I complici

Leggevo l’editoriale di Domenica di Eugenio Scalfari che ricordava come della tirannide di Mussolini furono corresponsabili quegli intellettuali che non reagirono all’arroganza con la quale il Duce salì sulla scena quando il Re gli affidò il governo del paese, ma cercarono il dialogo, la trattativa, la conciliazione. Lungi da me fare paragoni tra Mussolini e politici contemporanei ma vorrei invece delineare il profilo di coloro i quali anche oggi, di fronte ad atti profondamente eversivi, quali le dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio che minaccia di “tornare dal popolo a chiedere un cambiamento della Costituzione ed un cambiamento del governo” scrivono editoriali quali quello del Corriere di oggi a firma Paolo Mieli che invita a “sanare la frattura”, che definisce l’attacco alle istituzioni come “imprudente”, che definisce l’attacco aperto alla democrazia come “un giudizio oltre ogni misura”. Sono gli stessi che per mesi hanno invitato al dialogo, alle riforme congiunte, all’armonia tra governo e opposizione anche quando il governo attaccava apertamente le istituzioni, a partire dalla magistratura, per arrivare adesso direttamente all’assetto costituzionale. Sono quelli che attaccavano l’opposizione distruttiva, che giustificavano il Lodo Alfano, che abbassavano lo sguardo timorosi quando il Presidente del Consiglio li invitava a cambiare mestiere. Ancora Giovedì scorso ad Annozero sentivo ripetere a macchinetta da Pierluigi Battista il solito mantra sulle intercettazioni: che se ne fanno troppe, che c’è chi ne abusa, che è una violazione della privacy. Guardando nel vuoto degli occhi di Battista e delle sue argomentazioni mi veniva in mente quella tipologia di intellettuale che non è esistito solo sotto il fascismo, ma in ogni epoca nella quale è esistita l’arroganza e la prevaricazione dei princìpi democratici, che pur di barcamenarsi, di restare a galla, di non prendere una posizione troppo netta col rischio che sia perdente, hanno finito per spianare la strada a chi non vedeva l’ora di trovare alleati sulla strada della conquista di un potere più completo.
La senatrice Finocchiaro ha dichiarato che da oggi niente sarà  più come prima. Forse per chi ha voluto fino ad oggi coprirsi occhi e orecchie niente sarà  più come prima, per chi aveva occhi e orecchie aperte da molto tempo oggi non è cambiato proprio nulla.

Feb 9th, 2009

Un sussulto contro la barbarie

Da un po’ di tempo noto come i sondaggi online sui siti dei quotidiani aventi per oggetto immigrazione e razzismo hanno esiti sempre molto filorazzisti. Ci sono le classi differenziate? Bene. C’è il blocco sulla costruzione di nuove moschee? Bene. C’è la tassa sull’immigrato? Bene.
Nelle ultime settimane un sondaggio su Il Corriere solo per poco non ha dato ragione al Comune di Lucca che ha vietato la vendita del Kebab nel centro città . Un provvedimento che, a mio avviso, più che la politica riguarda la psichiatria.
Ebbene, con l’ultimo folle provvedimento sull’abolizione del segreto professionale per i medici nei confronti dei clandestini, sembra che qualcosa si stia smuovendo. Sarà  perché finalmente la Chiesa Cattolica ha smesso di lasciare sola Famiglia Cristiana a lottare contro la barbarie che provvedimenti come questo esprimono, forse nel timore di massicce conversioni di immigrati cattolici all’islam. Sta di fatto che non solo i sondaggi ma anche le prese di posizione hanno assunto quel tono indignato che molti attendevano da lungo tempo. Perfino oggi, nonostante la questione Englaro abbia riavvicinato Chiesa e maggioranza, c’è stato un nuovo attacco di Famiglia Cristiana a Maroni. Già  nel passato troppo spesso la Chiesa si è fatta acquietare da contentini, approvando le peggiori atrocità  da parte del potere. Forse stavolta ha deciso di cambiare direzione.
Meglio tardi che mai.

