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Sei seduto sul balcone e guardi in lontananza. E’ stata una brutta serata: hai avuto una discussione con il tuo partner o la tua partner e adesso sei lì che cerchi di pensare alle cose che ti sei sentito dire, che ti hanno ferito, che hanno minato l’idea che tu avevi di te stesso, che ti fanno sentire distante anni luce dalle aspettative per il vostro rapporto che tu avevi una volta. Allora ti cresce la rabbia, ti viene voglia di mandare tutto a quel paese, di distruggere quello che avete costruito insieme. Il vostro percorso comune, i momenti felici, quanto sia migliore questa relazione rispetto alle precedenti, sono tutti aspetti che stai mettendo da parte. Ti consumi nella tua rabbia, ti laceri tra opposte tensioni e tentazioni distruttive o autodistruttive. Poi però non fai niente, lasci sbollire la rabbia, ti fumi una sigaretta o ti bevi una tisana o un digestivo, magari ti fai una chiaccherata con l’amico giusto, quello che pensa al tuo bene, al tuo futuro, e tutto ritorna nella luce giusta. Ti rendi conto che la relazione perfetta non esiste e che questa è di gran la lunga persona migliore con cui stare insieme e alla fine elabori, e magari inizi a pensare a come riallacciare, a come leccare le ferite che si sono aperte. Ma supponi invece di non fumare, di non avere una tisana o un buon digestivo, di non avere amici che sanno essere d’aiuto o al contrario di averne che ti dicono: “Asseconda il tuo istinto, manda affanculo tutto! Chi se ne frega? Non può mica andare peggio di così, no?”. E allora il rischio di mandare tutto a rotoli prendendo la decisione più sbagliata e irrazionale che tu possa prendere, esiste.
Quando pensate a chi vota Trump, a chi vota AfD, a chi vota RN, ma anche a chi vota M5S, BSW e altri, pensateli su quel balcone, pensateli stanchi, depressi, delusi, feriti nella loro autostima. Pensate che hanno un lavoro faticoso che rende poco, meno di quel che guadagnavano, in proporzione, i loro genitori che però avevano fatto la scuola dell’obbligo mentre loro hanno studiato per anni. Pensate che vanno al bar per fare due chiacchiere e vi trovano gente che parla una lingua che non è la loro e con cui faticano a scambiare due parole. Pensate che ogni giorno leggono sui giornali, su Internet, sentono alla televisione, di una nuova rapina, di un nuovo atto criminale, e si sentono impotenti.
Pensate che c’è chi dice loro che il clima sta cambiando e quindi devono comprare un’auto elettrica che però costa molto di più di quella che hanno attualmente. Pensate che loro forse non hanno un amico che gli mette una mano sulla spalla e gli spiega magari che loro hanno l’impressione che i loro genitori guadagnassero di più, ma solo perché cose come la lavastoviglie, lo smartphone, la televisione 42 pollici, la macchina con la guida assistita che i loro genitori non avevano, oggi li diamo per scontati; che anche i loro genitori andavano al bar e facevano fatica a parlare con persone che parlavano in un dialetto diverso dal loro; che anche nell’epoca dei loro genitori c’erano furti e rapine ma i media non ci martellavano in modo così ossessivo; che è vero che il clima sta cambiando e, se non facciamo qualcosa, prima o poi ne pagheremo anche noi le conseguenze. Insomma pensate che loro, rispetto a voi sul balcone, non hanno niente e nessuno che li calmi che spieghi loro che non è colpa di qualcuno in particolare, che è semplicemente che il mondo di oggi funziona così e il mondo di ieri che piaceva loro così tanto semplicemente non esiste più e non tornerà ed è meglio adattarsi al mondo di oggi che schiumare ogni giorno di rabbia. Pensate poi che si trovano magari ad essere investiti dell’altro tipo di amico, quello insidioso e subdolo che asseconda i loro istinti autodistruttivi. Se ci pensate inizierete a capire chi vota Trump o qualcuno dei suoi mille parenti o emuli distribuiti in giro per il mondo.
Gli alti e bassi dell’economia internazionale, il trasferimento di lavoro verso i paesi emergenti, la pressione identitaria esercitata dell’immigrazione, gli effetti diretti e indiretti del cambiamento climatico, sono fattori concorrenti che hanno determinato uno stress simile a quello che provavate sul balcone e il declino della centralità delle agenzie di acculturazione tradizionali (scuola, sindacati, associazionismo, mass media) ha determinato la sparizione o almeno il diradarsi degli amici che ti mettevano una mano sulla spalla e ti aiutavano a capire che il mondo non è poi così male come la tua pancia ti suggerisce. Non so se ce la faremo, se il nostro rapporto con la società di oggi supererà la nottata, se riusciremo a ricomporre la relazione con la modernità o se prevarrà la rabbiosa forza autodistruttiva che vediamo ogni giorno scatenarsi attorno a noi. Penso però che la speranza che abbiamo stia nella capacità di ognuno di noi di essere quell’amico che ti mette la mano sulla spalla e ti dice: “Dai pensaci bene. Non distruggere quello che hai costruito in anni (in secoli se parliamo della nostra società democratica) solo perché adesso sei dannatamente incazzato!”
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