Soddisfazioni

E’ curioso quanto lega anche persone adulte alla passione antica del gioco. Questa mattina mi sono alzato ed ho controllato i risultati dell’ultima giornata del torneo di Fantacalcio al quale da molti anni partecipo, scoprendo con mia sorpresa che avevo vinto il Campionato con un imprevedibile sorpasso finale. Non mi ritengo un appassionato di giochi di società  eppure non vi dico quale gioia mi abbia portato la notizia e quale grande buon umore mi ha lasciato per tutta la giornata l’evento. Vale un po’ quello che vale per il gioco del calcio: è come se ci piacesse ogni tanto constatare che il mondo non ce l’ha con noi e ci concede anche di ottenere delle soddisfazioni che non ci siamo guadagnati a caro prezzo.

Apr 8th, 2009

Elezioni ai confini d’Europa

Il crollo dell’impero sovietico ha lasciato tanti frammenti, uno dei meno conosciuti è senz’altro la Moldova. Dalla sua indipendenza del 1991 la Moldova è stata caratterizzata dalle tensioni tra la maggioranza di etnia romena e le minoranze ucraine e russe, sintetizzati già  dal cambio del nome che designa la repubblica, che fino a quando era sovietica chiamavamo Moldavia (nome russo) anziché Moldova (nome in romeno). Già  nel 1991 la questione della Transnistria, regione a maggioranza russo-ucraina, aveva causato un conflitto con la Russia, risoltosi con la concessione di uno status di forte autonomia per la regione che soprattutto scongiurava la massima preoccupazione per i russi e ucraini, ovvero l’autoannessione del paese alla Romania. Molte controversie sono state determinate anche dalla costituzione e dalle leggi sulla nazionalità . La spinta del paese verso il vicino romeno si è ulteriormente rafforzata negli ultimi anni, soprattutto dopo l’adesione della Romania all’UE e questo non facilita la conciliazione nazionale.
In questi giorni la Moldova sta facendo parlare di sé i giornali europei per la rivolta di piazza contro il successo elettorale del Partito Comunista, dal 2001 al governo del paese, che Domenica scorsa aveva raggiunto addirittura la maggioranza assoluta dei voti. I rappresentanti dei partiti dell’opposizione sono andati in piazza lamentando brogli e chiedendo al grido di “Siamo romeni” e “Vogliamo entrare in Europa” l’annullamento delle elezioni e la riconta dei voti, nonostante gli osservatori internazionali considerino valido il voto.
Sembra trattarsi di uno dei tanti versanti del confine dell’Unione Europea e di quel modello europeo che è contestato da chi ce l’ha, ma che è guardato come un miraggio da chi lo vede da fuori come un eldorado inaccessibile. A molti come a me piacerebbe accogliere i moldavi nell’Unione, ma mi domando se quelli che gridano “Vogliamo entrare in Europa” sanno cosa comporta entrare in Europa, ovvero entrare in concorrenza con modelli di sviluppo diversi, ovvero superare abitudini, barriere culturali e sociali, rinunciare ad un modello di convivenza per acquisirne un altro. Alcuni forse lo sanno e sono pronti a farlo, molti altri probabilmente no e saranno quelli che saranno delusi e che tra qualche decennio troveremo a capo di movimenti anti-europeisti, indebolendo la forza e l’unità  dello Stato europeo. Per questo, e non certo per pregiudizi o diffidenza etnica, ritengo che l’estensione dell’Europa debba essere un processo da governare con molta cautela e trovando i tempi maturi per estenderne i confini.

