La destra e la sinistra in tempo di Covid

michetti.jpgIn piena campagna elettorale per il ballottaggio al Comune di Roma, il candidato della destra Michetti ha dichiarato di non essere mai stato a Bruxelles e che non “prende ordini da Bruxelles”, dimostrando poca dimistichezza con la Costituzione e la prevalenza dei trattati internazionali che essa prevede, e autodenunciando inoltre una perdonabile ma rilevante carenza di esperienza per chi si candidi ad una carica politica così importante. Lungi dall’essere una gaffe involontaria una simile autoaccusa di incompetenza, nell’imminenza della più importante contesa elettorale, non è che l’ennesima testimonianza della tendenza di una parte della politica di oggi ad autocompiacersi della propria incompetenza ed inadeguatezza al ruolo che si candida a ricoprire, nella convinzione che ciò faccia percepire l’autore come “vicino al popolo”. E’ una tendenza che si colloca prevalentemente nell’area di destra dello schieramento politico (ma non solo) e che è diffusa non certo solo in Italia. Ed in effetti ad una dimostrazione quotidiana e volontaria di incompetenza si è votata per quattro anni l’amministrazione Trump, puntuale nell’esprimersi in modo grossolano, impreciso e inadeguato su qualunque argomento. Perfino nel suo ultimo atto concreto, ovvero la paradossale sceneggiata dell’assalto a Capitol Hill, Trump ha chiosato perfettamente quattro anni di amministrazione. assalto_capitol_hill3-625x350.jpgLi ha riassunti nell’essere allo stesso tempo rappresentativo della dimostrazione del costante disprezzo per le istituzioni democratiche e di tutto ciò che le rappresenta che l’ex-presidente ha quotidianamente costituito, ma allo stesso tempo nell’essere stata in fondo una farsa, perché nessuno può pensare di condurre un colpo di stato a pugni e calci. Allo stesso modo Trump è stato una farsesca imitazione degli “uomini forti” del passato a cui qualche suo detrattore lo aveva erroneamente paragonato. Tornando a casa nostra, si può definire farsesca anche la partecipazione della Lega al governo Draghi, in perenne polemica con qualunque cosa il governo proponga e allo stesso tempo fedele alla linea, in una quotidiana competizione con Fratelli d’Italia per cogliere dove vada l’emotività  dell’opinione pubblica.
Sento ogni tanto paragonare i leader della destra attuale a uomini controversi della destra del passato, come Ronald Reagan, Margaret Thatcher o Winston Churchill. Questi ultimi erano personaggi che esprimevano compiutamente la visione ideologica storica della destra della politica, ovvero che la società  umana è trainata dai migliori, che siano i più ricchi, i più forti, i più dotati, e che la politica debba stimolare i migliori ad esprimere la propria energia. Ho visto recentemente la quarta serie di “The Crown” e mi ha colpito apprendere che Margaret Thatcher non aveva esitazione ad esprimere la propria preferenza per il figlio, spregiudicato e spaccone ma uomo di successo, rispetto alla figlia, dal carattere invece mite e riservato, come se anche la storia privata di questo personaggio fosse lì a confermare questo orientamento. Eppure il profilo dei leader della destra di un tempo era sempre deciso, forte, non ambiguo, animato da un’apparente missione, sebbene una missione che non tutti condividerebbero. Poi qualcosa è cambiato, è stata forse la società  contemporanea, così pervasa dai media, che ha fatto sì che la strategia comunicativa diventasse decisamente prevalente rispetto al contenuto del messaggio che veicola, ma da De Gasperi si è passati a Berlusconi e Salvini, da Thatcher a Boris Johnson, da Reagan a Trump. E’ cambiato proprio questo: la strategia comunicativa è diventata la cosa più importante. Vi immaginereste un Reagan o una Thatcher che si smentisce ogni giorno come ha fatto puntualmente Trump o come fa spesso Salvini? E così lo spartiacque tra destra e sinistra, che fisiologicamente si orienta sui temi prevalenti del momento, si è progressivamente spostato, dalla weltanschauung alla mera modalità  di comunicazione. trump-smorfia.jpg Se in una prima fase questo spostamento ha portato con sé in modo inerziale chi già  apparteneva allo schieramento politico di riferimento oggi comincia ad esserci chi, senza avere idee abissalmente progressiste trova spiazzante, irritante