{"id":224,"date":"2008-10-19T23:02:00","date_gmt":"2008-10-19T22:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=224"},"modified":"2008-10-20T00:19:23","modified_gmt":"2008-10-19T23:19:23","slug":"pragmatismo-o-miopia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2008\/10\/19\/pragmatismo-o-miopia\/","title":{"rendered":"Pragmatismo o miopia?"},"content":{"rendered":"<p>Ho letto con curiosit\u00e0\u00a0 ma anche con profondo sgomento l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.openpolis.it\/dichiarazione\/375722\">articolo<\/a> a firma Minzolini apparso su La Stampa del 17 Ottobre dal titolo &#8220;Berlusconi, la partita politica me la gioco in Europa&#8221;. L&#8217;articolo suona da un lato come un lungo elogio della politica europea di Berlusconi e del pragmatismo che la caratterizza, e dall&#8217;altro come una critica di un presunto &#8220;approccio ideologico all&#8217;Europa&#8221; che ha portato secondo Minzolini il centrosinistra &#8220;a sottovalutare gli interessi nazionali sull&#8217;altare dell&#8217;Europa&#8221;. Non mi soffermer\u00f2 pi\u00f9 di tanto sul fatto che ovviamente l&#8217;importanza dell&#8217;accordo <a href=\"http:\/\/www.enel.it\/attivita\/novita_eventi\/archivio_novita\/pacchetto_energia_ue\/\">20-20-20<\/a> risiede, tra gli altri, in un tema, che \u00e8 quello del contenimento del cambiamento climatico, che \u00e8 una priorit\u00e0\u00a0 globale e che solo un irresponsabile posporrebbe agli interessi particolari dell&#8217;industria italiana. Vorrei invece sottolineare che, oltre a questo, il 20-20-20 riflette anche una visione di lungo termine della realt\u00e0\u00a0 energetica mondiale che, con l&#8217;esaurimento nei prossimi decenni dei combustibili fossili e dell&#8217;uranio, dovr\u00e0\u00a0 necessariamente orientarsi su altre forme di energia e altre modalit\u00e0\u00a0 di consumo, nella quale l&#8217;Europa ha l&#8217;imperativo categorico di essere all&#8217;avanguardia e pi\u00f9 di tutti l&#8217;Italia, data la sua totale dipendenza energetica.<br \/>\nAl di l\u00e0\u00a0 della questione del 20-20-20 c&#8217;\u00e8 per\u00f2 una riflessione profonda generale che mi sento di fare sul tema dell'&#8221;approccio ideologico&#8221; contrapposto al &#8220;pragmatismo&#8221; berlusconiano. E&#8217; comune alle fasi pi\u00f9 incerte della storia che una visione miope di breve termine, un atteggiamento passivo di fronte alle trasformazioni che avvengono, venga camuffato da pragmatismo, da empirismo, mentre vengano tacciate come idealistiche e utopistiche visioni di pi\u00f9 lungo respiro, pi\u00f9 lungimiranti, pi\u00f9 pronte a cambiare le proprie prospettive in coincidenza con i cambiamenti del contesto in cui viviamo.<br \/>\nChi si batta per l&#8217;integrazione europea, chi difenda con entusiasmo l&#8217;accordo 20-20-20, non lo fa solo per un ideale europeo di amicizia e fratellanza, non lo fa per essere ambientalista, ma anche e soprattutto per motivi strettamente pragmatici. Solo un&#8217;Europa unita politicamente pu\u00f2 essere un interlocutore in grado di vincere la battaglia economica e politica, che si profila durissima, con potenze come la Russia e la Cina e che rischia di far tramontare un nostro modello di vita libertario e democratico. Solo una veloce integrazione europea ci pu\u00f2 portare ad essere pronti prima che sia troppo tardi e l&#8217;indipendenza energetica dalla Russia \u00e8 fondamentale in questa battaglia, rendendo perci\u00f2 vitali anche gli obiettivi del 20-20-20. Quello che Minzolini chiama pragmatismo \u00e8 quindi in realt\u00e0\u00a0 miopia, incapacit\u00e0\u00a0 di guardare abbastanza lontano da vedere le conseguenze catastrofiche che arrivare in ritardo su queste ed altre questioni potrebbe avere per il nostro continente e