Feb 9th, 2009

Vita universitaria

Che la vita dell’universitario non sia semplice è noto ma ogni tanto si va oltre. Quest’anno l’Università  degli Studi di Torino ha, per motivi tecnici non ben specificati, fatto slittare l’apertura della compilazione del cosiddetto piano carriera (alias piano di studi) fino ad inizio Gennaio (la scadenza era proprio per oggi). Il piano carriera è l’elenco degli esami che si intendono sostenere negli anni di corso ed il rinvio della sua definizione, al di là  dell’incertezza degli studenti, ha creato un problema molto pratico: non avendo ancora ufficializzato quali esami si intendevano sostenere a partire dall’anno in corso non si potevano avere nemmeno gli statini per quegli esami. La Facoltà  ha risposto a questo problema con l’invenzione dello “statino vuoto” ovvero uno statino compilato solo in parte, nel quale lo studente deve poi riportare manualmente i dati dell’esame. La cosa ha creato molti dubbi e disagi anche perché, da quando è stato riaperto il servizio di modifica del piano carriera l’8 Gennaio, i sistemi sono stati ripetutamente investiti da problemi vari che hanno determinato una serie di direttive contradditorie da parte dell’Università  che hanno seminato ulteriore confusione tra gli studenti.
Dovendo sostenere un esame sono dovuto andare due volte in Università : la prima volta i sistemi erano indisponibili e me ne sono tornato a casa con le pive nel sacco; la seconda volta i sistemi funzionavano ma c’era qualche problema per il quale i terminali si piantavano ancora più frequentemente del solito. L’Università  aveva incaricato un signore di dare assistenza agli studenti, assistenza che consisteva nell’eseguire periodici restart dei terminali per consentirne l’uso agli studenti che erano ovviamente giunti in quantità  oceanica. Per la cronaca l’esame è stato poi posticipato con poco più di 24 ore di preavviso. Unico lato positivo è il fatto che oggi l’Università  si è dotata di un servizio di notifica via SMS di posticipi rilevanti come questi.
Alla fine, qualche giorno fa, è venuto anche il mio turno di compilare il piano carriera e vi assicuro che non è stato banale. Ci ho passato una serata intera senza capirci granché, alla fine ho messo esami più o meno a casaccio nella speranza di potere, sulla base di quanto annunciato, modificare poi il piano di studi a partire da Marzo.
Insomma: confusione, approssimazione, improvvisazione. Ma in fondo anche questa è didattica: è un modo come un altro di abituare le giovani generazioni a ciò che troveranno nel loro futuro.

Feb 9th, 2009

Il tranello

Lo devo ammettere: c’ero caduto anch’io. Anch’io avevo dato credito ai tanti organi di informazione (altre citazioni le trovate qui) che avevano attribuito ad Antonio Di Pietro l’accusa al Capo dello Stato di essere mafioso. Anch’io come tanti ho tralasciato di ascoltare quanto realmente detto da Di Pietro. Così mi sono trovato a considerare quanto rozzo sia il modo di esprimersi del politico molisano, quanto inopportuno fosse un attacco di quella violenza a Napolitano, a farmi anch’io pupazzo nelle mani di chi ci manovra.
Di Pietro non è un fine politico ma nemmeno uno stupido e attaccare pesantemente Napolitano poteva non essere una mossa astuta, ma mi sono fatto ingannare lo stesso. Purtroppo non avevo preso in considerazione una possibilità : ovvero che queste dichiarazioni semplicemente non le avesse mai fatte. Ed è purtroppo così: chi ascolti l’intero discorso si accorgerà  che non c’è stata nessuna allusione, nessun collegamento, nessuna accusa al Capo dello Stato. L’affermazione secondo la quale “Il silenzio è mafioso” è stata pronunciata a proposito della libertà  di espressione, del dovere di denunciare quello che non ci piace. Di Napolitano aveva parlato prima e non c’era stato nessun attacco se non una legittima critica in toni più che pacati.
A questo siamo arrivati, vediamo una notizia sui giornali di vario schieramento politico e dobbiamo partire dal presupposto che probabilmente è falsa. Dopodiché se riusciamo a verificarla personalmente bene, altrimenti è meglio ignorarla. Siamo come quei soldati al fronte che, a forza di sentire la false notizie della propaganda finiscono per considerare false anche le notizie vere. Purtroppo ci siamo dimenticati che la democrazia non è solo pluralismo parlamentare, ma anche pluralismo nell’informazione ed in questo ambito siamo davvero un paese sempre più monocratico.

