{"id":985,"date":"2010-12-08T19:42:35","date_gmt":"2010-12-08T17:42:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=985"},"modified":"2010-12-08T13:09:57","modified_gmt":"2010-12-08T11:09:57","slug":"che-cosa-si-contesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2010\/12\/08\/che-cosa-si-contesta\/","title":{"rendered":"Che cosa si contesta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/universita-proteste-2.jpg\" title=\"universita-proteste-2.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/universita-proteste-2.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"universita-proteste-2.jpg\" width=\"200\" \/><\/a>In questi giorni le nostre citt\u00e0\u00a0 sono piene di giovani universitari che contestano il Decreto Gelmini. Notiziari e quotidiani si aprono con le notizie sulle ultime iniziative a sorpresa degli studenti. Qua e l\u00e0\u00a0 si trovano anche interviste ai capi della rivolta, infarcite di slogan e luoghi comuni perch\u00e9 approfondire i temi \u00e8 difficile anche quando si fa l&#8217;Universit\u00e0\u00a0 e il tempo libero \u00e8 un po&#8217; di pi\u00f9&#8230; Molti provano simpatia per questa protesta, ma ho l&#8217;impressione che spesso sia pi\u00f9 l&#8217;ostilit\u00e0\u00a0 nei confronti di questo governo e in particolare del Ministro Gelmini a muovere queste simpatie, rispetto all&#8217;effettiva conoscenza di ci\u00f2 che sta dietro la manovra. Non tutti condividono l&#8217;ostilit\u00e0\u00a0 verso la riforma, c&#8217;\u00e8 come chi Giavazzi sul Corriere di qualche giorno fa ne <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/editoriali\/10_novembre_30\/giavazzi-riforma-universita_d4d29fcc-fc4a-11df-8fb3-00144f02aabc.shtml\">parla<\/a> in toni lusinghieri. Dove sta la verit\u00e0\u00a0? Naturalmente dovunque stia non \u00e8 facile da trovare. Provo ad elencare i punti della riforma, quello che ne ho compreso e quello che ne penso.<\/p>\n<p><strong>Meritocrazia<\/strong>: allo scopo, almeno ufficialmente, di incentivare gli atenei all&#8217;efficacia, in termini di insegnamento e ricerca scientifica, si \u00e8 un stabilito<a href=\"http:\/\/www.unige.it\/notizie\/Finanziamento_Atenei.shtml\"> gi\u00e0\u00a0 nel 2009<\/a> che una parte del finanziamento agli atenei dipender\u00e0\u00a0 dalla bont\u00e0\u00a0 del funzionamento dell&#8217;universit\u00e0\u00a0 calcolato sulla base di una serie di parametri. L&#8217;intento \u00e8 positivo, c&#8217;\u00e8 tuttavia da capire quanto saranno davvero affidabili i parametri introdotti. E&#8217; difficile ad esempio paragonare un ateneo di orientamento scientifico con uno di orientamento umanistico, sia in termini di pubblicazioni, di progetti, che di capacit\u00e0\u00a0 didattiche che consentano ai laureati di trovare lavoro (la peggior facolt\u00e0\u00a0 di ingegneria probabilmente riuscir\u00e0\u00a0 a collocare pi\u00f9 facilmente nel mercato del lavoro i laureati rispetto alla miglior facolt\u00e0\u00a0 di filosofia). Si pu\u00f2 anche obiettare che le facolt\u00e0\u00a0 dovrebbero essere pi\u00f9 o meno selettive (tramite numero chiuso o severit\u00e0\u00a0 negli esami) in modo da limitare il numero di laureati che entrano nel mondo lavoro in modo che non eccedano la domanda di quel certo tipo di laureato, ma francamente ho l&#8217;impressione che una pianificazione di questo genere esuli dagli scopi di una universit\u00e0\u00a0. Altrettanto difficile \u00e8 paragonare realt\u00e0\u00a0 territoriali diverse che offrono certamente possibilit\u00e0\u00a0 diverse sia di attrarre finanziamenti privati, sia di consentire ai laureati di accedere rapidamente ed efficacemente ad un posto di lavoro. Su questi parametri lavorer\u00e0\u00a0 la neonata agenzia <a href=\"http:\/\/anvur.miur.it\/index.php\/\">ANVUR<\/a>. Vedremo, ma il compito \u00e8 davvero improbo ed il rischio che se ne esca con risultati farseschi \u00e8 elevato&#8230;<\/p>\n<p><strong>Gestione dell&#8217;universit\u00e0\u00a0<\/strong>: Da una parte vi \u00e8 una riduzione del periodo di mandato del Rettore ma soprattutto vi \u00e8 una sottoposizione del Senato Accademico al CdA, nel quale possono entrare anche entit\u00e0\u00a0 esterne, e quando si parla di entit\u00e0\u00a0 