Una favola senza lieto fine

Sembrava la favola del brutto anatroccolo. Quello che nessuno voleva, che la Juve non riusciva a cedere e che improvvisamente rinasceva dal suo torpore e infilava una serie di prestazioni in crescendo fino a conquistarsi la maglia da titolare per la partita di Milano. Una storia molto bella quella di Tiago che finiva però male: non c’era nemmeno il tempo di sporcarsi la suola delle scarpette che la caviglia si girava, il ginocchio si girava, tutto girava attorno al brutto anatroccolo che stava per diventare cigno.
Anche la partita girava, ma non tanto perché Tiago sia insostituibile, ma piuttosto perché Ranieri faceva la scelta che speravamo non facesse. Il Mister infatti sfogliava le sue carte, che includevano un Camoranesi ormai recuperato (almeno secondo Lippi che l’ha fatto giocare Mercoledì) ed un Giovinco sempre in attesa di potersi manifestare, ma alla fine buttava sul tavolo Marchisio, che per la verità  non se la cavava male, almeno finché la freschezza della squadra consentiva di tenere alto il ritmo e di compensare con quello alla relativa qualità . Nel secondo tempo però il ragazzo di Andezeno sarebbe sparito, Mauro German sarebbe poi entrato a 20 minuti dalla fine ma al posto di Marchionni, facendo sì la differenza, ma troppo tardi e non dove serviva, ovvero in mezzo al campo. Intendiamoci, forse con un altro approccio alla partita avremmo magari perso più ampiamente, in fondo così abbiamo sfiorato un pareggio. Però rimane il fatto che la Juve non può pensare di vincere uno scudetto (ed infatti non lo pensa) approcciando così un incontro come quello di Sabato.
Dopo la bruttissima botta iniziale la Squadra traballava un po’, ma poi piano piano il nostro gioco iniziava a fluire sebbene l’Inter fosse attentissima a non concederci spazi sulle fasce e soprattutto su quella sinistra, dove Pavel rimaneva quasi inoperoso. A centrocampo si combatteva una battaglia di gladiatori ma, mentre per l’Inter bastava dare palla ad Ibra per far passare un brutto momento a Manninger, noi riuscivamo a renderci pericolosi solo quando riuscivamo a manovrare con rapidità  al centro del campo, il che accadeva solo quando il Capitano arretrava a sostegno del centrocampo. La palla stazionava più a lungo nella nostra metà campo che in quella avversaria ma qualche palla gol capitava anche a noi, come quando Marchionni scivolava un attimo di prima di presentarsi davanti a Julio Cesar. Prima della fine del tempo c’era il solito rigore non concesso alla Juve, divenuto un classico degli Juve-Inter da un paio di anni in qua, ma anche un disimpegno sbagliato da Legrottaglie sul quale Ibra scappava via, ma buttava fuori. Era però nel secondo tempo che la lampadina si spegneva: Ranieri continuava a lasciare la squadra immutata in campo ma non riuscivamo più a sfoggiare la mobilità  del primo tempo, il nostro centrocampo diventava legnoso ed una condizione eccellente di Momo non bastava. La partita finiva nel più classico dei modi in cui finisce una partita giocata in modo guardingo: un gollonzo di Muntari ed una splendida parata di Julio Cesar su Alex nell’unico momento di ribalta della sua tranquilla serata.
La sconfitta non può essere certo un dramma. E’ chiaro che finché Ibra continuerà  ad essere di un altro pianeta come è oggi, giocare contro la sua squadra da pari a pari sarà  una sorta di roulette russa per tutti e perdere non può far troppo male. L’impressione però è che questa volta a giocare da pari a pari non ci abbiamo nemmeno provato e questo mette francamente tristezza.

Nov 24th, 2008

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