{"id":747,"date":"2010-05-03T21:14:51","date_gmt":"2010-05-03T19:14:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=747"},"modified":"2010-05-04T12:22:52","modified_gmt":"2010-05-04T10:22:52","slug":"perche-siamo-antipatici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2010\/05\/03\/perche-siamo-antipatici\/","title":{"rendered":"Perch\u00c3\u00a9 siamo antipatici?"},"content":{"rendered":"<p>Ho finito di leggere il libro di Luca Ricolfi: &#8220;<a href=\"http:\/\/www.lafrusta.net\/rec_ricolfi.html\">Perch\u00e9 siamo antipatici<\/a>&#8220;. Il libro \u00e8 di qualche anno fa ma riecheggia temi che il sociologo-opinionista spesso ripropone dalle colonne de La Stampa. I detrattori di Ricolfi potrebbero dire\u00c2\u00a0che il leit-motiv del suo pensiero \u00e8: &#8220;<em>La destra vince perch\u00e9 fa la destra. Se la sinistra smettesse di fare la sinistra e iniziasse a fare la destra vincerebbe<\/em>&#8221; e questo libro non si discosta da questo tema, anche se \u00e8 comunque una fonte interessante di riflessione sulla contrapposizione destra-sinistra.<br \/>\nBanalizzando potrei dire che il libro\u00c2\u00a0elenca i seguenti\u00c2\u00a0difetti della sinistra italiana: \u00e8 troppo condizionata da una struttura ideologica rigida che la porta ad adattare via via quanto accade alle proprie aspettative ideologiche e non il contrario (quello che\u00c2\u00a0viene definito &#8220;<em>schema secondario<\/em>&#8220;); la sinistra parla troppo difficile; si discosta troppo da quello che si definisce il\u00c2\u00a0&#8220;senso comune; si sente superiore alla destra. Spunti di riflessione interessanti, dicevo, ma trattati con poca analicit\u00e0\u00a0. La domanda pi\u00f9 ovvia (domanda a cui non solo Ricolfi non risponde ma che sembra non essersi nemmeno posta) \u00e8: &#8220;Ma questi difetti sono tipici della sinistra italiana o lo sono della sinistra in generale?&#8221;. Non \u00e8 una mera curiosit\u00e0\u00a0 perch\u00e9 il rischio \u00e8 che non siano propriamenti difetti della sinistra italiana (come parrebbe di intuire dal testo) ma che siano delle caratteristiche (o se preferite delle deformazioni) della sinistra rispetto alla destra in un qualunque\u00c2\u00a0contesto politico.<br \/>\nE&#8217; sicuramente vero che quando la sinistra italiana si trova a dover fare i conti con temi che si richiamano a questioni <strong>ideologicamente sensibili<\/strong> (il lavoro, l&#8217;ambiente, il pacifismo) spesso ricorre a complicate circonlocuzioni per giustificare posizioni pragmatiche che apparentemente stridono con il dettato ideologico. A me pare per\u00f2 che questo sia un elemento comune a qualunque movimento politico che abbia un&#8217;impronta ideologica, in Italia come altrove. Basti pensare a quali acrobazie debbano fare i caporali leghisti per giustificare ai loro elettori gli stanziamenti per Roma capitale o i tagli agli enti locali oggi che sono al governo del paese, dopo anni passati a lamentarsi proprio di questi comportamenti da parte di &#8220;Roma ladrona&#8221;. Non \u00e8 quindi ipotizzabile che la fazione pi\u00f9 progressista del mondo politico (che la sinistra dovrebbe teoricamente incarnare) abbia dettami ideologici pi\u00f9 espliciti e quindi faccia pi\u00f9 fatica a mantenere il proprio operare coerente con tali dettami? E se \u00e8 cos\u00ec non \u00e8 quindi scontato che la sinistra, in Italia come altrove, faccia pi\u00f9 frequente ricorso della destra a quelli che Ricolfi definisce\u00c2\u00a0&#8220;schemi secondari&#8221;?