Sesso, governo ed informazione

Durante il “No cav day” la comica Sabina Guzzanti ha informato i cittadini di questo disgraziato paese che il più autorevole e noto quotidiano del sudamerica: l’argentino “Clarin” ha pubblicato la notizia secondo la quale il Presidente del Consiglio italiano avrebbe discusso con il suo attuale ministro alle pari opportunità  Carfagna, in una conversazione telefonica intercettata, di temi non strettamente politici, ovvero di una pratica di sesso orale che sarebbe stata eseguita con particolare maestria dalla ministra e di cui il Presidente sarebbe stato il beneficiario.
Mi interessa assai poco della vicenda, credo sia un fatto positivo che nel nostro paese per simili cose non si metta sotto accusa un Presidente ed archivierei volentieri la vicenda come un fatto personale dei due se non per un aspetto che trovo particolarmente preoccupante, ovvero l’atteggiamento dell’informazione italiana. Quella stessa informazione che in altri casi non aveva esitato a sbattere in prima pagina i peccatucci di altri politici non si è mossa questa volta di un millimetro ed abbiamo dovuto apprendere dalla Guzzanti che il resto del mondo è al corrente di vicende sul nostro governo che noi ignoriamo.
Trovo sempre più raccapricciante il conformismo e la riverenza verso il potere dell’informazione italiana. Le leggi che limitino la libertà  di stampa, come quella che era stata proposta sulle intercettazioni, in Italia sono inutili. La stampa italiana la libertà  se la limita da sola.