Apr 7th, 2009

Allarmismo

Non mi sento certo di entrare nel dibattito che infuria in queste ore sulla prevedibilità  dei terremoti ma certamente notizie come quella riportata dal Corriere della Sera di qualche giorno fa, dopo quello che è successo questa notte in Abruzzo, fanno rabbrividire. Tale Gianpaolo Gioacchino Giuliani, tecnico ricercatore, aveva previsto il verificarsi di un terremoto catastrofico, solo sbagliando di una settimana (l’aveva previsto Domenica scorsa) e di 50 chilometri (Sulmona anziché L’Aquila). In ogni caso Domenica scorsa a Sulmona c’era stata una scossa di terremoto sebbene molto più blanda. Può darsi che la previsione dell’evento sia stata del tutto casuale e che tra coloro che stanno rivalutando il Giuliani e coloro che invece confermano lo scetticismo sul suo metodo abbiano ragione i secondi. Quello che però mi fa rabbrividire è che il Dottor Bertolaso, Direttore della Protezione Civile, avesse liquidato l’allarme definendo Giuliani un imbecille e facendolo denunciare per procurato allarme. Faccio fatica a pensare che un medico come Bertolaso avesse sufficienti conoscenze in ambito sismologico per smontare le teorie sulla concentrazione del Radon e mi viene quindi il forte dubbio che le valutazioni di Bertolaso fossero puramente ideologiche. Credo cioè che l’incauta ed infausta uscita di Bertolaso si riconduca ad un modo di pensare che è diffuso ad ogni livello e non solo in Italia, per il quale qualunque forma di allerta, qualunque forma di invito alla prudenza ed alla cautela sono liquidati come “allarmistici” e ritenuti del tutto ingiustificati fino a che la comunità  scientifica non abbia inconfutabilmente dimostrato che ci sono motivi del tutto fondati per allarmarsi. Siccome spesso la comunità  scientifica è prona a chi eroga finanziamenti ed è incline a cedere alle pressioni di chi preferisce nascondere finché possibile i motivi di allarme, in molti casi l’allarme esplode solo quando il danno ha già  raggiunto dimensioni ingenti. E’ successo per il buco nell’ozono, è successo per l’effetto serra (sul quale ancora oggi molti sono i negazionisti), succede ogni volta che interessi politici, economici o anche solo il mero immobilismo, cercano di minimizzare gli allarmi, i rischi, i pericoli, che ci potrebbero indurre a cambiare le nostre consuetudini ed il nostro quieto vivere.
Proprio oggi è iniziato a Torino il maxiprocesso contro l’Eternit che dovrà  far luce sulla strage di migliaia di persone, morte sull’altare degli interessi di chi produceva amianto e non voleva saperne di dar retta a chi sosteneva che fosse pericoloso. Chissà , forse anche chi per primo ipotizzò la pericolosità  dell’amianto era stato definito un imbecille: non mi stupirebbe.

Apr 6th, 2009

400 milioni per la porcata

E’ stato diffuso nelle settimane scorse il manifesto prodotto dal comitato referendario per protestare contro il mancato accorpamento delle elezioni europee e amministrative con il referendum sulla legge Calderoli (l’attuale legge elettorale per le elezioni politiche), popolarmente detta “Legge porcata”. Si stima che il mancato accorpamento costerà  alla collettività  circa 400 milioni. Pare ormai sempre più chiaro che l’ipotesi di unificare le date sia soprattutto avversata dal Ministro Maroni e della Lega che vorrebbero cercare ad ogni costo (soprattutto se è un costo che paga la collettività …) di preservare l’attuale legge elettorale a loro più favorevole e quindi far fallire il referendum, che per essere valido deve superare la soglia del 50% degli aventi diritto.
Non si può dire che il manifesto brilli per buon gusto, ma è sicuramente efficace…

