{"id":2061,"date":"2019-05-31T00:26:39","date_gmt":"2019-05-31T00:26:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=2061"},"modified":"2024-01-16T18:29:00","modified_gmt":"2024-01-16T18:29:00","slug":"29-maggio-10","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2019\/05\/31\/29-maggio-10\/","title":{"rendered":"29 maggio"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta un&#8217;Italia in cui, quando qualcosa di brutto succedeva allo stadio, ci si divideva tra chi diceva che &#8220;Questa \u00e8 la societ\u00e0\u00a0 italiana, cosa volete? Che lo stadio sia migliore?&#8221; e chi invece diceva: &#8220;Ma no. Lo stadio concentra il peggio della nostra societ\u00e0\u00a0 e dei nostri istinti. Noi non siamo cos\u00ec&#8221;. La percezione era che gli stadi fossero un posto in cui si radunava la parte peggiore, irosa e rancorosa, della societ\u00e0\u00a0, pronta a sfogare verso i 22 in campo, l&#8217;arbitro e i tifosi avversari quei bassi istinti che durante la settimana la societ\u00e0\u00a0 li obbligava a trattenere.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/kean-in-cagliari-juve.jpg\" title=\"Kean in Cagliari-Juve\"><img decoding=\"async\" width=\"250\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/kean-in-cagliari-juve.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"kean-in-cagliari-juve.jpg\" \/><\/a>Poi le cose sono cambiate. Mentre negli stadi si diffondevano messaggi di pace e solidariet\u00e0\u00a0, di correttezza e rispetto, si chiudevano le curve per battute macabre sul Vesuvio o per gli insulti al portiere avversario, fuori dallo stadio imperversavano i tweet di Salvini, nelle nostre citt\u00e0\u00a0 sfilavano le braccia tese di Casapound, nei nostri bar si ruminavano i luoghi comuni su &#8220;quelli l\u00e0\u00a0&#8220;, l&#8217;intolleranza per ogni diversit\u00e0\u00a0 diventava la norma. Oggi che la nostra nazionale di calcio, e non solo di calcio, \u00e8 piena di giocatori di colore, che la maggior parte dei tifosi hanno capito che equiparare una persona ad una scimmia \u00e8 un insulto inaccettabile anche in un contesto emotivamente ribollente come uno stadio di calcio, \u00e8 pi\u00f9 probabile sentire commenti razzisti in un bar, al cinema o tra i commenti ad un articolo della Stampa online che sugli spalti di uno stadio. Il calcio \u00e8 diventato quasi un mondo ovattato. S\u00ec, certo, c&#8217;\u00e8 ancora qualche irriducibile della curva che insiste pateticamente a fare i suoi cori ed ad agitare le sue banane, che sfoggia simboli e slogan violenti, ma sono davvero sparute minoranze. E&#8217; sempre pi\u00f9 frequente sentire stadi fischiare i comportamenti inappropriati da parte della sua curva.<br \/>\nMi colp\u00ec molto vedere. un paio di mesi fa, dopo l&#8217;orribile serata di Cagliari dei buu razzisti ai giocatori di colore della Juventus, vedere negli studi di Sky il confronto tra Adani e il presidente del Cagliari Giulini. L&#8217;uno \u00e8 un uomo di calcio, uno che \u00e8 nel calcio da ragazzo, prima come giocatore e poi come ottimo commentatore, l&#8217;altro \u00e8 uno che al calcio si \u00e8 accostato da pochi anni. L&#8217;uno \u00e8 un uomo della strada, cresciuto in un paesino, con pochi studi alle spalle, l&#8217;altro \u00e8 uno nato nella Milano bene, bocconiano, imprenditore. Eppure il primo ci fece la figura di chi ha una visuale ampia e progressista, di chi conosce il mondo e sa capirlo e intepretarlo, il secondo ci fece la figura del selvaggio uscito poco fa dalla giungla. Giulini arriv\u00f2 con la sua aria boriosa a parlare di &#8220;moralismo&#8221;, Adani lo inchiod\u00f2 al suo lessico da nullatenente dell&#8217;intelletto e alla sua miseria etica. Questo \u00e8 il paradosso del calcio di oggi, un ambiente che un tempo pareva il rifigium peccatorum della societ\u00e0\u00a0, oggi cerca di espellere i morbi che divampano nella societ\u00e0\u00a0 fuori dagli stadi e chi si avvicina al calcio \u00e8 bene che lo faccia in punta di piedi.