{"id":2418,"date":"2025-05-26T20:46:04","date_gmt":"2025-05-26T20:46:04","guid":{"rendered":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/?p=2418"},"modified":"2025-05-26T20:55:19","modified_gmt":"2025-05-26T20:55:19","slug":"il-desiderio-di-pace-che-puo-portarci-in-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2025\/05\/26\/il-desiderio-di-pace-che-puo-portarci-in-guerra\/","title":{"rendered":"Il desiderio di pace che pu\u00f2 portarci in guerra"},"content":{"rendered":"<p>Nelle settimane passate ha avuto un gran successo nella sfera social <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=3C1bNuPYaQ4\">il video<\/a> che \u00e8 stato diffuso da Alessandro Barbero per la manifestazione guidata dal Movimento Cinque Stelle che si \u00e8 tenuta a Roma il 5 aprile. Barbero nel video tracciava un parallelo tra l&#8217;Europa degli anni che precedettero la prima guerra mondiale e quella attuale. Non mi permetto certo di contestare la ricostruzione storica di quegli anni ma in quel video trovo ci fosse una grande omissione: c&#8217;\u00e8 una differenza fondamentale tra quella Europa e quella attuale nel rapporto che l&#8217;opinione pubblica europea ha rispetto alla guerra e questo ha implicazioni non banali. Cerco di spiegarla di seguito, prendendola un po&#8217; alla lontana.<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Hermann_von_Helmholtz.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"floatright size-medium wp-image-2429\" title=\"Hermann von Helmholtz - Practical Physics published 1914 - Macmillan and Company\" src=\"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Hermann_von_Helmholtz-230x300.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Hermann_von_Helmholtz-230x300.jpg 230w, https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Hermann_von_Helmholtz.jpg 338w\" sizes=\"auto, (max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/><\/a><br \/>\nIl fisiologo tedesco <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hermann_von_Helmholtz\">Hermann von Helmholtz<\/a> scriveva nel suo &#8220;<a href=\"https:\/\/www.google.it\/books\/edition\/Das_Denken_in_der_Medicin\/fkgNAAAAYAAJ?hl=it&amp;gbpv=1&amp;dq=denken+hermann+von+helmholtz&amp;pg=PP18&amp;printsec=frontcover\">Il pensiero nella medicina<\/a>&#8220;: &#8220;<em>I concetti, che l&#8217;uomo forma, che la sua lingua materna gli tramanda, si mostrano come elementi ordinatori anche nel mondo oggettivo delle cose, e poich\u00e9 l&#8217;uomo ignora che egli stesso o i suoi progenitori hanno formato tali concetti secondo le cose, il mondo delle cose gli appare dominato da potenze ideali, simili ai concetti<\/em>&#8220;. E&#8217; un po&#8217; il procedimento psicologico per cui millenni di anni orsono l&#8217;uomo ha deciso che un cielo sereno al tramonto \u00e8 bello perch\u00e9 preannuncia una notte senza precipitazioni e magari un clima caldo per il giorno successivo e oggi, dimentichi della valutazione estetica fatta dai nostri avi, guardiamo un cielo sereno al tramonto e ci diciamo che una cosa cos\u00ec bella pu\u00f2 solo averla creata un essere soprannaturale che chiamiamo Dio. Questa visione, che con Nietzsche venne poi definita antropomorfismo psicologico, non si limita alla sfera estetica, ma si estende a tutte le attivit\u00e0 valutative comprese quelle morali unendo la dimensione del bello a quella del giusto e del buono. Stabiliamo che \u00e8 una buona idea proibire l&#8217;omicidio, un alimento o un comportamento e alla fine ci convinciamo che tutto ci\u00f2 \u00e8 un dato di natura, nell&#8217;oblio del processo storico che ci ha portati alla visione attuale. Alcune religioni ad esempio vietano alimenti perch\u00e9 nel passato erano pericolosi o la loro produzione era poco sostenibile e oggi tutto ci\u00f2 \u00e8 diventato un dettato morale che resiste anche in chi magari \u00e8 tiepido nei confronti dei dettami di quella stessa religione.<br \/>\nChe c&#8217;entra tutto ci\u00f2 con Barbero? C&#8217;entra perch\u00e9 forse non \u00e8 proprio tutto uguale al 1914. Partiamo col dire che oggi una rilevante percentuale delle persone con cui parliamo di guerra ne parlano come uno spettro da allontanare, un&#8217;opzione a cui rinunciare sempre e comunque, anche quando qualcuno ti attacca, ti invade, fa razzia dei tuoi beni materiali e morali e nella mente di queste persone sembra che questa sia una scelta assoluta, definitiva e sia moralmente intollerabile una qualunque posizione differente, come se fosse un dato di natura. Nel momento in cui vengano posti di fronte ad un possibile rischio di attacco militare altrui, costoro ne parlano come un&#8217;ipotesi remota, fantasiosa, che certamente eviteremmo con un atteggiamento meno minaccioso e pi\u00f9 conciliante: insomma ogni pretesto \u00e8 buono per evitare di confrontarsi con la realt\u00e0 del rischio cogente di un attacco militare che comprometta la nostra sicurezza e il nostro stile di vita. Ho provato a chiedermi se \u00e8 sempre stato cos\u00ec e ho scoperto che effettivamente non \u00e8 sempre stato cos\u00ec e che per trovare una societ\u00e0 italiana (e europea) che non la pensava cos\u00ec non serve tornare indietro di millenni ma di poco pi\u00f9 di un secolo. