Una vittoria pagata a caro prezzo

Pochi giorni fa Gianfranco Fini ci spiegava che la confluenza di AN nella PDL e la successiva vittoria elettorale va considerata come il compimento del percorso strategico iniziato a Fiuggi e questa è la dimostrazione della sua vittoria. Molti ci ricordano che questo percorso ha sdoganato quella parte del paese che non ha mai smesso di sentirsi di destra e che per questo era stata emarginata dalla vita politica italiana e questo processo è da considerarsi positivo.
Oggi quella destra ha raggiunto, nella persona di Fini stesso una carica istituzionale dell’importanza della Presidenza della Camera. In pochi giorni l’ex-segretario di AN ha lasciato prima mezza Italia a bocca aperta con delle dichiarazioni deliranti in cui minimizzava i fatti di Verona; subito dopo ha suscitato l’indignazione della Camera dei Deputati che presiede, in testa il suo ex-alleato Casini, cercando di spiegare a Di Pietro che la censura a chi non consenta all’oratore di parlare, dipende da quello che l’oratore sta dicendo.
Tutto ciò sembra quasi fatto apposta per ricordarci qual è il motivo per il quale la destra italiana, questa destra, era stata emarginata. La circostanza che uno Chirac, un Cameron, una Merkel, un Aznar facciano affermazioni simili sarebbe impensabile. La destra italiana è sempre stata un’altra cosa, anche e soprattutto perché non ha mai rinnegato le sue radici che affondano in modelli diversi da quelli delle destre europee. Oggi con le sue affermazioni Fini sembra dirci che lo sdoganamento della sua destra è avvenuto gratuitamente, come se davvero nessun avvicinamento alla destra europea fosse avvenuto. Spero vivamente che sia un errata impressione, altrimenti vorrebbe dire che ci si prospetta un ulteriore isolamento dall’Europa del quale non abbiamo alcun bisogno, specialmente oggi, e che la vittoria celebrata da Fini sarebbe una grossa sconfitta per il Paese.

May 17th, 2008

L’hanno preso

Spesso le notizie riempiono dapprima le pagine dei giornali e poi spariscono senza darci nessun aggiornamento. Beh, cerco di aggiornare io almeno i lettori di questo blog: ho scoperto che il delinquente protagonista dell’aggressione ai vigili in Piazza Vittorio è stato arrestato. E’ di Cambiano, ha 22 anni, ovviamente è un ultrà  calcistico ed ovviamente l’auto non era sua ma della madre. Non faccio altre considerazioni, solo mi sarei stupito del contrario.

May 16th, 2008

Via Gaetano Scirea

Ci sono molti personaggi che lasciano un’impronta forte nell’immaginario collettivo, non tutti però l’impronta la lasciano volontariamente, per istrionismo, protagonismo o voglia di figurare. Qualche volta succede addirittura l’esatto contrario ed è proprio la misura, la modestia, il rendersi visibile solo quando strettamente necessario che rende celebri e popolari.
Principalmente per questo ho accolto con molto piacere la notizia del intitolazione di una strada di Torino a Gaetano Scirea, fuoriclasse della Juventus per una vita, ma uomo misurato in ogni apparizione fuori dal campo.
Si può certo discettare sull’opportunità  di celebrare piuttosto la memoria di chi ha compiuto azioni ben più memorabili che vincere i mondiali di Spagna, ma se calciatore doveva essere, la scelta non poteva essere, a mio avviso, migliore.

