Due volte sull’altar, due volte nella polvere

Il 5 Maggio è una data che ricorda lieti avvenimenti nella storia della Juve, ma quest’anno pare essere anche, con riferimento al celebre verso “Due volte nella polvere, due volte sull’altar” della poesia omonima di Alessandro Manzoni, una profezia per questa strana stagione. Così come dopo il successo con la Roma era giunta l’inopinata sconfitta di Reggio Calabria, dopo il trionfale successo di Milano è giunta l’altrettanto assurda sconfitta di Palermo. Se la partita di Reggio era stata prevalentemente segnata dalle sviste di Dondarini, Domenica sera ci si è limitati ad un consistente contributo di sfortuna, ma la questione non cambia (anche perché rimango sempre dell’idea che anche gli errori arbitrali rientrano prevalentemente nella sfera della sfortuna), e proprio la fatalità  di questa duplice doccia fredda pare un segno che gli Dei del calcio hanno voluto indirizzare alla Juve, affinché si ricordi che per vincere uno Scudetto bisogna sudarselo, altroché balle…
Certo, l’avvio non era stato dei più efficaci ma stavamo guadagnando gradualmente il controllo del centrocampo ed il Palermo non sembrava molto pericoloso finché Del Piero, nel suo consueto malvezzo di tenere palla con le spalle alla porta all’altezza del centrocampo, lanciava involontariamente in contropiede Amauri. Il brasiliano non si lasciava scappare l’occasione di alzare il prezzo del proprio ingaggio, che sembra la Juve stia negoziando e, raggiunto il limite dell’area, si voltava e spazzolava l’incrocio dei pali alla sinistra di Buffon, che si guardava intorno con un espressione che equivaleva a “Però….“.
In più, poco dopo, Nedved e Guana si davano una gran zuccata e rimanevano a terra. I medici decidevano per la sostituzione dei due e così il 90% del dinamismo del centrocampo bianconero se ne usciva sulla barella. La decisione di Ranieri che rimpiazzava Pavel con Iaquinta faceva salire la responsabilità  dei due centrocampisti centrali e se Sissoko saliva in cattedra, Nocerino si intimidiva ancor più. E’ strana la parabola del ragazzo napoletano, entrato prepotentemente in squadra a Settembre, provenendo dal Piacenza, con la personalità  del veterano di mille battaglie e ridotto, a pochi mesi di distanza, ad interpretare il ruolo di timido esordiente, pieno di paure ed incertezze.
Col passar dei minuti serravamo il Palermo nella sua metà campo, ma il portiere siciliano Fontana non aveva grandi motivi di inquietudine, tranne uno spavento procuratogli da Chiellini che mandava poco sopra alla traversa un colpo di testa da buona posizione. Succedeva però che. quando già  Morganti sbirciava l’orologio per chiudere con puntualità  il primo tempo, l’ottimo Caserta di destreggiava tra la difesa juventina e metteva un pallone al centro sul quale i difensori bianconeri ammiravano immobili Amauri librarsi in aria, come portatovi da un invisibile trapezio, e scaricare un bel po’ di cattiveria sulla porta avversaria. Buffon ci sarebbe anche arrivato ma le sue dita si piegavano al gesto imperioso dell’avversario ed era 2-0.
Ranieri decideva che Nocerino aveva bisogno di una pausa più lunga del solo intervallo e lo rimpiazzava con Tiago, mentre Brazzo prendeva il posto di Grygera. Saranno i cambi, sarà  la magia del secondo tempo ma la squadra rientrava in campo trasformata ed il Palermo cominciava a vacillare paurosamente tanto da rendere quasi fatale ciò che accadeva in seguito. Erano trascorsi 9 minuti dall’inizio del secondo tempo quando una percussione a testa bassa di Sissoko si concludeva con un probabile fallo da rigore, su cui Morganti non interveniva, come già  nel primo tempo per un fallo su Camoranesi. Fatto sta che Del Piero, che doveva farsi perdonare l’errore del primo tempo, metteva tutti d’accordo gonfiando la rete per il 2-1. Il forcing della Juve continuava ed il pallone danzava davanti alla porta rosanero come un equilibrista sul filo. Era quasi scontato che prima o poi dovesse cadere e ciò accadeva al 26′ quando Fontana salvava su un colpo di testa di Trezeguet ma si piegava al successivo insistere di Del Piero, 2-2. Non cambiava nulla, ormai i 3 punti alla Juve sembravano un’ovvia conclusione della partita e quando Del Piero andava a battere una punizione l’ovvietà  pareva materializzarsi, ma prima il palo schiaffeggiava la traiettoria del Capitano e poi Fontana schiaffeggiava la ribattuta di Trezeguet. Il finale era un assedio: ci si aspettava solo l’avanzata di Buffon sotto la porta palermitana, quando accadeva l’impredicibile. In uno dei rari alleggerimenti del Palermo i rosanero guadagnavano una punizione sull’out sinistro. Sissoko respingeva di testa al limite dell’area dove Cassani, che non aveva mai realizzato un gol in carriera, controllava di petto e tra lo scetticismo dei più, ma soprattutto di Trezeguet che partiva per il possibile contropiede anziché contrare il tiro, colpiva il pallone di sinistro e si inventava una traiettoria schiacciata. Buffon rimaneva immobile, incredulo che un gol simile potesse davvero accadere, ma la palla finiva alle sue spalle concludendo una buia serata, nella quale il suo unico motivo di coinvolgimento era stato il compito gravoso di raccogliere palloni in fondo alla rete.
Finiva così con il Milan di nuovo a sei punti. Quest’anno tra Catania, Napoli, Palermo e Reggio Calabria abbiamo racimolato la miseria di un punto, per di più guadagnato grazie ad un rigore al novantesimo… Meno male che le trasferte al Sud per questo Campionato sono finite!