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"floatleft size-medium wp-image-2424\" src=\"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Vignetta-interventismo-300x186.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"186\" srcset=\"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Vignetta-interventismo-300x186.jpg 300w, https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Vignetta-interventismo-1024x636.jpg 1024w, https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Vignetta-interventismo-768x477.jpg 768w, https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Vignetta-interventismo-1536x954.jpg 1536w, https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Vignetta-interventismo.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Basta quindi tornare proprio allo scenario che ha preceduto la prima guerra mondiale per scoprire che nell&#8217;Italia che nel 1914 si interrogava se entrare o meno in guerra solo una esigua minoranza era decisamente contraria all&#8217;ingresso in guerra per ragioni etiche. Per quello che ho letto di quell&#8217;Italia la maggior parte delle persone pensava che entrare in guerra fosse una buona idea e non per aiutare un alleato sotto attacco, nella preoccupazione che poi potesse toccare a noi, ma in vista di un allargamento dei confini, di un&#8217;espansione dell&#8217;influenza e della potenza del paese che appariva ai pi\u00f9 un buon motivo per rischiare e magari perdere la propria vita o quella dei propri figli. Anche la maggior parte dei neutralisti spiegavano la loro posizione con la necessit\u00e0 di evitare una spesa ingente di risorse o con lo scetticismo circa i guadagni che ne sarebbero venuti, non certo con una questione etica. Nella sempiterna competizione con gli altri stati, le altre regioni, gli altri gruppi socioeconomici, che caratterizza la vita dell&#8217;uomo dai suoi albori, la competizione militare era semplicemente una di quelle possibili. E non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che fosse cos\u00ec nel 1914, perch\u00e9 cos\u00ec era stato dalla nascita della societ\u00e0 umana e cosi sarebbe stato anche trent&#8217;anni dopo, con la Seconda Guerra Mondiale. Poi \u00e8 successa una cosa strana, quasi miracolosa, ovvero che improvvisamente i paesi e i popoli che si erano fatti guerra per millenni decisero di intraprendere un percoso unitario, prima sul piano dell&#8217;economia e del commercio, poi anche sul piano politico. Difficile individuare un solo motivo per cui questo \u00e8 successo: i motivi sono tanti diversi e servirebbe un trattato per provare anche solo a sviscerarlo, per\u00f2 ha sicuramente a che fare con questo il fatto che, con i mezzi militari attuali, la guerra sia diventata un gioco a somma negativa, ovvero perde anche chi militarmente la vince. Magari pu\u00f2 centrare anche il fatto che all&#8217;Europa, in quanto continente piuttosto povero di materie prime rispetto ad altri, conviene molto di pi\u00f9 affinare la sua propensione produttiva e commerciale che appropriarsi di territori altrui a caro prezzo. Sia come sia, in questo contesto la guerra ha iniziato a diventare un tab\u00f9: nel momento in cui l&#8217;homo europeus ha scoperto che gli stati, le regioni, i popoli potevano competere su un piano diverso da quello militare l&#8217;opzione militare \u00e8 scaduta a condotta infame e immorale e la pace \u00e8 divenuto un dato di natura, rimuovendo completamente la visuale che era cos\u00ec diffusa solo pochi decenni prima. Questa rimozione, questo pensare al pacifismo come ad un dato di natura, ha portato molti a pensare che sia sempre stato cos\u00ec e non possa essere che cos\u00ec ovunque ed \u00e8 terribilmente difficile tornare indietro da questa dimensione di pensiero. Il problema \u00e8 che ai confini dell&#8217;Europa pacificata ci sono paesi (non solo la Russia) in cui la guerra \u00e8 considerata ancora un&#8217;opzione pi\u00f9 che accettabile. Molti russi (non tutti sia chiaro ma molti) appoggiano Putin non perch\u00e9 spaventati dalla repressione poliziesca ma perch\u00e9 davvero convinti che staranno meglio se l&#8217;Ucraina sar\u00e0 russa e, se anche un milione di persone ci lasceranno la pelle, pazienza (prima di esprimere riprovazione verso i russi, pensiamo a quanti tra i nostri nonni o bisnonni nel 1914 erano ansiosi di poter combattere per Trento e Trieste).