esterne si pensa alle aziende. Molti salutano questa novit\u00e0\u00a0 come l&#8217;addio dei baroni ma il punto \u00e8 un altro: bisogna capire se l&#8217;universit\u00e0\u00a0 \u00e8 un&#8217;istituzione che ha come missione la diffusione del sapere e lo sviluppo scientifico oppure \u00e8 un laboratorio al servizio delle aziende, industriali finanziarie o culturali che siano. Il Senato Accademico aveva appunto la funzione di dare una certa  autonomia al corpo dei docenti nel dettare le linee strategiche  dell&#8217;universit\u00e0\u00a0 e quindi di ricondurle ad una ricerca dell&#8217;espansione del sapere. Ho l&#8217;impressione che ricondurre le universit\u00e0\u00a0 ad un modello di rimorchio delle aziende sia piuttosto riduttivo anche perch\u00e9 la gran parte delle espansioni del sapere nascono ancora oggi al di fuori del mondo aziendale ed il fatto che le universit\u00e0\u00a0 siano solo un laboratorio delle aziende condanna le medesime ad uno schiacciarsi sulla ricerca applicata, abbandonando ogni velleit\u00e0\u00a0 di innovazione tecnologica radicale.<\/p>\n<p><strong>Concorsi: <\/strong>la riforma introduce un&#8217;abilitazione nazionale tramite esame che permetta poi di presentarsi ai concorsi locali. Questo vorrebbe impedire che ai concorsi locali si presentino candidati incapaci ma fedeli al barone locale. L&#8217;idea potrebbe anche funzionare ma il rischio \u00e8 di burocratizzare un&#8217;istituzione alla quale contemporaneamente si chiede di funzionare con un&#8217;efficienza aziendale. Qui sta un po&#8217; una generale contraddizione della stategia del governo tra il pretendere dall&#8217;universit\u00e0\u00a0 logiche di efficienza che la mettano delle condizioni di essere spronata a competere, e appesantirla per\u00f2 dall&#8217;altra con sistemi di controllo di cui un sistema efficiente non avrebbe bisogno. Se davvero si realizzasse la rivoluzione meritocratica di cui al punto uno non ci sarebbe poi bisogno di fare ulteriori controlli che a quel punto diventerebbero solo, per l&#8217;appunto, un appesantimento burocratico.<\/p>\n<p><strong>Precariet\u00e0\u00a0 dei ricercatori:<\/strong> Con la riforma i ricercatori smetterebbero di essere assunti a tempo indeterminato, sarebbero infatti assumibili per un tempo di tre anni prorogabili di altri tre anni una volta sola. Al termine dei sei anni o il ricercatore passa il concorso e diventa associato oppure cambia mestiere. Al di l\u00e0\u00a0 del fatto che \u00e8 sempre socialmente negativo il fatto che una certa posizione diventi precaria, bisogna anche interrogarsi su come si deve guardare all&#8217;Universit\u00e0\u00a0 come istituzione. L&#8217;universit\u00e0\u00a0 \u00e8 un&#8217;istituzione che funziona (tra le altre cose) se \u00e8 in grado di attrarre i cervelli migliori. Quando il sottoscritto, dopo un anno di borsa di studio, se ne and\u00f2 dall&#8217;universit\u00e0\u00a0 per entrare in azienda, lo fece proprio perch\u00e9 aveva la franca impressione che investire tre anni della propria vita in un dottorato con un elevato rischio di non ottenere n\u00e9 un posizionamento professionale stabile n\u00e9 un&#8217;esperienza rivendibile sul mercato del lavoro esterno fosse un rischio troppo grande. L&#8217;idea che oggi gli anni di incertezza siano nove anzich\u00e9 tre mi pare davvero tale da sconsigliare, anche chi si contaddistingue per un coraggio che io non ebbi, di rivolgersi alla carriera universitaria. Al di l\u00e0\u00a0 del dispiacere che si possa provare per i ricercatori \u00e8 quest&#8217;aspetto, a mio parere, quello pi\u00f9 preoccupante. Questo anche perch\u00e9 ho l&#8217;impressione che sia proprio questa estrema precariet\u00e0\u00a0 e incertezza che porta, i dottorandi oggi e i ricercatori domani, a cercarsi padrini che diano qualche rassicurazione sul proprio futuro e di conseguenza alimenta un rapporto basato pi\u00f9 sulla raccomandazione che sull&#8217;effettivo merito.