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Apr 6th, 2009

L’antimafia in prima serata

Di fronte ai vari generi di criminalità  organizzata, non si sono chi si oppone e chi si allinea: c’è una categoria molto ampia che assume una terza posizione, contraria certo, pronta a dirsi fieramente oppositore ma che si riassume nel concetto: “Va beh, ok. La mafia… E’ un problema sì. Ma c’è bisogno di fare tutto ‘sto casino?”. Suppongo che alla base di questo atteggiamento ci sia la convinzione radicata che mafia e camorra, per quanto deprecabili, siano componenti del paesaggio italiano e chi vi si oppone alla fine è poco più di un Don Chisciotte, destinato alla sconfitta.
Dopo aver visto la puntata speciale di Che tempo che fa dedicata interamente a Roberto Saviano, mi aspettavo quindi al varco il terzaposizionista di turno e, come spesso mi accade ultimamente quando sono alla ricerca di immondizie informative, La Busiarda è venuta subito in mio soccorso con un articolo dell’ex-portavoce di D’Alema Fabrizio Rondolino che ha messo sulla graticola Saviano. Nel suo articolo Rondolino riprende la inflazionatissima definizione di Sciascia di “professionisti dell’antimafia” (espressione che non manca mai tra le parole di chi attachi chi si oppone alla criminalità  organizzata) applicandola a Saviano, per metterlo alla berlina, per presentarlo come una velina dell’anti-mafia, anzi della “moda” dell’anti-mafia, calato nel “sacrario della sinistra commossa”. Io mi chiedo: perché una persona deve scrivere simili corbellerie? Evidentemente vedere Saviano in tv a parlare di Camorra lo deve avere proprio sconvolto, ma i motivi mi sembrano di difficile decifrazione. Perché a chi non sia un aderente della Camorra dovrebbe dare fastidio Saviano? Forse perché un trentenne è riuscito dove tanti anziani del giornalismo italiano non sono mai riusciti (anche perché forse non ci hanno mai provato)? I complessi di colpa sono sicuramente una spiegazione, ma c’è, a mio parere, anche qualcos’altro.
Penso che ci sia davvero da parte di molti una fatica ad accettare che certi temi escano dalla seconda serata, che l’antimafia diventi un argomento da pausa caffé, che un libro sulla Camorra diventi un best seller. Ho l’impressione che chi è cresciuto in un certo contesto politico, con al fianco personaggi come D’Alema, non riesca a pensare ad un paese nel quale le cose importanti, nel bene o nel male, si possano discutere e magari anche decidere al di fuori delle stanze chiuse, degli ultimi piani, dei gruppi ristretti. Chi rubi spazio a veline e reality per parlare di Camorra vuole un paese troppo diverso da quello che costoro hanno scolpito in testa per non creare in essi fastidio e insofferenza, per non essere sminuito e svilito. Personalmente continuo però a preferire il paese di Saviano a quello di Rondolino e continuo a pensare che il paese di Saviano non sia una chimera.

Apr 2nd, 2009

Complessi di superiorità

Allorquando, giorni orsono, il commissario europeo agli Affari Economici e Monetari Almunia ha denunciato la situazione finanziaria precaria di alcuni paesi europei, ha indicato tra i peggio messi l’Italia e la Grecia. Ma come? Il paese che fino a pochi anni fa era la quinta economia mondiale paragonata alla folcroristica Grecia? Così la nostra classe dirigente, sia quella politica che quella economica, si è scandalizzata. Ma è proprio così improponibile il paragone?

Provo a riprendere le cifre pubblicate da La Repubblica di Martedì 24 Marzo. Il giornale è sicuramente tra quelli considerati dal nostro governo “disfattisti”, ma le cifre immagino siano vere e allora vediamo le previsioni per il 2009 e capiamo se stiamo davvero molto meglio dei greci. Si comincia dall’inflazione che in Grecia nel 2009 è prevista al 2,5% mentre da noi è prevista al 1,2%, fin qui tutto bene anche se nel 2010 le previsioni sono di un aumento consistente per l’Italia (2,2) mentre la Grecia rimarrà  al 2,7. Anche sulla disoccupazione siamo messi un po’ meglio: nel 2009 8,2% contro il 9 dei greci. Sul PIL invece abbiamo poco da stare allegri visto che il nostro è già  calato dello 0,6 nel 2008 e calerà  ancora nel 2009 del 2%, mentre la Grecia ha avuto nel 2008 una crescita del 2,9 percento e dovrebbe rimanere ancora in crescita sia nel 2009 (0,2%) che nel 2010 (0,7%). Sul deficit non va meglio visto che il rapporto deficit/PIL italiano, secondo le previsioni, nel 2009 sorpasserà  quello greco (-3,8 contro -3,7). La disfatta, come sempre, la incontriamo però sul rapporto tra debito pubblico e PIL dove, a fronte di un debito greco che nel 2008 era al 64% e non supererà  il 70% nemmeno nei prossimi anni, il nostro, che nel 2008 ha raggiungo il 105,7%, sfiorerà  tra il 2009 e il 2010 la vetta del 110%. Cambiando fonte inoltre si scopre che, secondo le stime del CIA factbook, il PIL pro capite reale (cioè al netto del diverso potere d’acquisto) della Grecia è già  stato nel 2008 superiore a quello italiano (32.800 contro 31.000$).

