Chi esulta di più

Abbiamo sconfitto due a zero la Francia e siamo nei quarti. Il genio italico ha vinto ancora come nelle vecchie barzellette. La Francia si è sgasata come l’acqua Perrier e i baldanzosi azzurri si sono guadagnati la sfida contro la Spagna. Abbiamo esultato tutti davanti ai teleschermi ma c’è qualcuno che ha trovato più gioioso degli altri il momento. Mentre l’Italia calcistica si copriva di onore battendo i francesi, quella politica si riempiva di ridicolo approvando il provvedimento che alcuni hanno definito “bloccaprocessi”, altri “salvapremier”, io direi solo “salvamalfattori”. Non c’è bisogno certo di un acuto osservatore per capire, come ha candidamente ammesso Berlusconi stesso, che lo scopo del provvedimento era evitare una probabile condanna al Presidente del Consiglio. L’effetto collaterale è stato però sospendere, secondo stime dell’ANM, circa 100.000 processi. Secondo i promotori del provvedimento si trattava di reati minori, dove ovviamente il termine minore è del tutto soggettivo. Per chiarire cosa intenda per minori elenco i più significativi casi di reati minori:

  • Sequestro di persona
  • Estorsione
  • Rapina
  • Furto in appartamento
  • Scippo
  • Associazione per delinquere
  • Stupro
  • Violenza privata
  • Bancarotta fraudolenta
  • Sfruttamento della prostituzione
  • Corruzione
  • Ricettazione
  • Detenzione di materiale pedo-pornografico
  • Omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale
  • Omicidio colposo per colpa medica
  • Traffico di rifiuti
  • Tanti altri…

Un sottoinsieme di coloro che sono inclini a macchiarsi di tali reati hanno esultato anche di più. Infatti stupratori, rapinatori, rapitori, associati a delinquere, sfruttatori possono anche stare tranquilli per il futuro. Lo stesso nostro governo ha infatti vietato l’uso delle intercettazioni per questi reati, conseguentemente costoro potranno tranquillamente organizzare una rapina o vantarsi di uno stupro al telefono. senza correre rischi che qualcuno ascolti le loro conversazioni.
L’elenco degli esultanti non si ferma però qui. Il piano triennale del governo prevede infatti di mandare in soffitta le norme sulla tracciabilità  dei pagamenti. Contrariamente a quanto disposto dalla precedente maggioranza i professionisti inclini all’evasione potranno di nuovo richiedere il pagamento in contanti, che Visco aveva deciso di limitare al di sotto di una quota che si sarebbe ridotta progressivamente nel tempo fino a 100 Euro.
Insomma, quello in carica avrebbe dovuto essere un governo che aveva la sicurezza come priorità . Mi pare che al momento l’unica sicurezza, di cui si sta occupando, sia la sicurezza dell’impunità .

Jun 19th, 2008

Il divo

Ho trovato davvero splendido il film di Paolo Sorrentino, perché non si tratta del solito film che proietta sul pubblico una serie di accadimenti drammatici, come una mera cronaca degli eventi narrata nei fotogrammi di un film. Si tratta della raffigurazione di un personaggio a tutto tondo, visto attraverso gli occhi di chi lo la odiato ma anche attraverso quelli di chi lo ha amato, oltre che i suoi stessi occhi, che hanno guardato e guardano alla realtà  come attraverso un filtro che è il filtro delle proprie incrollabili convinzioni, di una visione delle cose prodotta dall’esigenza di trovare un punto di congiunzione tra brama di potere e desiderio genuino di servire lo Stato.
Il film non parla di un politico corrotto, parla di un politico che ha ritenuto che l’unico modo per svolgere il suo compito di servitore dello Stato fosse quello, implicasse la rinuncia ad ogni limite etico alla propria azione. Miopia, vigliaccheria, ipocrisia? Non so, però credo che non si possa capire quella classe politica se non si capisce questo punto.
Difficile dire se la classe politica attuale sia più o meno etica di quella di cui Andreotti fu il protagonista, sicuramente quello spirito di servitore dello Stato che caratterizzava quegli uomini è oggi quasi completamente scomparso.