May 16th, 2008

Pogrom

La parola pogrom viene dal russo dove “Погром” significa disordine oppure distruzione. Designa quelle manifestazioni di violenza ed aggressività  indiscriminata che di tanto in tanto esplodevano contro le comunità  ebraiche all’interno dell’impero russo o più in generale nell’Europa orientale. Il detonatore che scatenava queste manifestazioni era in genere manipolato dalla nobiltà , se non dallo zar stesso. Gli obiettivi di costoro erano prevalentemente due: in primis orientare il risentimento dei ceti artigiani e contadini verso un obiettivo ben individuato e sostanzialmente indifeso e allo stesso tempo lontano dai centri di potere, in secondo luogo cancellare debiti contratti con banchieri ebrei che stavano diventando troppo pretenziosi. L’ultimo pogrom che si ricordi in Europa avvenne a Kielce, in Polonia, nel ’46, ovvero all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, e concorse a togliere agli ebrei sopravvissuti alla Shoah ogni speranza che l’Europa potesse essere un luogo sicuro per loro. La causa dell’esplodere della violenza fu il fatto che si era sparsa la voce che era stato rapito un bambino da un gruppo di ebrei.
In un’atroce analogia storica una motivazione analoga ha prodotto oggi, sessant’anni dopo, lo stesso risultato nel nostro disgraziato Paese. Tra l’altro con un obiettivo, quello della comunità  Rom, che aveva condiviso con quella ebrea il destino di stare negli obiettivi di sterminio dei folli disegni nazisti.
La notizia del tentativo di rapimento, ancora tutto da chiarire, di una bambina da parte di una ragazza rom ha scatenato nella cittadinanza di Ponticelli una reazione che ci ha riportato a quella barbarie. Prima una “ronda” ha rammentato con una coltellata ad un operaio romeno che l’etnia più pericolosa tra quelle presenti in Italia è pur sempre quella italiana. Poi altri delinquenti hanno fatto oggetto un campo rom di un lancio di bottiglie molotov. Abbiamo troppe volte sentito parlare di leggi su basi etniche, di provvedimenti che miravano ad un gruppo distinto su basi di appartenenza ad un gruppo e non su basi individuali come nelle fondamenta della legislazione moderna, per non aspettarsi che qualcuno si sentisse autorizzato a sua volta a compiere rappresaglie indiscriminate.
Ogni tanto mi sento un po’ catastrofista ad affermare che i cittadini di questo paese stanno sprofondando nella barbarie. Purtroppo però ogni giorno che passa mi arrivano delle tristi conferme ma la conferma più terribile è l’assordante silenzio delle istituzioni che si sono guardate bene dal condannare l’episodio impegnate com’erano a celebrare la raggiunta concordia della politica. Il paese sta esplodendo in una degenerazione civile di stampo balcanico come l’agenzia per i rifugiati dell’ONU ha ieri sottolineato, ma dentro al Palazzo quello che conta è che Berlusconi e Veltroni abbiano finalmente ritrovato l’armonia.