Insomma, non sono un economista e sicuramente c’è chi mi smentirà  evidenziando elementi che mi sono sfuggiti e che dimostrano che noi siamo ben più avanti dei poveri greci, ma stando a questi numeri mi viene quasi da dire che forse sono i greci che dovrebbero offendersi per essere stati accostati a noi da Almunia. Ciò che è certo è che la nostra classe dirigente fa orecchie da mercante, nella convinzione che sia sufficiente negare l’evidenza perché non sia più tale. E’ comprensibile. In questi anni i mezzi di informazione ci hanno abituato a pensare in questo modo. Purtroppo pare che in Spagna e nel resto d’Europa il Tg5 non lo guardino…

Apr 1st, 2009

La Nazionale perduta

Era il 15 Novembre del 2000 e la Nazionale italiana di Calcio scendeva in campo al Delle Alpi di Torino contro l’Inghilterra. Si giocava sotto una pioggia battente ed in porta alla nostra squadra si stagliava già  un certo Gigi Buffon. All’epoca per il portiere biancoenero Torino era ancora terra straniera, ma, come a preannunciare la gloria futura, anche quella sera Gigi parava tutto e salvava il successo azzurro, propiziato da un gol realizzato da Rino Gattuso con un tiro da lontano. Vi chiederete cosa ci sia di particolare in questo incontro, perché ho deciso di rievocarlo… Ebbene quella è l’ultima partita che la nazionale di calcio ha giocato a Torino. Da allora la Nazionale ha giocato in Italia 39 volte, delle quali 4 volte a Milano e Palermo, 3 volte a Genova, 2 volte a Firenze, Lecce, Napoli, Roma, Parma e Trieste, 1 volta ad Ancona, Bari, Bergamo, Campobasso, Catania, Livorno, Messina, Modena, Padova, Perugia, Pescara, Piacenza, Reggio Calabria, Siena, Udine. Mai più a Torino.
Come mai questa improvvisa astitenza da Torino, la città  nella quale a tutt’oggi si sono vinti più scudetti (34 anche escludendo i 3 revocati) in Italia? Potrebbe certo aver pesato, negli anni che vanno dal 2003 al 2006, il fatto che la Juve abbia nel frattempo acquistato dal Comune (per 99 anni) i diritti sul Delle Alpi e quindi lo stadio sia diventato di fatto privato, ma dal 2006 lo Stadio Olimpico è in piedi, operante ed è solidamente pubblico: perché allora questo ostracismo? Mah… Sono benvenute le ipotesi…

Mar 31st, 2009

Quello che mi ero perso del 2008

Grazie al blog Ephemera ho scoperto che mi ero perso la statistica dell’anno 2008. E’ una correlazione tra Quoziente Intellettivo medio della popolazione dei vari stati americani e voto alle elezioni presidenziali. Impagabile…