Jun 19th, 2008

Ottanta percento

Guardo i risultati delle elezioni in Sicilia sul televideo e un numero mi balza all’occhio nella sua imponenza: il risultato parziale (alla fine sarà  75,6%) delle elezioni provinciali a Messina che dice che quattro elettori su cinque hanno affidato il voto alla coalizione che già  governava la provincia. Quando vediamo numeri simili provenire da paesi lontani non siamo portati a pensare che la democrazia, che esprima un simile risultato elettorale, goda di ottima salute. Ci chiediamo infatti cosa spinga quattro elettori su cinque a votare per lo stesso candidato e per la coalizione che già  governava prima quell’entità  territoriale, tenendo conto che fa parte del compito difficile di chi governa scontentare gli uni o gli altri. Difficile attribuire questa scelta ad una candidatura particolarmente azzeccata o a qualche particolarità  locale, visto che si tratta di un andamento generale dell’intesa regione (anche nella provincia di Catania l’esito è stato simile: 77,6%). Eppure si tratta di una regione, la Sicilia, nella quale lo schieramento che ha stracciato così la concorrenza, governa quasi ininterrottamente da dodici anni e che non è certo una delle regioni italiane più ricche o con i migliori servizi pubblici o che ancora più è cresciuta in questi anni, ma è semmai la regione che ha visto il suo Presidente Cuffaro condannato per favoreggiamento in un processo per mafia, costretto quindi alle dimissioni dalla carica, ma subito candidatosi al Senato ed ovviamente eletto, senza dimenticare i guai con la giustizia che hanno avuto due dei predecessori di Cuffaro: Provenzano e Drago. Perché quindi gli abitanti della provincia di Messina e Catania sono così entusiasti di chi li governa e magari quelli del Baden-Wurtenberg cambiano governo ad ogni legislatura? Un tempo questo poteva essere giustificato dall’ignoranza: io ignoro che gli altri stanno meglio quindi sono contento di come sto e quindi di chi mi governa. Oggi però sappiamo tutti perfettamente che altrove si sta molto meglio che in Italia o in Sicilia, eppure rivotiamo sempre per gli stessi. Una percentuale consistente di quell’80% è stato sicuramente all’estero almeno una volta, eppure pensa di dover riconfermare la fiducia a chi ha già  lungamente governato la sua regione.
La realtà  è che in molte persone la paura di cambiare è più forte della speranza di migliorare e la povertà  presente è preferibile all’incertezza futura. La classe politica che ci governa si fa semplicemente notaio di ciò, registrando che gli elettori sono soddisfatti e che quindi non c’è motivo di cambiare rotta. E’ probabilmente così che nasce il paradosso per il quale i cittadini di paesi più ricchi e dinamici tendono a cambiare più spesso governo. Ancora una volta sono i cittadini con la loro voglia di crescere che bocciano chi li ha governati, spronando la politica ad essere più attiva, più pronta e più efficiente. Tutto questo in Italia non succede e purtroppo ne portiamo tutti i segni.