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/39_rispetto.jpg\" title=\"39 rispetto al Museo del Toro\"><img decoding=\"async\" width=\"250\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/39_rispetto.jpg\" alt=\"39_rispetto.jpg\" class=\"floatleft\" \/><\/a>Cos\u00ec, quest&#8217;anno pi\u00f9 che mai, la vicinanza del 4 e del 29 maggio ha solleticato i tifosi di <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/sport\/2019\/05\/03\/foto\/striscione_juventus_pro_superga-225425341\/1\/#1\">Juve<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.toronews.net\/toro\/il-museo-del-toro-oltre-i-colori-il-ricordo-dellheysel-rispetto\/?refresh_ce-cp\">Toro<\/a> a scambiarsi messaggi di rispetto e di cordoglio per le rispettive tragedie, mentre l\u00e0\u00a0 fuori si esultava per i barconi affondati. Non dico che il calcio sia diventato un luogo di correttezza e di rispetto, ma il livello si \u00e8 innalzato fino a diventare superiore a quello medio della societ\u00e0\u00a0 che sta fuori. Di certo le cose sono molto migliorate rispetto a venti-trenta anni fa, avrei preferito fosse successo lo stesso anche al di fuori del calcio, ma accontentiamoci di questa piccola vittoria.<br \/>\nCome ogni anno riracconto gli eventi di quel giorno di fine maggio e i nomi di quelli che quel giorno purtroppo non tornarono a casa.<\/p>\n<p><strong>Ore 16<\/strong>:  dopo una breve gita ad Anversa, l&#8217;autobus  ci riporta in albergo a  Mechelen. Carichiamo quelli che erano rimasti  l\u00ec e partiamo verso lo  stadio. Sul pullman ci vengono dati i biglietti  della partita. Faccio  notare a mio padre una stranezza: il settore  indicato sembrerebbbe  posizionato nella stessa curva nella quale i  giornali collocavano i  tifosi inglesi. Probabilmente i giornali  sbagliavano&#8230;<br \/>\n<strong>Ore 17<\/strong>:  arriviamo allo Stadio. Non sembra di essere  nel Nord Europa. Lo stadio \u00e8  una struttura fatiscente, scalcinata e  arrugginita. Il recinto esterno \u00e8  costituito da un reticolato ossidato e  bucherellato ovunque e la zona  interna al recinto \u00e8 piena di erbacce,  come fosse abbandonata da anni.  Non c&#8217;\u00e8 nemmeno un cartello ad  indicarci il settore e solo seguendo il  flusso di chi si era informato  col passaparola arriviamo di fronte ad un  ingresso sul quale si  intuisce che un tempo vi fosse scritto: &#8220;Settore  X-Y-Z&#8221;. In breve siamo  dentro ma c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va: attorno a noi  ci sono troppe facce e  bandiere inglesi per tranquillizzarci. Capiamo  che il nostro settore  non \u00e8 quello ma bens\u00ec quello al di l\u00e0\u00a0 della rete  da pollaio che divide  in due la curva. I pi\u00f9 rapidi scavalcano la rete.  Diceva De Andr\u00e8: <em>&#8220;Si sa che gli sbirri e i carabinieri spesso al loro dovere vengono meno&#8221;<\/em>   aggiungerei io &#8220;tranne che quando sarebbe opportuno farlo&#8221; e infatti   una gendarme belga, dotata di cane al seguito, dimostrando un quoziente    intellettivo rasoterra, blocca tutti gli altri votandoci al  linciaggio.  