Lo scontro delle civiltà e lo scontro degli uomini

palestina.jpgCostruire un credo ideologico è difficile e richiede molto sforzo, specialmente quando la storia è sempre lì a fare i dispetti, intrecciando, complicando e contraddicendo quanto ci si sforza di semplificare. Quello dello scontro delle civiltà  è uno dei più faticosi tra i credo e non a caso il meglio degli ideologi dello scontro di civiltà  si sono immediatamente mobilitati per mettere i puntini sulle i rispetto all’uccisione del pacifista Arrigoni a Gaza. Eh sì, perché la vicenda di una persona assassinata dai palestinesi, pur essendo amico di altri palestinesi e non di palestinesi moderati, ma addirittura di Hamas, può erodere il credo di chi vede il conflitto in Palestina come uno dei tanti volti dello scontro di civilità : da una parte gli israeliani e dall’altra palestinesi, da una parte l’occidente dall’altra l’Islam, due fronti compatti e contrapposti. E allora perché mai è successo? Dove stanno i buoni e i cattivi? Se chi ha ucciso Arrigoni fa parte della categoria dei malvagi, allora quelli di Hamas sono buoni? Ma neanche per sogno.
Belpietro su Libero scioglie il nodo attribuendo l’omicidio a quel “groviglio di odio, vendette e integralismo religioso che è oggi Gaza”. Fiamma Nirenstein su Il Giornale conferma: “L’isla­mismo politico può ammicca­re, ma poi uccide, anche se nes­suno di noi, gente della cultura ebraico-cristiana, lo può, oggi, capire.” Insomma, quando ci mescola con gli arabi qualcuno che ti ammazza prima o poi salterà  fuori. Pierluigi Battista invece specifica che chi ha ucciso Arrigoni rappresenta un male ancora peggiore, ma non ci deve far dimenticare che anche Hamas è il male. Altri ricordano che c’è una linea complottista che attribuisce l’assassinio ai servizi segreti di Israele, si tratta di posizioni probabilmente irrilevanti ma che rifocalizzano l’attenzione appunto sullo scontro di civiltà  distraendola dalle contraddizioni.
Nonostante la mobilitazione dell’intellighenzia scontristra, rimane lo spaesamento di chi si aspettava un quadro un po’ più semplice. Il quadro però non è semplice affatto come tutti i quadri politico-sociali. Vi è da tempo un conflitto in atto a Gaza che ha portato a scontri tra gruppi salafiti e Hamas, conseguenza dei continui attentati ad Internet Café e matrimoni portati dal gruppo per intimidire chiunque porti progresso e abitudini moderne in Palestina. L’omicidio di Arrigoni sembra essere il naturale sviluppo di questa vicendam: se per Fiamma Nirenstein non ci sono arabi buoni figuriamoci se ci sono occidentali buoni per un gruppo estremista di Gaza.
Cominciamo con il chiarirci le idee su cos’è il salafismo. Trattasi di un movimento di opinione sorto nel diciannovesimo secolo in opposizione al diffondersi della cultura occidentale nel mondo arabo, e che ha assunto varie forme negli ultimi decenni, forme che hanno fatto spesso da sostegno ideologico ai movimenti terroristici. Oltre che del salafismo il tema della penetrazione della cultura occidentale nel mondo arabo è centrale proprio dell’ideologia, al contrario tutta occidentale, dello scontro di civiltà  che nasce invece dalle teorie di Samuel Huntington. In estrema sintesi la teoria dello scontro di civilità  presuppone che vi sia una chiara separazione tra modernizzazione e occidentalizzazione, ovvero che le istanze di modernità  siano assorbibili anche da culture diverse da quella euroamericana, mentre ci sono delle specificità  della cultura facente capo al mondo cristiano che non sono ricevibili da culture diverse: la separazione tra potere temporale e spirituale, l’individualismo, la presenza di una società  civile e queste proprietà  rimarranno come muro invalicabile tra l’0ccidente ed il resto del pianeta. Sono ipotesi che presuppongono che le caratteristiche citate siano specifiche dell’uomo occidentale e non proprietà  che il cammino storico ha fatto incontrare al medesimo e che chiunque altro potrebbe incontrare percorrendo il medesimo cammino. C’è da chiedersi quanto di individualista, di laico avesse l’uomo europeo di settecento anni fa, quanto nell’Europa del milletrecento si potesse parlare di società  civile.
Sia come sia è di certo curioso che da una parte ci sia chi vuole erigere un muro tra cultura occidentale e cultura araba e dall’altra chi considera quel muro ineluttabile. E se quel muro semplicemente fosse sorretto proprio dagli uni e dagli altri, terrorizzati gli uni e gli altri di fronte alla propria reciproca contaminazione?
In attesa di rispondere a questa domanda scopriamo che in Palestina come in Tunisia, in Egitto come in Libia ci sono molte persone che pur essendo nate e cresciute in una cultura islamica hanno cresciuto individualismo, laicismo e desiderio di costruire una società  civile, proprio quelle caratteristiche che Huntington riteneva peculiari degli occidentali. E anche un movimento come Hamas, di matrice integralista, si sta aprendo verso il mondo suscitando lo sdegno dei conservatori. E allora viene il dubbio che sia nella natura dell’uomo diventare individualista, creare rapporti sociali, non sottoporre la propria libertà  che non ai compromessi che la vita in comune impone e la cultura sia una briglia, una briglia che trattiene l’uomo dal travolgere sé stesso e soprattutto gli altri con la propria libertà  ma che lo trattiene anche dall’imparare ad usare la propria libertà . Se quella briglia per un motivo o per l’altro viene allentata con la giusta gradualità  ecco che l’uomo può raggiungere un modello di società  che non è occidentale ma probabilmente è solo uno dei possibili sviluppi di una società  umana.
E allora magari scopri che lo scontro non è tra le civiltà  ma è tra gli uomini, gli uomini che vogliono la briglia lunga e quella stretta, gli uomini che temono la contaminazione e quelli che la desiderano, e gli uni e gli altri sono sia di qua che di là , forse in diversa proporzioni perché le condizioni sono diverse e professarsi democratico in un regime totalitario è piuttosto impegnativo, così come aprire lo sguardo è difficile in mondo chiuso, ma il desiderio di libertà  cova ovunque.
Rimane la grande domanda: se in un mondo futuro sopravviveranno chiusure e steccati o le differenze si sfumeranno, se la libertà  e la democrazia diventeranno patrimonio dell’umanità  tutta o rimarranno un dato occidentale o magari scompariranno. Non ho certezze in merito, ma credo che la ricerca della libertà  da parte degli uomini continuerà  ad essere una caratteristica di ogni società  ad ogni latitudine con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Apr 20th, 2011

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