inter rimonterà  fino al 2-2 finale.
“Ma come? – dirà  qualcuno – non ci hanno sempre raccontato il contrario: che gli arbitri favorivano la Juve e che l’Inter era la vittima predestinata degli intrighi di Moggi? Ma allora le nuove intercettazioni hanno davvero ribaltato tutto!”. Qui sta la sorpresa: la conversazione Carraro-Bergamo non è per nulla nuova: fa parte di quelle che erano agli atti del processo sportivo che retrocesse la Juve in B ed erano note ai “tre saggi” che assegnarono il titolo 2005-06 all’Inter per imprecisati meriti sportivi. Come è possibile che di fronte ad un Presidente della Federazione che invita a sfavorire la Juve e favorire l’Inter, possa continuare a reggere la teoria per la quale i bianconeri spadroneggiassero nel calcio e l’Inter fosse la vittima predestinata? Il segreto sta in due piccole e semplici virgolette. Nella trascrizione della telefonata acquisita agli atti dell’inchiesta in coincidenza con la parola errori appaiono infatti le virgolette, funzionali a cambiare il significato della parola errori, da quello di involontaria svista a quello di errore doloso mirato a favorire la propria squadra di riferimento. Due innocenti virgolette riuscivano così a trasformare il significato della frase in: “Per questa volta non fate i consueti favori alla Juve”. Da dove gli inquirenti hanno ricavato questa precisa rotazione di significato? Con quale strano tono sarà  stata pronunciata la parola errori per indurre gli investigatori ad inserire le virgolette nella trascrizione? Apparentemente l’ascolto non ne rivela alcuno, nessun ammicamento, nessuna sottolineatura. Come non pensare allora che quelle virgolette fossero un tentativo di manipolare gli elementi processuali funzionalmente ad una sentenza che era già  stata scritta prima ancora di completare l’inchiesta?
Al di là  però dell’inchiesta, sulla cui superficialità  mi sono già  pronunciato, trovo ancora che il fatto più ecclatante è che, nonostante tutti questi elementi fossero noti, sono rimasti confinati per 4 anni ai siti dei tifosi juventini, nonostante i fiumi di inchiostro versati sull’argomento anche dai commentatori più prestigiosi. Ancora una volta il nostro giornalismo si è diviso tra quello sonnolento che si limita a fare copia e incolla dall’opinione maggioritaria, e quello che invece si propone come giornalismo di inchiesta ma che l’inchiesta la fa solo se c’è qualche parrocchia di riferimento che glielo chiede: Così, mentre i giornalisti dormivano, il maggior contributo all’informazione sul tema ce l’hanno fornito gli avvocati di Moggi e alcuni gruppi di tifosi: davvero sconsolante.
Ci stiamo forse risvegliando da questa amnesia mediatica, come da una lunga sbornia, scoprendo un pezzo alla volta verità  che fino a ieri ci sembravano fantasie visionarie. Da quante altre amnesie mediatiche non ci sveglieremo mai?

Apr 24th, 2010

La nuova imprenditoria

bombassei.jpgVe li ricordate i vecchi imprenditori italiani che, anche quando le cose andavano a gonfie vele, non mancavano occasione per stracciarsi le vesti, per dire che lo Stato doveva intervenire, per dire che così non si va avanti, che le tasse sono troppe, che bisogna fare le riforme, che bisogna riformare il mercato del lavoro, che altrimenti ci consegniamo al declino eccetera eccetera? Chi non ha mai pensato che fossero vittimisti, pronti a piangere miseria per qualche incentivo, finanziamento pubblico e così via? Non pensavo di giungere a provare nostalgia per quella imprenditoria eppure…
Invece qualche sera fa a Ballarò ho sentito parlare Alberto Bombassei, Vice Presidente di Confindustria e Presidente di Brembo S.p.A. oltre che consigliere d’amministrazione di una lista interessante di aziende tra cui Pirelli e Italcementi. Replicando ad alcuni dati proposti da Floris che descrivevano impietosamente ma realisticamente l’inarrestabile calo dell’Italia nelle graduatorie europee di ricchezza media Bombassei ignorava i numeri, negava il declino, spargeva ottimismo, con una convinzione che avrebbe fatto invidia a Tremonti. Quale interesse ha un industriale a negare che l’Italia stia scalando da anni posizioni verso il basso? Perché non invitare ad intervenire, a progettare una nuova economia italiana, quella classe politica che, come Gasparri, si limita a ricordare che “Ai tempi di mia nonna si stava peggio? Probabilmente perché oggi più di ieri l’imprenditoria italiana è molto meno interessata ad un rilancio della nostra economia che ad un rapporto clientelare con la maggioranza di governo, nella speranza di poter raccogliere qualche ossicino al prossimo banchetto (tipo Alitalia) che si farà  con i soldi degli italiani.
Questa è la realtà  della nostra imprenditoria e non mi stancherò di dire che il primo problema del nostro paese continua a non essere la classe politica inerte che ci ritroviamo (che è solo una conseguenza), ma quella fetta più che considerevole per non dire maggioritaria degli italiani che continua a pensare che per avere dei risultati soddisfacenti non sia necessario correre ma sia sufficiente scegliere il cavallo vincente.