May 15th, 2008

Miracolo a Milano

Sembra incredibile che possa accadere che in un pomeriggio di primavera lo svolgersi di una partita entro uno Stadio di calcio si trasformi nella sceneggatura di un evento biblico. Eppure è tutto vero, è successo realmente.
La storia è davvero appassionante. Ve la racconto tutta. C’è una squadra di calcio, l’Inter, che assomma tra i suoi azionisti parecchi gruppi industriali dominanti: il maggiore operatore telefonico nazionale, una multinazionale dello pneumatico ed il più grande gruppo italiano di raffinazione del petrolio. Il suo Presidente Moratti spende e spande facendosi finanziare gli immancabili passivi dai gruppi in oggetto. Quando poi i conti non tornano la Società  addomestica i bilanci con qualche artificio contabile che piace poco alle procure. La spregiudicatezza non manca ai suoi dirigenti, uno dei quali riesce a procurarsi perfino un passaporto falso per far passare l’uruguagio Recoba come italiano e si becca una condanna in sede penale senza nemmeno che il Presidente ritenga di doverlo sollevare dall’incarico. Nonostante tutto questo, anche grazie a organi di informazione misteriosamente teneri con lui, il suo Presidente si autodefinisce onesto e giustifica le sue immancabili sconfitte con congiure e complotti architettati da una “banda di truffatori” che opera alle sue spalle.
Poi esplode lo scandalo di Calciopoli in cui una serie di squadre, tra le quali l’Inter, vengono pizzicate in rapporti non proprio ortodossi con i designatori arbitrali. Ma la squadra in questione riesce a piazzare un proprio uomo in cima alla Federazione. Il personaggio, con una serie di blitz, stravolge le procedure della giustizia sportiva, indirizzando il processo su Calciopoli secondo il suo volere: le rivali dell’Inter vengono retrocesse o pesantemente penalizzate, l’Inter non viene nemmeno deferita, e anzi le viene assegnato un improbabilissimo scudetto a tavolino a cui somma il Campionato successivo, mutilato delle altre protagoniste. Poi l’uomo a capo della Federazione se ne va, ma Moratti riesce a piazzare il suo fedelissimo Gussoni in cima all’Associazione Arbitri e si garantisce da possibili “rischi arbitrali” a venire.
Sarà  come sarà  ma il Campionato 2007-08 è costellato da errori arbitrali che hanno dell’incredibile a favore della squadra in oggetto. Questa volta anche i numeri testimoniano che gli episodi hanno miracolosamente indirizzato il Campionato, che diversamente sarebbe stato un monologo della Roma, verso il successo della formazione milanese. Solo che, privi del loro faro Ibrahimovic (strappato ad una delle rivali proprio durante l’infuriare di Calciopoli), i nerazzurri non ce la fanno proprio a portarsi a casa il Campionato. Scende in campo persino Gussoni che, di fronte ai disastri combinati dai suoi arbitri per tutto il corso del Campionato aveva taciuto, ma trova giusto per la prima volta levare la sua voce a censurare l’arbitro Rizzoli, definendo la sua generosità  nel perdonare Totti che gli aveva indirizzato una salva di vaffa come una “pagina nera dell’arbitraggio“. Il tentativo di condizionamento pare a molti evidente ma è tutto inutile e l’Inter cade anche contro il Milan rimandando ancora la conquista dello Scudetto…
Si arriva alla scena madre di questa vicenda, che sembra un romanzo di Dickens. Alla penultima giornata l’Inter gioca in casa contro il Siena che ha appena festeggiato la salvezza ed è quindi già  in vacanza. Una vittoria le garantirebbe la conquista del Campionato e dovrebbe trattarsi di una pura formalità , eppure l’Inter anche oggi va in affanno e a dieci minuti dalla fine la situazione è ancora di parità . C’è un calcio d’angolo a favore dell’Inter: Materazzi e Riganò si strattonano a vicenda. Da prassi è fallo a favore del difensore ma Gava, un arbitro giovane giovane, mandato allo sbaraglio proprio per l’occasione, decide di passare alla storia concedendo il rigore inventato più importante che si possa ricordare nel calcio italiano. Come mai? Le pressioni di Gussoni? Una clamorosa svista? Non si sa. Sta di fatto che Materazzi va sul dischetto, dopo avere strappato il pallone al compagno Cruz, e tira centrale spiazzando Manninger, che si butta alla sua sinistra. La palla si sta insaccando in mezzo ai pali ma qui succede il miracolo: il cielo si apre ed una schiera di angeli alati scende sul terreno di gioco, la palla si ferma, il tempo si ferma, un angelo prende la mano destra di Manninger e la protende verso l’alto fino a toccare il pallone. L’angelo, che dicono si chiami Zizou, rivolge un gesto di scherno a Materazzi e poi se ne va contento. Il tempo riparte, la palla rimbalza in campo, 80 mila persone compresi Moratti e Mancini mandano affanculo Materazzi, dall’alto qualcuno guarda con soddisfazione.
Certo non è cambiato molto, presumibilmente l’Inter vincerà  comunque il Campionato, ma abbiamo visto tutti uno spettacolo che ci ha aperto il cuore e, almeno per una settimana, ci fa sperare che un mondo migliore sia ancora possibile.

May 13th, 2008

Calciatori contro il nazismo

Dopo l’omicidio di Verona è sempre maggiore la sensibilità  sul fenomeno dell’estremismo di destra ed un crescente numero di persone considerano i gruppi violenti di quell’area politica come un pericolo reale per il nostro Paese. Certo, chi raccoglie anche i voti ed i consensi di costoro minimizza, ma l’attenzione a questi temi sta sicuramente crescendo.
Anche in Germania esiste questo pericolo ma siccome in Germania il detto “Il pesce puzza dalla testa” non è molto diffuso, non si aspetta sempre che siano le istituzioni politiche a muoversi e così il quotidiano Die Zeit ha pensato bene, nell’ambito dell’iniziativa Netz-Gegen-Nazis (la Rete contro i Nazisti) di realizzare una serie di filmati nei queli diversi testimonial famosi si proclamano contrari al nazismo. Per snidare uno dei punti di aggregazione più comuni, i gruppi di tifosi calcistici, una delle scelte è stata Michael Ballack, fuori classe del Calcio germanico.
Non possiamo dire che questo segni la definitiva sconfitta del revanscismo nazista ma sicuramente indica che anche il mondo del calcio altrove sa mobilitarsi contro minacce portate alla nostra società .