<br \/>\nAltro punto \u00e8 quello del <strong>linguaggio<\/strong>: la sinistra ha <strong>paura delle parole<\/strong> e la sinistra <strong>parla difficile<\/strong>. Sul primo punto la non italianit\u00e0\u00a0 del problema pare quasi scontata, visto che il parlare &#8220;politically correct&#8221; nasce certamente negli Stati Uniti. Il parlare &#8220;politically correct&#8221; non \u00e8 frutto solo di un eccesso di scrupolo, anche se talvolta pu\u00f2 suonare eccessivo e petulante, ma soprattutto dalla necessit\u00e0\u00a0 di aprire la societ\u00e0\u00a0 ai diversi, esigenza che una forza progressista ha il dovere, per sua missione, di cogliere prima di una forza conservatrice. Anche il fatto che la sinistra parli difficile non \u00e8 cos\u00ec strano: \u00e8 molto pi\u00f9 facile parlare di quello che si vive e si conosce che di quello che \u00e8 confinato a scenari futuri e ad ipotesi. Chi \u00e8 progressista \u00e8 portato a prefigurare situazioni ipotetiche, linee di sviluppo, scenari futuri e che in questo sia meno comprensibile di chi parla dell&#8217;oggi e dell&#8217;immediato \u00e8 appena ovvio. E&#8217; certamente molto pi\u00f9 facile parlare di riduzioni di tasse che dei rischi connessi alla crescita del debito pubblico, \u00e8 in generale pi\u00f9 semplice esprimersi con parole semplici quando si cerca di toccare le corde emotive dei cittadini, mentre \u00e8 pi\u00f9 complesso farlo quando ci si richiama ad un&#8217;analisi economica o sociale della societ\u00e0\u00a0. Se le teorie della fisica classica sono pi\u00f9 comprensibili di quelle della fisica quantistica non \u00e8 colpa di Heisenberg, \u00e8 responsabilit\u00e0\u00a0 semmai del fatto che per sviluppare la nostra conoscenza del mondo \u00e8 necessario addentrarsi in territori sempre pi\u00f9 inospitali ed inaccessibili. Che chi abbia una visione progressista della politica lo faccia e si ritrovi quindi\u00c2\u00a0a &#8220;parlar difficile&#8221; \u00e8 fisiologico ed \u00e8 improprio considerarlo un difetto.<br \/>\nAnche il discostarsi del &#8220;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Senso_comune\"><strong>senso comune<\/strong><\/a>&#8221; pare fisiologico in una forza progressista. Laddove senso comune si intenda come l&#8217;insieme delle conoscenze &#8220;diffuse&#8221; \u00e8 certo ipotizzabile che un conservatore consideri le opinioni diffuse come consolidate ed un progressista invece le voglia criticarle e ridiscuterle, fa parte della differenza tra le due caratterizzazioni politiche. Quindi \u00e8 appena normale che la sinistra si discosti dalle opinioni diffuse e quindi dal &#8220;senso comune&#8221;.<br \/>\nInfine l&#8217;ultimo punto richiama un presunto <strong>complesso di superiorit\u00e0\u00a0<\/strong> della sinistra. Anche qui la domanda che mi viene da fare \u00e8 se questo complesso di superiorit\u00e0\u00a0\u00c2\u00a0sia un fatto italiano o meno. Se gli obamiani si preoccupano di trovare una <a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/?p=388\">correlazione<\/a> tra QI medio della popolazione dei diversi stati e esito delle elezioni in quegli stati, mi viene il dubbio che anche in America ci sia la stessa tendenza. Qual \u00e8 poi l&#8217;origine di questo complesso di superiorit\u00e0\u00a0? Probabilmente sta nella sensazione, che chi \u00e8 progressista nutre, di avere alla lunga sempre ragione: pensiamo all&#8217;ecologia, alla globalizzazione, ai problemi energetici, tutti campi in cui ci\u00f2 che anni addietro sosteneva da sola la\u00c2\u00a0sinistra radicale oggi \u00e8 patrimonio condiviso. E&#8217; appena scontato che chi si alzi a guardare avanti possa vedere prima di altri ci\u00f2 che sta per accadere e che quando ci\u00f2 accade, possa avere la convinzione di aver avuto ragione, di avere una marcia in pi\u00f9 rispetto a chi affronti il problema della gestione politica della societ\u00e0\u00a0 come se essa fosse statica, come se nulla cambiasse. Con ci\u00f2 non voglio dire che sia giusto che chi \u00e8 di sinistra si senta superiore: sinistra e destra, conservazione e progressismo, sono due modi diversi di vedere la societ\u00e0\u00a0, entrambi necessari a creare un equilibrio tra fughe in avanti verso il futuro e immobilismo rispetto all&#8217;evoluzione storica della societ\u00e0\u00a0. Il fatto per\u00f2 che chi si senta pi\u00f9 propenso ad un atteggiamento progressista sia convinto di avere ragione \u00e8 un effetto intrinseco nell&#8217;atteggiamento, non una deformazione della realt\u00e0\u00a0 italiana.