L’onda

Potrebbe oggi rinascere una dittatura? Questa la domanda che spesso ci poniamo, popolandone forum e blog. Questa la domanda che il professor Wenger pone ad una classe svogliata di studenti liceali nel film L’Onda, che ho avuto occasione di vedere pochi giorni orsono. Ne nasce un esperimento di irregimentazione della classe dal quale nascerà  una sorta di gruppo paramilitare che finirà  in pochissimi giorni per sfuggire di mano al docente. La vicenda fa riferimento ad un fatto vero accaduto negli Stati Uniti quando un esperimento simile diede analoghi risultati e dopo soli quattro giorni fu sospeso per la deriva violenta alla quale stava portando gli studenti. Un altro precedente in tema è quello del cosiddetto “Stanford prison experiment“, allorquando un gruppo di studenti di psicologia fu sottoposto ad un esperimento nel quale dovevano interpretare la parte dei prigionieri gli uni e dei carcerieri gli altri. Anche qui l’esperimento fu sospeso dopo appena 6 giorni per la violenza che iniziava a caratterizzare i comportamenti dei singoli.
Il regista, Dennis Gansel, guida lo spettatore attraverso il percorso che porta a queste degenerazioni come se esso rappresentasse un’evoluzione del tutto naturale della vicenda. Constatare il realismo delle situazioni, la coincidenza con osservazioni fatte nel nostro quotidiano ci porta a concludere che allora la dittatura non è una malattia dalla quale siamo guariti, ci porta a pensare che ognuno di noi conserva dentro di sé quella fragilità  interiore che lo rende soggetto ad essere manipolato, che lo rende schiavo di chi lo sappia irregimentare, di chi gli offra una dimensione nella quale le sue insicurezze siano cancellate dal comando altrui, nella quale la sua incapacità  di reggersi sulle sue gambe non si noti perché tutti stanno fermi.
Allora la dittatura può tornare? Probabilmente sì. Nel momento in cui rinunciamo alla nostra libertà , alla nostra capacità  di scegliere, alla nostra capacità  di ragionare, nel momento in cui lasciamo che qualcuno accumuli potere nella nostra indifferenza allora la dittatura può riformarsi. Nel film l’esplosione di violenza verrà  arginata dal docente stesso, nella realtà  questo purtroppo non succede perché quando la violenza esplode gli strumenti per combatterla sono venuti già  meno e la nostra libertà  è ormai perduta. Talvolta poi non è nemmeno necessaria l’esplosione di violenza, perché quando il dissenso è talmente minoritario da essere irrilevante, quando le menti sono talmente narcotizzate da non riuscire a reagire, il potere si concentra in poche mani senza nemmeno il bisogno di far ricorso alla violenza.

Mar 23rd, 2009

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