<\/p>\n<p><strong>Borse di studio:<\/strong> il concetto di borsa di studio, ovvero di finanziamento ai pi\u00f9 meritevoli che siano anche bisognosi dal punto di vista economico, viene ridimensionato e sostituito dal concetto di fondo di finanziamento. Il fondo concede allo studente una sorta di mutuo per pagarsi gli studi che poi restituir\u00e0\u00a0 alla fine degli studi quando si presume (ma siamo poi sicuri?) guadagner\u00e0\u00a0 uno stipendio. Questo punto ricorda <a href=\"http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2004\/gennaio\/28\/Blair_vince_primo_round_per_co_8_040128003.shtml\">quanto introdotto<\/a> da Blair nel Regno Unito con la riforma universitaria del 2004, con una corposa differenza: la riforma di Blair prevedeva che il prestito potesse essere estinto nel caso in cui il titolo di studio non bastasse al laureato per raggiungere un significativo livello di reddito entro 25 anni, qui invece questo genere di assunzione di responsabilit\u00e0\u00a0 dello Stato nei confronti dell&#8217;interlocutore <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2010-10-13\/ostacoli-italiani-prestito-onore-080237.shtml?uuid=AYuqmUZC\">non c&#8217;\u00e8<\/a>, come nello stile della nostra politica. Ovviamente il passaggio dalla borsa al prestito viene fatto con un taglio deciso dei finanziamenti alle borse di studio e senza nessuno stanziamento al momento previsto per i fondi per i prestiti.<\/p>\n<p><strong>Tagli alle universit\u00e0\u00a0<\/strong>: i <a href=\"http:\/\/www.retedellaconoscenza.it\/universita\/77-luniversita-in-crisi-al-tempo-della-crisi-analisi-tecnica-dei-tagli.html\">tagli alle universit\u00e0\u00a0<\/a> sono in definitiva il primo motivo di contestazione. In realt\u00e0\u00a0 il DDL non varia molto le cose in questo ambito (se non per il punto precedente) e quindi la contestazione \u00e8 pi\u00f9 sulla politica generale del governo che sul DDL specifico. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che con il DL 133\/2008 il governo ha pianificato una <a href=\"http:\/\/www.regione.toscana.it\/regione\/opencms\/RT\/sito-RT\/Contenuti\/notiziari\/fonti_esterne\/ansa\/notiziario\/visualizza_asset.html?id=224027&amp;pagename=503\">progressiva riduzione<\/a> della quota annuale del Fondo di Finanziamento Ordinario di qui al 2013 che in quel provvedimento ammontava a 1,4 miliardi di Euro. Le varie contestazioni hanno portato a qualche <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/topic.php?uid=112832078745074&amp;topic=61\">limatura<\/a> ma il taglio rimane comunque intorno al miliardo. Questi tagli sono stati mitigati da elargizioni una tantum: la prima \u00e8 la rimanenza di quella che decise l&#8217;ex-ministro Mussi con il &#8220;Patto sull&#8217;universit\u00e0\u00a0&#8221; di 550 milioni all&#8217;anno la cui ultima tranche era prevista appunto per il 2010; l&#8217;altra \u00e8 stata costituita da 400 milioni ricavati nel 2010 dallo scudo fiscale. Venendo a mancare questi complessivi 950 milioni nel 2011 Tremonti ha <a href=\"http:\/\/www.blogsicilia.it\/blog\/tremonti-rifinanzia-luniversita-con-800-milioni-ma-ce-il-trucco\/16698\/\">previsto<\/a> in finanziaria 800 milioni che comunque andranno solo a ridurre ma non ad annullare il taglio. Di seguito una tabella della progressiona storica dei finanziamenti per l&#8217;universit\u00e0\u00a0 dal 2005 fino a quanto previsto per il 2013. Ovviamente per gli anni 2012 e 2013 ancora non si conoscono eventuali contributi integrativi. La tabella \u00e8 espressa ovviamente in milioni ed \u00e8 altamente ufficiosa perch\u00e9 composta da dati raccolti qua e l\u00e0\u00a0.<\/p>\n<p>[TABLE=5]<br \/>\nAl di l\u00e0\u00a0 del gioco delle cifre l&#8217;idea di ridurre progressivamente gli investimenti pubblici nelle universit\u00e0\u00a0 \u00e8 comunque chiara ed il fatto che la riduzione del finanziamento sia gi\u00e0\u00a0 oggi pianificato lo conferma. Siccome l&#8217;universit\u00e0\u00a0 \u00e8 il luogo principale in cui si determina la competitivit\u00e0\u00a0 del mercato del lavoro di un paese e siccome questa competitivit\u00e0\u00a0 \u00e8 fondamentale per la competitivit\u00e0\u00a0 generale di un paese, soprattutto in questi anni di mercato del lavoro sempre pi\u00f9 aperto, pianificare un ridimensionamento dell&#8217;universit\u00e0\u00a0 ha conseguenze quantomeno disastrose sul paese. Non a caso, nonostante la crisi, in Francia e Germania i governi, di destra anche quelli, <a href=\"http:\/\/job24.ilsole24ore.com\/news\/Articoli\/2010\/05\/universitagli-virtuosi-26052010.php\">hanno aumentato<\/a> anzich\u00e9 limitare i finanziamenti all&#8217;universit\u00e0\u00a0.