<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"floatright size-medium wp-image-2423\" src=\"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Putin-vs-European-Union-300x195.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"195\" srcset=\"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Putin-vs-European-Union-300x195.jpg 300w, https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Putin-vs-European-Union-768x498.jpg 768w, https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Putin-vs-European-Union.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\nLa situazione quindi in cui si trova oggi l&#8217;Europa \u00e8 simile a quella che precedette la prima guerra mondiale solo relativamente alla tendenza generale al riarmo, ma gli equilibri strategici sono molto diversi perch\u00e9 i due fronti che si contrappongono non sono coalizioni composite che sostanzialmente si equilibrano, ma sono essenzialmente due entit\u00e0 politiche: Unione Europea da un lato e Russia dall&#8217;altro, totalmente squilibrati dal punto di vista economico ma molto pi\u00f9 in equilibrio da quello militare. Il PIL dell&#8217;Unione Europea \u00e8 <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Stati_europei_per_PIL\">9 volte quello della Russia<\/a>, la spesa militare dell&#8217;UE \u00e8 superiore <a href=\"https:\/\/osservatoriocpi.unicatt.it\/ocpi-pubblicazioni-facciamo-chiarezza-nel-2024-la-spesa-militare-europea-eccedeva-quella-russa-del-58\">solo del 20%<\/a> a quella della Russia. Quello che crea, nella testa di Putin. una competizione, esponendoci al rischio di guerra diretta \u00e8 proprio che la Russia \u00e8 un paese compatto e pronto a difendere i propri interessi in una guerra, l&#8217;Unione Europea assolutamente no. Siamo come il proprietario di una villetta che \u00e8 talmente spaventato dall&#8217;idea che la sua casa venga svaligiata che si \u00e8 autoconvinto che \u00e8 impossibile che ci\u00f2 avvenga e per dimostrarlo a s\u00e9 stesso lascia la porta di casa aperta quando esce, in ci\u00f2 per\u00f2 esponendosi ancor di pi\u00f9 al rischio che vorrebbe scongiurare. In definitiva \u00e8 proprio la nostra scarsa propensione a fare la guerra che ci mette a rischio di doverla fare, nostro malgrado.<br \/>\nLa differenza fondamentale quindi tra l&#8217;Europa del 2025 e quella del 1914 \u00e8 che in quella Europa c&#8217;erano una serie di potenze approssimativamente di pari forza con opinioni pubbliche disposte a farsi la guerra pur di averne dei presunti vantaggi e ogni mossa dell&#8217;una poteva legittimamente mettere in allarme l&#8217;altra in una spirale di riarmo che innesc\u00f2 il conflitto, come il <a href=\"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2024\/03\/10\/security-dilemma\/\">dilemma della sicurezza<\/a> ben illustra. Oggi invece ci sono due potenze di cui una pi\u00f9 forte, ma riluttante a fare la guerra ed una pi\u00f9 debole ed in declino, ma estremamente bellicosa. Di questo \u00e8 ben cosciente anche chi governa la Russia che sa perfettamente che mai e poi mai l&#8217;Unione Europea inizierebbe una guerra e che probabilmente reagirebbe con poca compattezzo perfino ad una guerra di aggressione altrui. Quindi oggi una guerra non potrebbe nascere dalla sfiducia reciproca, come nel 1914, ma semmai dalla convinzione del pi\u00f9 debole che il pi\u00f9 forte \u00e8 battibile su quel piano e se la guerra la vogliamo evitare ho l&#8217;impressione che l&#8217;unico modo sia proprio di convincere Putin e i suoi che non \u00e8 cos\u00ec. La sfida \u00e8 riuscirci, inziando col superare, tra le altre cose, l&#8217;idea di vivere un mondo che ha gettato alle sue spalle la guerra, come fosse la carrozza a cavalli. In realt\u00e0 il mondo di oggi \u00e8 ancora pieno di guerre e vivere nella falsa convinzione che a noi non pu\u00f2 toccare potrebbe essere il miglior modo perch\u00e9 invece succeda esattamente qui in Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle settimane passate ha avuto un gran successo nella sfera social il video che \u00e8 stato diffuso da Alessandro Barbero per la manifestazione guidata dal Movimento Cinque Stelle che si \u00e8 tenuta a Roma il 5 aprile. 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