Apr 9th, 2008

Ma spàrati nelle balle!!!

Erano le sette di una mattina d’estate di qualche anno fa e mi trovavo con i miei nella nostra casa al mare. Dormivo ancora placidamente quando il telefono squillò svegliandomi. Mio padre allungò il braccio dal letto, dove riposava, per prendere il ricevitore e accostarselo all’orecchio. Così, nel silenzio del mattino, sentii distintamente la voce del vicino, con il quale avevamo un contenzioso in atto circa la tubatura dell’acquedotto, strepitare nella cornetta: “Se tocchi ancora quel tubo, ti sparo!!!“. Mio padre, con un tono di voce placido, a cui il sonno contribuiva senz’altro, gli rispose: “Ma spà rati nelle balle!!!“.
Questa stessa risposta secca ma molto significativa mi è uscita di bocca questa mattina quando ho letto sui giornali delle minacce proferite da Bossi e Calderoli a proposito della ridicola vicenda delle schede elettorali sulla quale non vale la pena di spendere nemmeno una parola…
Quale punto di degenerazione ha toccato la società  italiana per arrivare al punto di presentare ai blocchi di partenza della tornata elettorale, con prospettive di larghi consensi, una forza politica che parla, con una tale disinvoltura, di fucili e cannoni? Non me la prendo con Bossi o con Calderoli, me la prendo con un’opinione pubblica per la quale fucili e cannoni sono solo audaci metafore e che si appresta ad insignire del governo del paese chi raccoglie il consenso di coloro i quali vedono in fucili e cannoni la soluzione ai mali che ci affliggono, di coloro che si riconoscono in Bossi o nel mio vicino del mare.
Qui si va oltre alle figure barbine fatte all’estero: l’insulto al politico tedesco, le corna. Si va oltre al fatto di candidare il politico corrotto o mafioso. Si va oltre all’inefficienza cronica dell’amministrazione pubblica, simboleggiata dai rifiuti per strada in Campania. Si arriva alla dimostrazione di una degenerazione civile ormai inarrestabile.
E’ curioso che diverse forze politiche, tra le quali quella di Bossi, dicano di battersi contro l’ingresso della Turchia in Europa. Mi pare piuttosto che ci si stia battendo, con buoni risultati, per l’espulsione dell’Italia dall’Europa.