Jun 18th, 2008

Class action, addio

Dopo quello all’Irlanda, ecco un altro addio ancora più doloroso. Ricordo che tempo addietro ebbi a dire che a mio avviso la cosa migliore fatta dallo sgangherato governo Prodi era stata l’introduzione in Italia della class action. Oggi siamo già  qui a celebrarne il funerale…
La class action nasce dalla constatazione che la giustizia ha sempre più le caratteristiche di un servizio offerto secondo le regole del mercato per cui chi ha più ha possibilità Â economiche più si può valere della giustizia. Questo fa sì che le aziende tendano sempre più a compiere piccole truffe nei confronti dei consumatori contando sul fatto che nessun consumatore sosterrà  mai le spese di una causa, per di più contro un’azienda difesa da avvocati affermati e strapagati, per avere indietro poche decine di euro. Così è stata introdotta in molti paesi la class action che consente ai consumatori truffati da un’azienda di condividere le spese legali in un’unica azione comune. In Italia la class action era stata introdotta nell’indifferenza generale nel Novembre dell’anno passato dal governo Prodi, pare grazie al voto errato del senatore di Forza Italia Antonione (come dire, in Italia le cose positive se accadono, è per caso…). Secondo quanto riportavano i giornali in questi giorni, c’erano già  ventiquattro cause contro grandi aziende, tra le quali in particolare Parmalat, pronte a partire all’entrata in vigore della legge, prevista per fine Giugno.
Visto però che l’italiano è da sempre abituato a prenderselo in quel posto silenziosamente senza lamentarsi, questa norma risulta del tutto avulsa dalla nostra cultura. Per questo la maggioranza di governo, sempre così attenta alla preservazione delle radici culturali italiche, ha prontamente deciso di mettere da parte questo bizantinismo anglo-sassone. Appena prima della sua entrata in vigore il nostro governo ha deciso di sospendere la class action, ufficialmente in attesa di riscriverla in forma decisamente migliore e più efficace, e questo in tempi che sono stati già  individuati nella data delle calende greche, scelta, tra l’altro, che dimostra l’orientamento europeista della nostra maggioranza.
Di fronte a queste cose provo la stessa sensazione che si prova nell’aver ricevuto un pugno nello stomaco. La sensazione di dolore e di impotenza di chi si incaponisce a credere che questo paese si possa davvero trasformare magicamente in un paese civile e riceve giornalmente cocenti delusioni.

Aggiornamento: il Ministro Scajola ha annunciato che la class action, riveduta e corretta, entrerà  in vigore a partire dal 1 Gennaio. Vedremo…

Jun 17th, 2008

Il tema arbitri

Uno dei temi più dibattuti di questi Campionati Europei è, come al solito, quello degli arbitri.
Non parlerò qui degli episodi che hanno interessato gli incontri dell’Italia perché non mi sento di poter essere obiettivo, anche se ribadisco che il gol di Van Nistelrooy non era regolare. D’altra parte non c’è bisogno di tirare in ballo l’Italia per trovare errori gravi ed arbitraggi insufficienti, a cominciare dalla direzione inguardabile in Olanda-Francia di Fandel (già  pessimo in Portogallo-Turchia), per proseguire con il gol in netto fuorigioco convalidato alla Polonia contro l’Austria o anche la stessa direzione ridicola dell’austriaco Plautz in Svizzera-Portogallo, così come la direzione di Vink in Svezia-Spagna. Sono arbitraggi che avrebbero destato scandalo in Prima Categoria e che non possono avere cittadinanza in una manifestazione internazionale.
Ci sono indubbiamente alcuni problemi tecnici che interessano l’arbitraggio continentale: intanto la diversa enfasi che diverse federazioni pongono sulla qualità  degli arbitri, la qual cosa produce un disparità  enorme nella qualità  dei direttori di gara, in secondo luogo continua a perpetuarsi quella differenza di interpretazione regolamentare abissale nella valutazione di falli, scorrettezze, ammonizioni, tra arbitri di diverse federazioni. Nel calcio di oggi questa differenza sembra ormai anacronistica visto che ormai nei campionati europei la maggior parte dei giocatori non sono autoctoni e non ha senso che all’assenza di confini di nazionalità  si contrapponga le presenza di tali barriere regolamentari.
Soprattutto però c’è il vecchio tema dei mezzi tecnici di supporto. Trovo semplicemente ridicolo continuare a vedere il calcio tecnologico di oggi, in cui ogni movimento è ripreso da cento telecamere, diretto da un signore solo in mezzo al campo che corre e sbuffa su e giù e al quale in molti casi sfugge quello che tutto lo stadio ha visto. E’ come se il Presidente di General Motors andasse in trasferta in autostop. E’ significativo il fatto che in questi Europei molto spesso i giocatori invitino l’arbitro a guardare il replay sul maxischermo per fargli capire che sta facendo una fesseria. La situazione nella quale l’arbitro cerca di calmare i giocatori che protestano mentre sul maxischermo viene trasmesso il replay in cui si vede che era fuorigioco di 5 metri mette il direttore di gara nel ruolo di “scemo del villaggio”, che non lo aiuta ad avere la autorevolezza necessaria per poter condurre in porto la gara. La risposta finora data era quella di vietare la trasmissione dei replay al pubblico ma fortunatamente (probabilmente per pressioni varie di tv ed organizzatori) oggi il divieto è decaduto e spero che non sia ripristinato.
Doppio arbitro, moviola, rilevatore del gol, sono soluzioni che non ha senso continuare a tenere in soffitta. Ieri sera Tombolini ha svolto sulla RAI un’interessante dimostrazione del fatto che, contrariamente a quanto alcuni dicono, la moviola non fa perdere tempo, ovvero che si perde molto più tempo gestendo le proteste dei giocatori che a visionare il filmato. Nella realtà  è evidente che le motivazioni tecniche di chi è contrario sono del tutto inconsistenti. Con tutto il bene che voglio a Le Roi Michel non posso credere che Platini pensi veramente le stupidaggini che dice in merito. Semplicemente il Presidente dell’UEFA è molto legato politicamente alle federazioni più “povere” che avrebbero più problemi a sostenere l’unico lato negativo della riforma arbitrale, ovvero i costi. Si tratta di avere un ulteriore giudice di gara e attrezzature tecnologiche sempre in perfetta efficienza. Nessun problema per Spagna e Inghilterra, non banale invece per Malta o Bielorussia. Il rischio concreto quindi è che si vada verso una sempre più marcata differenziazione regolamentare tra diversi contesti. E’ di certo poco romantico pensare che si vada verso una sempre maggiore differenziazione tra calcio professionistico e calcio dilettantistico, ma mi chiedo se la battaglia per l’uniformità  non sia una battaglia persa e anche un po’ autolesionista.

