{"id":454,"date":"2009-06-15T23:44:45","date_gmt":"2009-06-15T21:44:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=454"},"modified":"2009-06-15T23:44:45","modified_gmt":"2009-06-15T21:44:45","slug":"il-declino-del-ragionare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2009\/06\/15\/il-declino-del-ragionare\/","title":{"rendered":"Il declino del ragionare"},"content":{"rendered":"<p>Una costante che ha ormai ogni dibattito politico \u00e8 il fatto che, nonostante gli sforzi del conduttore, esso diventi rapidamente una gazzarra da mercato del pesce. Un tempo, nelle trasmissioni politiche, gli interventi si succedevano senza sovrapposizioni, con ogni partecipante che aspettava pazientemente il suo turno per parlare, replicare, commentare. Oggi invece le voci si sovrappongono, i discorsi si intrecciano, rendendo pressoch\u00e9 incomprensibile seguire un discorso che non abbia le caratteristiche di slogan e di vuoto spinto in termini di contenuti. Chi abbia seguito l&#8217;ultima puntata di Annozero ne ha avuto solo l&#8217;ennesima riprova. Ho provato a chiedermi perch\u00e9 ci\u00f2 accade.<br \/>\nIn qualunque genere di confronto dialettico si possono individuare grossolanamente due piani diversi sui quali di solito ci si confronta. Il primo \u00e8 il piano del ragionamento logico sequenziale: si parte da alcune ipotesi su cui c&#8217;\u00e8 generale accordo per trarne delle conclusioni. Spesso non si concorda sul procedimento logico che porta dalle ipotesi alla conclusione ma il confronto rimane su un piano razionale, sulla possibilit\u00e0\u00a0 di trarre dalle ipotesi le proprie conclusioni.<br \/>\nIn altri casi invece ci confrontiamo con gli altri usando approcci diversi: fingendo di dare per concordate ipotesi di partenza che concordate non sono o che magari sono manifestamente false,  cercando di mettere in difficolt\u00e0\u00a0 l&#8217;interlocutore ironizzando su cose che nulla hanno a che vedere con il suo ragionamento (un suo difetto di pronuncia, il suo aspetto, giochi di parole su ci\u00f2 che ha detto, eccetera) oppure cercando di togliere credibilit\u00e0\u00a0 allo stesso interlocutore riferendosi a sue affermazioni o atti passati. L&#8217;effetto che un approccio simile ingenera \u00e8 di portare la discussione lontano da un confronto razionale e di trasferirla ad un piano essenzialmente emotivo, fatto di attacchi, magari di insulti, che trasformano la discussione in un duello, pi\u00f9 che in un confronto dal quale i due interlocutori o un ascoltatore esterno possano tratte qualche beneficio.<br \/>\nPer quanto quest&#8217;ultimo piano sia poco fruttuoso, anche nelle discussioni del nostro quotidiano non sempre \u00e8 facile rimanere su un piano di mera razionalit\u00e0\u00a0 ed anzi sovente la discussione assume connotati decisamente emotivi. Questo accade spesso quando ci troviamo senza argomenti con i quali controbattere ma non soltanto. Talvolta infatti ci\u00f2 accade perch\u00e9 le argomentazioni del nostro interlocutore ci irritano profondamente (magari perch\u00e9 toccano nostre convinzioni profonde) al punto da non potere attendere, per replicare, i tempi del ragionamento, necessariamente pi\u00f9 lunghi. La compressione temporale alla quale ci obbliga la vita di oggi \u00e8 un ulteriore elemento di disturbo al ragionamento ed un elemento a favore di un confronto dialettico pi\u00f9 immediato ed emotivo. Vi \u00e8 inoltre da soggiungere che per molte persone un ragionamento troppo complesso pu\u00f2 risultare poco attraente mentre lo \u00e8 molto di pi\u00f9 una battuta, uno slogan, un gioco polemico. Un&#8217;altra caratteristica del confronto giocato su un piano emotivo \u00e8 che non necessariamente ha la meglio colui o colei che porta le argomentazioni migliori, ma piuttosto chi porta le argomentazioni pi\u00f9 aderenti al senso comune, chi sa esprimersi in modo pi\u00f9 brillante e chi magari riesce a prendere con maggiore forza la parola.<br \/>\nLa discussione che si svolge tra politici in uno studio televisivo obbedisce alle stesse regole. Non \u00e8 quindi strano che i politici che ritengono di avere argomentazioni pi\u00f9 immediate e pi\u00f9 vicine al senso comune (che \u00e8 poi il prodotto dalla grancassa dell&#8217;informazione) ma magari pi\u00f9 deboli ad un accurato esame, tentino costantemente di trasferire il dibattito dal piano razionale a quello emotivo, facendo ricorso continuo alla battuta, allo schernire il rivale, ma soprattutto all&#8217;interruzione. Quest&#8217;ultima arma \u00e8 forse la pi\u00f9 letale perch\u00e9 sortisce due effetti: da un lato infastidisce l&#8217;interlocutore che rischia di distogliersi dal suo ragionamento per inseguire la provocazione del rivale, dall&#8217;altro distrae l&#8217;ascoltatore che finisce per perdere il filo del discorso e per perdere progressivamente interesse nel dibattito.<br \/>\nSpiegati i trucchi dei comunicatori politici rimane la domanda di fondo, ovvero come fare a ridare centralit\u00e0\u00a0 al ragionamento. La risposta pi\u00f9 immediata \u00e8 lo sforzo di decodifica, da parte del pubblico, del tentativo nemmeno troppo scoperto del politico di mestiere di alzare una cortina di fumo sul ragionamento che l&#8217;interlocutore cerca di costruire. Vi \u00e8 tuttavia anche una precisa responsabilit\u00e0\u00a0 da parte dei conduttori di programmi di approfondimento, ai quali non dispiace una deriva emotiva della discussione, che spesso crea &#8220;casi&#8221; e d\u00e0\u00a0 visibilit\u00e0\u00a0 al programma, anche se ci\u00f2 va a detrimento della comprensione da parte del pubblico.<br \/>\nConcluderei aggiungendo che per\u00f2, al di l\u00e0\u00a0 del contesto dei dibattiti televisivi, nel generale declino del ragionare una parte di responsabilit\u00e0\u00a0 ce l&#8217;abbiamo tutti, nel farci trasportare verso approcci sempre pi\u00f9 emotivi alle discussioni e sempre meno ragionati. Una qualunque discussione su forum \u00e8 fatta prevalentemente di battute, di provocazioni, di &#8220;flaming&#8221;, raramente di ragionamenti, troppo lunghi per la velocit\u00e0\u00a0 che si richiede alla Rete, troppo complessi per la semplicit\u00e0\u00a0 che si richiede alla Rete, troppo profondi per la superficialit\u00e0\u00a0 che si richiede alla Rete. Ma alla fine chi \u00e8 davvero che richiede tutte queste cose alla Rete?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una costante che ha ormai ogni dibattito politico \u00e8 il fatto che, nonostante gli sforzi del conduttore, esso diventi rapidamente una gazzarra da mercato del pesce. Un tempo, nelle trasmissioni politiche, gli interventi si succedevano senza sovrapposizioni, con ogni partecipante che aspettava pazientemente il suo turno per parlare, replicare, commentare. 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