Apr 7th, 2008

Terra libera, terra scura

Con queste parole nel ’73 Francesco De Gregori parlava del Vietnam nella sua canzone Saigon, facente parte dell’album Alice non lo sa. La canzone sembrava esprimere pienamente la speranza che animava chi seguiva gli avvenimenti dei quali giungeva notizia dalla lontana Indocina. Erano avvenimenti che raccontavano di un topolino che aveva messo in fuga il gigante americano.
Da allora sono passati 35 anni ed il Vietnam è un paese al 124° posto al mondo per reddito procapite, governato dal partito comunista, unico partito legale, con varie limitazioni alla libertà  ed ai diritti civili delle quali Amnesty International e Human Rights Watch ci riferiscono.
Tuttavia, in sintonia con la confinante Cina, il governo vietnamita ha fatto ampie concessioni in termini capitalistici tra le quali l’avere riaperto le porte all’America, stavolta sottoforma di scarpe sportive Nike. E qui viene la notizia perché una ditta taiwanese che produce scarpe in Vietnam per conto della Nike sta affrontando un imponente sciopero da parte degli operai che lamentano stipendi da fame. Si pensi che lo stipendio mensile, ammontando a meno di 40 euro, è inferiore al costo al pubblico occidentale di un solo paio di scarpe prodotto. Insomma stiamo parlando del proletariato che sta prendendo coscienza di sé stesso e della propria condizione di sfruttamento…
E’ curioso che in una società  che in Occidente molti identificavano come un modello di riferimento, si svolgano processi storici che noi abbiamo vissuto un secolo fa. Spesso tendiamo a confondere i simboli comuni: il comunismo, la falce e martello, con gli obiettivi, i modelli e le strutture sociali completamente diverse che gli stanno dietro, e così facendo finiamo con l’appoggiare movimenti che ben poco hanno a che fare con le nostre idee ed i nostri ideali.
Tornando al Vietnam basti pensare alla gioia con la quale i movimenti pacifisti occidentali salutarono l’unificazione del Vietnam sotto un governo unico ed al fatto che uno dei primi atti rilevanti di questo governo fu invadere la Cambogia…

Apr 7th, 2008

PEDSANA

Non si tratta di un plantare o di una crema contro i calli. E’ un acronimo che sta per Principale Esponente Dello Schieramento A Noi Avverso, che corrisponde alla metafora usata ormai regolarmente da Veltroni onde non citare mai il nome di Silvio Berlusconi.
Si tratta di una curiosa strategia comunicativa che in effetti si contrappone ad anni di sovraesposizione del personaggio in questione anche, per non dire soprattutto, nei discorsi dei suoi oppositori. Sia come sia, questa scelta del leader PD mi ha fatto riflettere su come il paese, ed in particolare quella parte del paese che si è opposta fieramente in questi anni a Berlusconi, ha sempre trattato il tema.
E’ stata attribuita a quest’uomo l’immagine di una sorta di essere superiore, un mutante, una versione italica de Il Mulo di Asimov, capace di soggiogare con una soprannaturale malìa un intero paese. Berlusconi è stato accreditato della dote di poter compiere ogni genere di spregiudicata azione senza mai perdere consenso, come circondato da un’aura di intoccabilità . Si è fatto di quest’uomo, pur parlandone sempre malissimo, uno dei politici più celebri al mondo, un gigante della politica italiana di quest’ultimo quindicennio. La cosa paradossale è invece che ritengo personalmente che la sua unica grande dote sia proprio la sua assoluta nullità . Il non avere nessuna identità  reale, ma essere null’altro che ciò che corrisponda ai desideri dell’opinione pubblica che, come un bravo piazzista, si è sempre limitato a blandire per garantirsi il conseguimento del proprio obiettivo, che nel caso suo non è la vendita dell’aspirapolvere ma la conservazione del potere. Attorno ad un personaggio di questo genere ci siamo arrovellati per anni, vedendo nella sua presenza una sorta di maledizione che impediva al nostro paese il suo meritato riscatto. Infinite volte l’abbiamo insultato, sbeffeggiato, accusato di superficialità , ignoranza, pressapochismo, senza accorgerci che quello verso il quale rivolgevamo le nostre invettive altro non era che uno specchio. Uno specchio che riflette noi stessi, il nostro paese, la sua miseria.
E’ ora forse che ci convinciamo che ciò che va attaccato non è un personaggio, non è lo specchio ma l’oggetto riflesso, ovvero l’Italia per come è oggi. Quello va cambiato ed è di quello che credo valga la pena di parlare.

