{"id":2093,"date":"2020-05-29T15:00:38","date_gmt":"2020-05-29T13:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=2093"},"modified":"2020-05-29T15:16:19","modified_gmt":"2020-05-29T13:16:19","slug":"29-maggio-11","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2020\/05\/29\/29-maggio-11\/","title":{"rendered":"29 maggio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/allianz-stadium-bandierine.JPG\" title=\"Juventus Stadium\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/allianz-stadium-bandierine.JPG\" class=\"floatright\" alt=\"allianz-stadium-bandierine.JPG\" \/><\/a>Sono 35 anni. Trentacinque anni sono passati da quel giorno di maggio in cui la violenza irruppe nelle vite di tutti noi, ma ci sono pochi anni che, come l&#8217;ultimo passato, hanno reso lontani quei ricordi. E&#8217; successo perch\u00e9 per la prima volta da tanti anni ho la percezione che il tifo ultr\u00e0\u00a0, che negli anni era ormai indistinguibile dal tributo di violenza, di sopraffazione, di ricatto che si portava dietro, sia diventato una componente periferica del mondo del calcio. Da tempo ormai immemorabile gli ultr\u00e0\u00a0 tacciono allo Juventus Stadium, mescolando in modo ambiguo la giustificata contestazione con il caro-prezzi (quello s\u00ec, un grosso problema) a quella per i &#8220;fratelli&#8221; ultr\u00e0\u00a0 denunciati dalla societ\u00e0\u00a0. Eppure la Juventus \u00e8 andata avanti a regalare spettacolo ed entusiasmo agli amanti del calcio e francamente \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile accorgersi della differenza. S\u00ec, non ci sono i grandi striscioni e gli effetti speciali di un tempo, ma c&#8217;\u00e8 il clima festosto e entusiasta di sempre (almeno prima che il Covid-19 fermasse tutto) e l&#8217;assenza degli ultr\u00e0\u00a0 \u00e8 divenuta pressoch\u00e9 inavvertibile. Non c&#8217;erano grossi dubbi che il calcio potesse fare a meno della violenza, dello scontro, degli insulti e delle minacce eppure spesso non crediamo a ci\u00f2 che \u00e8 prevedibile finch\u00e9 non lo vediamo con i nostri occhi. Finalmente quest&#8217;anno lo abbiamo visto e auguriamoci che tutto il calcio, non solo la Juventus, ne tragga le conseguenze.<\/p>\n<p>Detto questo, ricordo ancora una volta quanto accaduto 35 anni fa.<\/p>\n<p><strong>Ore 16<\/strong>:  dopo una breve gita ad Anversa, l&#8217;autobus   ci riporta in albergo a  Mechelen. Carichiamo quelli che erano rimasti   l\u00ec e partiamo verso lo  stadio. Sul pullman ci vengono dati i biglietti   della partita. Faccio  notare a mio padre una stranezza: il settore   indicato sembrerebbbe  posizionato nella stessa curva nella quale i   giornali collocavano i  tifosi inglesi. Probabilmente i giornali   sbagliavano&#8230;<br \/>\n<strong>Ore 17<\/strong>:  arriviamo allo Stadio. Non sembra di essere   nel Nord Europa. Lo stadio \u00e8  una struttura fatiscente, scalcinata e   arrugginita. Il recinto esterno \u00e8  costituito da un reticolato ossidato e   bucherellato ovunque e la zona  interna al recinto \u00e8 piena di erbacce,   come fosse abbandonata da anni.  Non c&#8217;\u00e8 nemmeno un cartello ad   indicarci il settore e solo seguendo il  flusso di chi si era informato   col passaparola arriviamo di fronte ad un  ingresso sul quale si   intuisce che un tempo vi fosse scritto: &#8220;Settore  X-Y-Z&#8221;. In breve siamo   dentro ma c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va: attorno a noi  ci sono troppe facce  e  bandiere inglesi per tranquillizzarci. Capiamo  che il nostro  settore  non \u00e8 quello ma bens\u00ec quello al di l\u00e0\u00a0 della rete  da pollaio  che divide  in due la curva. I pi\u00f9 rapidi scavalcano la rete.  