Feb 6th, 2009

Sbarramento

Con voto quasi unanime il Parlamento ha approvato la nuova legge elettorale per le europee. La nuova legge introduce uno sbarramento al 4% ma lascia fortunatamente intatto il sistema delle preferenze che invece Berlusconi avrebbe voluto cancellare, non tanto e non solo per una cronica allergia per i meccanismi democratici, ma soprattutto per il rischio di valanga dei candidati finiani, ben più popolari di quelli fedeli al Presidente del Consiglio.
Perché questa modifica? Ce n’era bisogno? Veltroni ci spiega che questo eviterà  di avere di nuovo nel nuovo Parlamento di Strasburgo ben 18 gruppi nostrani. Il problema è molto relativo in un Parlamento Europeo che ad oggi non è legato ad una maggioranza politica. Non sarebbe piuttosto il caso che il Partito Democratico sciogliesse il dilemma sul suo schieramento a livello europeo sempre paralizzato dal veto dei cattolici all’adesione al Partito Socialista Europeo?
Nel frattempo vedo Mastella, Ferrero e Bobo Craxi manifestare insieme contro la legge. Per colpa di questa legge non potranno probabilmente entrare nel prossimo Parlamento Europeo. Ho l’impressione che non ne sentiremo la mancanza…

Feb 6th, 2009

La mia terra la difendo

Delle tante notizie inutili che riempiono i giornali e telegiornali una che mi ha colpito molto non c’era e l’ho saputo da Nearatree. Vi avevo parlato tempo fa dell’episodio squallido che aveva visto protagonista un noto personaggio che è anche sindaco di Salemi. Durante una conferenza un ragazzo aveva contestato il personaggio ricordandogli i suoi precedenti penali. Mentre un vigile portava via il ragazzo il personaggio in questione si alzava inseguendoli e cercava di ordinare meschinamente al vigile di portare via la telecamera all’amica del ragazzo che stava filmando la scena.
Quel ragazzo purtroppo non è più tra noi. E’ morto qualche giorno fa a Campobello di Licata. Tutto quello che sono riuscito a sapere di lui oltre al suo nome, Giuseppe Gatì, e quello che è scritto sul suo blog “La mia terra la difendo”. Il solo fatto che si impegnasse con il blog per il riscatto della sua terra lo rende una persona che è degna di essere ricordata.
Giuseppe Gatì è morto in un incidente che si suppone sia stato del tutto accidentale. Vorrei vivere in un paese nel quale quando senti che un ragazzo che aveva insolentito il potere muore un mese dopo in un incidente, non ti venga da pensare che non sia stato un incidente, ma nemmeno di sfuggita.

Feb 5th, 2009

I nodi al pettine

Anche coloro i quali guardino alla vita politica italiana con lo spirito più partigiano possibile fanno fatica, credo, a non ravvisare nel comportamento degli elettori italiani un dato comune alla destra e alla sinistra: lo straordinario conservatorismo che porta alla fine gli elettori a scegliere sempre le stesse facce, anno dopo anno, lustro dopo lustro. Berlusconi è giunto per la prima volta a governare il paese nel’94 quando l’America aveva appena eletto Clinton, quando ancora Blair e Aznar erano solo astri nascenti. Oggi persino la moglie di Clinton rischia di esser vista come un ferro vecchio, Blair e Aznar sono pensionati ed invece Berlusconi è ancora al governo. Non che sull’altro fronte si stia molto meglio visto che in questi quattordici anni abbiamo avuto due candidature di Prodi a distanza di 10 anni una dall’altra e tutte le altre candidature del centro-sinistra sono state sostanzialmente “a perdere” (Rutelli e Veltroni). Resta il fatto che nel post-Tangentopoli come nel pre-Tangentopoli (la definizione di Prima o Seconda Repubblica personalmente la trovo del tutto fuorviante) la classe politica ha mantenuto la sua caratteristica di staticità . Se Andreotti era durato 45 anni, per Berlusconi l’unico limite sembra essere la sua età  avanzata anche se non escluderei il riscorso a espedienti di mummiocrazia alla Breznev.
Naturalmente la persistenza della classe politica introduce una serie di scompensi: scarso senso competitivo, scarsa freschezza, prevalenza al rapporto interpersonale rispetto a quello con gli elettori, distacco dal paese reale: quasi l’elenco dei vizi della nostra classe politica. C’è però un vantaggio, forse l’unico. Nessuno può dire in questo contesto “Io non c’ero, è colpa di chi mi ha preceduto”. Se avessimo un Ministro dell’Economia novello di ministero egli potrebbe legittimamente allargare le braccia dicendo: “Che ne posso io? I soldi non ci sono”: invece Tremonti dal 2001 ad oggi è stato Ministro dell’Economia quasi per la metà  degli otto anni trascorsi e non trascurerei il breve ma intenso passaggio del 1994. La classe politica oggi ci spiega che i soldi non ci sono e che dobbiamo rimanere alla finestra mentre le aziende nazionali (tranne Alitalia) boccheggiano o chiudono mentre gli altri paesi li foraggiano di stanziamenti pubblici, ma è la stessa classe politica, sono le stesse persone, le stesse facce che fino a ieri cavalcavano l’isteria della classe media, spiegando che i soldi c’erano per ridurre l’imposizione fiscale. Così, quando le vacche erano grasse, si è lasciato il debito pubblico nel suo brodo, si sono promesse ed attuate riduzioni fiscali che hanno lasciato i conti dello Stato nella situazione disastrosa in cui versavano e si è arrivati alla crisi di oggi in un contesto che non consente ulteriori strappi. Siamo di fronte ad una recessione che contrarrà  le entrate dello Stato e ciò porterà  fatalmente ad una crescita del deficit e del debito, per cui di eccezioni al rigore non se ne parla proprio. Non ci resta quindi, come già  suggeritoci, che essere ottimisti e tirare a campare.
Altrove potremmo prendercela con chi ha governato così male, mandandolo a casa nella più tetra ignominia, ma siamo in Italia e chi oggi ci governa ci governerà  anche domani e se continua a governarci pur facendolo così male è perché non gli facciamo governare lo Stato, ma la nostra emotività  ed è con l’emotività  che poi lo votiamo. Fino a ieri abbiamo battuto i pugni sul tavolo chiedendo riduzioni del carico fiscale quando c’era il bilancio dello Stato da risanare, perché non riuscivamo a comprarci il televisore al plasma, oggi ci commuoviamo nel vedere gli operai lasciati a casa e imprechiamo contro il governo che non fa nulla ma, anche questa volta, per trovare il vero colpevole dobbiamo guardare in uno specchio.

