La cassa della Padania

Qualche giorno fa Maroni, replicando all’annuncio di PEDSANA di svolgere la prima riunione del suo possibile futuro Consiglio dei Ministri a Napoli, ha proposto di svolgere quella successiva a Malpensa.
In questa provocazione c’è tutto il senso del punto d’arrivo della parabola compiuta dalla Lega dai tempi della sua nascita. Quando nella seconda metà  degli anni 80 la Lega Lombarda cominciò a raccogliere i primi consensi, l’Italia era molto diversa da quella attuale. Un’economia chiusa e protetta aveva consentito al Nord di godere della posizione di parte ricca e produttiva del Paese e lo Stato appariva come un inutile peso sulle spalle della classe media imprenditoriale padana, tutto orientato a tenere in piedi la struttura clientelare che dominava il Sud. Poi arrivò la globalizzazione, l’Euro, la competizione aperta sui mercati e l’elettorato che aveva battezzato la Lega Nord come il suo riferimento cominciò a guardare con più preoccupazione verso Nord che verso Sud. Nacque così l’anti-europeismo, il protezionismo, un crescente scetticismo nei confronti di una filosofia liberista che lasciava la Padania troppo esposta alle intemperie dei mercati internazionali.
Oggi siamo al paradosso per il quale la Lega invoca l’aiuto di Roma Ladrona per salvare il carrozzone di Malpensa dai perfidi francesi completando così la propria conversione all’interventismo dello stato in economia.
Visto che nel frattempo Tremonti parla ripetutamente della necessità  di creare una nuova “Banca del Sud”, cosa che a molti sa di riedizione della Cassa del Mezzogiorno mi vien da chiedermi se prossimamente la Lega finirà  per proporre l’introduzione della Cassa della Padania…

Apr 11th, 2008

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