Genova per noi

Tempo fa, durante un concerto dei Neri per caso, sentii annunciare una canzone di Paolo Conte riferendosi all'”Avvocato” come ad un celebre genovese. Poche settimane fa sentii un conduttore alla radio parlare di “Genova per noi” come una canzone sui genovesi. L’equivoco è qui: perché Paolo Conte è di Asti e la canzone “Genova per noi” è soprattutto su noi piemontesi e su quale rispettosa soggezione nutriamo per Genova, la Liguria, e quel “mare scuro che si muove anche di notte” ma anche su quale vicinanza sentiamo per i liguri, come noi un po’ stranieri in patria, un po’ estranei, “un po’ selvatici”.
Forse anche per questo ho trascorso la Pasqua sulle tracce di Paolo Conte e cercando di scorgere quella “faccia un po’ così” in quelli che viaggiavano con noi verso il mare. Ho riprovato così, come tante altre voltre, l’emozione che provo vedendo il mare fare capolino tra le montagne, l’impressione che mi dà  udire i suoni della Liguria, a partire da quell’accento così musicalmente sgraziato. E poi c’è il caos di quella striscia di terra così stretta e affollata, nella quale, come in tutti gli spazi affollati, tutti si guardano l’un l’altro in cagnesco, tutti sembrano nervosi, arruffati, anche un po’ trasandati, ma con una luce scintillante negli occhi.
Genova è così, una città  che non sembrerebbe volersi molto bene ma che è bella nella sua bellezza e anche nella sua trascuratezza. Una città  nella quale il vecchio sembra nuovo ed il nuovo sembra vecchio. Lo spirito della città  sembra prevalere anche sullo snaturamento che l’immigrazione porta con sé altrove, e così la città  vecchia, oggi diventata quartiere etnico, sembra più genovese che mai, così come anche l’arabo sembra parlato con inflessione genovese.
Noi piemontesi ci poniamo di fronte a questa città  con il fanciullesco stupore di chi trova un mondo diverso appena fuori di casa, di chi si meraviglia nel contemplare i “gamberoni rossi”, ma anche di chi rapidamente si ritrova in sintonia con questa terra. Tornando a Torino ieri sera la cosa che più portavo con me era proprio quello stupore, era l’atmosfera di questa città , erano i caruggi, era il mare.

Apr 14th, 2009

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