Jun 16th, 2008

Militarismo o impotenza?

Tra i tanti proclami fatti in questi mesi dal governo la sicurezza risultava un po’ trascurata, nonostante in campagna elettorale fosse sembrato il principale problema che affliggeva il nostro paese. Certo, c’era stato il decreto sicurezza, ma con la mancata approvazione dell’introduzione del reato di immigrazione clandestina la carica emozionale risultava assolutamente deficitaria. L’unica sicurezza della quale il governo sembrava occuparsi in modo efficace era quindi la sicurezza della privacy per ladri e malfattori che presto potranno operare al riparo da orecchi indiscreti. Questo era certamente il momento di un annuncio emozionale e cosa fanno i governi italiani quando hanno bisogno di dar l’impressione di occuparsi di problemi di ordine pubblico ma le idee e le risorse scarseggiano? Facile, mandano l’esercito.
E’ una soluzione piuttosto comoda, costa poco, suscita scalpore e dibattiti e quindi visibilità . Ha un grosso problema: non serve a nulla. Questo perché un soldato non conosce il territorio, non conosce il contesto sociale, non conosce le inchieste in corso e poi essenzialmente fa ed è preparato a fare un mestiere diverso da quello di poliziotto. Un episodio gustoso a proposito dell’intelligenza e della preparazione dei nostri politici è la dichiarazione in proposito di Guido Crosetto. Pare che il Sottosegretario alla Difesa abbia reagito alle polemiche, suscitate in particolare dal Sindaco di Torino Chiamparino, ricordando che non c’è niente di strano perché in fondo anche i Carabinieri fanno parte dell’esercito. Spero che il Crosetto sappia che nell’esercito ci sono diverse armi con diverse specializzazioni. Mi auguro che qualcuno glielo spieghi prima che pensi, per sopperire a carenze di organico dell’aeronautica, di mandare i bersaglieri a pilotare gli aerei.
C’è un altro grande problema però in questo approccio, specialmente in periodo estivo: come spiegheremo ai turisti che affolleranno le nostre città  durante l’estate, che si potranno trovare di fronte a camionette dell’esercito e soldati con giubbotto antiproiettile? Si convinceranno di non essere finiti per un errore dell’agenzia viaggi in Sudamerica? Ricordo che quando in Messico mi capitavano simili esperienze non solo non mi sentivo per nulla sicuro ma anzi la llllmia sensazione era un brivido che mi correva per la schiena e credo sarà  lo stesso per i turisti stranieri che si vedranno l’esercito pattugliare le nostre città .
L’alternativa ci sarebbe: aumentare gli organici, riorganizzare le forze dell’ordine; però costa e soldi in cassa, specialmente dopo l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, non ce ne sono già  più… In definitiva non so bene se la sicurezza sia davvero un problema ma di sicuro di soluzione se ne riparlerà  tra qualche anno.