Apr 22nd, 2010

La coppa dei sospetti

Se i giornali italiani lasciano in fondo alle loro cronache le proteste del Barcelona per l’arbitraggio del portoghese Benquerenà§a (portoghese come Mourinho, ma pensa la combinazione!) , la stampa spagnola al contrario insorge contro il direttore di gara e anche altre fonti di informazione europee hanno rimarcato gli errori del portoghese.
benquerenca.jpg
Non si può certo dar loro torto: la stampa italiana reagì con forte indignazione dopo lo “scippo” che la Fiorentina subì a Monaco contro il Bayern e qui, a differenza di allora, non si tratta solo di un gol irregolare convalidato. Ieri sera oltre al gol in gol in fuorigioco di Milito, regolarmente convalidato dalla terna portoghese, ci sono stati due rigori richiesti e non concessi ai catalani, dei quali uno quantomeno solare (Sneijder su Dani Alves), un altro gol dell’Inter (quello di Maicon) viziato da un presunto fallo su Messi, una distribuzione delle sanzioni disciplinari a senso unico ed una lunga serie di calci di punizione dal limite non concessi al Barcelona (considerando che per Messi sono quasi rigori) con pertinace ostinazione dal direttore di gara lusitano. Tutto è possibile su questa terra, ma pur dando fondo a tutta la comprensione per chi si trova nell’ingrato compito di arbitrare un incontro di calcio, provando ad immaginare qualunque evento sfortunato, faccio davvero fatica a credere che in buona fede un arbitro internazionale possa considerare il fallo plateale di Sneijder su Dani Alves una simulazione del brasiliano.
sneijder-danialves_fallo.jpg
L’episodio si innesta, oltre che sulla vicenda Bayern-Fiorentina, anche su quella di Inter-Chelsea, altra vittoria dei nerazzurri contestata per l’arbitraggio ritenuto molto casalingo dello spagnolo Mejuto Gonzales. Alla fine su dodici scontri diretti finora disputati nella fase finale della Coppa Campioni almeno due sono già  stati decisi da palesi errori arbitrali e si rischia che ce ne sia un terzo. La situazione non può non sollevare dubbi, specie considerando che le squadre beneficiarie sono quelle che probabilmente si disputeranno la finale di Madrid.
Può darsi che si tratti solo di sospetti e di supposizioni ma ho l’impressione che il calcio morirà  di sospetti se la UEFA continuerà  a nascondersi nel suo oscurantismo ed a assegnare trofei in base a chi è più bravo a giovarsi alle sviste arbitrali (che siano volontarie o meno).

Aggiungo una considerazione biancaenera: a quale pubblica crocifissione sarebbe stato sottoposto il nostro Jonathan se, Venerdì scorso contro l’Inter, si fosse dimenticato Sneijder tutto solo in area come ha fatto Dani Alves ieri sera? Il calcio spagnolo è così: un gol preso non è un dramma, è un incentivo a farne un altro. Sarà  poi per quello che noi abbiamo vinto quattro mondiali e la Spagna zero, ma sarà  anche per quello che il calcio spagnolo è molto più bello del nostro.

Apr 21st, 2010
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