La scomparsa dei falsi amici

Quante volte avete sentito qualcuno pronunciare frasi come: “Sono molto confidente del successo di questo progetto”? In italiano in realtà  l’aggettivo “confidente“, nel senso di fiducioso, era un’espressione più che altro letteraria finché qualcuno non ha scoperto che era il modo più comodo per tradurre l’aggettivo inglese “confident” e questa accezione è entrata nel linguaggio comune. Non è l’unico caso in realtà  di parola il cui significato sia stato stravolto da chi traduce dall’inglese all’italiano con lo stessa scarsa propensione all’approfondimento linguistico dei traduttori maccheronici. Un altro caso esemplificativo è il termine “interview“. Il termine “interview” in inglese non è usato solo per definire un colloquio tra un giornalista ed un interlocutore ritenuto interessante ma anche per un dialogo tra qualcuno che è interessato ad una posizione all’interno di un’azienda ed un rappresentante dell’azienda stessa. Conseguentemente molti finiscono per usare la traduzione più semplice “intervista” anche nel secondo caso, per il quale in italiano si dovrebbe usare invece più correttamente l’espressione “colloquio“.
Qualche giorno fa sono stato ad un corso di innovazione, anzi innovation. Il formatore, anzi trainer, era davvero molto bravo ma afflitto da un’evidente allergia per le specificità  della lingua italiana. Avevo già  notato il suo frequente uso improprio di espressioni come quelle sopra citate, ma il fatto più rilevante accadeva quando iniziava un discorso sulle “attitudini di ognuno di noi” che stentavo davvero a comprendere. Alla fine spuntava fuori una slide con la parola “attitude” (che in inglese significa atteggiamento) e capivo che per comprendere il discorso da lui appena fatto, andava sostituita semplicemente la parola “attitudine” con la parola “atteggiamento“. Provavo a chiedergli conferma: “Scusi, intende dire atteggiamento?”. Lui mi guardava un po’ stupito e mi diceva: “Sì, sì. Atteggiamento, attitudine”. In sostanza non conosceva la differenza delle due parole, cosa singolare per una persona di cultura sufficiente a fare il formatore di quadri aziendali.
Alla fine pare proprio che nel frullatore linguistico nel quale ci muoviamo, all’interno della società  globale, si tenda ad omogeneizzare significati e significanti e quindi le parole in lingue diverse che hanno un suono simile ma significati diversi, che chiamiamo simpaticamente falsi amici, tendono progressivamente a scomparire per trasformare le singole lingue sempre più in varianti dialettali della lingua guida. Non voglio cantare le lodi del come eravamo e negare che nel mondo del terzo millennio lo spazio per la molteplicità  linguistica si ridurrà  progressivamente. Però certo che i falsi amici erano così simpatici…

Nov 18th, 2008

3 commenti to 'La scomparsa dei falsi amici'

Subscribe with RSS or TrackBack to comments to 'La scomparsa dei falsi amici'.

  1. Andrea G said,

    Ho sinceramente fatto fatica (nel senso di difficoltà) nell’entrare (nel senso di capire) nel meccanismo (in senso figurativo) dei falsi amici; questo perchè ho cercato, in questo neologismo, del simbolismo che, alla fine, non ho trovato. E’ certamente difficoltoso interpretare tutte le sfumature della lingua intaliana e lo è ancora di più quando il background (ops…. la cultura) di chi ci sta di fronte è profondamente differente dal (dalla) nostro(a). E’ certo che un manager non è tenuto a conoscere la storia (anche se Napoleone e Waterloo sono un bene (inteso come di conoscenza) planetario) se non è fine al business (ops… affari), ma è auspicabile che un formatore sia sufficientemente tuttologo (all-ness-ible?) da poter sostenere un minimo di coerenza dialettale e far leva sul proprio carisma…. o no?

  2. Bruno said,

    Ogni uomo saggio, giunto ad una certa età, sa quanto sia importante guardarsi dai falsi amici. Trovo che il più pericoloso sia “Odio”, che in italiano designa un sentimento ben più forte che l’inglese “Hate”. Diceva il Casanova sfidando a duello un ufficiale polacco “Penso che Sua Eccellenza mi odi e dunque desideri l’occasione per farmi uscire dal novero dei vivi”: in italiano l’odio è spesso mortale eppure si sente dire tra famigliari “quando fai così ti odio”.

    Lodevoli eccezioni, Fenoglio e Pavese. Entrambi usavano termini inglesi o traduzioni maccheroniche quando trovavano l’Inglese più incisivo dell’Italiano.

    http://it.wikiquote.org/wiki/Beppe_Fenoglio#Il_partigiano_Johnny

:: Trackbacks/Pingbacks ::

  1. Pingback by La scomparsa dei falsi amici (parte seconda) : Il colore del grano - on November 24th, 2008 at 11:32 pm

Leave a Reply

Emergenza Sudan MSF

Emergenza Sudan Medici senza Frontiere

Recent entries

Archives

Categories

Miscellaneous Pages

My favourite places

Feed on RSS

Meta