Apr 2nd, 2008

Ricordi

Il tempo, con la sua opera continua, incessante, cancella i nostri ricordi, fa svanire i loro contorni, fa sbiadire i loro colori.
Ma i ricordi belli del nostro passato ci riscaldano, come un focolare ci riscalda le mani e ci protegge dal gelo che ci circonda. E allora ci stringiamo a quel focolare, protendiamo le mani vicino alla fiamma per cogliere ogni stilla del calore che ne viene, cerchiamo di ravvivare il fuoco combattendo la nostra disperata battaglia contro il tempo.
Ma dentro di noi sappiamo che presto il fuoco si spegnerà  e rimarrà  solo il gelo a farci compagnia e allora, ad un certo punto, prima che la nostra casa sia troppo gelida per riuscire a scaldarla di nuovo, troviamo il coraggio, la forza interiore, di alzarci e andare a cercare della nuova legna.
E cercare della nuova legna significa anche dimenticare.
Ma significa andare avanti.
Significa superare.
Significa sopravvivere.

Apr 1st, 2008

Gli alunni svogliati della storia

Qualche volta la storia sembra una brava insegnante che si sforza di ripetere la lezione con costanza fintanto che gli alunni non l’abbiano imparata e noi sembriamo degli alunni svogliati che, mentre l’insegnante si sgola, giocano a carte e si lanciano gli aeroplanini.
Così c’è la storia che ci racconta di un ragazzo che, magari nella vita di tutti i giorni è una persona integerrima, ma che quando va allo stadio si trasforma e finisce con l’avere guai con la polizia una volta a Milano per il possesso di armi improprie. Poi una Domenica se ne va con i soliti amici ultrà  a vedere la partita in trasferta, si fermano all’autogrill ed incontrano dei ragazzi con sciarpette diverse dalla propria. Scatta la follia, provocazioni, aggressione, inseguimento. I malcapitati salgono in macchina e scappano cavandosela con qualche vetro rotto. La macchina del nostro riparte, c’è un carabiniere che interviene, spara, non si sa bene come, ma Gabriele è colpito, muore.
Era un’occasione per chiedersi se ha senso che una rissa all’autogrill sia la norma, se ha senso che prendere un caffé alla Domenica mattina con la sciarpetta di una squadra di calcio sia un gesto azzardato, per chiedersi se un ragazzo che aggredisce delle persone, solo perché hanno la sciarpetta di un colore diverso dalla sua, sia da considerare un modello positivo, un emblema da mostrare come simbolo di gladiatorio coraggio e di onore, o non sia piuttosto il segno di una società  malata, la dimostrazione che il disagio che porta alla ricerca della violenza non è sempre legato ad situazioni di estrema devastazione sociale ma sia più sottile e strisciante, tanto strisciante che nemmeno noi ci scandalizziamo più di fronte a chi sfoggia quel simbolo rivelando una patologica confusione di valori. Quell’evento passa invece come l’ennesima angheria dello stato, come il martirio di un giovane, colpevole solo di essere un ultrà , categoria ingiustamente bistrattata.
Passano quindi pochi mesi e c’è un altro ragazzo che parte una Domenica mattina, anche lui persona integerrima, dedito al volontariato, appena laureato, ma che era reduce da un DASPO per aver partecipato ad un’invasione di campo anni fa. Di nuovo un incontro casuale, di nuovo la follìa esplode, di nuovo la morte sopraggiunge. La storia si ripete uguale, come a darci una seconda possibilità . E noi di nuovo a riunire tavole rotonde, di nuovo a discettare sul nulla, di nuovo a tollerare però che gruppi, che hanno in logiche violente il proprio valore costitutivo comune, terrorizzino ogni Domenica il paese, con il tacito consenso se non il sostegno di società  calcistiche e Federazione.
Insomma siamo di nuovo a tirare aeroplanini mentre la storia cerca ancora una volta di spiegarci la lezione. Quando la smetteremo?