May 9th, 2008

Vacanze senesi

Il Comune di Siena ha emanato negli ultimi giorni un’ordinanza nella quale vieta ai turisti di andare in giro per la città  in desabilleé. Meno male che allo Stadio Artemio Franchi non c’erano vigili troppo zelanti altrimenti i nostri eroi in mutande, nel pomeriggio vacanziero di Domenica, si sarebbero presi una bella multa. Ha un bel da dire Ranieri sull’impegno e sulla sfortuna. Quando perdi 1 a 0 contro il Siena, Manninger rimane inoperoso mentre Buffon salva almeno tre volte il risultato (una volta in collaborazione con Chiellini) vuol dire che i nostri, dopo l’entusiasmante trionfo contro la Lazio, si sono presi un’altra vacanza.
Si parte: pronti via e Kharja dopo un assalto vincente a punta di tacchetto con Chiellini, inventa una traiettoria vincente. Un gol casuale, adesso la Juve reagisce. Ma la Juve reagisce con difficoltà . Il Siena pressa forsennatamente nella fascia centrale del campo lasciando a Sissoko e Zanetti pochissimo spazio. Molto più spazio hanno sulle fasce Nedved e Camoranesi ma i tanti cross che piovono in mezzo all’area toscana sono immancabilmente bocconi prelibati per i centrali senesi, Loria e Portanova, e Trezeguet rimane malinconicamente spento. Il Capitano invece pare impantanato come una fuoriserie in una strada di campagna, cerca di essere il consueto riferimento per la squadra, ma perde più palloni di quanti Momo non ne recuperi ed alla fine il suo contributo è veramente minimo. Il risultato è che fino a quando, a metà  del secondo tempo, il Siena non rallenta il pressing, la Juve gira a vuoto e Manninger vive un pomeriggio sereno. Poi Zanetti comincia a prendere fiato dal pressing avversario ed il gioco dei bianconeri riprende un po’ di colorito. Il risultato sono due conclusioni pericolose di Camoranesi che impegnano Manninger, ma non lo scuotono quanto una fuga di Maccarone prima e un tiro da fuori di Galloppa poi non scuotano Buffon.
Insomma, il Siena porta a casa il risultato con una certa tranquillità , e la Juve conferma la sua fama di Robin Hood del Campionato; pronta a regalare a chi ne ha bisogno i punti che sottrae alle avversarie più opulente.

May 9th, 2008

Ancora su Piazza Vittorio

Torno ancora al tema Piazza Vittorio, solo per riportare un messaggio dal forum de “La Stampa” che ho trovato significativo di quanti personaggi pericolosi ci sono in giro per il mondo e del fatto che sembrano avere anche un’ideologia patologica alle loro spalle.

QUANTO SOPRA DESCRIVE UN DIALOGO FRA SORDI; CI SONO ANCHE I MUTI CHE SENTONO E OVVIAMENTE NON PARLANO. VOLETE SAPERE CHI SONO I MUTI? SONO LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI. CON QUESTE COMPAGNIE PER POTER FARE “DIALOGO” SERVE IL LINGUAGGIO DELLE MANI. E IN QUALCHE CASO EVIDENTEMENTE CI SI COMINCIA AD ARRIVARE, COME A TORINO. ERA PRATICAMENTE INEVITABILE. E A QUESTA MASSA DI HANDYCAPPATI (CHIEDO SCUSA, DIVERSAMENTE ABILI – O MEGLIO – UGUALMENTE INABILI), NON DIMENTICHIAMO DI AGGIUNGERE I FOLLI CHE TENTANO DI TIRARE CONCLUSIONI: ….ERA L’ORA DELL’ IRA…… ORA, L’ ERA DELL’ IRA……ERA L’ IRA DELL’ ORA

Aggiungo che il video della circostanza è visibile anche su “LaStampa.it” e, sempre su “La Busiarda” segnalo l’articolo di Alessandro Perissinotto che ho trovato bellissimo.