Jul 18th, 2008

Leinonsachisonoismo

Fresco di ritorno in Italia scopro che un’altra giunta regionale si è fatta prendere con le mani nella marmellata, in una storia di tangenti in cui è stato coinvolto anche il Presidente dell’Abruzzo Del Turco. Come può reagire un paese civile all’ennesimo caso di corruzione che coinvolge apparati di governo regionali? Con una ferma condanna, una dolorosa autocritica da parte delle istituzioni, una promessa di interventi per dare più strumenti alla magistratura per combattere corruzione e malaffare, un inasprimento delle pene. L’Italia no. In Italia la classe politica sotto accusa non si sente in dovere di fare nulla di ciò, non lo fece nemmeno dopo Mani Pulite, figuriamoci adesso. Anzi, oggi il nostro Presidente del Consiglio parla di teorema e si sente rafforzato nella sua battaglia contro la magistratura, nonostante il processo nasca invece dalla denuncia di un imprenditore che non pare essere né inaffidabile, né orientato politicamente. Nel frattempo Veltroni evita di dire alcunché che non sia pura ovvietà  e chi si scandalizza viene etichettato subito come giustizialista, termine che un tempo aveva un’accezione negativa solo in ambienti di estrema sinistra e che oggi invece pare il peggiore degli epiteti.
Ma forse è anche comprensibile che una classe politica permeata di corruzione e malaffare fatichi a combattere quello stesso cancro di cui si alimenta. Il problema è il resto della nostra società , quello al quale il sistema delle tangenti non porta vantaggi, anzi li costringe a vivere in un paese sempre più povero, sempre più lontano dal resto d’Europa, sempre più considerato buono per andarci a fare la vacanze ma assolutamente inaffidabile per un’attività  commerciale o industriale. Ma la società  italiana è talmente affetta da una cultura del leinonsachisonoismo che di fronte al ladro più matricolato, purché occupi posizioni di potere, è pronta a chiudere un occhio, a perdonare ed anzi è infastidita dai magistrati impiccioni che continuano ad intralciare queste brave persone nell’esplicamento delle loro attività . Questa visione ben si concilia poi con il cialtronismo per il quale chi fa rispettare le leggi è un moralista, essenzialmente un represso, mentre chi le vìola è un animo libero. Non stupisce che in un paese come questo su un grande giornale che ha sempre fatto dell’equidistanza dagli schieramenti politici la propria bandiera, come il Corriere della Sera, compaia un articolo delirante come quello di Angelo Panebianco, segnalatomi da Bruno (grazie) che rappresenta, a mio parere, un campionario dei vizi intellettuali peggiori del nostro paese.
Nell’articolo il giornalista invita con toni accorati Veltroni a “smetterla di fare il pesce in barile sulle questioni della giustizia e dei rapporti fra magistratura e politica”, che poi significa affiancarsi finalmente a Berlusconi nella battaglia contro la magistratura per infliggerle una sconfitta che riporti finalmente la magistratura al suo ruolo, ovvero ad indagare sui delitti passionali e sui furti in appartamento. Il giornalista riunisce in poche righe i pezzi forti del leinonsachisonoismo, Riesaminando l’ultimo ventennio, per Panebianco la sinistra ha “finto che non ci fossero veri problemi nel rapporto fra giustizia e politica. Ha negato l’esistenza di un potere discrezionale eccessivo dei pubblici ministeri, ha finto di non vedere le continue invasioni di campo” e segnala che la priorità  nel nostro paese è “riequilibrare i rapporti (squilibrati ormai da quasi un ventennio) fra magistratura e politica”. Quindi il fatto che la corruzione sia dilagante nel nostro paese è un falso problema, un volo onirico di pochi magistrati che si inventano passaggi di mazzette e cannoli siciliani che mai sono esistiti, o di pochi istituti specializzati sulla corruzione che immaginano chissà  perché che in Italia ci siano livelli di corruzione sudamericani. Il fatto che in venti anni da Mani Pulite non sia stato fatto assolutamente nulla da questa classe politica per combattere la corruzione e che la situazione è la stessa del 1992 non è un problema. Il vero problema per Panebianco non è la corruzione, ma i magistrati che la scoprono, un po’ come quel tizio che non va mai dal medico perché è convinto che finché non ci va non si accorgerà  mai di essere malato. Probabilmente secondo Panebianco se i magistrati si facessero i fatti propri la corruzione sparirebbe da sé. Un paese nel quale il massimo successo editoriale è un libro che denuncia le nefandezze della classe politica, in cui i governi cadono per un’inchiesta sulla moglie di un ministro, la massima priorità  è tenere sotto controllo la pericolosissima magistratura. L’affondo finale di Panebianco è naturalmente sul grande sogno dei leinonsachisonoismo: ovvero l’abolizione dell’obbligatorietà  dell’azione penale ed il demandare all’esecutivo le indicazioni su quello su cui si deve indagare e quello che non si deve. Ad una classe politica che ha dimostrato di considerare la propria impunità  l’unica vera priorità  del paese vorremmo assegnare lo strumento per garantirsela: questo è quello di cui stiamo parlando, non di altro.
Il problema è che il resto del mondo non è così miope e continua ad urlarci che siamo un paese dalla corruzione dilagante e del tutto inaffidabile e sono pronto a scommettere che non lo fa solo perché ci invidia la pizza o le belle donne. E quel resto del mondo non è così miope da non rendersi conto che l’unica risposta che la nostra classe politica sa dare è stendere una foglia di fico davanti alle proprie vergogne. Di quel resto del mondo fa parte l’Economist, che fotografa perfettamente la situazione in Italia con il titolo “Berlusconi suona il violino, l’Italia brucia”. Vi invito a leggerlo soprattutto perché fa sempre bene a chiunque, indipendente dalle preferenze politiche, provare a vedere le cose da un punto di vista esterno rispetto alla stucchevole contrapposizione politica di casa nostra.

Jul 17th, 2008

Il ritorno

Pare strano a dirsi ma il ritorno da un lungo viaggio è per me uno dei momenti più piacevoli del viaggio stesso. Il riprendere la via di casa riassaporando le sensazioni del viaggio, il rivedere i luoghi del proprio quotidiano, il recuperare le proprie abitudini, il gustare di nuovo i propri piaceri di ogni giorno: sono tutti momenti che mi paiono parte integrante della bellezza di viaggiare. Certo, la meraviglia più grande del viaggio è la sensazione di sentirsi a casa anche in posti sperduti, completamente diversi da quelli a cui sei abituato, che sia Piazza Tienanmen a Pechino o lo Zocalo di Città  del Messico, è la meraviglia di rendersi conto che le proprie radici che parevano così profonde nel terreno si possono staccare e riattaccare altrove senza grosso danno, tuttavia credo sia proprio questo genere di sensazione che, una volta tornato, mi fa poi vedere casa mia non più come un necessario ma oppressivo guscio protettivo, non più come luogo del proprio insopportabile quotidano, ma come il luogo più comodo e sereno nel quale assaporare le gioie della propria vita, in attesa di provare, sperimentare, esplorare altro ancora, come un luogo ideato e realizzato per accoglierti per il necessario riposo prima di lasciarti andare ancora.
Se volete è come dopo una lunga corsa od un lungo giro in bici, quando fai la doccia e ti stendi sul divano; il gesto che in un altro momento avrebbe saputo di ozio inconcludente, in quel momento acquisisce la nobiltà  del riposo dopo la fatica diventando così uno degli aspetti più piacevoli dello sforzo appena fatto.
Sta di fatto che sono tornato ai piè dei monti e presto riprenderò a scrivere su cose più nostrane e meno gradevoli, ma per oggi continuerò ad oziare.