Mio padre nel suo discreto francese spiega alla gendarme la  situazione:  che cio\u00e8 non ci \u00e8 pi\u00f9 possibile rientrare perch\u00e9 ci hanno  gi\u00e0\u00a0 strappato  i biglietti e che non ci \u00e8 nemmeno possibile vedere la  partita l\u00ec per  ovvi motivi. La gendarme \u00e8 comprensiva e simpatetica  quanto un  parchimetro rotto. Decidiamo di uscire comunque, avremmo poi  deciso come  fare. Troviamo un serpentone formatosi nel frattempo che  decidiamo  essere la coda del nostro settore e ci posizioniamo l\u00ec.<br \/>\n<strong>Ore 18.30<\/strong>:  dopo circa un&#8217;ora di coda arriviamo  all&#8217;ingresso che \u00e8 una porticina  larga quanto una persona. C&#8217;\u00e8 una  fortissima compressione, il serpentone  si fa piccolo per entrare in  quella porticina e alla fine si entra  trascinati dalla folla. Lo  strappatore di biglietti ne controlla uno  ogni tanto. Io e mio padre lo  ignoriamo e siamo dentro. Il settore Z \u00e8  strapieno. Anche all&#8217;interno  lo stadio \u00e8 completamente in rovina. Le  gradinate in cemento sono  ovunque rotte e crepate. Siamo stipati come  bestie al macello, tanto  che il tizio francese o belga di fianco a me mi  spintona ogni volta che  si gira. Il tifo organizzato bianconero \u00e8  nell&#8217;altra curva, attorno a  noi famiglie, gruppi di signori di mezza  et\u00e0\u00a0: apparentemente i gruppi  delle agenzie turistiche.<br \/>\n<strong>Ore 19<\/strong>:  Una comparsata delle squadre in campo ha  scatenato i primi cori e la  prima adrenalina. Guardiamo con crescente  preoccupazione al settore  inglese che sembra in ebollizione.<strong><br \/>\nOre 19.15<\/strong>: Parte  il primo bengala, basso, ad altezza d&#8217;uomo,  per colpire. Rimaniamo  sbigottiti, si levano proteste e fischi ma dopo  pochi secondi parte un  secondo razzo e poi un terzo e poi altri ad  intervalli regolari. Non  sembra pi\u00f9 solo la stupidit\u00e0\u00a0 di un singolo,  inizia a serpeggiare la  paura, ci si inizia a sentire come bersagli.  Passano pochi minuti e la  rete da pollaio di cui sopra viene divelta. I  primi inglesi scavalcano  ed attaccano il settore italiano, inizia la  mattanza. Come pervasi da  una foll\u00eca omicida quelli iniziano a menare  fendenti a chi incontrano, a  raccogliere i calcinacci che si staccano  dalle gradinate ed a lanciarle  sulla folla inerme, uno di quei  calcinacci spacca la testa di un tizio  di fianco a mio padre che quando  si gira vedo macchiato del sangue di  costui. La folla arretra, si crea  una ressa insostenibile, mi sento  comprimere il petto. Non capisco  dove stiamo andando ma non c&#8217;\u00e8 modo di  fare scelte. Poi improvvisamente  la ressa si alleggerisce, \u00e8 successo  qualcosa, non so che cosa. Gli  inglesi sono sempre l\u00e0\u00a0 anche se pare che  l&#8217;assalto si sia fermato, ma  mi accorgo che qualcuno ha superato le  transenne per cercare salvezza  nel campo di gioco dove \u00e8 accolto con il  manganello da altri gendarmi  che il destino non ha dotato di facolt\u00e0\u00a0  intellettive. Penso ci sia modo  di seguirli, urlo a mio padre che si pu\u00f2  scendere e scendo di qualche  gradino verso il basso. No&#8230; Rimango  impietrito, attonito. Davanti a me  c&#8217;\u00e8 una distesa di corpi, non ci  posso credere, non ci voglio credere.  Mentre piovono ancora bottigliette  un ragazzo sta facendo il massaggio  cardiaco ad un ragazza. Vorrei  piangere, vorrei urlare, vorrei fare  qualcosa ma \u00e8 dannatamente troppo  tardi. Digrigno i denti. <em>&#8220;Vorrei ammazzarli tutti quei cazzo di inglesi, ammazzarli tutti, cazzzo!!!&#8221;<\/em>.   