<\/p>\n<p>Detto tutto ci\u00f2 c&#8217;\u00e8 una domanda che dobbiamo farci prima di esaminare questi punti ovvero: che cosa dovrebbe migliorare nell&#8217;universit\u00e0\u00a0 italiana? Quali punti dovrebbe affrontate una buona riforma dell&#8217;Universit\u00e0\u00a0?<br \/>\nSi dice da decenni che l&#8217;Italia \u00e8 un paese a bassa scolarizzazione universitaria e questo pare <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/2009\/01\/sezioni\/scuola_e_universita\/servizi\/universita-2009-1\/numero-lauree\/numero-lauree.html\">ancora oggi<\/a> essere il problema fondamentale nonostante l&#8217;introduzione della laurea breve e il decentramento universitario <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2010\/06\/21\/laureati-in-crescita-fuori-corso-in-calo.html\">abbia giovato<\/a> (anche se ci sono <a href=\"http:\/\/www.noisefromamerika.org\/index.php\/articles\/Due_idee_per_Mariastella_e_chi_verr%C3%A0_dopo_di_lei#body\">voci contrarie<\/a> anche su questo). Mi risulta difficile pensare che ridurre il numero di sedi universitarie, ridurre il numero di borse di studio, ridurre i finanziamenti agli atenei possa indurre pi\u00f9 studenti ad affrontare un corso di laurea o a completarlo pi\u00f9 rapidamente e questo indica sicuramente che la riforma di tutto si occupa meno che del problema fondamentale che non solo non risolve ma forse accentua.<br \/>\nAltro problema centrale \u00e8 poi quello di fermare la fuga di cervelli che costa ogni anno all&#8217;Italia <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/web\/notizie\/rubriche\/cronaca\/2010\/11\/30\/visualizza_new.html_1675332978.html\">una fortuna<\/a>: anche qui la riforma non migliora le cose ma le peggiora, peggiorando notevolmente la condizione dei ricercatori.<br \/>\nInfine credo ci si debba interrogare su quanto il tramonto del concetto di diritto allo studio legato sia al ridimensionamento dell&#8217;istituto delle borse di studio, sia al probabile aumento delle tasse universitarie che gli atenei disporranno per compensare i tagli. E&#8217; vero che rimane la possibilit\u00e0\u00a0 per i pi\u00f9 meritevoli di studiare ma \u00e8 anche vero che l&#8217;esclusione sociale dalla laurea dei meno abbienti \u00e8 legata proprio al fatto che tra i meno abbienti solo i meritevoli riescono a laurearsi mentre tra i pi\u00f9 abbienti ci riescono anche quelli che non sono proprio dei geni. Un sistema economico deve la sua forza non solo ai pi\u00f9 meritevoli ma anche alla gran massa delle persone normali, quelli che non sono delle menti elette e che solo se aiutati riescono a raggiungere una formazione universitaria , diversamente si limitano ad una formazione secondaria. Un sistema che riesca ad includere questa gran massa all&#8217;interno della formazione universitaria \u00e8 innegabilmente pi\u00f9 competitivo di un sistema che la escluda ed anche da questo punto di vista la riforma Gelmini temo vada esattamente nella direzione sbagliata.<br \/>\nComplessivamente c&#8217;\u00e8 da chiedersi seriamente perch\u00e9 una riforma cos\u00ec criticabile e sicuramente penalizzante per l&#8217;universit\u00e0\u00a0 viene introdotta in un paese ed in un momento in cui rilanciare la formazione universitaria dovrebbe essere una delle principali priorit\u00e0\u00a0. Mi viene in mente il fatto che tutte le analisi postelettorali hanno sempre evidenziato quale poco appeal esercita percentualmente il berlusconismo sui laureati. Ipotizzare che questa sia alla fine la ragione dell&#8217;attacco del governo alla scuola in tutte le sue forme mi sembrerebbe folle ma, vista l&#8217;assoluta degenerazione in cui versa la classe politica, anche la follia comincia a diventare tristemente realistica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni le nostre citt\u00e0\u00a0 sono piene di giovani universitari che contestano il Decreto Gelmini. Notiziari e quotidiani si aprono con le notizie sulle ultime iniziative a sorpresa degli studenti. 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