<br \/>\nAlla fine della lettura non c&#8217;\u00e8 nulla di quanto rilevato di Ricolfi che possa essere infondato, ma non c&#8217;\u00e8 nulla che possa essere, come sembrerebbe dal tono del testo, riconducibile ad una peculiarit\u00e0\u00a0 della sinistra italiana. Tuttalpi\u00f9 potrebbe essere interessante chiedersi se queste propriet\u00e0\u00a0 sono pi\u00f9 visibili\u00c2\u00a0nell&#8217;Italia oggi, allorch\u00e9 la caratterizzazione progressista della sinistra \u00e8 pi\u00f9 chiara, rispetto ai tempi in cui la sinistra in Italia voleva dire PCI, con il suo ambiguo rapporto con l&#8217;Unione Sovietica che si rifletteva su una struttura politica interna che di progressista aveva ben poco. Potrei arrivare ad ipotizzare che\u00c2\u00a0 la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato in atteggiamenti che forse altrove sono considerati normali, nasca proprio dalla <strong>scarsa abitudine nostrana ad un vero fronte progressista<\/strong>.\u00c2\u00a0<br \/>\nTrovo per\u00f2 che\u00c2\u00a0senza un approfondimento su questo tema, senza una caratterizzazione storica della realt\u00e0\u00a0 italiana,\u00c2\u00a0il testo di Ricolfi resti un conglomerato di idee viste solo in superficie, che forse risulterebbero interessanti se avessero le sembianze di una riflessione delle differenze tra progressisti e conservatori. Come critica alla sinistra italiana finisce invece con il ricordare\u00c2\u00a0un po&#8217; il rigore di Nanni Moretti in Palombella Rossa in cui il portiere che l&#8217;ha parato spiega al protagonista Michele, perso in mille ipotesi su come dovrebbe essere tirato il rigore, che semplicemente: &#8220;<em>Se tu guardi a destra, so che tirerai a sinistra<\/em>&#8220;.<br \/>\nIn altre parole piuttosto che spiegare le sconfitte della sinistra italiana con il fatto che ha fatto la sinistra anzich\u00e9 fare la destra, forse sarebbe pi\u00f9 utile formulare altre ipotesi.\u00c2\u00a0Ad esempio\u00c2\u00a0che forse la sinistra perde semplicemente\u00c2\u00a0perch\u00e9 gli italiani sono conservatori, e forse gli italiani sono conservatori perch\u00e9 un paese in declino\u00c2\u00a0tende\u00c2\u00a0fisiologicamente a guardare pi\u00f9 al passato che\u00c2\u00a0al futuro. Formulare questa ipotesi vorrebbe dire poi chiedersi come\u00c2\u00a0fare a far s\u00ec che gli italiani riprendano a guardare al futuro. Non sar\u00e0\u00a0 una considerazione originale ma anche ipotizzare che le tv di Berlusconi possano hanno avuto una parte in tutto ci\u00f2 sarebbe un&#8217;ipotesi interessante, piuttosto che confinarla ad una sorta di vittimismo della sinistra, come pare fare Ricolfi. Allora ci si potrebbe chiedere come fare ad uscire dal cortocircuito mediatico e se le nuove tecnologie possano sbloccare la situazione. Non saprei pronunciarmi in modo analitico su queste ipotesi e non saprei dare risposte certe alle domande che sollevo, ma sicuramente se\u00c2\u00a0vi interessa un approfondimento su\u00c2\u00a0questi temi e se volete una risposta a queste domande\u00c2\u00a0non cercateli nel libro di Ricolfi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho finito di leggere il libro di Luca Ricolfi: &#8220;Perch\u00e9 siamo antipatici&#8220;. 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