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Ho l’impressione che ci siano persone che in ogni contesto che non assecondi le proprie abitudini consolidate si sentono sotto assedio, come se da qualunque novità provenisse pericolo ed insicurezza. Qualche settimana fa ero a Torino in Piazza Castello proprio il mattino in cui gli studenti festeggiavano la chiusura delle scuole. Mentre guardavo la scena una donna di età non superiore ai 60 anni mi avvicina esternandomi la sua indignazione per la tolleranza della polizia verso quella piazza “piena di droga”. L’ho guardata più con stupore che con riprovazione. Cercavo di capire come poteva quello spettacolo di gioia e spensieratezza, che a me suscitava tuttalpiù un po’ di nostalgia, generare tanta paura e una reazione così rabbiosa.
Alla fine credo che sia solo tanta ansia in questo modo di sentire, tanta paura di tutto ciò che è esterno, nuovo ed ignoto, quando spesso avremmo più motivi di temere ciò che è interno, vecchio e noto.
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