Un’altra Pañolada

Non fai in tempo a mettere in evidenza un aspetto del nostro costume riguardante un ambito della vita e ne scopri un altro in cui i comportamenti sono identici. Non fai in tempo a censurare qualcuno da qualche parte che c’è qualcun altro da qualche altra parte pronto a prendere esempio da costui. Non si passano la staffetta, non si mettono d’accordo, è semplicemente il clima della società  che ispira i suoi intepreti pubblici ad assumere gli stessi comportamenti che vanno dall’arrogante all’isterico ma che sono accomunati dal non voler fare mai i conti con le proprie responsabilità  e con le regole che hanno violato.
Sono passati pochi giorni da quando le ineccepibili decisioni di un arbitro di calcio avevano giustificato una sorta di rivolta di popolo che un’altra rivolta di Popolo (della Libertà ) è in fase di svolgimento. Questa volta non è nemmeno chiaro se gli obiettivi della rivolta siano i magistrati che si sono limitati a prendere atto che alla scadenza prevista la documentazione per la lista della PdL non era presente allo sportello, oppure se siano quelli che avrebbero impedito ai faldoni che non erano entrati in tempo dalla porta di rientrare dalla finestra o infine se l’obiettivo sia il panino che, troppo secco e difficile da digerire, avrebbe impedito all’ormai celeberrimo mister Milioni di arrivare in tempo allo sportello. Sta di fatto che anche di fronte alla più ridicola delle negligenze non è venuto in mente a nessuno di ammettere: “Beh, abbiamo sbagliato. Siamo dei pirla, avete ragione. Andiamo a fare un altro mestiere”. Al contrario si invoca la piazza, si lanciano accuse non ben chiare, si parla di reazioni che suonano più che altro come minacce di sviluppo violento della situazione se non fosse che chi lo fa non ha nemmeno quel minimo di credibilità  per potere pensare che passi dalla minaccia all’azione.
Così come la paà±olada di San Siro si è risolta con uno scippo compensativo ai danni della povera Udinese, così anche la paà±olada del PdL avrà  come esito presumibile una soluzione all’insegna del “buon senso”, dove però il buon senso diventa semplicemente il senso che i mezzi di comunicazione riescono a veicolare che è poi il senso unico che che regala il diritto ad infischiarsi delle regole e del loro rispetto a chi abbia la forza mediatica e di consenso per potersi permettere di orientare appunto quello che si definisce “buon senso”.
Se il Partito dei ciclisti o la Lega dei tramvieri avesse consegnato le firme un minuto in ritardo sarebbe stata esclusa senza tanti complimenti e gli esperti del buon senso avrebbero tuonato che le regole vanno rispettate; se un giocatore del Chievo avesse applaudito ironicamente l’arbitro sarebbe stato cacciato senza tanti complimenti e gli avrebbero ricordato che veniva solo applicato il regolamento.
Le regole caratterizzano lo stato moderno perché solo la loro applicazione può garantire che la legge sia uguale per tutti: più la legge è interpretata, più il presunto “buon senso” trionfa e più chi riesce ad orientare le opinioni riuscirà  sempre a volgere a suo favore regole e leggi. Non ci sarà  mai una legge uguale per tutti finché la legge non godrà  di quel primato che ha nei paesi sviluppati, finché non capiremo che il rispetto delle leggi, sempre è comunque, è l’unica tutela che abbiamo ai nostri diritti e che chi non si piega a questo rispetto sta attaccando non solo chi lo ha giudicato ma anche tutti noi.

Mar 4th, 2010

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