Jun 14th, 2008

Slán le hÉireann

La frase è in gaelico e significa “Addio all’Irlanda”. E’ il titolo di un motivo tradizionale irlandese che varrebbe la pena di suonare oggi.
La tragedia si è infatti compiuta. Anche questa volta l’autolesionismo dei cittadini d’Europa ha vinto. Negli ultimi decenni i governi europei avevano avuto la saggezza di smettere di litigare per contendersi quei pochi brandelli di terra che compongono il nostro continente, come hanno fatto ininterrottamente per secoli nel passato, e di cercare di costruire un futuro insieme, che vada anche oltre l’uso della stessa moneta. I cittadini europei, al contrario, non hanno ancora imparato la lezione e continuano a guardare con sospetto al proprio vicino e a tenersi arroccati sul proprio fazzoletto di terra, non accorgendosi che il resto del mondo sta cambiando e che l’Europa, se non trova una sua unità , perderà  la battaglia vera, quella che si combatte non ai piedi del campanile ma sui mercati internazionali, contro le grandi potenze esistenti ed emergenti.
E’ significativo che il sogno europeo sia stato ancora una volta affossato da un’isoletta che prima di entrare nell’Unione Europea era un paese sottosviluppato. D’altra parte non possiamo certo pensare che sia solo un problema irlandese. Il no di Dublino ha trovato molti entusiasmi anche da noi, perché anche da noi la nostalgia per il passato è forte, e non si parla nemmeno di nostalgia per il secolo scorso ma addirittura per due secoli fa, quando non esisteva nemmeno l’Italia unita. Anche da noi è grande la difficoltà  a capire che il mondo è cambiato e che chi non si muove in tempo rischia di essere travolto. Se l’Europa, pur essendo un continente piccolo e privo di materie prime, ha goduto di un benessere superiore al resto della terra, è stato solo perché ha saputo anticipare gli eventi, la storia, ha saputo guardare avanti più spesso che indietro. Se oggi non sapremo guardare avanti consegneremo domani, alle generazioni a venire, un continente povero e depresso.
Il problema è che l’approccio unanimista sta uccidendo l’Unione Europea e bisogna avere il coraggio di abbandonare e lasciare al suo destino chi preferisce rimanere nel passato e affondare insieme alla nave. Come Napolitano ha giustamente affermato, chi non vuole entrare in un progetto europeo deve avere il diritto di rimanere fuori anche se questo vuol dire diventare una seconda Albania, ma non può fermare tutta Europa. Da oggi dobbiamo varcare il Rubicone: non possiamo più chiedere agli elettori se vogliono o no il trattato, dobbiamo chiedere agli elettori se vogliono o no l’Unione Europea, partendo dal presupposto che l’Unione Europea non può più rimanere quella di oggi.
Perciò auguro agli irlandesi la miglior fortuna ma chiedo che per coerenza abbandonino l’Unione. Addio, Irlanda. Slà¡n le hà‰ireann