Diceva De  Andr\u00e8: <em>&#8220;Si sa che gli sbirri e i carabinieri spesso al loro dovere vengono meno&#8221;<\/em>    aggiungerei io &#8220;tranne che quando sarebbe opportuno farlo&#8221; e infatti    una gendarme belga, dotata di cane al seguito, dimostrando un  quoziente    intellettivo rasoterra, blocca tutti gli altri votandoci al   linciaggio.  Mio padre nel suo discreto francese spiega alla gendarme  la  situazione:  che cio\u00e8 non ci \u00e8 pi\u00f9 possibile rientrare perch\u00e9 ci  hanno  gi\u00e0\u00a0 strappato  i biglietti e che non ci \u00e8 nemmeno possibile  vedere la  partita l\u00ec per  ovvi motivi. La gendarme \u00e8 comprensiva e  simpatetica  quanto un  parchimetro rotto. Decidiamo di uscire comunque,  avremmo poi  deciso come  fare. Troviamo un serpentone formatosi nel  frattempo che  decidiamo  essere la coda del nostro settore e ci  posizioniamo l\u00ec.<br \/>\n<strong>Ore 18.30<\/strong>:  dopo circa un&#8217;ora di coda arriviamo   all&#8217;ingresso che \u00e8 una porticina  larga quanto una persona. C&#8217;\u00e8 una   fortissima compressione, il serpentone  si fa piccolo per entrare in   quella porticina e alla fine si entra  trascinati dalla folla. Lo   strappatore di biglietti ne controlla uno  ogni tanto. Io e mio padre lo   ignoriamo e siamo dentro. Il settore Z \u00e8  strapieno. Anche all&#8217;interno   lo stadio \u00e8 completamente in rovina. Le  gradinate in cemento sono   ovunque rotte e crepate. Siamo stipati come  bestie al macello, tanto   che il tizio francese o belga di fianco a me mi  spintona ogni volta che   si gira. Il tifo organizzato bianconero \u00e8  nell&#8217;altra curva, attorno a   noi famiglie, gruppi di signori di mezza  et\u00e0\u00a0: apparentemente i gruppi   delle agenzie turistiche.<br \/>\n<strong>Ore 19<\/strong>:  Una comparsata delle squadre in campo ha   scatenato i primi cori e la  prima adrenalina. Guardiamo con crescente   preoccupazione al settore  inglese che sembra in ebollizione.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/strage-heysel.jpg\" title=\"strage-heysel.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/strage-heysel.jpg\" class=\"floatleft\" alt=\"strage-heysel.jpg\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Ore 19.15<\/strong>: Parte  il primo bengala, basso, ad altezza d&#8217;uomo,   per colpire. Rimaniamo  sbigottiti, si levano proteste e fischi ma dopo   pochi secondi parte un  secondo razzo e poi un terzo e poi altri ad   intervalli regolari. Non  sembra pi\u00f9 solo la stupidit\u00e0\u00a0 di un singolo,   inizia a serpeggiare la  paura, ci si inizia a sentire come bersagli.   Passano pochi minuti e la  rete da pollaio di cui sopra viene divelta. I   primi inglesi scavalcano  ed attaccano il settore italiano, inizia la   mattanza. Come pervasi da  una foll\u00eca omicida quelli iniziano a menare   fendenti a chi incontrano, a  raccogliere i calcinacci che si staccano   dalle gradinate ed a lanciarle  sulla folla inerme, uno di quei   calcinacci spacca la testa di un tizio  di fianco a mio padre che quando   si gira vedo macchiato del sangue di  costui. La folla arretra, si  crea  una ressa insostenibile, mi sento  comprimere il petto. Non  capisco  dove stiamo andando ma non c&#8217;\u00e8 modo di  fare scelte. Poi  improvvisamente  la ressa si alleggerisce, \u00e8 successo  qualcosa, non so  che cosa. Gli  inglesi sono sempre l\u00e0\u00a0 anche se pare che  l&#8217;assalto si  sia fermato, ma  mi accorgo che qualcuno ha superato le  transenne per  cercare salvezza  nel campo di gioco dove \u00e8 accolto con il  manganello  da altri gendarmi  che il destino non ha dotato di facolt\u00e0\u00a0   intellettive. Penso ci sia modo  di seguirli, urlo a mio padre che si  pu\u00f2  scendere e scendo di qualche  gradino verso il basso. No&#8230; Rimango   impietrito, attonito. Davanti a me  c&#8217;\u00e8 una distesa di corpi, non ci   posso credere, non ci voglio credere.  