Feb 2nd, 2009

Come ci racconteranno?

Spesse volte mi chiedo come uno storico del ventiduesimo secolo racconterà  l’Italia di questi anni. Certo faccio fatica a pensare che possa trattenersi dal citare la follìa di un paese che di fronte ad una crisi di entità  epocale vede la classe politica totalmente assorbita dalla querelle delle intercettazioni che pare l’unica emergenza nazionale per il nostro governo (con l’eccezione della campagna elettorale in Sardegna naturalmente).
Lo storico del ventiduesimo secolo non potrà  non ricordare che la principale giustificazione del provvedimento di limitazione delle intercettazioni, ovvero i costi dei sistemi di intercettazioni, fosse del tutto infondata, visto che, come ricorda D’Avanzo su Repubblica, quanto speso dallo stato in intercettazioni per due anni è stato recuperato sotto forma di tasse e di risarcimenti nei soli processi “Furbetti del quartiere” e “Antonveneta”, processi che senza le intercettazioni non sarebbero stati possibili. Lo storico non potrà  non ricordare nemmeno che il tutto nasceva proprio nell’infuriare di un’inchiesta come quella di Napoli che coinvolgeva politici della maggioranza e dell’opposizione.
Ma soprattutto lo storico del ventiduesimo secolo non potrà  non cedere alla tentazione di raccontarci che un duro colpo alla politica del governo in merito fu inferto, in quel folle 2009, da un gruppo di delinquenti rumeni che dopo uno stupro si fecero arrestare per aver parlato dell’accaduto tramite il proprio telefonino che era intercettato e che questo indusse il governo (forse) a mitigare il provvedimento di limitazione delle intercettazioni.
Nessuno di noi vedrà  probabilmente quanto quello storico scriverà . Peccato, perché magari allora potremo trovare anche dell’ironia in questa vicenda. Adesso come adesso c’è davvero poco da ridere.