Puoi leggere e guardare tutto ci\u00f2 che vuoi sulla guerra ma solo quando   ci affondi dentro, solo quando vedi accanto a te dei corpi cadere,   capisci quando \u00e8 facile reagire alla violenza con violenza, quanto \u00e8   facile farsi trascinare nella spirale. Dalle mie spalle sento la voce di   mio padre. <em>&#8220;C&#8217;\u00e8 l&#8217;uscita, c&#8217;\u00e8 l&#8217;uscita. E&#8217; libera&#8221;<\/em>. Quella   porticina, da cui pochi minuti prima erano entrate le persone che erano   l\u00ec distese, adesso \u00e8 l\u00e0\u00a0, libera, non c&#8217;\u00e8 nessun maledetto inglese tra   noi ed essa. Urlo a mio padre: <em>&#8220;E&#8217; morta della gente. E&#8217; morta&#8221;<\/em>.   Mio padre mi trascina via, sento che qualcuno dietro di noi \u00e8 stato   ancora colpito da qualcosa. Imbocchiamo la porticina, siamo fuori. Fuori   per\u00f2 c&#8217;\u00e8 ancora il recinto e l&#8217;uscita \u00e8 davanti al settore inglese, ma   fortunatamente quella vecchia recinzione arrugginita \u00e8 piena di buche,   forziamo una di quelle e siamo fuori. Andando verso il parcheggio  degli  autobus incontriamo una famiglia inglese, padre, madre e figlio.  Ho una  rabbia folle dentro di me che non riesco a controllare e la  faccia mi si  contrae in una smorfia che da quel giorno accompagna tutti  i miei  momenti di grande rabbia. Il bambino mi guarda spaventato.  Chiss\u00e0\u00a0 se  quel bambino si \u00e8 mai domandato perch\u00e9 avessi quella faccia  quel giorno&#8230;<br \/>\n<strong>Ore 20.15<\/strong>:  Siamo al parcheggio degli autobus e  cerchiamo di capire cosa \u00e8  successo, perch\u00e9, come. Vediamo arrivare  piano piano gli altri della  comitiva. Intanto la radio e la televisione  diffondono le prime notizie.<br \/>\n<strong>Ore 22<\/strong>: L&#8217;autobus si avvia verso Mechelen. Non ci sono tutti. Facciamo il conto di chi manca come chi conta i suoi caduti.<br \/>\n<strong>Ore 23<\/strong>:  Arriviamo in albergo. Qualcuno accende la  televisione. Stanno giocando.  Guardo come fossero fantasmi gli eroi per  i quali eravamo venuti fin  quass\u00f9, eravamo venuti pensando a tante  cose ma mai alla morte. Ricordo  ancora gli occhi spiritati di Tacconi  in un ricordo liquido come quello  di un incubo.<br \/>\n<strong>Ore 24<\/strong>: Usciamo a mangiare qualcosa.  Una signora  belga, dalla finestra, in un ottimo italiano, ci esprime  solidariet\u00e0\u00a0.  Mi commuovo. Solo e soltanto in quel momento mi sembra di  essere  tornato sulla terra che conoscevo.<\/p>\n<p>In ricordo di<br \/>\n<strong>Rocco Acerra<br \/>\nBruno Balli<br \/>\nAlfons Bos<br \/>\nGiancarlo Bruschera<br \/>\nAndrea Casula<br \/>\nGiovanni Casula<br \/>\nNino Cerrullo<br \/>\nWilly Chielens<br \/>\nGiuseppina Conti<br \/>\nDirk Daenecky<br \/>\nDionisio Fabbro<br \/>\nJaques Fran\u00e0\u00a7ois<br \/>\nEugenio Gagliano<br \/>\nFrancesco Galli<br \/>\nGiancarlo Gonnelli<br \/>\nAlberto Guarini<br \/>\nGiovacchino Landini<br \/>\nRoberto Lorentini<br \/>\nBarbara Lusci<br \/>\nFranco Martelli<br \/>\nLoris Messore<br \/>\nGianni Mastrolaco<br \/>\nSergio Bastino Mazzino<br \/>\nLuciano Rocco Papaluca<br \/>\nLuigi Pidone<br \/>\nBenito Pistolato<br \/>\nPatrick Radcliffe<br \/>\nDomenico Ragazzi<br \/>\nAntonio Ragnanese<br \/>\nClaude Robert<br \/>\nMario Ronchi<br \/>\nDomenico Russo<br \/>\nTarcisio Salvi<br \/>\nGianfranco Sarto<br \/>\nAmedeo Giuseppe Spolaore<br \/>\nMario Spanu<br \/>\nTarcisio Venturin<br \/>\nJean Michel Walla<br \/>\nClaudio Zavaroni<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta un&#8217;Italia in cui, quando qualcosa di brutto succedeva allo stadio, ci si divideva tra chi diceva che &#8220;Questa \u00e8 la societ\u00e0\u00a0 italiana, cosa volete? 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