Jul 17th, 2008

Hastings street

Approfittando di altri due giorni a Vancouver e del fatto che il nostro albergo è in zona ho approfondito la mia conoscenza di quel tratto di Hastings street (lunga arteria della città ) che si trova tra Gastown e Chinatown. E’ una terra di nessuno abitata da un popolo sterminato di diseredati della quale avevo già  scritto in un precedente intervento. Percorri chilometri e tutto ciò che vedi sono derelitti, droga, prostituzione, generico disagio fisico e mentale. Ognuno sta lì con il suo carrello della spesa in cui si porta a spasso tutto ciò che ha, ognuno con la sua coperta che stenderà  su un marciapiede o sull’erba di un parco per passare la notte. Al mattino ogni rientranza, la porta di un negozio, l’impalcatura di un cantiere, ospita qualcuno che ha passato lì la notte.
Questa mattina ho visto un tizio che era abbracciato stretto stretto al suo cane, con cui aveva dormito, e lo accarezzava con una tenerezza davvero commovente. Quel cane rappresentava probabilmente tutto ciò che aveva, tutto ciò a cui voleva bene, ma era anche ciò che sapeva non gli sarebbe sfuggito come invece probabilmente gli era sfuggito tutto ciò che aveva avuto e aveva amato prima di quel cane.
Vivendo una vita nella quale ricorrono sistematicamente parole come: “obiettivo”, “sfida”, “traguardo”, “ambizione” colpisce rendersi conto che anche nel nostro opulento occidente ci siano ancora persone la cui principale ambizione nella vita è sopravvivere al prossimo inverno.

Jul 13th, 2008

Coda del weekend

Non ci crederete ma la coda del weekend è un problema sentito anche in Canada. Pare che anche un popolo costituito da 31 milioni di esemplari distribuiti su un territorio grande 30 volte l’Italia finisca per imbottigliarsi sulla stessa striscia di asfalto il Venerdì pomeriggio.
Ieri ci siamo così ritrovati a percorrere gli ultimi 200 chilometri che ci dividevano da Vancouver nel tempo record di 4 ore e mezza, tra incidenti, code per curiosi, furbastri che zigzavano e così via, proprio come sull’autostrada dei Fiori.
L’unica differenza importante sono le tariffe, visto che la highway ci è costata solo 10 dollari per 800 chilometri percorsi.

Jul 12th, 2008

Il mistero delle carte di credito

Vista la frequenza con la quale qui in Canada ci arrivavano sms di notifica dei movimenti della carta di credito con cifre sballate (come scritto in un precedente intervento) abbiamo fatto qualche verifica, con la seguente conclusione. Pare che sia abitudine consueta da queste parti inviare, all’atto dello strisciamento della carta, una richiesta di autorizzazione per una cifra maggiore (fino al doppio) di quanto da addebitarsi. La cosa ha un senso ovviamente nel caso in cui il pagamento si riferisca ad una transazione che presuppone la custodia di un bene (noleggio auto o camera d’albergo ad esempio) in modo da potersi rivalere in caso di danni. La cosa non ha invece alcun senso in situazioni tipo ristorante o pompa di benzina, ma anche in questo caso viene bloccata una cifra ben maggiore del dovuto. Poi, in fase di addebito, viene invece caricata la cifra esatta.
Non ci si rimette nulla quindi, però resta il fastidio di vedersi bloccate cifre a casaccio sulla propria carta di credito. Non so a voi ma a me personalmente non era mai capitata la stessa cosa in altri paesi.