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Mar 30th, 2009

Il congresso PdL

Nel tripudio di tromboni che ha caratterizzato questi giorni di congresso del PdL ci sono state alcune cose che mi hanno particolarmente colpito e delle quali vi faccio parte qui di seguito.
Delle tante enormità  sentite in questi giorni quella che mi ha lasciato più basito è questo articolo di Marcello Sorgi, apparso Venerdì 27 su La Stampa. L’articolo è un excursus di questi quindici anni di politica berlusconiana, raccontati con un tono che va dall’adulazione al fideismo. Ho letto l’articolo fino in fondo per cercare ironia, sarcasmo in questo pezzo, ma ahimé non c’era, c’era solo una piaggeria nauseante. Mi focalizzerei su espressioni come:”L’eternità  del cavaliere”, “Berlusconi governerà  per sempre”, “La Seconda Repubblica l’ha fondata lui.”. Espressioni della più pura propaganda di regime, un articolo da organo di un partito dittatoriale, la “Pravda“, “Il Popolo d’Italia“, scegliete voi… L’autore però non è un tirapiedi di Dell’Utri: questo è l’ex-direttore de La Stampa medesima ed era uno tra i candidati più autorevoli alla direzione della RAI. Mi pare significativo della fretta isterica che molti, all’interno dell’ establishment, hanno di salire sul carro del vincitore.

Uno che dal carro del vincitore è sceso, e sembra dolersene assai è Mentana, del quale è uscita un’intervista su La Stampa stessa. Nell’intervista l’ex-direttore del TG5 minimizza l’influenza che le televisioni hanno avuto nei successi berlusconiani. La cosa mi ha riportato alla mente un paio di sondaggi che avevo letto tempo fa. Il primo è un sondaggio post-elettorale del 2001 pubblicato nell’ambito del saggio “Perché ha vinto il centro-destra” pubblicato da “Il Mulino”, che indica quanto il voto femminile sia influenzato dal numero di ore giornaliere passate davanti alla tv. Il risultato era che tra quanti passano meno di 2 ore davanti alla televisione i voti per Forza Italia erano il 31%, tra 2 e 3 ore il 35%, più di 3 ore il 42%. Andamento simile era riscontrato per Alleanza Nazionale (dall 8 all’11%). L’altro sondaggio era invece legato alle elezioni del 2008 ed era pubblicato nel saggio “Il ritorno di Berlusconi” sempre pubblicato da Il Mulino. Qui si confrontava il voto prima con la rete televisiva più seguita, poi con il telegiornale preferito. Il dato più impressionante era che tra quanti affermavano di seguire prevalentemente La7 (che non mi pare una rete particolarmente schierata) solo il 14% avevano votato per il PdL, per RAI2 il dato era altrettanto impressionante (solo il 18%), tra quelli che seguivano prevalentemente Rete 4 si arrivava al 59%. Altro dato rimarchevole era che il Tg2, pur da anni lottizzato dalla destra, aveva comunque tra i suoi appassionati una ampia maggioranza di votanti del centrosinistra, mentre tra gli appassionati del Tg5 c’è una maggioranza di destra di circa 50 punti percentuali! Ultima cosa degna di nota è che questa differenziazione non vale solo per chi abbia una posizione politica consolidata, ma anche e soprattutto per gli indecisi. Gli indecisi che guardano le tv Mediaset hanno votato con maggioranze bulgare per la destra, quelli che guardano le reti RAI o LA7 hanno votato prevalentemente per la sinistra.
Concludendo Mentana ha forse qualche complesso di colpa ad essere stato complice di questo sistema ma l’evidenza non si può proprio negare.

Un altro che pare avere qualche complesso è forse Violante che dal Corriere ci spiega che “non avevamo capito nulla” nel non capire che era iniziata una nuova era. Forse lui non aveva capito nulla quando si accordò con Berlusconi per non toccare le sue televisioni come lui stesso ha ammesso anni fa in Parlamento. Molti altri avevano capito fin dall’inizio che questa concentrazione di potere nelle mani di un’unica persona costituiva un pericolo letale per la democrazia italiana, che per di più si trattava di una persona con scarsa cultura democratica, la cui ambizione era governare il paese da solo, facendo piazza pulita di quell’insieme di istituzioni che rappresentavano per lui solo uno scomodo intralcio. Oggi che le paure di costoro sono diventate il programma del PdL forse l’autocritica è legittima da parte di chi tutto ciò ha consentito avvenisse e che oggi con uscite, come quella sulla magistratura di qualche mese fa, sembra strizzare l’occhio al probabile futuro padrone. L’ultima frase: “Con il Pdl, l’obiettivo è quello di dare un nuovo ordine alla società  italiana” mi pare abbastanza agghiacciante…