per il nostro paese, conseguenze di fronte alle quali le difficolt\u00e0\u00a0 della nostra industria automobilistica sarebbe veramente il problema minore. E&#8217; certo vero che prima che i nodi delle scelte attuali vengano al pettine passer\u00e0\u00a0 qualche decennio e Berlusconi e molti altri politici non saranno pi\u00f9 in questo mondo, ma la responsabilit\u00e0\u00a0 storica distingue i grandi politici dagli amministratori ed a cosa vale la popolarit\u00e0\u00a0 dell&#8217;oggi se diviene la condanna del dopodomani? La miopia che il nostro governo mostra sui temi europei \u00e8 la stessa che mostra su temi pi\u00f9 squisitamente italiani ed \u00e8 una miopia che conquista l&#8217;opinione pubblica perch\u00e9 \u00e8 la stessa miopia dei tanti cittadini che non riescono pi\u00f9 a guardare oltre il proprio naso, pressati come sono da ansie e paure, alcune reali, molte artificiali.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 un passo bellissimo di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Edward_Carr\">Edward Carr<\/a> che conclude &#8220;Sei lezioni sulla storia&#8221; che riporto di seguito e che mi pare attualissimo, pur scritto negli anni &#8217;60, e perfettamente applicabile alla situazione italiana contemporanea.<\/p>\n<p><em>&#8220;Nella storia umana il progresso, sia che si trattasse di progresso scientifico, o storiografico, o sociale, si \u00e8 attuato fondamentalmente gra\u00c2\u00adzie all&#8217;audacia e alla tempestivit\u00e0\u00a0 di individui che non si limitavano a cercare di introdurre miglioramenti qua e l\u00e0\u00a0, ma avanzavano in nome della ragione contestazioni radi\u00c2\u00adcali dell&#8217;ordine esistente e dei suoi presupposti espliciti o impliciti. Mi auguro che venga un giorno in cui gli storici, i sociologi e i teorici della politica del mondo anglosassone riacquistino il coraggio necessario per svolgere questo compito [&#8230;]<br \/>\nCi\u00f2 che mi preoccupa di pi\u00f9 non \u00e8 l&#8217;affievolir\u00c2\u00adsi della fede nella ragione tra gli intellettuali e gli ideolo\u00c2\u00adgi del mondo anglosassone, bens\u00ec la perdita del senso pro\u00c2\u00adfondo che il mondo \u00e8 in perpetuo divenire. A prima vista quest&#8217;affermazione sembra paradossale, giacch\u00e9 di rado si sono sentiti tanti discorsi superficiali sulle trasformazioni che si verificano attorno a noi. Ma ci\u00f2 che importa \u00e8 che il divenire non \u00e8 pi\u00f9 considerato una meta, una nuova pos\u00c2\u00adsibilit\u00e0\u00a0, un progresso, bens\u00ec un oggetto di apprensione. Allorch\u00e9 i nostri savi della politica e dell&#8217;economia ci por\u00c2\u00adgono le loro ricette, non hanno niente da proporci tranne l&#8217;avvertimento di diffidare delle idee radicali e delle pro\u00c2\u00adspettive ampie, di evitare tutto ci\u00f2 che arieggia la rivolu\u00c2\u00adzione, e di progredire &#8211; se dobbiamo progredire &#8211; il pi\u00f9 lentamente e cautamente possibile. In un momento in cui il mondo sta mutando aspetto pi\u00f9 rapidamente e profon\u00c2\u00addamente di quanto abbia fatto negli ultimi quattro secoli, questo atteggiamento mi sembra ispirato a una singolare cecit\u00e0\u00a0, che da adito al timore, non gi\u00e0\u00a0 che questo movi\u00c2\u00admento di portata mondiale si arresti, ma che il nostro pae\u00c2\u00adse non riesca a reggere il passo del progresso generale, per ricadere, tra la generale indifferenza, in uno stato di inerzia nostalgica.&#8221;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto con curiosit\u00e0\u00a0 ma anche con profondo sgomento l&#8217;articolo a firma Minzolini apparso su La Stampa del 17 Ottobre dal titolo &#8220;Berlusconi, la partita politica me la gioco in Europa&#8221;. 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