Jun 14th, 2008

Ottimismo azzurro

Io non sarei così negativo su questo inizio di europei. E’ vero, abbiamo perso contro l’Olanda (il punteggio non conta) che però è la squadra più forte del girone, ma ci sono anche dei lati positivi.
Donadoni, mettendo in campo Materazzi, ha ricordato anche a quei pochi che ancora lo ricordavano per il gol contro la Francia, che ci ha permesso di vincere i mondiali, che in quegli stessi mondiali lo stesso Materazzi aveva fatto di tutto per farceli perdere, che ha disputato un pessimo campionato e che, in sostanza, è una pippa. Direi che il rischio che Donadoni si trovi a doverlo far giocare per pressioni politiche non c’è più ed è un grosso passo avanti.
Un altro vantaggio è che la stampa romano-milanese non se la sentirà  di impallinare Donadoni se farà  giocare Cassano o Del Piero, dicendo che è un lusso che non ci possiamo permettere eccetera…
Il terzo vantaggio è che siccome l’Olanda alla fine si farà  eliminare stupidamente (perché l’Olanda tradizionalmente lo fa sempre), il fatto che si qualifichi e resti fuori la Francia per noi è un vantaggio (ammesso che non restiamo fuori noi).
Aggiungo che il Portogallo dà  spettacolo ma ha una difesa che fa pena (Pepe è bravo a far gol ma in difesa fa acqua da tutte le parti) ; la Spagna è un ottima squadra ma conterei sul fatto che la Spagna alla fine cicca una partita ed esce; la Germania, come al solito, è la squadra più solida ma non ha un organico all’altezza della vittoria europea.
Insomma io conterei ancora sulle noste chance di vittoria. Così gli italiani rimarranno fino alla fine davanti ai teleschermi e mentre noi istupidiamo di fronte alle magliette azzurre il nostro governo potrà  mettere le basi perché ladri e malfattori possano agire liberamente senza essere disturbati da quegli impiccioni dei magistrati. Così oltre che campioni del calcio lo saremo anche di corruzione e malaffare. Una bella accoppiata…

P.S. Il primo gol dell’Olanda era chiaramente irregolare. La norma a cui alcuni hanno fatto riferimento impedisce infatti ad un giocatore di varcare deliberatamente la linea di fondo per mettere in fuorigioco un avversario. Il caso in cui un giocatore resti fuori dal campo infortunato non rientra evidentemente in questo caso. Ovviamente nessun arbitro o dirigente arbitrale che conosca il regolamento, non sia un incompetente e non sia nella sua posizione solo perché in affari con una celebre famiglia di petrolieri che opera nel mondo del calcio, sosterrebbe il contrario. 

Jun 12th, 2008

Le nostre speranze affidate ad un trifoglio

C’è un paese il cui simbolo è un popolare portafortuna, il trifoglio. Scelta migliore non poteva fare la nazione nelle cui mani sono i destini del nostro continente. Domani si terrà  infatti in Irlanda un referendum che è forse uno degli eventi più importanti della storia dell’Unione Europea.
L’Irlanda vota per decidere se approvare il Trattato di Lisbona. Come già  per la Costituzione Europea anche per il Trattato di Lisbona è sufficiente che anche un solo paese non ratifichi il trattato perché esso decada; questo nell’ottica del criterio unanimista che ha da sempre immobilizzato l’Unione Europea.
La Costituzione Europea è stata affossata in altrettanti referendum da francesi e olandesi, in uno dei più grandi atti di autolesionismo collettivo che la storia ricordi e molti paesi hanno scelto di evitare il referendum proprio per non correre lo stesso rischio. Gli irlandesi no. Forse perché l’Irlanda, come sottolineava il celebre giornalista Brendan O’Connor, proprio grazie all’Unione Europea, è passata dall’essere un paese sottosviluppato ad una nazione modello per sviluppo e innovazione e nessuno si sarebbe aspettato che anche qui gli euroscettici fossero così tanti. Eppure, evidentemente, anche in Irlanda gli autolesionisti non mancano ed i sondaggi sono piuttosto in bilico.
Se il Trattato non passasse le conseguenze sarebbero disastrose. Ancora per chissà  quanto tempo l’Europa sarebbe immobilizzata dall’unanimismo e le sue istituzioni continuerebbero a non avere nessun potere. Questo farebbe scivolare ulteriormente in basso la nostra possibilità  di influenza nelle vicende internazionali nelle quali i governi nazionali ormai sono marionette nelle mani degli interessi delle multinazionali, di fronte alle quali il potere politico, che è l’unico sul quale abbiamo qualche forma di influenza, è ormai del tutto impotente.
Tutto ciò che si può dire è “speriamo bene” e affidarsi al trifoglio, anche se è sempre triste accorgersi di doversi affidare alla fortuna e non all’intelligenza dei cittadini.

