Una controproposta a Calderoli

Nella lotta quotidiana per cercare nuovi temi di facile presa sulla pancia dell’opinione pubblica la Lega è finalmente saltata in sella ad un tema caro ad ogni predicatore da banco del bar che troppo a lungo il partito padano aveva negletto: gli stipendi dei calciatori. Il calciatore è un personaggio di grande visibilità  pubblica ed i suoi stipendi sono noti ben più dell’ammontare del PIL, quindi l’indignazione per quanto guadagna scatta ben più facilmente di quanto non scatti per i guadagni di una showgirl o di un amministratore delegato. C’è poi un aspetto culturale che ci porta a pensare che chi è pagato per spostare capitali o far funzionare le ferrovie si meriti moralmente una retribuzione di cui non è degno invece chi si limiti a dare calci ad un pallone.
In realtà  il calciatore è un libero professionista che come pochi sta sul mercato con modalità  concorrenziale. Le società  di calcio hanno giri daffare da capogiro e quanto ricade nelle tasche dei calciatori che dello spettacolo calcio sono gli artefici è poca cosa in rapporto al giro di affari delle squadre in cui giocano. Fintanto che migliaia di persone sono disposte a spendere profumatamente per vederli, allo stadio o davanti alla tv, non c’è nulla da eccepire sul fatto che i loro stipendi siano da nababbo, tranne negare le regole di mercato. D’altronde gli unici paesi nei quali i calciatori avevano stipendi tenuti molto bassi artificialmente erano quelli del blocco comunista, paesi che molti esponenti della politica italiana denigrano, tranne poi auspicarne molti comportamenti.
L’attacco di Calderoli agli stipendi dei calciatori ha avuto molte reazioni. Da una parte Abete, presidente della Federazione ha spiegato che di denaro pubblico il calcio ne assorbe tutto sommato pochino, dall’altra alcuni calciatori della Nazionale hanno reagito in modo più o meno condivisibile: molti hanno poi tirato in ballo altre categorie che guadagnano quanto i calciatori e accuse e contraccuse si sono sprecati. Alla fine i calciatori hanno deciso di devolvere una parte dei propri premi alle celebrazioni per l’Unità  d’Italia che mi è parsa una risposta ancor più polemica al ministro incendiario.
La modesta controproposta che mi sento di fare a Calderoli è la seguente: perché anziché non attaccare un giorno i compensi dei dipendenti RAI, quello dopo i compensi dei calciatori e quello dopo chissà , il nostro Ministro brucialeggi non propone qualcosa che molto più salomonicamente limiti i guadagni di tutti coloro che percepiscono più di un certo stipendio? L’unico modo che mi viene in mente per farlo, senza andar contro le leggi di mercato, è introdurre una superaliquota fiscale per chi guadagni molto di più di quanto è sufficiente a condurre una vita più che agiata (facciamo 200.000 Euro all’anno, 500.000, un milione?). In questo modo una parte consistente dei profitti dei paperoni del calcio andrebbero allo Stato che potrebbe ridistribuirlo destinandolo a Scuole, Sanità , Pensioni. Si direbbe: ma come la Lega che mette le mani nelle tasche dei cittadini? Nelle tasche dei calciatori sì ed in quelle di liberi professionisti o dirigenti d’azienda, altrettanto ben remunerati, no? Perché mai? Qualcuno potrebbe pensare che questa distinzione Calderoli la faccia perché ha pochi amici tra i primi e molti tra i secondi e che forse, persino lui, rischierebbe di rientrare tra le vittime della supealiquota, ma sarebbe proprio da maligni.

Jun 10th, 2010

Nessun commento! Vuoi essere il primo?

Leave a Reply

Emergenza Sudan MSF

Emergenza Sudan Medici senza Frontiere

Recent entries

Archives

Categories

Miscellaneous Pages

My favourite places

Feed on RSS

Meta