{"id":733,"date":"2010-04-14T23:57:59","date_gmt":"2010-04-14T21:57:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=733"},"modified":"2010-04-15T11:06:10","modified_gmt":"2010-04-15T09:06:10","slug":"sentenze-solo-apparentemente-ideologiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2010\/04\/14\/sentenze-solo-apparentemente-ideologiche\/","title":{"rendered":"Sentenze solo apparentemente ideologiche"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;<em>Non esiste la sconfinata prateria di Internet\u00c2\u00a0dove tutto \u00e8 permesso e niente pu\u00f2 essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del Web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non rispettati conducono al riconoscimento di una penale responsabilit\u00e0\u00a0<\/em>&#8220;. Si apriva cos\u00ec, con una citazione tratta dalle motivazioni della sentenza, l&#8217;articolo con cui Repubblica <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/cronaca\/2010\/04\/12\/news\/condanna_a_google_le_motivazioni_internet_non_prateria_dove_tutto_permesso-3292702\/\">ha raccontato<\/a> le motivazioni della sentenza con cui il giudice Oscar Magi ha condannato\u00c2\u00a0quattro alti manager di Google Italia, nell&#8217;ambito del processo che, per chi non lo sappia, riguarda la temporanea presenza sulla risorsa Google Video di un filmato i cui contenuti violavano la legge sulla privacy divulgando\u00c2\u00a0dati personali, oltre che diffamare\u00c2\u00a0un&#8217;associazione che si occupa di bambini Down. Tra i capi di imputazione verso i manager di Google Italy figurava una corresponsabilit\u00e0\u00a0 nei contenuti caricati sul portale.<br \/>\nIntendiamoci l&#8217;affermazione sopracitata \u00e8 ovvia, \u00e8 quasi tautologica, e proprio questa sua ovviet\u00e0\u00a0 porta a vederla, leggendo l&#8217;articolo,\u00c2\u00a0come una sorta di mantello ideologico della sentenza che pare gettare una significativa ombra sull&#8217;operato dei giudici.<br \/>\nNell&#8217;articolo di Repubblica si specifica poi che in realt\u00e0\u00a0 la motivazione della condanna non \u00e8 legata al mancato controllo preventivo dei dati\u00c2\u00a0inseriti (accusa dalla quale in realt\u00e0\u00a0 gli imputati sono stati assolti) ma alla carenza nell&#8217;informativa\u00c2\u00a0sui dati personali presentata agli utenti in fase di registrazione e upload, ma vengono riproposti subito dopo altri passi della sentenza dal quale si percepisce un intento ideologico, o almeno un&#8217;impostazione dottrinaria in merito alla questione.<br \/>\nEssendo totalmente digiuno di diritto ho faticato assai a muovermi nelle 111 pagine della <a href=\"http:\/\/speciali.espresso.repubblica.it\/\/pdf\/Motivazioni_sentenza_Google.pdf\">sentenza<\/a> ma alla fine l&#8217;impressione che ho tratto \u00e8 che il giudizio fosse al contrario discretamente &#8220;laico&#8221;, che\u00c2\u00a0si affermasse con chiarezza l&#8217;inesigibilit\u00e0\u00a0 di un controllo preventivo sui dati immessi sul portale da parte dei responsabili dello stesso, che il capo di imputazione che ha fatto scattare la condanna \u00e8 solo ed esclusivamente quello dell&#8217;informativa sulla privacy e che le frasi riportate sono parte di un discorso che, solo se estrapolate dal contesto, assumono il tono che hanno nell&#8217;articolo.<br \/>\nSe io scrivo &#8220;<em>E&#8217; vero che <strong>in taluni pi\u00f9 efferati casi un omicidio non pu\u00f2 non scatenare nell&#8217;individuo un sentimento di respingimento di ogni moderazione nell&#8217;individuazione della punizione che lo porta ad invocare l&#8217;uccisione di un essere umano che si \u00e8 spinto tanto oltre rispetto ai limiti che la civilt\u00e0\u00a0 umana si \u00e8 data<\/strong>, ma in considerazione di un superiore valore assegnato alla vita umana e del fatto che tale reazione, pur comprensibile,\u00c2\u00a0risponde agli stessi sentimenti violenti e belluini che combatte, sono del tutto contrario alla pena di morte.<\/em>&#8220;.\u00c2\u00a0 Immaginate che qualcuno riporti il mio discorso nelle sole parti in grassetto:\u00c2\u00a0trasformerebbe la condanna della pena di morte in una sua apologia. Questo \u00e8 il gioco che spesso i giornali fanno e che alla lunga porta molti di noi ad essere sempre pi\u00f9 scettici verso ci\u00f2 che ci viene proposto.<br \/>\nTornando alla sentenza se ne pu\u00f2 discutere e non conosco cos\u00ec bene la normativa in merito per pronunciarmi su quanto fosse effettivamente carente l&#8217;informativa sulla privacy ma di certo si tratta di qualcosa di molto diverso da quanto ci \u00e8 stato raccontato dai media. Tra l&#8217;altro la considerazione finale della sentenza, che ricorda che in merito a quest&#8217;area sarebbe utile avere una buona legge quadro, \u00e8 sicuramente condivisibile. Sicuramente fintanto che avremo un Parlamento popolato da analfabeti e da\u00c2\u00a0avvocati intenti solo ad inventarsi leggi per evitare che i loro clienti vadano in galera, ci\u00f2 non succeder\u00e0\u00a0 mai, ma successivamente chiss\u00e0\u00a0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Non esiste la sconfinata prateria di Internet\u00c2\u00a0dove tutto \u00e8 permesso e niente pu\u00f2 essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del Web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non rispettati conducono al riconoscimento di una penale responsabilit\u00e0\u00a0&#8220;. 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