Jun 11th, 2008

Continuavano a chiamarci impunità

In questi mesi si è sentito molto spesso affermare, parlando dello scandalo immondizia in Campania, che le immagini di Napoli, facendo il giro del mondo, avevano certamente rovinato l’immagine del nostro paese in modo irreparabile. Eppure la mia limitata e personale esperienza mi dice che all’estero continuiamo ad essere visti più che altro come il paese dei politici corrotti e impuniti. Non a caso nelle classifiche di Transparency International sulla percezione di corruzione l’Italia occupa una posizione infima. Nel 2001 eravamo alla posizione 29, in cinque anni siamo scivolati fino alla posizione 45 del 2006. Nel 2007 abbiamo poi faticosamente recuperato 5 posizioni ma siamo ancora nettamente il fanalino di coda dell’Europa occidentale.
In accordo all’idea diffusa per la quale non sono malato finché non c’è un medico che me lo dice, per molti in Italia il miglior modo per combattere la corruzione è impedire che si scopra. Così il Presidente del Consiglio ha subito pensato bene di sparare ai quattro venti la sua intenzione delirante di abolire le intercettazioni come strumento di indagine, promettendo pene esemplari per quei magistrati malandrini che osano intercettare le telefonate di rapitori, commercianti di droga e politici corrotti, la cui privacy è così finalmente sacra. E’ superfluo dire che questo ci sottoporrà  alla solita umiliazione di vederci rappresentati come un paese incurabilmente governato dalla corruzione, tanto che perfino Castelli, che certamente non si segnala per apertura mentale, ipotizza che forse sarebbe opportuno allargare le eccezioni al provvedimento restrittivo, nelle parole di Berlusconi limitate a terrorismo internazionale e mafia.
Questa volta anche i patiti dell’anti-berlusconismo resteranno delusi. Non sembra nemmeno che ci sia un particalore processo suo o di suoi amici da mandare all’aria. Questa volta PEDSANA raccoglie semplicemente la domanda di impunità  che sorge da varie parti del Paese.
Al di là  della figuraccia internazionale a cui ci espone ovviamente la cosa avrebbe comunque anche delle conseguenze pratiche disastrose per il paese. Si tratterebbe di impedire la maggior parte delle indagini su corruzione che non è ovviamente solo quella politica. Inchieste come quella sulla sanità  a Milano, che sta riempiendo le cronache in queste ore, semplicemente non si sarebbero fatte. Insomma una sorta di legalizzazione del malaffare. L’opposizione (sarebbe da discutere l’attualità  di questo termine) ovviamente non si scompone. Il Partito Democratico è cauto, la sinistra ha talmente paura di fare altri passi falsi che non ne fa, a parte il solito Di Pietro pare Casini il più duro (è tutto dire…). Di fronte ad un simile scempio un paese civile scenderebbe in piazza chiedendo a gran voce il ritiro della proposta. Ma abbiamo abbandonato da tempo l’ambizione di essere un paese civile ed anche sulla rete vedo assoluta indifferenza rispetto a quello che sta accadendo.
Insomma ci apprestiamo a diventare sempre di più il paese della corruzione e del malaffare. Naturalmente continuiamo a chiederci come mai gli investitori non vengono in Italia… Saranno le troppe tasse…

Jun 10th, 2008
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