Apr 1st, 2008

Alitalia fa il suo giro

Un film, attualmente nelle sale, che ho trovato veramente molto gradevole è “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti. Racconta la storia di una famiglia francese che si trasferisce in un paese della Val Maira per allevare le sue capre. L’accoglienza dei paesani inizialmente fredda, diventa rapidamente ostile, fino a consigliare al poveretto di tornarsene a casa.
Trovo curiosa la coincidenza temporale dell’uscita del film con la vicenda Air France/KLM-Alitalia. Certo, Air France non è venuta qui per amore delle vallate italiane ma per fare un affare, ma questo non dovrebbe in teoria essere peccato. Ogni tanto però mi chiedo: “Che cosa penserei dell’Italia se fossi al posto dei manager di Air France a cui è stata affidata la trattativa?”.
Non dimenticherei che una prima di discesa di Air France in Italia si ebbe nel 2004 quando ad Alitalia venne proposto di partecipare alla fusione tra Air France e KLM. Le condizioni che Air France poneva erano il risanamento e la privatizzazione. Ovviamente non se ne fece nulla e si decise di tirare a campare aspettando qualche fantomatica cordata italiana che già  allora era un’entità  immanente nel contesto economico italiano. Da allora la situazione di Alitalia è ulteriormente peggiorata fino all’orlo del fallimento.
Nel 2007 poi, di fronte alla prospettiva di una vendita, si sono presentate tre candidature all’acquisto: la strana cordata Baldassarre, la proposta di Airone di privatizzare Alitalia nazionalizzando Airone e la proposta di Air France-KLM. Le prime due si sono sfilate rapidamente ed è rimasta la terza. Non si tratta di un’opera buona, certo, si tratta di completare una transazione tra una società  che sta costruendo la più grande compagnia aerea europea ed un’altra che perde 1 milione di Euro ogni giorno che passa. La conclusione sembrerebbe scontata ed invece nasce la protesta, perché Air France scopre che ci sono gli esuberi, perché Air France scopre che forse una compagnia aerea dovrebbe decidere da dove far partire i suoi voli su base economica e non politica. Sono scoperte che però agli strani italiani non piacciono e, chi gli italiani li capisce e ragiona come loro, sale in cattedra. E così lo schieramento di centro-destra, che trova una innovativa sintonìa con la sinistra radicale ed i sindacati, costruisce le sue barricate per dilazionare in ogni modo la decisione a dopo il voto, aumentando le perdite della compagnia e rendendo la situazione sempre più precaria. Qualcuno si diverte ad inventare altre cordate tanto per prendere tempo, qualcun altro si erige a paladino degli interessi della Padania, qualcun altro invece difensore dell’italianità , fino a giungere al climax del prode Balilla italico che urla agli arroganti stranieri “Se andrò al governo mai la cessione ad Air France”. Insomma, finiremo col vedere l’AD di Air France-KLM Jean-Cyril Spinetta, come il protagonista del film di Diritti, caricare sul carro le sue capre e far ritorno dall’altra parte delle Alpi? Forse no, anche perché alternativa non c’è, ma se succedesse troveremmo sicuramente un modo per spiegare a noi stessi che hanno torto loro.

