Meno male che c’è Sanremo

festival-di-sanremo.jpgL’occupazione militare che mia figlia fa del televisore della sala da pranzo da un paio d’anni in qua non mi aveva mai fatto sentire tanto emarginato socialmente quanto durante l’ultima settimana trascorsa, quella del Festival di Sanremo. Ci ho messo un po’ a capire che tutti quei commenti su Facebook che non riuscivo a collegare a nessun avvenimento avrebbero trovato una logica se solo Zonzoli, Peppa Pig e Pippi Calzelunghe avessero lasciato un po’ di spazio a Fazio e Littizzetto. In effetti il Festival di Sanremo, visto attraverso i social network. acquisisce delle caratteristiche ancor più peculiari. Leggi il commento del sinistro-radicale e del leghista, del cattolico e del montiano e ti rendi conto che nemmeno la finale dei mondiali di calcio riesce ad attirare persone così diverse davanti allo stesso spettacolo. Soprattutto sono commenti che danno per scontato che chi li legge, a sua volta, stia guardando il Festival, e così in qualche modo sembrano far uso di un codice collettivo prodotto ad hoc per l’evento.
Non so bene cosa ci sia di irresistibile nel Festival della Canzone, probabilmente il fatto che è strutturato per essere uno specchio del nostro paese e ovviamente interessa a tutti specchiarsi nel proprio paese. La cosa singolare è però la capacità  che hanno i social network di darti, in pochi secondi di navigazione, un’immagine così lampante del nostro costume, di come le persone reagiscono ad un avvenimento. E poi c’è chi dice che cazzeggiare su facebook è tempo perso…

Feb 15th, 2013

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