Tirando le somme cosa significa tutto ciò? Che Berlusconi ha vinto? Può darsi, anche se sicuramente è una vittoria ben misera, visto che la sua ascesa in Italia ha coinciso con un inarrestabile declino del nostro paese in questi 15 anni di berlusconismo. Al riguardo è significativo che la sbornia autocelebrativa del congresso del PdL abbia coinciso con un momento così tragico per l’economia del nostro paese, che lo stato maggiore del partito unico ha infatti del tutto ignorato. Ma se Berlusconi ha vinto chi lo ha avversato ha fatto male a combattere? Dipende. Se lo ha fatto per opportunismo, per convenienza, perché sperava di essere lui dove adesso c’è Berlusconi ha fatto male. Se lo ha fatto perché sperava di costruire un paese moderno, democratico, legale e civile, allora non ha sbagliato, ha semplicemente perso, almeno per ora.

Mar 30th, 2009

La lezione di Genchi

Si potrebbe stendere una lunga lista delle persone macinate dal sistema di potere che governa l’Italia contemporanea nell’indifferenza di un’opinione pubblica che al suono delle ossa fracassate si limita ad alzare il volume del televisore. Uno dei candidati più recenti a figurare in questa lista è certamente Gioacchino Genchi, il cosiddetto “uomo delle intercettazioni”, cosiddetto anche perché non si è mai occupato in realtà  di intercettazioni ma di tabulati telefonici che è cosa un po’ diversa (le intercettazioni sono le conversazioni registrate, i tabulati sono le informazioni relative alla chiamata: durata, numero chiamante, numero chiamato eccetera).
L’impressione è che ci fosse bisogno di alzare un polverone sulle intercettazioni per oliare un po’ il passaggio della legge sulle intercettazioni e per farlo si è tirato in ballo questo personaggio per farne il mostro, il grande regista della cospirazione intercettativa. Non si è ben capito di cosa sia accusato questo signore, forse di avere fatto il suo dovere, cosa gravissima in Italia. La vicenda è stata arricchita dal consueto balletto di cifre, da un bel po’ di mistificazioni, con il conseso bipartisan della classe politica. Sta di fatto che Genchi è stato oggetto di una serie di contumelie, di accuse generiche mai circostanziate, culminate nella mobilitazione contro il suo intervento a Annozero da parte di esponenti di spicco del PdL. L’intervista rilasciata a Sky che potete trovare su YouTube è abbastanza interessante anche per i suoi legami con l’inchiesta Why Not, un’inchiesta che uccide tutti quelli che la toccano, così come è interessante il suo intervento sul blog di Beppe Grillo. In definitiva non mi è chiaro né perché dovrei considerare Genchi un pericoloso cospiratore, né perché lo dovrei definire un missionario della legalità . Tuttavia il fatto che anche questa volta il Presidente del Consiglio e la maggioranza dell’informazione (non solo l’informazione della maggioranza) ci abbiano preso per il naso, spacciandoci per autentica una vicenda che poggiava sul nulla, mi basta per provare una certa simpatia per il Signor Genchi.
Nel frattempo Genchi è stato anche sospeso dalla polizia. La motivazione apparente è un battibecco che ha avuto su facebook con un giornalista di Panorama, tale Gianluigi Nuzzi. Francamente trovo questa decisione a dir poco grottesca. Tuttavia ho apprezzato molto il senso istituzionale che ha avuto Genchi nel reagire in modo assolutamente composto, senza muovere accuse a chi ha disposto il provvedimento. Quanto sarebbe bello se la nostra classe dirigente sapesse apprendere almeno questo dal signor Genchi…

Mar 29th, 2009
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