Un commento to 'Hastings street'
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Approfittando di altri due giorni a Vancouver e del fatto che il nostro albergo è in zona ho approfondito la mia conoscenza di quel tratto di Hastings street (lunga arteria della città ) che si trova tra Gastown e Chinatown. E’ una terra di nessuno abitata da un popolo sterminato di diseredati della quale avevo già scritto in un precedente intervento. Percorri chilometri e tutto ciò che vedi sono derelitti, droga, prostituzione, generico disagio fisico e mentale. Ognuno sta lì con il suo carrello della spesa in cui si porta a spasso tutto ciò che ha, ognuno con la sua coperta che stenderà su un marciapiede o sull’erba di un parco per passare la notte. Al mattino ogni rientranza, la porta di un negozio, l’impalcatura di un cantiere, ospita qualcuno che ha passato lì la notte.
Questa mattina ho visto un tizio che era abbracciato stretto stretto al suo cane, con cui aveva dormito, e lo accarezzava con una tenerezza davvero commovente. Quel cane rappresentava probabilmente tutto ciò che aveva, tutto ciò a cui voleva bene, ma era anche ciò che sapeva non gli sarebbe sfuggito come invece probabilmente gli era sfuggito tutto ciò che aveva avuto e aveva amato prima di quel cane.
Vivendo una vita nella quale ricorrono sistematicamente parole come: “obiettivo”, “sfida”, “traguardo”, “ambizione” colpisce rendersi conto che anche nel nostro opulento occidente ci siano ancora persone la cui principale ambizione nella vita è sopravvivere al prossimo inverno.
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Magari il cane era per lui qualcosa di più di un bene o di un amico. Magari c’era del tenero. Hai notato dove l’accarezzava? Perché potrebbe essere la prova definitiva di un rapporto causale tra depravazione e povertà.