L’uomo della provvidenza

Rimango sempre un po’ stupito nell’osservare la presenza nella mentalità  di molti, ancora oggi, del mito del politico guida, di quello che noi definiamo l’uomo della provvidenza. La storia ci insegna che l’uomo guida porta in genere il paese al disastro: Mussolini in Italia,  Hitler in Germania, Luigi Napoleone in Francia. Il bisogno di conferma continua del proprio ruolo verso l’opinione pubblica crea una spirale di obiettivi sempre più ambiziosi e visionari tali da portare alla fine allo scollamento dalla realtà  e quindi alla follia e al disastro finale. Tuttavia, nonostante la storia ci abbia più volte confermato quanto fallimentare sia questa visione, c’è una motivazione, a mio avviso, che spinge sempre molti di noi verso questo approccio: è il piacere, piuttosto comune, che ci dà  la sensazione di star affidando a qualcuno il nostro destino del quale costui sarà  del tutto responsabile, quella infantile sensazione di libertà  che ci dà  il sapere che non dobbiamo fare nulla, che non abbiamo incombenze, responsabilità , che è tutto affidato ad una guida superiore che decide per noi. Se si vuole è attorno a questo tema che ruota l’equivoco che spesso interessa il concetto di libertà . Per alcuni il concetto di libertà  è soprattutto libertà  da responsabilità , libertà  da incombenze, libertà  dal peso di dover decidere il proprio destino. Per altri invece è proprio la responsabilità , il peso delle proprie decisioni la libertà . Libertà  di decidere o libertà  dalla decisione, questo il dualismo che spesso divide i cittadini.
In definitiva quindi l’aspirazione alla guida, all’uomo della provvidenza, non è che lo specchio di una forma di complesso di inferiorità  o di infantilismo di chi non si sente in grado o non ha voglia di decidere del proprio destino. Il problema è che queste forme sono talmente diffuse da rendere spesso questa visione prevalente e chi predilige la libertà  di decidere il proprio futuro si trova sempre a lottare per non diventare minoranza. Chi come il sottoscritto, si senta in questa categoria, può solo sperare che la società  di domani sia più matura e responsabile di quella di oggi, ma guardandomi attorno, anche in questi giorni di dibattito sulla Costituzione, faccio fatica ad essere ottimista.

Feb 13th, 2009

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