{"id":506,"date":"2009-08-25T23:05:44","date_gmt":"2009-08-25T21:05:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=506"},"modified":"2009-08-26T14:51:45","modified_gmt":"2009-08-26T12:51:45","slug":"giornalismo-bue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2009\/08\/25\/giornalismo-bue\/","title":{"rendered":"L&#8217;informazione bue"},"content":{"rendered":"<p>A Luglio, subito prima delle vacanze fa, la Ministra Gelmini ha prodotto l&#8217;ultima sua idea in termini di <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/09_luglio_24\/cdm_universita_a004e10e-7836-11de-96fb-00144f02aabc.shtml\">&#8220;riforma dell&#8217;universit\u00e0\u00a0<\/a>&#8220;. Sono stati introdotti infatti una serie di parametri sulla base dei quali i diversi atenei saranno giudicati e saranno conseguentemente premiati o penalizzati, con finanziamenti differenziati. Il risultato \u00e8 una <a href=\"http:\/\/images.corriere.it\/Media\/Foto\/2009\/07\/24\/univ.gif\">classifica<\/a> degli atenei italiani che garantir\u00e0\u00a0 a quello che \u00e8 stato considerato il miglior ateneo (Trento) il 10% in pi\u00f9 di finanziamento rispetto alla media del paniere complessivo, mentre al peggiore (Macerata) andr\u00e0\u00a0 il 3% in meno. Da molte parti si sono levate voci favorevoli per non dire entusiastiche di fronte a questo provvedimento. Non ha fatto eccezione nemmeno un uomo sedicente di sinistra come Luca Ricolfi che su La Stampa del 1 Agosto, in un <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplRubriche\/editoriali\/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=6234&amp;ID_sezione=29&amp;sezione=\">articolo<\/a> nel quale criticava, senza invero affondare troppo il colpo, la politica economica del governo, definiva invece il provvedimento sull&#8217;Universit\u00e0\u00a0 un positivo segnale in senso meritocratico, incoraggiando il governo a compierne altri simili.<br \/>\nPremesso che un sistema pi\u00f9 meritocratico \u00e8 un desidero, forse l&#8217;unico, che almeno a parole accomuna pressoch\u00e9 l&#8217;intero arco della politica, siamo sicuri che il provvedimento del governo sia effettivamente meritocratico o non sia l&#8217;imbellettamento di un taglio complessivo dei finanziamenti che diventa pi\u00f9 presentabile se motivato dal dover punire gli atenei meno virtuosi?<\/p>\n<p>Partirei intanto dal merito dei <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/09_luglio_24\/atenei_criteri_c5a7ca8e-783b-11de-96fb-00144f02aabc.shtml?fr=correlati\">criteri di valutazione<\/a> sulla base dei quali \u00e8 stata calcolata la classifica. Per quanto riguarda la ricerca (che pesa i 2\/3) viene tenuto conto solo per il 50% della <a href=\"http:\/\/www.sisuni.unimi.it\/JumpNews.asp?idLang=IT&amp;idChannel=25&amp;idUser=0&amp;idNews=10108\">valutazione del CIVR<\/a>, ente nato appositamente per valutare la ricerca negli atenei. Del restante 50%, il 20%\u00c2\u00a0 viene calcolato sulla base del <em>&#8220;numero dei ricercatori e dei docenti che hanno partecipato a progetti di ricerca italiani valutati positivamente&#8221;<\/em> (valutati positivamente da chi?), il 30% sulla base della <em>&#8220;capacit\u00e0\u00a0 delle Universit\u00e0\u00a0 di intercettare finanziamenti europei per la ricerca&#8221;<\/em>. Questi ultimi due criteri mi paiono entrambi molto orientati a favorire le universit\u00e0\u00a0 scientifiche: cosa confermata dal fatto che tutti i politecnici si trovano nella fascia positiva e quelli di Torino e Milano sono rispettivamente secondo e terzo.<br \/>\nPer quanto invece riguarda la didattica (che pesa per il restante 1\/3) la valutazione degli studenti pesa solo per il 20% mentre un altro 20% \u00e8 legato ad un coefficiente che indica la propensione a far svolgere corsi a personale esterno, comportamento che si vorrebbe minimizzare. I coefficienti pi\u00f9 pesanti sono legati invece alla facilit\u00e0\u00a0 con la quale gli studenti riescono a trovare lavoro una volta laureati e soprattutto alla facilit\u00e0\u00a0 con la quale gli studenti procedono negli studi. Il primo coefficiente mi pare ben pi\u00f9 legato al contesto socioeconomico in cui \u00e8 collocato l&#8217;ateneo che alla sua capacit\u00e0\u00a0 di formare i laureati e mi sembra quindi del tutto improprio, il secondo sembra premiare gli atenei pi\u00f9 facili a danno di quelli pi\u00f9 selettivi.<br \/>\nNel complesso i parametri scelti sembrano favorire fondamentalmente le facolt\u00e0\u00a0 scientifiche rispetto a quelle umanistiche e quelle collocate in zone geografiche ad alto sviluppo ed occupazione rispetto a quelle in zone pi\u00f9 disagiate, valutazione confermata in pieno dalla distribuzione degli atenei nella classifica. Non so se questo corrisponde ad una strategia o solo a scarso acume nel definire i parametri, di sicuro per\u00f2 l&#8217;effetto \u00e8 tuttaltro che premiare il merito di chi amministra gli atenei.