Come dice ad un certo punto del film Chris Heraud (Alessandra Agosti), la moglie del pastore francese: “Questi italiani sono strani“.

Mar 31st, 2008

Benvenuta Primavera!

Questa mattina è ufficialmente iniziata la Primavera. Lo so che per molti è iniziata già  qualche giorno fa ma per il sottoscritto la Primavera inizia quando l’aria del mattino si convince che il mio gesto di aprire la finestra non è un gesto ostile e non lo ricambia quindi con una sferzata di gelo ma con un tiepido buffetto. Stamattina quindi, a differenza delle precedenti, non ho richiuso con delusione la finestra ma l’ho lasciata aperta.
Il premio è arrivato qualche minuto dopo, quando il sole è riuscito a far finalmente capolino dalla fitta vegetazione che sta dietro casa mia e, trovando la finestra aperta, ha deciso di farmi visita mettendosi il vestito buono. L’effetto è stato impressionante: la cucina, forse per abbellirsi di fronte ad una visita così prestigiosa, aveva un colore che non le avevo mai visto indossare prima.

Beh, è stato un bell’inizio di Primavera, complimenti!

Mar 29th, 2008

Grazie Max

Esci tardi la sera dall’ufficio, arrivi a casa stanco per la settimana lavorativa e per altre mille cose che senti gravare sulle tue spalle. La voglia di cucinare latita, come sempre accade dopo le 21, e ti salva solo un po’ di spezzatino lasciato nel congelatore dalla Mamma o dalla Zia.
Poi ti perdi a guardare in lontananza le luci gialle della città  e subito un gregge di nubi malinconiche comincia a radunarsi sul cielo notturno. Ma ecco apparire sul tavolino un libro: “Sociologia dei processi culturali“. Il titolo non sembrerebbe molto invitante, eppure funziona perfettamente nel risucchiare pensieri e nubi, Emile Durkheim ti sorride, Max Weber ti prende sotto braccio e Georg Simmel ti offre un bicchierino.
Grazie ragazzi, è stato un piacere passare la serata con voi…

Mar 29th, 2008

Un altro pareggio?

Stavolta non si parla né della Juve né di Calcio in generale, ma dell’altro sport nazionale italiano, le elezioni.
Nel mare magnum dei sondaggi elettorali, che ormai stanno sempre più diventando uno strumento di campagna elettorale e sempre meno uno strumento per prevederne il risultato finale, segnalo il fatto che si delinea sempre di più l’eventualità  del “pareggio al Senato” ovvero il fatto che nessuno dei partiti in lizza ottenga la maggioranza dei seggi nella cosiddetta Camera Alta. Nelle proiezioni più favorevoli per la PDL i popolisti si ritroverebbero con un voto di margine, con la necessità  di sperare che i senatori a vita si siano dimenticati degli insulti ricevuti nella passata legislatura. Nella situazione meno favorevole la PDL non avrebbe proprio la maggioranza e non avrebbe alternativa che tentare una, comunque risicata, coalizione con Casini, con Storace o con tutti e due.
Sono curioso di scoprire come i profeti del “Al voto subito!”, che poi sono anche gli autori di questa geniale legge elettorale, saprebbero spiegare agli elettori la fretta che hanno avuto nel mandarci a votare con la vecchia legge elettorale, solo per eleggere un Parlamento senza una maggioranza con il solo scopo di fare una nuova legge elettorale (da chiamarsi magari “vaccata” tanto per fare un po’ di rotazione nel bestiario istituzionale), dare qualche aggiustata alla regolamentazione dei settori strategici per Mediaset, rilanciare qualche hub padano a danno di scali evidentemente ritenuti meno padani e poi tornare a votare.
Qualunque sarà  la spiegazione temo che, come al solito, io non la capirò e la maggioranza degli italiani invece sì. Quando uno non ci arriva non ci arriva…

Mar 27th, 2008
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