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Tempo fa mi è capitato di sentire alla radio una dichiarazione di Matteo Salvini nella quale definiva i cittadini italiani “I nostri datori di lavoro”; nella stessa dichiarazione auspicava che quanto prima i cittadini fossero di nuovo chiamati ad esprimersi tramite elezioni politiche. Questo mi ha immediatamente ricordato che il leader della Lega non ha mai lavorato per un vero “datore di lavoro”, altrimenti saprebbe che non c’è dipendente che irriti di più il suo datore di lavoro di quello che va a chiedergli un parere troppo spesso.
Questa semplice considerazione potrebbe suggerirci qualche interessante riflessione sui motivi percui il blitz ferragostano con cui il Ministro degli Interni ha fatto cadere il primo governo Conte ha avuto un esito un po’ diverso da quello che Salvini si aspettava (forse). L’elettore è un animale strano. Per mesi acclama un uomo che porta avanti battaglie di secondaria importanza (comunque la pensiate sull’immigrazione, le navi delle Ong tanto bistrattate sono una goccia nel mare magnum dell’immigrazione), che lavora poco, che non dimostra una grande capacità decisionale e la cui sola presenza nella compagine governativa sembra danneggiare l’immagine del paese (basti vedere il sollievo con i mercati hanno colto la caduta del governo). Poi quell’uomo dice all’elettore: “Ok, adesso andiamo a votare” e l’elettore gli volta le spalle. Sembra curioso, no? Eppure lo stesso processo che crea tale popolarità è quello che gliela toglie. E’ proprio la poca voglia di occuparsi di politica che porta l’uomo comune a preferire un rapporto fiduciario con il leader, che lo esenti poi da successivi approfondimenti e decisioni, e chi può ispirare meglio la fiducia dell’uomo comune in chi si comporta come l’uomo comune? Mangia nutella a colazione, non scoppia dalla voglia di lavorare, fa bisboccia appena può, parla e ragiona come il classico tizio, seduto al bancone del bar, che commenta a voce alta le notizie del giornale. Se succede però che quell’uomo improvvisamente ci ricorda che noi siamo gli elettori, che non basta fidarci, che dobbiamo andare a votare, che non è riuscito a governare come ci aveva promesso e quindi chiede il nostro aiuto e tutte quelle cose noiose che di solito i saputelli chiamano democrazia, ecco che l’aura di “uomo forte”, che non deve chiedere niente a nessuno, che ci pensa lui, cade pesantemente.
Ci ha provato con tutte le forze Salvini a ribellarsi a questa situazione che non aveva probabilmente previsto, ma è stato tutto inutile: molti italiani gli hanno voltato le spalle da subito e altri li hanno seguiti a ruota, ed, ad un mese e mezzo di distanza, pare chiaro che almeno per un po’ di costoro si faranno andar bene la nuova strana creatura politica giallorossa. Sia chiaro, la Lega è ancora il primo partito, magari Salvini si riprenderà dal suo passo falso, magari stravincerà le prossime elezioni, però quanto accaduto è una caso scuola che illustra quale bestia strana sia l’elettore.
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