Una squadra senza qualità

Domenica allo stadio Via Del Mare di Lecce si è consumata l’ennesima roboante delusione della stagione juventina. A sette giorni dal convincente successo con l’Inter la Juve ha finito col soccombere di fronte al modesto Lecce, gravato di 4 giocatori squalificati (e pensare che per due bolognesi squalificati nella stessa partita ci mandarono in B!).
La cocente sconfitta non è certamente solo riconducibile all’espulsione di Buffon, giacché nei dodici minuti che Gigi ha passato tra i pali ha fatto in tempo a sventare un paio di palle gol ed un’altra l’ha sciupata Mesbah, e nemmeno quando nel secondo tempo Vives, con un fallo stupido e inutile, ha riaperto la partita, regalando alla Juve la parità  numerica, i bianchieneri figli di Delneri hanno reagito con qualche efficacia. Rimane però il fatto che la Juve per la seconda volta quest’anno si è trovata dai primi minuti in inferiorità  numerica (la prima era stata Juve-Parma per la follia di Melo) e per la seconda volta ha subìto, dopo di ciò, una sconfitta netta ed umiliante contro un avversario non irresistibile. Potrebbe essere interessante chiedersi se è una coincidenza e se non lo è il perché. Teniamo presente che le statistiche dicono che giocare in 80 minuti in 10 regali all’avversario mediamente 1,1 gol, non 4 come è successo al Parma né 2 (ma potevano essere molti più) come è successo con il Lecce.
lionel-messi-dribbling.jpgIl gioco del calcio, come molti altri giochi di squadra, basa la sua fase offensiva sul tentativo continuo di trovare un giocatore smarcato da avversari che possa avanzare verso la porta avversaria o, se sufficientemente vicino alla porta avversaria, concludere l’azione verso la medesima. Nel calcio questo tentativo si attua fondamentalmente in due modi: movimentando la palla e i giocatori in modo da creare degli spazi in cui potersi incuneare, oppure saltando il diretto avversario. Quando si è uno di meno è molto difficile procedere nel primo modo perché per quanto si provi ad indurre gli avversari a lasciare degli spazi liberi, per quanto movimento si faccia, la coperta è sempre troppo corta: in quella situazione l’unico modo possibile per essere pericolosi è riuscire a saltare l’avversario diretto perché in questo modo si riguadagna, anche solo momentaneamente, la parità  numerica. Nel calcio moderno la capacità  di saltare l’avversario non è diffusissima ma ognuna delle squadre che capeggiano la classifica ha uno, due giocatori che sanno farlo con regolarità : Ibrahimovic e Robinho nel Milan, Eto’o e Sneijder nell’Inter, Lavezzi e Hamsik nel Napoli, Hernanes nella Lazio, Menez, Vucinic e Totti nella Roma. Alla Juve rimane il solo Del Piero che sempre più spesso parte dalla panchina e che non ha comunque più l’efficacia dei tempi migliori: per il resto punte da area di rigore, centrocampisti con piedi buoni che sanno ben movimentare il pallone ma nessun giocatore che sia in grado di saltare l’avversario. Qualcuno penserà : “Beh, c’è Krasic” che ha certo la capacità  di saltare l’avversario ma solo sulla velocità  e difficilmente il serbo può trovare lo spazio per lanciarsi in velocità  quando siamo uno in meno. A dire il vero uno che sapesse saltare l’avversario ce l’avevamo ed era Diego, talento fragile e con poca personalità  ma con i piedi inequivocabilmente buoni, però è stato lasciato andare al Wolfsburg l’estate scorsa senza cercarne un sostituto.
Il risultato è una squadra che, ogni volta che si trova in inferiorità , comincia a far circolare il pallone freneticamente a cercare di riproporre le stesse geometrie che in 11 funzionano ma in dieci diventano un tentativo continuo ma vano di quadratura del cerchio che si risolve in una completa abulìa. Possiamo lamentarci della follia di Melo o dell’eccesso di generosità  di Buffon, ma il problema temo sia di un organico con troppe falle, troppe per poter affrontare credibilmente una stagione che doveva essere del rilancio ed invece continua ad assomigliare sinistramente a quella passata.

Feb 22nd, 2011

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