e nauseante un uomo politico che sia pronto a contraddirsi ogni giorno, pur di soddisfare una propria strategia di consenso o viceversa chi, nonostante una simpatia per i meno abbienti, preferisce nutrirsi di false promesse che di pragmatismo. Alla fine questo meccanismo ha creato un solco nuovo all’interno dell’elettorato, più chiaro ormai di quello tra progressisti e conservatori o tra socialdemocratici e liberali e attorno a questo solco si stanno orientando destra e sinistra. Certo, la destra continua ad avere un occhio di riguardo per i ceti più abbienti e la sinistra per l’equità  sociale, ma la cosa è più sfumata ed opinabile di un tempo perché gli elettori votano la destra o la sinistra per motivi diversi da quelli del passato e il personale politico si orienta di conseguenza. Questo ha cambiato anche la modalità  dell’alternanza democratica. Un tempo passare dal governo laburista di James Callaghan a quello conservatore di Margaret Thatcher segnava una trasformazione profonda della società  inglese, così come il successivo ritorno al governo dei laburisti di Tony Blair. Oggi l’alternanza tra destra e sinistra significa molto meno, proprio perché ciò che si modifica è un cambiamento della strategia comunicativa più che la sostanza. Esclusi pochi punti qualificanti, spesso più emozionali che sostanziali (tipo il muro con il Messico) il resto diventa gestione ordinaria dello Stato nella quale destra e sinistra diventano spesso indistinguibili, se non per poter strizzare ogni tanto l’occhio a quella componente dell’elettorato che rimane affezionata alla sua affiliazione politica. Tutto ciò non può che avere delle conseguenze sulla qualità  della nostra politica, quando la competizione è sulla comunicazione e non su un progetto di paese, i risultati sono quelli deludenti di un nocchiero che non ha un piano di navigazione ma si fa guidare dalle correnti. Quello che però è successo negli ultimi mesi di emergenza è che il Covid ha messo il dito nella piaga di questa modalità . Un leader politico che costruisce la sua strategia solo sulla massimizzazione del consenso è come un generale che decide la sua strategia in battaglia sulla base degli umori della truppa e non a caso proprio nell’infuriare della battaglia contro il Covid i leader del fronte populista hanno mostrato tutti i loro limiti nella gestione dell’emergenza. Da una parte hanno dato continuità  ad una comunicazione sempre orientata al consenso, a danno però di una corretta informazione sulla gestione dell’emergenza che avrebbe risparmiato disagio e in qualche caso vite umane. jpg_noemi554266_396001393827287_301528613_n.jpg Dall’altra, schiavi del loro bisogno compulsivo di consenso, hanno denunciato tutta la loro incapacità  di adottare la fermezza necessaria a tenere il timone della nave in tempesta. Di qui, a mio avviso, il declino che alcuni leader di quell’area hanno sofferto e il successo elettorale di chi invece ha amministrato l’emergenza, in modo spesso discutibile e non privo di errori e incongruenze, ma senza farsi travolgere dalla smania della quotidiana campagna elettorale. Di qui anche la solenne sconfitta elettorale che chi in Italia ha cavalcato la pancia delle minoranze novax, nogreenpass, nocovid eccetera, ha subito, di fronte ad una sorta di unità  nazionale della maggioranza dei cittadini, di destra o di sinistra, per la quale la priorità  è sempre stata combattere il Covid.
Verrà  un giorno, si spera presto, in cui l’emergenza Covid finirà : ci ricorderemo che, anche al di fuori dell’emergenza sanitaria, è meglio votare chi ha dei progetti che chi strilla più forte? Si riformerà  (o forse si formerà  per la prima volta in Italia) un robusto fronte liberale o conservatore che eroderà  voti alla destra populista e riporterà  il solco tra destra e sinistra su temi tradizionali piuttosto che sulle sole modalità  comunicative? Oppure riprenderemo a farci prendere per la pancia dagli imbonitori che hanno prosperato nella politica degli ultimi dieci anni, nonostante ci abbiano mostrato le loro debolezze? Vedremo, ma ho l’impressione che la capacità  delle nostre società  occidentali di riprendersi dalla batosta della pandemia, passerà  anche da questa ritrasformazione.

Nov 9th, 2021

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