Jan 29th, 2009

La cattiva memoria

Ieri era il Giorno della Memoria. Il Giorno della Memoria è stato istituito, in occasione della ricorrenza dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, per ricordare le vittime del nazismo, del totalitarismo più paranoide, per ricordare quei momenti tragici, deliranti della nostra storia, perché non si dimentichi, perché il passare degli anni non confonda la memoria mescolando vittime e carnefici, martiri e persecutori, chi lottò contro la barbarie e chi alla barbarie partecipò. A quella barbarie parteciparono molti nostri connazionali che appoggiarono le Leggi Razziali, che sostennero le repressioni anti-semite, che parteciparono ai rastrellamenti, che caricarono sui treni coloro che erano destinati ai campi di concentramento. Poi è giunta la democrazia, lo stato di diritto a ricondurre tutti sotto un’unica bandiera, sotto alla quale si potesse ricostruire un paese che la follia fascista aveva distrutto, perdonando giustamente molti tra quelli che si erano macchiati delle colpe più atroci. Ma il giorno della Memoria sta lì a ricordarci che anche sotto la tirannia più feroce, anche nella situazione di conflitto più aspra c’è chi sa lottare contro quella tirannia, quella barbarie, quella follia e chi vi invece dalla follia si fa contagiare, nella barbarie fa affondare sé stesso, la sua anima, trasformandosi in bestia. Questa distinzione non la dobbiamo perdere mai perché è la lanterna che ci fa luce nei momenti più bui.
Oggi ci sono dei personaggi che non mi viene da qualificare che alla Camera propugnano un progetto di legge che istituisca un assegno vitalizio (analogo a quello per ex-partigiani e soldati) per coloro i quali combatterono nella Repubblica di Salò. Ecco, il giorno della memoria ci ricorda anche che i fatti di settant’anni fa non sono così lontani: c’è chi ancora oggi sta lì a cercare di cancellarli, a cercare di confondere vittime e carnefici, a spiegarci che chi indirizzava donne e bambini ai campi di concentramento merita un’onorificenza. Il giorno della Memoria dovrebbe ricordarci a vigilare perché almeno la morte di milioni e milioni di persone non sia stata del tutto inutile come purtropo stanno facendo in pochi.
Ringrazio chi mi ha segnalato la cosa.

Jan 28th, 2009

Il falso bullo

Se Mourinho non ci fosse bisognerebbe inventarlo, o meglio lo dovrebbe inventare la stampa sportiva che, da quando è sbarcato in Italia, ha riempito tonnellate di pagine grazie a colui che si autodefinisce “A legend”. In un paese come il nostro nel quale i quotidiani sportivi hanno una diffusione straordinaria pur avendo pochissime notizie significative da dare (almeno durante la settimana) il compito principale di un giornalista sportivo è inventarsi notizie: acquisti e cessioni inventati, discussioni pretestuose, polemiche fittizie. In questo contesto Mourinho è arrivato come un salvatore della patria: basta con le dichiarazioni stereotipate, basta con le interviste fatte col bilancino, è arrivato “The special one”. Così non passa settimana che una sua uscita non susciti dibattiti, discussioni, polemiche. “E questo non è capace.. e quell’altro chi l’ha mai sentito nominare… e questo ancora è un raccomandato… e quell’altro è un povero vecchio”. Insomma una cuccagna per la stampa. Uno poi si chiede: ma perché? Non ha di meglio da fare che dileggiare questo o quello a mezzo stampa? Un bisogno paranoide di occupare sempre le prime pagine dei giornali? Si diverte? Oppure ha un contratto con lo sponsor che dipende dal numero di volte che appare? Chi lo sa?
Certo, mi ha colpito Domenica sera. La sua squadra veniva da una serie di polemiche sia per le scarse prestazioni che per i grossi favori arbitrali avuti di recente. A metà  del primo tempo di Inter-Sampdoria c’era uno scontro apparentemente fortuito nell’area sampdoriana tra Cambiasso e Palombo. Lui si alzava indemoniato chiedendo il rigore, dopodiché iniziava ad inveire contro l’arbitro dicendogli “Tu hai paura”. Poi spiegherà  che si riferiva al fatto che secondo lui l’arbitro Celi aveva avuto paura di fischiare un rigore all’Inter. Non so bene se Celi avesse paura o meno ma sicuramente gliene metteva molta Mourinho, visto che di lì in poi: prima sorvolava su un cazzotto di Adriano nella pancia di Gastaldello e poi non fischiava due rigori grossi così alla Sampdoria. Insomma non solo “The special one” riusciva probabilmente a condizionare l’operato dell’arbitro ma poi, con un suo lungo pistolotto, occupava tutto lo spazio dedicato da “La Domenica Sportiva” alla partita e quando arrivava finalmente Mazzarri, allenatore della Sampdoria, già  pronto a gridare allo scandalo per l’arbitraggio, il tecnico doriano veniva liquidato nel giro di pochi secondi tra il suo stupore e disappunto.
Insomma ho l’impressione che quello che poteva sembrare un mero atto di bullismo e di arroganza di uno che si sente le spalle coperte da una grande squadra, costituisca in realtà  la dimostrazione della capacità  di un uso spregiudicato ma efficace della sua immagine. Ho l’impressione che siamo quindi di fronte ad un personaggio che sa gestire la scena mediatica bene come pochi. Non so bene se come allenatore riuscità  a combinare molto ma sicuramente in politica potrebbe avere un grosso futuro…

Jan 27th, 2009
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