May 6th, 2008

Grazie Elio

Ecco, ho trovato un episodio positivo ed incoraggiante. Non è molto, certo, ma mi ha fatto molto piacere scoprire che durante il concerto del Primo Maggio a Roma, Elio e le Storie Tese hanno fatto ritorno ad un vecchio tema mai dimenticato: Ciarrapico.
Il Primo Maggio del 1991 Elio e Le Storie Tese salivano sul palco del concertone romano da complesso ancora poco conosciuto al grande pubblico. Prendendo in contropiede la regia RAI si esibivano in uno storico “Ti amo Ciarrapico” in cui elencavano le disavventure giudiziarie di una serie di politici italiani tra cui il personaggio in questione, allora alla ribalta per avere appena acquistato la Roma Calcio. A distanza di diciassette anni ed in occasione della sua elezione in Senato, all’imprenditore ciociaro è stata dedicata da Elio dallo stesso palco un’altra canzone: “Il bancarottiere di Siviglia”. Tanto per ricordare che nel frattempo la sequela di suoi guai con la giustizia non si è certo interrotta e questo non ha dissuaso la sua coalizione a candidarlo e farlo eleggere, e soprattutto non ha dissuaso la maggioranza degli italiani dal votare per tale coalizione.
Certo è triste pensare che sono passati diciassette anni e non è cambiato praticamente nulla nel nostro Paese, ma è pur sempre positivo che ci sia qualcuno che ce lo ricorda.

May 6th, 2008

Come siamo peggiorati

Vorrei ogni tanto raccontare alla Rete qualche episodio positivo ed incoraggiante, da commentare con entusiasmo o almeno con ottimismo ed invece sono di nuovo qui a segnalare l’ennesimo segnale che mi parla e ci parla di quanto la nostra coscienza civile sia in inarrestabile declino.
A poche ore dalla morte di Nicola Tommasoli, il ragazzo di Verona picchiato a morte da un gruppo di delinquenti, esponenti dell’estrema destra locale, il Presidente della Camera neo eletto Gianfranco Fini ha pensato bene di intervenire sulla questione per minimizzare l’accaduto affermando che “i fatti di Torino sono molto più gravi”. Naturalmente “i fatti di Torino” non sono quanto accaduto in Piazza Vittorio Sabato sera e che è stato raccontato su questo blog, anche perché AN aveva cavalcato abbondantemente il partito degli anti-multa, ma sono la contestazione ad Israele alla Fiera del Libro. Premesso che trovo anch’io inaccettabili i toni della contestazione ad Israele, esiste però un cordoglio dovuto, di fronte ad episodi come quelli di Verona, che richiede di evitare distinguo e confronti che suonano comunque irrispettosi del dolore di chi si è visto strappare una persona amata e vede la sua uccisione definita molto meno grave di una bandiera bruciata. La classe politica italiana non si è mai distinta per senso di responsabilità  e per facilità  a dimettersi ma quando nel 2002 il Ministro degli Interni Scajola si lasciò sfuggire delle critiche pesanti a Marco Biagi, caduto poco tempo prima sotto i colpi dei suoi assassini, si dimise dall’incarico. Oggi non solo Fini non si dimette ma nemmeno ritiene di dover fare un passo indietro o precisare il suo pensiero.

L’atteggiamento di Fini è sicuramente vergognoso ed aberrante ma la timidezza con la quale l’opinione pubblica ha reagito testimonia che ormai non diamo più limiti all’arroganza di chi ci governa, che è lecito minimizzare anche la morte di un ragazzo. Stiamo lentamente scivolando verso un modo di pensare da anni di piombo in cui i morti possono comunque far parte della lotta politica. Almeno allora però si sapeva per cosa si lottava, adesso nemmeno quello…

May 6th, 2008
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