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Forse se non ci fosse Internet anche il sottoscritto avrebbe finito con il convincersi di quello che per mesi tutti o quasi non facevano che ripetere: l’Italia che in una sorta di colpo di fulmine collettivo adorava il suo Presidente del Consiglio ed il suo governo e non vedeva l’ora di alzarli in trionfo come dei semidei. Questo è quello che fino a ieri i principali canali televisivi e molti giornali anche non schierati ci proponevano. Fortunatamente c’è la rete, grazie alla quale scoprivamo che i sondaggi fatti da istituti stranieri non ricalcavano propriamente quelli di casa nostra, che l’opinione diffusa al di fuori dei confini nazionali era che il governo italiano fosse inefficiente e corrotto, che vivacchiasse tra uno scandalo ed un altro, limitandosi a mettere pezze ad una situazione finanziaria paurosa, la cui responsabilità è di chi ha governato il paese negli anni passati, ovvero prevalentemente gli stessi di oggi.
Tuttavia è stata anche per me una mezza sorpresa scoprire che, nonostante i roboanti annunci, nonostante i Telegiornali pilotati, nonostante l’uso propagandistico perfino del terremoto, alla fine gli italiani nella cabina elettorale europea non hanno fatto che riconfermare più o meno gli stessi risultati di sempre. L’esito numerico è stato del 45,5% per la coalizione di governo (più il 2% della minicoalizione di destra, non completamente ascrivibile alla stessa maggioranza) con gli altri a dividersi tutto il resto. Vorrei ricordare che nelle politiche del ’94 alla Camera la coalizione guidata da Berlusconi aveva ottenuto il 44%, poi il 43% a quelle del ’96 (senza la Lega), poi il 48% alle elezioni del 2001 (con la Lega), poi il 49% alle elezioni del 2006 ed infine il 47% alle elezioni dell’anno passato (senza l’UDC).
Apparentemente quello che è cambiato nelle varie tornate elettorali è stato determinato principalmente dalla confusione che il cambio di alleanze ha creato negli elettori, ma la stragrande maggioranza dei cittadini ha continuato a votare, nell’eterno referendum pro o contro Berlusconi, sempre nello stesso identico modo da 15 anni in qua. L’Italia classicamente è un paese nel quale il voto è estremamente statico e la radicalizzazione della posizione pro o contro Berlusconi ha ulteriormente rafforzato questa tendenza negli ultimi 15 anni, spaccando in due il paese tra chi non voterebbe mai per la coalizione che lo sostiene e chi invece la voterebbe indipendentemente da qualunque considerazione. Al massimo, chi sia mortalmente deluso dall’una o dall’altra coalizione, non vota, ma a passare da una coalizione all’altra sono veramente in pochi. Secondo le analisi dei flussi, tra quanti nel 2006 avevano votato per l’Ulivo ben il 10% non ha votato alle politiche dell’anno passato, mentre solo il 6% ha votato per la coalizione di Berlusconi. Tra quanti invece avevano votato per Forza Italia nel 2006 c’è stato anche qui il 10% di astensionismo, mentre appena il 4% dei voti è andato a partiti al di fuori della coalizione di Berlusconi e solo il 2% alla coalizione di Veltroni.
Se penso a tutto ciò paradossalmente mi vien forse da rimpiangere il plebiscito mancato. Quello sarebbe stata quantomeno una novità nel pallido grigiore dell’opinione pubblica italiana, sempre uguale a sé stessa e quindi sempre più brutta.
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