{"id":649,"date":"2010-01-11T22:15:31","date_gmt":"2010-01-11T20:15:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=649"},"modified":"2010-01-12T23:28:59","modified_gmt":"2010-01-12T21:28:59","slug":"la-resa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2010\/01\/11\/la-resa\/","title":{"rendered":"La resa"},"content":{"rendered":"<p>La psicologia di un calciatore, come in generale di qualcuno impegnato in una prestazione\u00c2\u00a0sportiva, \u00e8 un dedalo difficilmente indagabile. Quanto c&#8217;\u00e8 di ansia, quanto c&#8217;\u00e8 di paura, quanto c&#8217;\u00e8 di fatica, quanto c&#8217;\u00e8 di mancanza di tecnica in un fallimento sportivo o calcistico? E&#8217; il dubbio che ogni volta che si esce da incontri come quello di ieri sera ci si pone senza risposta.<br \/>\nLa serata di Juve-Milan era iniziata in un clima di attesa: ci si sforzava di abbozzare entusiasmo dopo il funereo pomeriggio di Juve-Catania ma prevaleva la paura, la preoccupazione, il clima da ultima spiaggia.<br \/>\nPrima dell&#8217;inizio si segnalava una pioggia di razzi inviati dal settore milanista verso la vicina Curva Nord juventina ed una salve di bombe carta: continuo a pensare che\u00c2\u00a0iniziative simili non siano normali manifestazioni di tifo ma azioni delinquenziali ma tant&#8217;\u00e8&#8230;<br \/>\nL&#8217;incontro iniziava con un&#8217;azione personale di Diego che saltava l&#8217;uomo, resisteva al fallo e accelerava verso una possibile conclusione a rete quando l&#8217;arbitro Damato, davvero inguardabile, lo fermava fischiando il fallo e non concedendo la norma del vantaggio\u00c2\u00a0come avrebbe saputo fare anche un qualsiasi arbitro panciuto di CSI. Poco dopo lo stesso Damato graziava Ronaldinho per un fallo da dietro che sarebbe valsa l&#8217;ammonizione su qualunque campo del mondo e chiariva di non essere adeguato a dirigere n\u00e9 in serie A n\u00e9 in qualunque serie professionistica.<br \/>\nLa Juve comunque partiva bene, Diego si insinuava con efficacia e velocit\u00e0\u00a0 tra le linee avversarie e riusciva a dimostrare l&#8217;esplosivit\u00e0\u00a0 che solo a tratti gli avevamo visto in maglia bianconera e che si esprimeva in una magia che accarezzava il palo alla sinistra di Dida. In teoria tutto funzionava compresa un&#8217;apparente buona condizione fisica; il problema era che il centrocampo juventino era per l&#8217;occasione formato da Brazzo, Melo, Poulsen e Claudietto Marchisio, e se Felipe non \u00e8 il fenomeno di tecnica individuale che il suo prezzo lasciava presagire, figuriamoci gli altri tre. L&#8217;assenza di Martin Caceres ci ricordava inoltre quale salto di qualit\u00e0\u00a0 avesse fatto la fascia destra con l&#8217;uruguagio&#8230;<br \/>\nCos\u00ec il solidissimo e ben disposto centrocampo bianconero svettava su ogni pallone, travolgeva gli stantii avversari rossoneri, ma ogni manovra corale veniva vanificata da errori di misura da oratorio. Il passare dei minuti vedevano Dida sempre inoperoso ed il furore iniziale dei Nostri stemperarsi nella solita impotenza, ma il Milan rimaneva alla finestra, sembrava rifiutare un&#8217;iniziativa che la Juve ormai stava cedendo. Sembrava gi\u00e0\u00a0 profilarsi uno zeroazero segnato ed invece ci metteva lo zampino\u00c2\u00a0Felipe che ha la straordinaria capacit\u00e0\u00a0 di essere sempre decisivo, quando sbaglia.\u00c2\u00a0Il brasiliano,\u00c2\u00a0con una svirgola straordinaria, forniva un passaggio geniale a Nesta che mandava il Milan in vantaggio.\u00c2\u00a0Era met\u00e0\u00a0 primo tempo, c&#8217;era tutto il tempo per recuperare, ma non per questa Juve: i ragazzi di Ciro si fermavano qui, venivano colti da quel torpore, misto\u00c2\u00a0a rassegnazione e frenesia, che \u00e8 il ritornello di quasi ogni seconda parte di partita da tre mesi in qua. Il resto della partita era solo un&#8217;attesa che il Milan si levasse di dosso la paura di una reazione juventina e decidesse di maramaldeggiare, cosa che i rossoneri facevano negli ultimi minuti raggiungendo un 3-0 che da sconfitta diventa disfatta storica. Gli unici eventi degni di nota erano: da un parte l&#8217;ennesimo infortunio, questa volta di Poulsen, che si\u00c2\u00a0procurava\u00c2\u00a0una frattura\u00c2\u00a0al perone, su un pestone nemmeno sanzionato con un fallo dall&#8217;arbitro; dall&#8217;altra l&#8217;ingresso in campo di Del Piero che sgambettava per una mezzora con l&#8217;intensit\u00e0\u00a0 di una partitella di allenamento limitandosi a sporcare al &#8217;93 la tuta di Dida, costringendolo ad una parata che ci ricordava quanto decisivo il Capitano sappia essere anche quando non gioca.<br \/>\nOrmai la realt\u00e0\u00a0 va guardata in faccia: la Coppa dei Campioni \u00e8 andata, i primi due posti in Campionato anche, il fallimento \u00e8 ormai certo, la squadra non ha pi\u00f9 fiducia nella sua direzione tecnica ed il rischio di un disastro \u00e8 altissimo. A parte scriver\u00f2 cosa penso in merito: qui mi limito a dire che la tristezza \u00e8 grande per una stagione da cui non ci aspettavamo magari grandi trionfi, ma almeno che le speranze non morissero cos\u00ec giovani e in circostanze cos\u00ec tragiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La psicologia di un calciatore, come in generale di qualcuno impegnato in una prestazione\u00c2\u00a0sportiva, \u00e8 un dedalo difficilmente indagabile. Quanto c&#8217;\u00e8 di ansia, quanto c&#8217;\u00e8 di paura, quanto c&#8217;\u00e8 di fatica, quanto c&#8217;\u00e8 di mancanza di tecnica in un fallimento sportivo o calcistico? 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