<br \/>\nAndando per\u00f2 oltre alle perplessit\u00e0\u00a0 circa i vari parametri individuati, la domanda che mi pongo \u00e8 se esistono in natura dei parametri che permettano effettivamente di calcolare\u00c2\u00a0come sia amministrato un ateneo. La realt\u00e0\u00a0 \u00e8 che i risultati di una facolt\u00e0\u00a0 universitaria sono cos\u00ec strettamente correlati alla sua tipologia ed alla realt\u00e0\u00a0 in cui opera che ritengo pressoch\u00e9 impossibile operare un confronto meramente quantitativo tra diversi atenei posti in diverse citt\u00e0\u00a0: sarebbe come cercare di introdurre criteri di valutazione comuni tra un linea di autobus di montagna ed una linea di metropolitana o di disputare un incontro di pugilato tra un peso massimo ed un peso piuma.<br \/>\nCi\u00f2 detto per\u00f2 c&#8217;\u00e8 un problema ancor pi\u00f9 generale sul provvedimento del governo: anche nell&#8217;improbabile ipotesi che esistesse un modo per misurare la qualit\u00e0\u00a0 di un ateneo, indipendentemente dalla sua natura e dalla sua collocazione geografica, \u00e8 poi davvero meritocratico assegnare a quell&#8217;ateneo finanziamenti in funzione di quanto bene \u00e8 gestito? Un sistema meritocratico \u00e8 tale se chi \u00e8 responsabile di un successo viene premiato e chi \u00e8 responsabile di un fallimento viene penalizzato. I finanziamenti sottratti non vengono sfilati dalle tasche del rettore, ma da quelle dell&#8217;ateneo nel suo complesso. Togliere finanziamenti ad un&#8217;ateneo mal gestito significa\u00c2\u00a0soprattutto penalizzare gli studenti di quell&#8217;ateneo, che avranno meno servizi didattici, meno laboratori, in altre parole un ateneo meno funzionante, meno in grado quindi di prepararli, di funzionare e quindi di ottenere successivamente finanziamenti in un circolo vizioso che rischia di portare a distanze sempre pi\u00f9 marcate tra gli atenei pi\u00f9\u00c2\u00a0agiati e quelli pi\u00f9 marginali.<br \/>\nCosa si pu\u00f2 fare allora? Forse quello che fanno le aziende, le quali che io non sappia non sono solite allocare il budget tra le varie funzioni sulla base di parametri fissi, ma che invece demandano questo ruolo ad una funzione di controllo finanziario che\u00c2\u00a0valuta tra l&#8217;altro se i soldi sono poi spesi bene o male. Mi domando quindi se non sarebbe pi\u00f9 efficace introdurre organismi di controllo nuovi o rafforzare quelli esistenti affinch\u00e9 vigilino sulla corretta gestione degli atenei, valutando certo anche i dati statistici ma senza dimenticarsi di prendere in considerazione, <em>cum grano salis<\/em>, il contesto in cui un ateneo opera, e soprattutto penalizzando, in caso di valutazione negativa, non certo gli studenti ma semmai i cattivi amministratori. Purtroppo la nostra classe politica \u00e8 allergica agli organismi di controllo e lo testimonia l&#8217;immancabile <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/redazione\/cmsSezioni\/politica\/200907articoli\/46010girata.asp\">colpo di mano balneare<\/a> con il quale si era cercato di far passare l&#8217;emendamento del deputato PdL Maurizio Bernardo che ridimensionava il potere di controllo della Corte dei Conti.<br \/>\nQuesta mia ricostruzione avr\u00e0\u00a0 certo molti punti deboli, d&#8217;altronde non pretendo di essere un esperto nella gestione delle Universit\u00e0\u00a0, ma una sola mezzoretta di approfondimento sul tema mi ha suscitato la\u00c2\u00a0marea di dubbi sopra esposti. Come mai un docente universitario e autorevole opinionista come Ricolfi non ha avuto nessuno dei miei dubbi ed ha immediatamente e acriticamente preso per buono che il provvedimento fosse meritocratico come sbandierato dalla propaganda governativa? Forse non aveva tempo? Forse non ci ha pensato? Forse dopo aver criticato il governo per la politica economica si sentiva gi\u00e0\u00a0 troppo fuori dalle righe? Troppo estremista? Sentiva il bisogno di recuperare?<br \/>\nFin troppo spesso ci lamentiamo del fatto che l&#8217;opinione pubblica accolga passivamente tutti i messaggi, anche i pi\u00f9 grotteschi, che\u00c2\u00a0arrivano dai media. Qualche volta per\u00f2 chiediamoci\u00c2\u00a0anche quanta colpa in questo ha la superficialit\u00e0\u00a0 di chi avrebbe il compito di spiegare, di sollevare dubbi, di alimentare la cultura critica ed invece si limita a trangugiare tutto e ruminare tutto, portandomi a pensare per una volta pi\u00f9 che all&#8217;immagine del &#8220;popolo bue&#8221; a quella dell'&#8221;informazione bue&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Luglio, subito prima delle vacanze fa, la Ministra Gelmini ha prodotto l&#8217;ultima sua idea in termini di &#8220;riforma dell&#8217;universit\u00e0\u00a0&#8220;. 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