Mentre piovono ancora  bottigliette  un ragazzo sta facendo il massaggio  cardiaco ad un  ragazza. Vorrei  piangere, vorrei urlare, vorrei fare  qualcosa ma \u00e8  dannatamente troppo  tardi. Digrigno i denti. <em>&#8220;Vorrei ammazzarli tutti quei cazzo di inglesi, ammazzarli tutti, cazzzo!!!&#8221;<\/em>.    Puoi leggere e guardare tutto ci\u00f2 che vuoi sulla guerra ma solo  quando   ci affondi dentro, solo quando vedi accanto a te dei corpi  cadere,   capisci quando \u00e8 facile reagire alla violenza con violenza,  quanto \u00e8   facile farsi trascinare nella spirale. Dalle mie spalle sento  la voce di   mio padre. <em>&#8220;C&#8217;\u00e8 l&#8217;uscita, c&#8217;\u00e8 l&#8217;uscita. E&#8217; libera&#8221;<\/em>.  Quella   porticina, da cui pochi minuti prima erano entrate le persone  che erano   l\u00ec distese, adesso \u00e8 l\u00e0\u00a0, libera, non c&#8217;\u00e8 nessun maledetto  inglese tra   noi ed essa. Urlo a mio padre: <em>&#8220;E&#8217; morta della gente. E&#8217; morta&#8221;<\/em>.    Mio padre mi trascina via, sento che qualcuno dietro di noi \u00e8 stato    ancora colpito da qualcosa. Imbocchiamo la porticina, siamo fuori.  Fuori   per\u00f2 c&#8217;\u00e8 ancora il recinto e l&#8217;uscita \u00e8 davanti al settore  inglese, ma   fortunatamente quella vecchia recinzione arrugginita \u00e8  piena di buche,   forziamo una di quelle e siamo fuori. Andando verso il  parcheggio  degli  autobus incontriamo una famiglia inglese, padre,  madre e figlio.  Ho una  rabbia folle dentro di me che non riesco a  controllare e la  faccia mi si  contrae in una smorfia che da quel  giorno accompagna tutti  i miei  momenti di grande rabbia. Il bambino mi  guarda spaventato.  Chiss\u00e0\u00a0 se  quel bambino si \u00e8 mai domandato perch\u00e9  avessi quella faccia  quel giorno&#8230;<br \/>\n<strong>Ore 20.15<\/strong>:  Siamo al parcheggio degli autobus e   cerchiamo di capire cosa \u00e8  successo, perch\u00e9, come. Vediamo arrivare   piano piano gli altri della  comitiva. Intanto la radio e la televisione   diffondono le prime notizie.<br \/>\n<strong>Ore 22<\/strong>: L&#8217;autobus si avvia verso Mechelen. Non ci sono tutti. Facciamo il conto di chi manca come chi conta i suoi caduti.<br \/>\n<strong>Ore 23<\/strong>:  Arriviamo in albergo. Qualcuno accende la   televisione. Stanno giocando.  Guardo come fossero fantasmi gli eroi per   i quali eravamo venuti fin  quass\u00f9, eravamo venuti pensando a tante   cose ma mai alla morte. Ricordo  ancora gli occhi spiritati di Tacconi   in un ricordo liquido come quello  di un incubo.<br \/>\n<strong>Ore 24<\/strong>: Usciamo a mangiare qualcosa.  Una signora   belga, dalla finestra, in un ottimo italiano, ci esprime  solidariet\u00e0\u00a0.   Mi commuovo. Solo e soltanto in quel momento mi sembra di  essere   tornato sulla terra che conoscevo.<\/p>\n<p>In ricordo di<br \/>\n<strong>Rocco Acerra<br \/>\nBruno Balli<br \/>\nAlfons Bos<br \/>\nGiancarlo Bruschera<br \/>\nAndrea Casula<br \/>\nGiovanni Casula<br \/>\nNino Cerrullo<br \/>\nWilly Chielens<br \/>\nGiuseppina Conti<br \/>\nDirk Daenecky<br \/>\nDionisio Fabbro<br \/>\nJaques Fran\u00e0\u00a7ois<br \/>\nEugenio Gagliano<br \/>\nFrancesco Galli<br \/>\nGiancarlo Gonnelli<br \/>\nAlberto Guarini<br \/>\nGiovacchino Landini<br \/>\nRoberto Lorentini<br \/>\nBarbara Lusci<br \/>\nFranco Martelli<br \/>\nLoris Messore<br \/>\nGianni Mastrolaco<br \/>\nSergio Bastino Mazzino<br \/>\nLuciano Rocco Papaluca<br \/>\nLuigi Pidone<br \/>\nBenito Pistolato<br \/>\nPatrick Radcliffe<br \/>\nDomenico Ragazzi<br \/>\nAntonio Ragnanese<br \/>\nClaude Robert<br \/>\nMario Ronchi<br \/>\nDomenico Russo<br \/>\nTarcisio Salvi<br \/>\nGianfranco Sarto<br \/>\nAmedeo Giuseppe Spolaore<br \/>\nMario Spanu<br \/>\nTarcisio Venturin<br \/>\nJean Michel Walla<br \/>\nClaudio Zavaroni<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono 35 anni. 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