Jul 11th, 2008

Meteorologia canadese

Oggi un acquazzone ha bagnato l’ultimo giorno a Jasper. L’ultima escursione destinata ai Cinque Laghi si è svolta sotto una pioggia battente ed il resto della giornata lo si è passato davanti al caminetto leggendo o facendo sudoku.
Da quando sono in Canada è forse la prima giornata in cui il tempo rimane costantemente coperto o piovoso. La stragrande maggioranza delle giornate sono trascorse tra un alternarsi quasi continuo di sole, annuvolamenti, pioggia e poi di nuovo sole. Immagino che questo sia il clima tipico di questa stagione in Canada, quindi, per chi ci voglia venire, direi che il giubbino impermeabile sia un accessorio indispensabile.

Jul 10th, 2008

Brutta storia canadese

Anche un popolo pacifico come quello canadese ha avuto i suoi momenti bui. Nel parco nazionale di Banff c’è un cartello che ne ricorda uno. Mi riferisco a quanto avvenne durante la prima guerra mondiale, che il Canada combattè al fianco della triplice intesa. Dopo l’entrata in guerra infatti, molti in Canada cominciarono a guardare con sospetto ai molti immigrati ucraini che abitavano nel paese e che provenivano da terre del nemico impero austro-ungarico. Questa diffidenza si trasformò presto in ostilità  fino a degenerare nella decisione delle aurorità  di arrestare 5000 immigrati ucraini rinchiudendoli in 26 campi di concentramento dislocati in giro per il paese. 600 di essi furono internati in un campo ai piedi della Castle Mountain dove, separati dalle loro famiglie e detenuti in condizioni disumane, furono sottoposti ai lavori forzati per la costruzione della Bow Valley Parkway, la strada che percorre la valle del fiume Bow. Il cartello a cui mi riferivo sorge proprio dove un tempo sorgeva questo campo. Ulteriori informazioni le potete trovare qui.
Credo che ogni paese al mondo abbia storie di follia collettiva di questo tipo, ma colpisce sempre trovarsene di fronte una.

Jul 9th, 2008

Jasper

La cittadina dell’Alberta che da qualche giorno ci ospita è quello che si definisce un centro puramente turistico, poco più di un semplice punto di partenza per gite nelle moltissime attrazioni naturali che le foreste attorno a Jasper offrono.
La cittadina è costituita essenzialmente da due lunghe vie parallele che la attraversano da nord a sud. Lungo le due vie si trovano quasi esclusivamente esercizi commerciali, il 90% dei quali sono negozi di souvenir o di attrezzatura da trekking.
Le attrazioni principali cittadine sono una vecchia locomotiva a vapore, in perfetto stato di conservazione, esposta su un binario morto della stazione ferroviaria e un bell’edificio in pietra che ospita l’ufficio informazioni.Naturalmente fuori da Jasper c’è di tutto: molti laghi (e moltissime zanzare), canyon, la funivia che porta sul whistler’s mountain, infiniti itinerari per trekking e perfino un centro termale. E poi c’è sempre la possibilità  di incrociare lungo la strada un animale intento a mangiucchiare l’erbetta: un’alce, un caribu o perfino un orso.

Jul 9th, 2008

Il sorriso canadese

Una delle prime cose che tutti notano soggiornando in Canada (così come negli Stati Uniti) è la tendenza di chi lavora in un esercizio pubblico ad accoglierti sempre con ampio sorriso. Dopo un paio di settimane tra la British Columbia e l’Alberta ho maturato la convinzione che questo non sia soltanto una forma di benvenuto standard di negozi e ristoranti, come pensavo prima, ma sia una forma interlocutoria di una qualunque interazione sociale. Ho notato infatti che se mi capita di incrociare per la strada lo sguardo con un canadese, che sia perché lo trovo buffo, strano o solo perché sto pensando ad altro e guardo in quella direzione, lui mi risponderà  immancabilmente con un largo sorriso, laddove un italiano si limiterebbe a rivolgermi un’espressione interrogativa e magari un po’ seccata oppure decisamente a distogliere lo sguardo con imbarazzo. Il sorriso dei canadesi pare quasi essere un modo di dimostrarsi amichevole e quindi scongiurare eventuali intenzioni aggressive dell’interlocutore.
Sarebbe interessante chiedersi se questo diverso modo di interagire dipende dal fatto che in una società  pionieristica come quella canadese diventa molto più importante che da noi verificare subito la possibilità  di creare relazioni di fiducia con gli altri. Sia come sia, saranno le mie radici di torinese falso-cortese, ma trovo che lo sforzo di rivolgere un sorriso ad uno sconosciuto che ti osserva, magari per caso, per la strada, non sia per nulla disprezzabile.

Jul 7th, 2008
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