Cosa è la democrazia e cosa non è

Nei giorni scorsi a Torino è stato organizzato un incontro dal titolo: “Russofobia. Russofilia. Verità”. Un brivido mi corre sempre sulla schiena quando sento intitolare un incontro “Verità” ma, al di là delle questioni simboliche, il parterre degli invitati era costituito da persone che frequentano delle “verità” piuttosto vicine a quelle proposte dal regime di Putin. Si tenga presente che uno degli invitati più attesi era quel Angelo D’Orsi che era salito agli onori della cronaca tempo fa per il suo revisionismo sull’eccidio di Katyn, strage eseguita dall’esercito russo durante l’occupazione della Polonia nella seconda guerra mondiale e a lungo occultata dalla propaganda sovietica, fino al riconoscimento delle reali circostanze del massacro da parte di Gorbacev con relative scuse alla Polonia. Non dimenticherei anche quel Moni Ovadia che ha di recente espresso ammirazione per Vladimir Putin e Vincenzo Lorusso, giornalista freelance, beniamino degli appassionati della propaganda del Cremlino che recentemente ha consegnato a Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, le firme di una petizione di solidarietà al governo russo che il nostro Presidente della Repubblica aveva criticato ingiustamente secondo i firmatari (se vi viene il dubbio, sì, le ingiuste critiche erano per avere invaso l’Ucraina).
In un primo tempo questo incontro avrebbe dovuto svolgersi nel centro culturale comunale “Polo del ‘900” ma, come apparente conseguenza delle polemiche sollevate da alcuni esponenti politici tra i quali Carlo Calenda e Pina Picierno, il Comune ha deciso di negare la disponibilità dei suoi spazi e l’incontro è stato spostato in un Centro Arci. Tutto bene? Assolutamente no. Sui giornali più “sensibili” al punto di vista che l’incontro voleva rappresentare si è scatenata una furiosa polemica, arricchita dei sostantivi “censura” o “divieto” e il cui senso generale era: “Che democrazia è se chi dissente viene zittito?”.
Una delle strategie più ricorrenti nella quotidiana lotta di una parte dell’opinione pubblica europea contro la democrazia (parte che obiettivamente esiste a prescindere da quanto sia foraggiata da potenze straniere) è quella di attaccarsi a singoli episodi di limitazione delle libertà fondamentali per dimostrare che la democrazia alla fine è solo un contenitore vuoto ma non è meno autoritaria dei regimi riconosciuti come tale. Giova probabilmente ricordare, onde contrastare questa strategia, cosa la democrazia sia e soprattutto cosa non sia, nella consapevolezza che quello che non è può non piacere. Cominciamo da quello che non è: la democrazia non è un sistema politico in cui ognuno può fare qello che vuole, quella si chiama anarchia ed è un sistema politico che piace a molti ma che, tranne scoperte recenti delle scienze sociali, non si è mai realizzata e non si è mai realizzata semplicemente perché è molto improbabile che in una società umana, nel fare quello che si vuole, non si vìoli il diritto altrui a fare, a sua volta, ciò che uno vuole e gli inevitabili contrasti portano diritti ad un conflitto per la risoluzione del quale l’involuzione autoritaria è sempre pronta e non è un caso se gli anarchichi finiscono spesso per essere inconsapevoli alleati degli autoritarismi.
E passiamo quindi a capirci su cos’è la democrazia. Come discusso spesso ai tempi del Covid, quando l’esercizio di un diritto fondamentale vìola un diritto fondamentale altrui, la democrazia, quella autentica, quella descritta dalle scienze sociali, prevede dei meccanismi per arrivare a fare una necessaria, seppur dolorosa, scelta. Non c’è alternativa a questa scelta che non sia un vuoto idealismo, perché il mio diritto ad andare al cinema, anche se non mi sono vaccinato, si scontra con il diritto alla salute di quelli che rischiano di contrarre da me il virus, il mio diritto di guidare un auto anche se non ho la patente, si scontra con il diritto alla sicurezza degli altri automobilisti, e quindi si opera una scelta, sempre secondo i principi democratici. Se quindi organizzo una riunione a casa mia di venditori di prodotti per la casa e al momento buono scopro che non sono venditori porta a porta ma un gruppo di terrapiattisti, ho tutto il sacrosanto diritto di chieder loro di andare a raccontare altrove le loro frottole, perché il diritto alla mia integrità morale, che ritengo offesa dal mio accostamento a questi signori, viene prima del diritto di costoro di esprimere la propria opinione dove vogliono. Ovviamente se troveranno qualcuno per il quale invece l’accostamento non risulti problematico avranno tutto il diritto di raccontare ivi le loro balle. Questo è come funziona la democrazia, non c’è un’altra democrazia che garantisca a tutti di poter dire quello che vogliono dappertutto, quella non sarebbe democrazia perché non tutelerebbe il diritto di alcuni di prenderne le distanze.
Tornando agli eventi di Torino, il Comune ha esercitato in pieno il proprio diritto di non vedersi accostare a quelli che una buona parte dell’opinione pubblica (me compreso) considera dei propagandisti di un regime autoritario e in ciò ha dimostrato che siamo in democrazia. Se pensate che obbligare un’istituzione pubblica ad ospitare un dibattito apologetico nei confronti di un criminale di guerra sia “democrazia” forse non avete ben chiaro cosa sia la democrazia, o forse la democrazia, quella autentica, non fa per voi…

Nov 20th, 2025

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